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Personaggio
Venser1
Nome Venser
Originario di Dominaria - Urborg
Lifetime 4.480 A.R. - Morto nel 4.605 A.R.
Razza Umano Planeswalker
Titolo
  • Plasmatore Sapiente
  • Il Visitatore
Stato Deceduto


Venser era un planeswalker che usava il mana blu e bianco.

La sua specialità era la magia del teletrasporto e la creazione di artefatti potenti unici. Venser era brillante e in grado di trovare su due piedi una via d'uscita dalle situazioni difficili in cui veniva coinvolto. Si affidava alla sua conoscenza sugli artefatti e sul teletrasporto per farsi strada nel multiverso, dove soddisfava la sua curiosità per tutte le cose meccaniche.

AdolescenzaModifica

Venser nacque su Urborg su Dominaria dopo la fine dell'invasione di Phyrexia e la maggior parte della sua infanzia è sconosciuta. Da adulto, visse da solo nelle paludi di Urborg, recuperando componenti dei resti delle macchine phyrexiane distrutte e tra quei resti trovò due identiche pietre del potere. L'attività di inventore di Venser gli provocò le ire di Windgrace e dei suoi cacciatori di artefatti, che custodivano Urborg da ogni macchina e manufatto magico e che distruggevano ogni artefatto che trovavano all'interno della palude o della foresta. Fu una vita dura per Venser, una vita che l'artefice odiava, e che come risultato generò in lui il sogno di fuggire dalla sua patria. A tal fine iniziò a creare un dispositivo di teletrasporto magico che chiamò ambulatore, sfortunatamente per lui non avendo tutti i componenti meccanici che gli servivano i suoi tentativi non ebbero successo, fino a quando non venne trovato (e salvato dai seguaci di Windgrace) da Teferi e dai suoi seguaci che arrivarono su Urborg per studiare la fenditura dimensionale sulla Fortezza di Urborg.

RiparazioneModifica

La conoscenza con Teferi e i suoi compagni cambiò per sempre la vita di Venser. Teferi avvertì nell'inventore il potenziale per diventare un planeswalker ma di un tipo diverso, simile a Radha. Comprendendo che la macchina di Venser era legata alla frattura dimensionale, Teferi convinse Venser a fare una prova, attivando l'ambulatore. L'attivazione del macchinario sommato alla scintilla dell'inconsapevole Venser e alla presenza di Teferi, generò un effetto nella fenditura che tirò dentro di se l'intero gruppo, facendoli vedere avvenimenti del passato fino a quando furono depositati sulla spiaggia di Madara, tutti tranne Teferi che si era perso all'interno della frattura dimensionale. Lì il gruppo venne attaccato dai discendenti dei nekoru e per difendere i suoi compagni, Radha affrontò il principe drago-gatto che alla fine fuggi. Poco dopo, infatti, il gruppo fu contattato mentalmente da una presenza incorporea che si presentò dicendo di essere il Sensei Ryu e che si dimostrò molto interessato a Radha e Venser. Cercando di guadagnare tempo (nella speranza che Teferi riuscisse a trovarli) Jhoira rispose alle domande del Sensei che però alla fine usò i suoi poteri mentali su Venser e prendendo il controllo dell'inventore, usò la sua volontà e la sua scintilla per tornare nel mondo fisico. Una volta tornato in vita rivelò di essere Nicol Bolas. L'antico drago voleva ricompensare il gruppo per il loro "aiuto", mostrandogli il suo potere. Fortunatamente per Venser e gli altri, Teferi riuscì a trovarli e sfidò a duello Bolas, ma fu il drago antico a vincere. Alla fine Teferi mostrò mentalmente a Nicol Bolas ciò che stava accadendo nel multiverso e comprendendo i pericoli di ciò che aveva visto, l'antico drago decise di andarsene senza far loro alcun male.

