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Personaggio
Thalia, Heretic CatharART2
Nome Thalia
Originario di Innistrad - Gavony, Thraben
Lifetime Data sconosciuta
Razza Umano
Titolo
  • Protettrice di Thraben
  • Cavaliera Catara
  • Catara Eretica
Stato Viva


Thalia è una dei migliori catari di Innistrad. Dopo che la follia colpì Avacyn, accettò dentro di sè lo spirito di San Traft e fondò l'Ordine di San Traft.

StoriaModifica

Dimostrò il suo valore subito dopo che ottenne la laurea presso l'accademia di Elgaud come giovane inquisitore, soldato e cacciatore di vampiri. Eccelente spadaccina, era cosi abile da riuscire a tener testa e ad uccidere anche anziani vampiri di diverse linee di sangue. Grazie alla sua astuzia sul campo di battaglia, guadagnò un'ottima reputazione pochi mesi prima di diventare una catara. Nonostante la sua giovane età si guadagnò un posto tra i ranghi dell'elite di Thraben.

Al suo secondo anno da catara, Thalia attirò l'attenzione di Lothar, il guardiano di Thraben, un soldato che guidava una forza dei protettori dell'elite al servizio del lunarca. Lothar vide Thalia caricare un mannaro per salvare un anziano uomo e rimase colpito dal suo coraggio e dal fatto che fosse pronta a rischiare tutto per salvare un solo innocente. Per le sue azioni, Thalia divenne il secondo in comando di Lothar e il suo nuovo dovere era quello di aiutarlo a difendere la città.

Come mano destra di Lothar, Thalia apprese della Tomba Infernale, il grande obelisco d'argento che si trovava nel cortile della cattedrale e imparò che era una santa reliquia protetta dalla chiesa di Avacyn. Tuttavia non le fu rivelato il segreto che la tomba custodiva in silenzio: la scomparsa Avacyn era imprigionata al suo interno. Un segreto che neppure Lothar conosceva perché Mikaeus gli aveva solo detto che doveva proteggere l'obelisco a costo della sua vita.

Lothar trasmise il suo dovere a Thalia, anche se lei non capì mai cosa ci fosse all'interno, sapeva solo che doveva essere protetto dalle creature del male a tutti i costi. Fece così lo stesso giuramento di Lothar: non avrebbe mai permesso che la tomba infernale venisse distrutta; in caso di fallimento la pena sarebbe stata la morte.

L'Assedio di ThrabenModifica

Quando i fratelli Geralf e Gisa scatenarono un esercito di non-morti assediando Thraben, oltre ai catari anche i cittadini combatterono per la difesa della città. Grazie a Thalia vinsero la battaglia. Infatti, quando la trappola della giovane catara scattò, la maggior parte dei non-morti vennero bruciati e i due fratelli furono costretti a ritirarsi.

Nonostante la vittoria, Thalia non fu in grado di salvare la vita di Lothar. Tormentato da strane voci durante la battaglia, Lothar uscì dalle mura di Thraben andando incontro alla morte.

Protettrice di ThrabenModifica

Dopo la morte di Lothar, Thalia divenne la protettrice di Thraben al posto suo e l'unico essere umano vivente a portare con sé il dovere di proteggere la tomba infernale e a sua insaputa di mantenere Avacyn sigillata al suo interno. Aveva fatto una promessa e l'avrebbe mantenuta.

La scelta di ThaliaModifica

Grazie al potere del Velo, un esercito di non-morti guidato da Liliana Vess riuscì a entrare a Thraben, dirigendosi verso la Tomba Infernale. Thalia insieme a un manipolo di catari scelti si precipita per affrontare l'esercito invasore, circondando la tomba, pronti a morire per difenderla. Purtroppo per Thalia, lo scontro era esattamente ciò che Liliana voleva. Quest'ultima con l'ausilio della magia nera paralizzò i catari mentre i ghoul li uccidevano incapaci di difendersi. In quella tragica situazione, Liliana chiese a Thalia di compiere una scelta: o la vita dei suoi uomini o l'integrità della tomba. La giovane catara aveva promesso di proteggere la Tomba Infernale e continuare ciò che il suo predecessore aveva fatto. Era la sua promessa, la sua unica missione, qualcosa di cui solo lei era responsabile. Maledì Liliana per averla messa in quella condizione. I catari coraggiosamente sopportarono il dolore in silenzio, ma uno di loro urlò in modo straziante prima di morire e Thalia decise.

