Tibalt è un mezzo-diavolo planeswalker che usa il mana rosso e nero.

La sua magia si basa sulla manipolazione del dolore, sia fisico che mentale, dei suoi nemici e sul nutrirsi dello stesso. Utilizza una combinazione di coltelli e fumo magico per raggiungere i suoi obiettivi e alimentare dolore e paure nelle sue vittime. Astuto e approfittatore, tende a rimanere nascosto nell'ombra a osservare i suoi nemici prima di affrontarli direttamente, prendendosi tutto il tempo del mondo. Dopo essere stato sconfitto da Sorin Markov, ha viaggiato nel multiverso per cercare di perfezionare la sua arte e dopo la Guerra della Scintilla ha tentato di sfruttare il dolore di Chandra Nalaar per gli avvenimenti su Ravnica, venendo sconfitto e rinchiuso in una prigione che limita i poteri degli esseri soprannaturali, su Innistrad. Successivamente riuscì a fuggire verso Kaldheim, intenzionato a scatenare il caos.

Adolescenza[modifica | modifica sorgente]

Tibalt fu allievo di un necromante di Nephalia, su Innistrad, dove è nato. Cercò di seguire le orme del suo maestro riassemblando e rianimando cadaveri, ma non aveva il talento né la disciplina per il lavoro oscuro che avrebbe dovuto fare. Per via dei continui fallimenti e del suo isolamento, l'odio dentro dentro di sé iniziò a crescere e iniziò a utilizzare le sue abilità e gli esperimenti sui vivi, per indagare sulla capacità di sopportazione del dolore degli organismi viventi. Iniziò con i ratti per poi passare ad animali sempre più grandi e infine ai vagabondi di Nephalia. Attirati dalla malvagità che sentivano, i diavoli iniziarono a radunarsi la notte nei pressi del suo laboratorio. Dapprima come osservatori, poi col passare del tempo decisero di parlargli e di offrirgli le informazioni che più lo affascinavano: la natura stessa del dolore.

A causa del potere che aveva conquistato grazie ai segreti sulla magia che i diavoli gli avevano rivelato, Tibalt divenne sempre più sadico e imprudente.

Mezzo-diavolo[modifica | modifica sorgente]

Un giorno, diversi inquisitori andarono nel suo laboratorio per indagare sulle dicerie che circolavano sul suo conto. Uno di loro sfondò la porta e Tibalt venne scoperto mentre parlava con diversi diavoli. Gli strumenti di tortura dei suoi folli esperimenti erano sparsi nella stanza. Per i suoi crimini sarebbe stato ucciso o imprigionato a vita ma Tibalt non si arrese e usò una potente magia intrisa d'odio nella lingua arcana appresa dai diavoli. Fuse la sua essenza con quella dei diavoli, provocandogli un dolore inimmaginabile, (lo stesso che causava alle sue vittime) e in quell'istante, la sua scintilla di planeswalker si accese, scagliandolo nelle profondità della cieca eternità, permettendogli di scappare dalle spade degli inquisitori.

Mezzo umano e mezzo diavolo, Tibalt era ora libero di praticare la sua sadica "arte" su innumerevoli piani del multiverso.

Ascesa Oscura[modifica | modifica sorgente]

Nonostante il rischio di essere catturato dagli inquisitori, Tibalt continuò a tornare regolarmente su Innistrad, provando una gioia speciale per i tormenti che infliggeva alla popolazione del suo mondo d'origine. Durante l'ultimo ritorno a "casa" scoprì che il piano era diventato più pericoloso di quanto potesse ricordare prima, e ne fu entusiasta. Tuttavia, presto incontrò un altro planeswalker, l'antico vampiro Sorin Markov che stava tentando di rovinare il diabolico divertimento di coloro che predavano l'umanità con la sua ricerca di Avacyn. Tibalt decise di interferire e lo costrinse a combattere con lui, se non altro, solo per tormentare l'antico planeswalker.

In viaggio su altri mondi[modifica | modifica sorgente]

Dopo il suo scontro con Sorin, Tibalt decise di andare a esercitare la sua "arte" su altri mondi.

La Guerra della Scintilla[modifica | modifica sorgente]

Tibalt venne attirato su Ravnica dal Faro Interplanare e rimase intrappolato dal Sole Immortale di Nicol Bolas. Accanto a molti altri planeswalker e abitanti del piano, Tibalt combatté contro gli Eterni dell'Orda Atroce di Bolas guidati da Liliana Vess. Tormentò anche gli abitanti innocenti di Ravnica e causò distruzione per il suo divertimento personale. Condusse un esercito di diavoli e demoni accanto a Davriel Cane.

Dopo che Chandra Nalaar disattivò il Sole Immortale, Tibalt fu uno dei molti planeswalker che fuggirono da Ravnica prima dello scontro finale contro Bolas.

Incontro con Tezzeret[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sconfitta di Bolas, Tibalt andò su Esper, dove incontrò Tezzeret. Gongolando lo informò che aveva assistito alla fine e che Bolas era morto. Tibalt aveva sperato di nutrirsi del dolore dell'artefice per la morte del suo padrone, ma rimase deluso: Tezzeret era felice di essere finalmente libero dal drago antico.

Dopo la Guerra della Scintilla[modifica | modifica sorgente]

Dopo la fine della guerra su Ravnica, Tibalt osservò divertito il dolore e la distruzione che aveva causato agli abitanti di una città su Regatha apprezzando in particolare la disperazione di Chandra, che ignara della sua presenza, non era riuscita a impedire la distruzione della città.