Dopo che Teferi chiuse la frattura dimensionale su Shiv e rimise senza danni il continente al suo posto, perse la scintilla. Per poter continuare la loro missione di sigillare le fenditure, Jhoira chiese a Venser di andare con lei e Teferi in cerca della sua gente in modo da poter costruire grazie alle conoscenze dell'inventore un nuovo ambulatore. Venser accettò, e grazie all'aiuto di Jhoira e dei ghitu, riuscì a creare un ambulatore di metallo thran che funzionava tramite le pietre del potere. Jhoira e Venser decisero di fare un viaggio di prova su Urborg, dove sfortunatamente l'inventore venne preso di mira dal Re Tessitore, una presenza incorporea psichica molto potente che scoprì facilmente i sentimenti che Venser provava per Jhoira. Quando Venser venne separato da Jhoira fu catturato da Windgrace che gli offrì la libertà in cambio della sua obbedienza e non avendo scelta l'inventore accettò. L'apparizione improvvisa dell'arcimago Jodah che si uni al gruppo, provocò in Venser sentimenti contrastanti, lo ammirava e lo considerava un amico ma allo stesso tempo era geloso dell'evidente legame che si era creato fra lui e la ghitu, che rivelò a Venser di essere sicura che lui era un planeswalker e gli chiese di andare nella cieca eternità nella speranza di incontrare Karn. Fu un errore in quanto il Re Tessitore approfittò di quel momento, impersonando il golem d'argento rimosse il marchio protettivo di Windgrace e si insinuò nella mente di Venser dopo che lui aveva incontrato Karn. L'inventore capì di aver visto Karn solo una volta quando il golem d'argento comparve su Urborg in cerca di Jhoira poichè aveva sentito il richiamo che lei aveva installato nell'ambulatore. Alla fine Venser affrontò il Re Tessitore nella cieca eternità e usando con astuzia le pietre del potere insieme alla sua magia di teletrasporto riuscì a ucciderlo. Aspettò Karn nella cieca eternità mentre il golem d'argento era andato indietro nel tempo per sigillare la frattura dimensionale di Tolaria ma con suo grande stupore sentì solo la voce di Karn che gli chiese di salutargli gli altri e di non seguirlo "mai".

Con il cuore pesante Venser tornò da Teferi e Jhoira per raccontare loro ciò che era successo, ma venne interrotto dalla comparsa di Jeska che dopo aver ascoltato le loro informazioni, decise di sigilare le rimanenti fratture dimensionali a modo suo, usando Venser o Radha come una lente di mana. Pensava infatti che non sarebbe stato necessario sacrificare nè la sua vita o la sua scintilla. Solo dopo essersi liberata dal controllo mentale di Leshrac, Jeska comprese i suoi sbagli e quando alla fine sigillò la frattura dimensionale di Otaria sacrificando se stessa, creò un effetto a catena che sigillò tutte le fratture dimensionali del multiverso facendo iniziare la Riparazione. Alla fine Venser regalò a Jhoira il suo ambulatore per ringraziarla di tutto ciò che aveva fatto per lui e poi iniziò i suoi viaggi nel multiverso, non era immortale né un essere di mana infinito ma era il primo di una nuova razza di planeswalker.

Raccogliere le ForzeModifica

Tornato su Dominaria dopo aver viaggiato nel multiverso, Venser stava lavorando alla creazione di una nave per i viaggi planari, utilizzando componenti di metallo phryrexiano, pensava spesso a Karn, il suo mentore, e si ricordava sempre le sue parole. Mentre era al lavoro ricevette la visita di Koth ed Elspeth che rimasero scioccati nel vedere la nave incompleta di Venser e quando Koth capì che l'inventore non comprendeva i poteri e i pericoli con cui stava "giocando", si infuriò e lo afferrò alla gola per poi lasciarlo andare e chiedergli di indossare l'elmo. L'inventore lo accontentò e l'istante dopo il geomante trasformò il suo elmo in una maschera di pietra dicendogli che lo avrebbe rimosso solo se lui fosse andato su Mirrodin. Venser aveva sempre voluto visitare il piano creato da Karn ma alle sue condizioni, sentendosi mancare il respiro si vide costretto a fare come gli aveva chiesto Koth, anche se dentro di se giurò vendetta contro il geomante per ciò che gli aveva fatto.

SfregiatoModifica

Su Mirrodin, Venser cominciò a lamentarsi con Koth per i suoi metodi dicendogli che non poteva "rapirlo" e poi aspettarsi che si fidasse di lui. I due venirono interrotti da Elspeth e i tre continuano il loro cammino senza vedere nulla di strano. Venser rimase sorpreso che Koth non conoscesse Karn, ma prima di poter illuminare i suoi "compagni" videro l'espansione del mephidross e vennero attaccati da un gruppo di nim che i tre eliminarono velocemente, ma, dopo lo scontro Elspeth, perseguitata dai suoi ricordi decise di separarsi da loro.