Comprese che qualunque fosse stato lo scopo finale della Tomba Infernale, non serviva a salvare l'umanità. Le mura di Thraben erano state violate, assediate dai non-morti, i vampiri vagavani liberamente nelle città e nei villaggi in cerca delle loro prede mentre i mannari devastavano la terra. La Tomba Infernale era una sacra reliquia, ma la promessa di Thalia sarebbe valsa a nulla se in molti avrebbero dovuto soffrire. In silenzio indicò la Toba Infernale. Liliana annuì. Il suo incantesimo si completò.

Per un istante regnò il silenzio. Le crepe apparvero lentamente sulla Tomba Infernale che esplose in mille pezzi. I ghoul svanirono, i catari vennero liberati e buttati a terra, mentre Liliana e Thalia vennero respinte indietro. Una colonna di luce apparve nel cielo e sotto gli occhi di tutti gli uomini di Thraben apparve lei: Avacyn, l'angelo della speranza, pura, intatta e eterna.

La forza dell'esercito di Thalia si rinnovò cosi come sua fede e dei suoi uomini. Avrebbero respinto i morti e recuperato tutte le quattro pronvincie del piano.

L'inquisizione del LunarcaModifica

La cavalcata dai Campi di Elgaud alla Cattedrale di Thraben richiese a Thalia alcuni giorni di viaggio, ma appena arrivò nella Città Alta non si fermò a riposare e andò subito nell'ufficio di Odric. Gli chiese se sapesse cosa stava accadendo fuori di lì. Odric disse che sapeva che quello non era uno dei periodi migliori per loro e Thalia replicò che sotto la guida di Manfried Ulmach, l'Inquisizione del Lunarca a Nephalia, aveva mandato sul rogo dei bambini e gli chiese di parlare al Concilio Lunarca per convincerli mettere fine a quell'atrocità. Odric gli disse che gli angeli si sarebbero infuriati, ma lei rispose che avrebbero dovuto proteggerli, non radere al suolo i villaggi. Odric rispose che Avacyn era alla guida dell'epurazione e se il peccato degli uomini suscitava la sua furia, allora loro avrebbero dovuto sdradicarlo o subirne l'ira; l'arcangelo era sempre stata d'esempio e se aveva indurito il suo cuore rispetto alle suppliche dei dannati, loro dovevano fare altrettanto. Thalia replicò che stavano parlando di bambini e chiese quale peccato ritenesse avessero commesso, poi aggiunse che quello dell'Inquisizione era un abuso di potere. Odric disse che lui non aveva il potere di voto nel Concilio, ma Thalia replicò che aveva il potere della parola: lui rappresentava i catari e il Concilio non poteva ignorare le sue parole. Odric si voltò e disse che era sottoposto alla loro volontà e a quella di Avacyn. Thalia rispose che sapeva che le due cose non erano necessariamente corrispondenti, lui chinò il capo ma non rispose. Sfinita, la donna crollò su una sedia e chiese se avesse fatto la scelta giusta. Comprendendo che si riferiva alla sua decisione di distruggere la Tomba Infernale, Odric si voltò verso di lei, sorrise e rispose di si; con la sua azione aveva liberato Avacyn e salvato i suoi uomini dalla necromante. Thalia replicò che aveva anche liberato tutti i demoni che erano stati imprigionati al suo interno e molti di loro erano fuggiti dagli angeli, ma sarebbero tornati: non era possibile distruggerli e quello era il motivo della creazione della Tomba Infernale. Odric ripetè che aveva liberato Avacyn. Thalia disse che forse anche quello era stato un errore, il tempo che l'arcangelo aveva trascorso dentro la Tomba l'aveva corrotta. Con severità Odric rispose che non era un'ipotesi che poteva presentare a lui che era un membro del Concilio Lunarca, un servitore della Chiesa e di Avacyn, così come lo era lei anche se sembrava che se lo fosse dimenticata. Thalia balzò in piedi e rispose che lei era al servizio dei principi che Avacyn rappresentava: era al servizio della tenua luce della luna che teneva lontana gli orrori della notte, era al servizio dei legami tra loro, che allontanavano la paura che altrimenti li avrebbe dilaniati ed era al servizio della purezza alla quale tutti loro aspiravano. Continuò che se Avacyn aveva voltato le spalle a quei principi, allora non era migliore di un demone e lei non era più in grado di essere al servizio dell'arcangelo e della sua Chiesa. Con rabbia, Odric rispose che non poteva restare impassibile mentre confrontava Avacyn ai demoni con cui si era battuta per tutti quei secoli. Dal momento che era sua amica la invitava ad abbandonare Thraben e a non ripetere quelle blasfemie a nessuno. Poi chiamò Grete, che era rimasta fuori dalla stanza e le ordinò di portarla fuori città. Le due donne proseguirono nel loro cammino in silenzio, e quando furono fuori, Grete le chiese discretamente cosa intendesse fare. Thalia rispose che avrebbe combattuto. Aveva giurato di difendere i popoli della loro terra dai mostri che cercavano di distruggerli, avrebbe continuato a mantenere quella promessa: se i catari, gli inquisitori e gli angeli erano diventati mostri loro stessi, allora avrebbe difeso la sua gente anche da loro. Poi andò via.