Successivamente, Su Innistrad, Tibalt apparve di fronte a Chandra mentre la piromante stava combattendo contro dei fantasmi del ghiaccio. Il mezzo-diavolo le rivelò che la sua angoscia era stata rafforzata dal suo attacco empatico e che si dilettava nel sentire la sua disperazione: era attratto dal suo dolore. Mentre parlavano, una donna venne attaccata dai fantasmi e Tibalt la schernì sulla sua incapacità di salvare gli innocenti. Chandra lanciò una gigantesca esplosione di fuoco contro i fantasmi, sconfiggendoli. Nonostante fosse completamente sfinita, la piromante affrontò Tibalt, ma venne sconfitta. Lui iniziò a nutrirsi della sua agonia e paura emotiva, promettendole di far durare il processo il più a lungo possibile. Con uno sforzo disperato, Chandra riuscì a liberarsi e a fuggire.

Dopo la fuga di Chandra, Tibalt viaggiò su Kaladesh a casa di Pia Nalaar, la madre di Chandra. Catturò facilmente la donna, la legò e iniziò a torturala. Venne interrotto dall'arrivo di Chandra e Ajani.

Distratto dall'arrivo dei due, Tibalt perse il suo ostaggio che riuscì a fuggire. Tibalt attaccò Chandra, ma notò immediatamente che la piromante era diversa dall'ultima volta che avevano combattuto: aveva ritrovato la fiducia in sé stessa. Consapevole che non poteva vincere contro i due in un terreno a loro familiare, Tibalt fuggì su Innistrad.

Venne raggiunto dai suoi nemici che attaccò inviando contro di loro un'orda di diavoli. Gongolando, rivelò che su Ravnica aveva sentito il dolore di Chandra urlare attraverso l'etere e che l'aveva seguita da Regatha per scoprire se poteva ferirla ancora di più. Ammise di prosperare nel tormento fisico, nella miseria psichica e nell'angoscia emotiva. I due si affrontarono. La piromante ebbe la meglio e Tibalt venne sconfitto. Venne consegnato alle autorità del piano che lo rinchiusero in una prigione con delle rune mistiche che riuscivano a contenere gli esseri soprannaturali.

Kaldheim[modifica | modifica sorgente]

Dopo essere fuggito dalla sua prigione, Tibalt viaggiò su Kaldheim dove incontrò una Bestia Spaventosa che lo infettò col suo veleno, che chiamava "seme", e lo avvertì che l'avrebbe rimosso dal suo corpo solo se lui avesse generato una distrazione sufficiente da permettergli di realizzare i suoi scopi. Dal momento che Tibalt aveva già deciso di scatenare il caos sul piano accettò le condizioni del mostro. Consapevole che nessuno avrebbe dato ascolto a un estraneo, Tibalt ingannò Valki, il dio delle menzogne, e lo imprigionò con delle catene magiche per poi trascinarlo nel reame di Karfell dove strinse un patto con re Narfi: finchè avesse tenuto imprigionato la divinità lui e il suo esercito avrebbero potuto scegliere come ricompensa qualsiasi tesoro durante la Collisione dei Reami. Successivamente, con l'aspetto di Valki, il mezzo-diavolo si recò nel reame di Axgard dove uccise Koll e rubò la Spada dei Reami, una lama in grado di aprire delle vie verso qualsiasi reame di Kaldheim. Iniziò così a seminare il desiderio di guerra e caos su tutti i reami: su Skemfar avvertì re Harald Kell che gli Skoti stavano pianificando delle terribili azioni contro il suo popolo e se gli elfi volevano sopravvivere dovevano colpire per primi; nel Surtland informò i giganti del gelo di un’imminente incursione da parte dei troll di Gnottvold che si erano risvegliati dal loro sonno; a Bretagard promise agli Skelle di permettere il ritorno del demone Varragoth.

Le valchirie di Starnheim si rivelarono però un problema dal momento che non avevano alcun interesse per l'oro o il potere e non temevano gli altri mortali di Kaldheim. Tibalt si disse che un ramo dell'Albero del Mondo che non poteva essere piegato era destinato a venire spezzato: creò un passaggio per Koma in modo da far arrivare la serpe del Cosmo su Starnheim per uccidere tutte le valchirie e distruggere il reame. (A sua insaputa il suo piano venne fermato da Niko Aris).

Subito dopo, Tibalt proseguì i suoi piani e viaggiò nel reame di Gnottvold dove iniziò a istigare i troll alla guerra contro i popoli degli altri reami. Improvvisamente la sua illusione venne annullata da una magia di purificazione, lanciata da Kaya, che rivelò il suo vero aspetto. Tibalt la vide e la fece attaccare da alcuni troll per poi fuggire nella foresta. Nonostante il suo vantaggio, Tibalt venne raggiunto da Kaya che gli chiese perchè si trovasse su Kaldheim e cosa ci guadagnava a infervorare un branco di troll. Tibalt rispose che il caos era il suo guadagno e svegliò dal loro sonno sei troll più grandi spiegando che avevano la tendenza a massacrare chiunque si trovasse vicino a loro. Subito dopo il mezzo-diavolo usò la sua spada, aprì un portale e viaggiò verso Immersturm.

Referenze[modifica | modifica sorgente]

Rappresentato in[modifica | modifica sorgente]

Testo di colore[modifica | modifica sorgente]

Carte associate[modifica | modifica sorgente]

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Quando Tibalt viaggia tra i piani del multiverso, scompare in un cerchio luminoso rosso e una nuvola di fumo.
  • Durante la battaglia con Chandra, Tibalt osservò che le fiamme della piromante non potevano ferirlo, dimostrando una notevole resistenza al fuoco.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


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