Rimasti soli, i due planeswalker continuarono a cercare l'amico di Koth e per muoversi più velocemente, Venser suggerì a Koth di teletrasportare entrambi ma il geomante si rifiutò di lasciargli il controllo del suo corpo e continuarono a piedi fino ad individuare un harvester corrotto. I due lo affrontarono ma vennero sconfitti e portati nel suo covo vicino a Ish Sah. Fortunatamente per i due, Elspeth li ritrovò e li salvò in tempo polverizzando tutti i phyrexiani.

I tre si diressero poi alla fortezza di Ish Sah per mettere fine alla minaccia phyrexiana, per raccogliere informazioni, Venser si teletrasportò all'interno e rimase innoridito dal loro immenso numero.

La Ricerca di KarnModifica

Dopo che il trio eliminò i nim, Venser soffrì di una dolorosa forma di paralisi e con imbarazzo e senza dar loro alcuna spigazione, prese una pozione che conteneva uno strano liquido e ne bevve il contenuto. Dopo che Elspeth salvò l'artefice e Koth dai phyrexiani, Venser ebbe un altro attacco e bevve nuovamente lo strano liquido affermando che ne ha "bisogno". Elspeth preoccupata gli chiese di che malattia soffrisse, ma Venser le rispose in modo enigmatico, affermando che "accadde per la mia follia un grave errore che ho fatto."

A Ish Sah, Venser, Elspeth e Koth asistettero alla nascita di un esercito phyrexiano pronto a invadere la superficie. Diverse ore dopo, i tre entrarono nella torre seguendo un myr, mandato da Tezzeret per guidarli. Nella torre Venser ebbe un breve confronto con Geth e vedendo una statua di Karn, divenne consapevole di non poter vincere Geth. L'inventore si teletrasportò dai suo compagni. In un'altra stanza il trio incontrò molti phyrexiani e sebbene Elspeth ne uccise molti, furono comunque costretti a fuggire attraverso un pozzo di carne. Quando uscirono, incontrarono Ezuri, leader di una banda di ribelli mirran. Mentre Venser insisteva sul continuare a cercare Karn, Ezuri disse loro che non poteva permettergli di andare oltre e rivelò che l'invasione di phyrexia gli aveva procurato un grande profitto, catapultandolo in una posizione di leader eroico a cui era restio a rinunciare. Quando Elspeth minacciò Ezuri, l'elfo e i suoi seguaci indietreggiarono per poi fuggire dopo una dimostrazione di magia da parte di Venser. Il trio proseguì verso il nucleo di Mirrodin fino ad incontrare un soddisfatto Tezzeret.

Riconoscendo Tezzeret come mago di Esper, Elspeth gli parlò con disprezzo e l'artefice le rispose con sarcasmo. Venser si rese conto che il cavaliere errante vede Tezzeret come un nemico ed è pronta ad attaccarlo, ma nota anche il modo strano in cui l'artefice guarda la donna, come se le stesse leggendo la mente. Alla fine Tezzeret affermò che non è loro nemico, ed in quel momento i phyrexiani di una fazione opposta a quella che controllata da Tezzeret, li attacca, ma vennero sconfitti facilmente. Nonstante ciò il trio continuò a non fidarsi di lui e alla fine, Tezzeret affermò che se non vogliono restare senza la sua guida, devono andare con lui.

I tre decisero di seguirlo e durante il cammino, Venser fece alcune domande a Tezzeret che si è fatto sfuggire alcune informazioni sulla fazione di Urabrask. Questi erano diversi dagli altri in quanto stavano iniziando a guadagnare una certa sensibilità limitata. Tezzeret porta i compagni in una sala operatoria e dopo che Elspeth distrusse tutti i phyrexiani, liberarono Melira, una mirran reietta nata senza alcun metallo sul suo corpo. Tezzeret affermò che lei era il suo dono per loro e che era immune all'olio di phyrexia. L'artefice se ne andò.