Alcune settimane dopo, Thalia tornò a Thraben e si presentò davanti al Concilio Lunarca. Il vescovo Jerren le disse che le attività del Concilio non potevano essere interrotte, ma Thalia rispose che come protettrice della città esigeva il diritto di parlare davanti a loro. Odric intervenne e disse che non possedeva più quel titolo perchè le era stato rimosso e lei capì che lui aveva tradito la sua fiducia informando il Concilio della loro conversazione e di conseguenza della sua "eresia". Jerren disse che sarebbero stati indulgenti e che l'avrebbero ascoltata; Thalia disse che era lì proprio per accusare il vescovo: aveva le prove dei suoi contatti con il demone Ormendahl e che era a capo del Culto Skirsdag. Jerren rise mentre gli altri membri del Concilio iniziarono a protestare urlando. Uno di loro chiese a Thalia di mostrare le sue presunte prove. Thalia raccontò la sua storia e poi mostrò la lettera che incriminava Jerren, ma la maggior parte dei membri del Concilio affermarono senza nemmeno controllarla che si trattava di una lettera falsa e iniziarono a chiedere la sua esecuzione. Vedendo che l'influenza di Jerren sul Concilio era più forte di quanto si fosse aspettata, Thalia mise la mano sulla spada, ma prima che potesse estrarla i catari presenti nella stanza scattarono su di lei e le afferrarono le braccia in attesa di ordini. Jerren la condannò con un semplice gesto delle dita e loro iniziarono a trascinarla via. Ignorando il Concilio i cui membri stavano ancora urlando tra loro, Thalia si rivolse a Odric e disse che lei era una servitrice della luce. Mentre era imprigionata, Thalia ricevette la visita di Odric, che le disse di non dire nulla: se ne sarebbero andati insieme. Lui aprì la cella e i due salirono le scale dove li aspettava Grete, che consegnò a Thalia la sua spada. Odric chiese a Thalia se i catari che erano dalla sua parte si trovavano ancora nel distretto di Wittal e che dovevano raggiungerli, lei rispose di si; aveva molte cose da raccontargli. I tre si diressero verso le stalle per prendere i cavalli e abbandonare la città, ma cinque catari li intercettarono. Odric riconobbe Dougan e gli ordinò di lasciarli passare, ma l'altro rispose che non poteva, il vescovo aveva previsto il loro tradimento e aveva ordinato che venissero portati tutti e tre nella sala del Concilio. Dietro di loro comparvero altri tre catari e tutti e otto sguainarono le spade. Normalmente la differenza numerica si sarebbe fatta sentire, ma Thalia e gli altri due erano tra i soldati con la maggior esperienza tra i membri della Chiesa di Avacyn e questo permise loro di vincere. Finito lo scontro raggiunsero le stalle, presero i cavalli e si lasciarono alle spalle Thraben e le loro vite precedenti.