I compagni alla fine raggiunsero la Fornace, dove i phyrexiani ignoravano qualsiasi mirran e Venser ripensò alle parole di Tezzeret. Incontrarono i vari gruppi di resistenza mirran tra cui anche Ezuri. Momentaneamente al sicuro, Venser ricordò il suo passato su Dominaria, quando dopo essere diventato un planeswalker, continuava a cercare artefatti phyrexiani da studiare e trovò alcune pietre scure che emanavano potere. Fece l'errore di teletrasportarsi con addosso le pietre. Ci fu una reazione che gli procurò la prima paralisi, incurabile e fatale. Durante il teletrasporto, le pietre causarono la morte dell'amico che era con lui. Facendosi forza eseguì un autopsia e scoprì che gli organi del suo amico stavano diventando trasparenti come se si trattasse di venire meno all'esistenza fisica. Venser trovò in parte una cura nella sua pozione che rallenta gli effetti della malattia, ogni teletrasporto, aggrava le sue condizioni.

Tornato alla realtà, Venser chiese a Koth perchè i suoi compagni lo odiavano e lui rispose che lo consideravano un disertore poichè li aveva abbandonati quando si mise alla ricerca di aiuto nel multiverso per salvare il suo piano. Dopo che Melira dimostrò di poter curare coloro che erano infetti dall'olio, guarì tutti coloro che erano al campo ed Ezuri per guadagnare più influenza, riunì un consiglio invitando Melira a restare con loro mentre sottilmente diceva al trio di andarsene. Melira disse che sarebbe andata coi suoi compagni nel nucleo di Mirrodinin in cerca di Karn. Mentre stavano per partire però, il campo venne attaccato dai phyrexiani di Tezzeret e il gruppo riuscì ad evitare la battaglia, seguendo una guida di cui solo Elspeth si fidava. Dopo molte stanze e strane caverne, il gruppo incontrò due angeli corrotti da phyrexia che Elspeth uccise. Durante la battaglia però, Koth si arrabbiò con loro per la loro mancanza di progressi e per il fatto che stavano ignorando la guerra in superficie. Il vulshok prese Melira e i due rimasero da soli con la guida.

Dopo che Koth scomparve, furono catturati dai phyrexiani e rimasero in vita solo grazie agli ordini di Tezzeret, che li voleva vivi. Mentre i loro carcerieri stavano aprendo una porta, Koth e Melira ricomparvero e salvarono i loro compagni. I phyrexiani compresero che i loro prigionieri erano fuggiti e iniziarono l'inseguimento. Venser creò un esplosivo di metallo per sigillare temporaneamente la parete e bloccare i phyrexiani che però, guidati da Glissa, riuscirono a distruggere il tunnel. Mentre l'elfa li schernì, comparve Tezzeret insieme alle sue forze ed iniziò a dare battaglia a Glissa. Il gruppo fuggì verso la sala del trono. Lì incontrarono Karn e Melira gli purificò il corpo, ma disse che non poteva purificare il cuore poichè era completamente corrotto. Consapevole che la sua malattia era peggiorata e che non gli avrebbe permesso di vivere ancora per molto, Venser compì l'estremo sacrificio. Con le ultime energie, l'inventore teletrasportò il suo cuore nel petto di Karn e inevitabilmente morì. Il suo corpo cade lentamente a terra nella sala del trono mentre Karn, finalmente libero dall'influenza di phyrexia, pianse per la perdita del suo vecchio amico, ma per breve tempo, poichè la battaglia contro Phyrexia era iniziata ed aveva molto lavoro davanti.

ReferenzeModifica

Rappresentato inModifica

Testi di coloreModifica

Carte associateModifica

CuriositàModifica

  • La sua morte, avvenuta subito la sua reintroduzione nella storia, ha fatto infuriare molti fan.
  • Dal momento che Karn e gli altri lasciarono il corpo di Venser nella sala del trono, alcuni fan pensano che l'inventore potrebbe ricomparire nuovamente in futuro poichè non si sà se dentro di lui ci sia il cuore corrotto del golem d'argento.
  • In Dark Discoveries, il breve scontro tra Venser e Geth si svolge in modo diverso da come è descritto in The Quest for Karn.
  • Venser era malato di tisi.
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