Nella piccola cappella di Landavicina, Thalia informò la sua piccola banda di catari che due terzi dei membri del Concilio erano sotto il controllo di Jerren. Aveva sottovalutato l'influenza di Ormendahl. Chiese a Odric se non avesse avuto nessun sospetto della corruzione del Concilio, ma lui non rispose. Grete disse che il suo comandante si sarebbe ripreso, di dargli il tempo e di lasciarlo riposare. Poi chiese cosa avrebbero fatto e Thalia le disse che era la benvenuta nell'Ordine di San Traft. Grete disse che non avrebbe potuto scegliere un patrono di maggior valore e, con un sorriso, Thalia rispose che era stato lui a scegliere lei. Una nebbia luminosa si creò alle sue spalle e un istante dopo un uomo fu visibile al suo fianco, splendente nonostante fosse inconsistente; un geist benedetto: San Traft in persona. Thalia mise una mano sulla spalla di Grete e chiese se fosse pronta a combattere, l'altra cadde in ginocchio e rispose che l'avrebbe fatto ovunque lei l'avrebbe guidata.

San Traft e la Schiera degli IncubiModifica

In marcia verso ThrabenModifica

Thalia parlava con Grete mentre i membri dell'Ordine di San Traft marciavano verso Thraben. Pensò che l'ultima volta che un esercito aveva marciato verso la città era stato quello dei non morti di Gisa e Geralf, mentre ora era lei a far parte dell'orda in movimento. I soldati erano infangati, consumati dalle continue battaglie delle ultime settimane. Il mondo sembrava essere stato ingoiato dalla follia, ma Thalia credeva che fintanto fossero rimasti in vita e fossero rimasti appesi a un minimo brandello di speranza, avrebbero continuato a combattere. Con Tristezza pensò a Odric, rimasto indietro con lo spirito spezzato, Thalia soffriva per il suo amico, ma non era in grado di aiutarlo. La sua attenzione tornò su Grete, che la informò su Seeta, l'inquisitrice che aveva dato loro la caccia dopo la fuga e spiegò che riteneva che la trasformazione fosse il risultato della rimozione del peccato dal corpo. Con disprezzo Thalia disse che stavano cercando di presentare le alterazioni come virtù. Grete domandò quale fosse la causa delle mutazioni e Thalia disse che se esisteva una risposta l'avrebbe trovata a Thraben. Le due videro Rem Karolus sul percorso di fronte, lo raggiunsero e lui mostrò loro la lancia di Avacyn. Riconoscendo l'arma, Thalia disse che l'arcangelo era davvero morta, scese dal gryff e nonostante l'avvertimento di Rem, toccò la lancia e scattò all'indietro a causa del dolore che le invase l'intero braccio. Ignorando gli altri due, Thalia chiese allo spirito che portava con sè se fosse in grado di farlo. La sua mano iniziò a brillare di una leggera luce bianca, mentre il potere di San Traft le procurò dei brividi lungo la schiena, si sentì più leggera, non avevano ancora perso. Toccò di nuovo la lancia e la sua mano si strinse con forza sull'impugnatura, Thalia chiese a Grete di rimuovere lo stendardo di San Traft dalla sua sella e dopo che lo fece, mise al suo posto a lancia di Avacyn e disse che ora avrebbero cavalcato con quello. Stupefatto, Rem chiese come avesse fatto e Thalia rispose che avrebbe dovuto cavalcare più spesso con lei e sarebbe rimasto sorpreso molto di più, Grete aggiunse che avrebbe anche ritrovato la speranza e l'altro replicò che per quell'ultima, non ne era molto sicuro. Thalia risalì in sella al gryff e volò sull'esercito in modo che tutti potessero vedere la lancia di Avacyn. Alcuni soldati urlarono di entusiasmo, ma quando compresero ciò che si trovavano davanti e il suo significato, le urla si trasformarono in disperazione. Thalia atterrò in mezzo a loro, chiamò di nuovo in aiuto lo spirito che trasportava dentro di sè, sollevò la lancia con entrambe le mani e disse che Avacyn non c'era più, che la sua chiesa era corrotta e irrecuperabile, orrori senza nome stavano strisciando nella loro terra. Fece una piccola pausa per via del dolore che sentiva nel cuore, anche lei provava il tormento che vide nei volti intorno a lei; ognuno aveva perduto la propria famiglia, gli amici più cari, la propria dimora, e molti erano sul punto di perdere la speranza. Continuò che non si sarebbero arresi: avevano combattuto quegli orrori, si erano opposti al male e alla follia della chiesa, erano rimasti saldi nella loro fede e avevano resistito alla disperazione. Se non ci sarebbe stato un arcangelo a illuminare il loro cammino in quell'oscurità, avrebbero dovuto trovare la luce dentro loro stessi; se non ci fossero stati sigilli a tenere a bada quegli orrori, se ne sarebbero occupati con le loro spade; se non potevano trovare la loro fede in Avacyn, l'avrebbero dovuta trovare negli ideali che lei aveva rappresentato prima di cadere nella follia. Mentre parlava, Thalia vide i catari cadere in ginocchio piangendo, pensò che ognuno di loro avrebbe affrontato il lutto in modo diverso e in un momento diverso, ricordò ciò che aveva detto a Odric mesi prima e ripetè quelle stesse parole sui legami per alleviare il loro dolore. Concluse dicendo che quello era il loro impegno, ciò per cui avrebbero combattuto: in memoria di Avacyn, della luce e della virtù che avevano abbandonato il mondo, per Innistrad e le sue genti. I soldati esultarono tra le lacrime e si rimisero tutti in cammino verso Thraben, per il loro disperato e glorioso ultimo tentativo contro l'incubo che aveva invaso il mondo.

Alleanza con Olivia VoldarenModifica

Il cammino di fronte a loro era affollato di orrori diretti verso Thraben. Thalia ordinò ai suoi soldati di conservare le forze e di combattere solo se venivano attaccati. Si avvicinò troppo a un essere alterato di un cavaliere fuso con il suo cavallo che l'attaccò, ma lo sconfisse. Subito dopo sentì l'urlo di Mathan e vide Dennias che si stava trasformando, comprendendo che non c'era più speranza per lui, lo uccise con la sua spada. Proseguirono e Thalia avvistò un'armata di cavalieri e soldati diretti verso il suo esercito, incitò il suo destriero alato per scoprirne le intezioni e vide la figura nel cielo che li guidava e capì subito che era una vampira. La donna si presentò come Olivia Voldaren e spiegò che avevano un obiettivo comune. Thalia si presentò a sua volta e disse che era l'erede di San Traft. Olivia replicò che aveva incontrato il santo quando era ancora in vita e che la catara gli rendeva onore in sella al suo gryff con la lancia di Avacyn al suo fianco. Dal quel commento discreto, Thalia capì che la vampira voleva ricordarle di essere più antica di quanto lei avrebbe potuto comprendere; un delicato avvertimento, con una sfumatura che sembrava di rispetto. Chiese di cosa volesse parlarle e Olivia disse che si trovavano entrambe lì per lo stesso motivo: salvare il mondo. Con sarcasmo aggiunse che il suo prezioso angelo non era nella posizione di farlo. Thalia trattenne la secca risposta, i vampiri avevano offerto il loro aiuto e lei non poteva respingerli, disse che avrebbero salvato il mondo insieme, ognuna con il proprio esercito dal momento che non poteva chiedere ai suoi uomini di combattere a fianco dei vampiri, ma sarebbero stati schierati contro lo stesso nemico. Le due si strinsero la mano: Olivia disse che nessun morso di vampiro o lama avrebbe versato sangue umano finchè la battaglia non fosse terminata e Thalia rispose che nessuna lama umana avrebbe ferito la sua stirpe. Concluso l'accordo la catara tornò dai suoi soldati.

Erede di San TraftModifica

Thalia ricordò che, dopo aver affrontato Odric nella cattedrale, aveva incontrato San Traft per la prima volta in un'antica cappella vicina alle colline che portavano alle Alture Geier di Stensia, aveva visto il ritratto della ragazza che era stata la prima erede del santo e quando lui le aveva parlato chiedendole se lo accettava dentro di sè, Thalia aveva annuito. Lo spirito le aveva sorriso e lei aveva sentito la paura svanire mentre sentiva la fredda fiamma ardere dentro di sè, infuocandola. Quella fiamma non l'aveva più lasciata e per la maggior parte del tempo lo sentiva come un nodo nella parte posteriore del suo cranio. Thalia sapeva che era grazie a lui se era arrivata fin lì, lui era sempre stato insieme a lei supportandola nelle sue avventure e imprese, sapeva che non l'avrebbe mai abbandonata, le dava sicurezza; tuttavia percepiva una qualche esitazione anche in lui. Thalia non sapeva se l'aiuto del santo sarebbe stato sufficiente e lui non poteva prometterglielo, ma era tutto ciò su cui poteva sperare.

Le mura di Thraben erano vicine e non fu più possibile evitare gli orrori striscianti: stavano convergendo tutti verso la città e i combattimenti avvenivano su tutti i fronti del suo esercito. Thalia notò che non era solo la vista degli orrori alterati a iniziare a spingere i suoi nella disperazione, ma c'era anche qualcos'altro, qualcosa che spingeva la sua mente a strani pensieri, desideri e percezioni. Iniziò a vacillare, poi sentì la voce di San Traft e la sua mente fu nuovamente libera, ma i soldati non godevano della sua protezione e lei vide la follia iniziare a far presa su di loro. Parlò con il santo e quando finì, lui chiamò dai cimiteri e dai mausolei benedetti non più sigillati dai sigilli di Avacyn gli spiriti benevoli di catari e altri che si erano sacrificati e avevano combattuto per la loro fede. Thalia incitò i suoi soldati ad accettarli come lei aveva accettato il santo dentro di lei: molti lo fecero, altri invece no. San Traft le disse che non tutti erano in grado di accogliere gli spiriti e Thalia replicò che non poteva compiere quella scelta per loro; gli altri li avrebbero aiutati in base alle loro capacità: lei avrebbe potuto salvarli inviando gli spiriti dentro di loro contro la loro volontà, scacciando la follia e liberando le loro menti; ma non l'avrebbe fatto. Thalia si diresse tra Grete e Rem, la prima aveva accolto uno spirito mentre il secondo no, lei sollevò l'argomento con il soldato veterano che però replicò che sarebbe stato come mettere una sanguisuga sul collo per tenere lontano i vampiri. Temendo le possibili conseguenze, Thalia iniziò a protestare, ma poi si fermò pensando che se c'era un soldato in grado di mantenere il senno in tutta quella follia grazie alla forza di volontà, questi era proprio Rem Karolus.

Battaglia a ThrabenModifica

La marcia divenne un'interminabile battaglia con nuovi orrori da abbattere a ogni passo e Thalia si accorse a mala pena di essere entrata nella città. Mentre il combattimento infuriava, vide prima un piccolo branco di mannari unirsi a loro e attaccare i loro simili corrotti, poi Olivia Voldaren uccidere Seeta e infine Rem indicare qualcosa verso l'alto in una direzione dietro di lei. Thalia fece voltare il gryff e vide un  abominio angelico; capì che toccava a lei affrontarlo e l'attaccò. La catara riuscì a colpire quell'essere con la sua spada, ma in risposta essa colpì il gryff spezzandogli un'ala e facendola precipitare. Il gryff riuscì solo a posizionarsi per proteggere Thalia dallo schianto. Dolorante e con la gamba bloccata, Thalia aspettò la fine. Proprio mentre stava per essere uccisa venne salvata da Sigarda, l'unico arcangelo che non si era mai scagliata contro l'umanità neanche al culmine della follia di Avacyn. Dalle parole che l'abominio rivolse a Sigarda, Thalia capì con disperazione che quell'essere era composto da Bruna e Gisela. Comprendendo che l'arcangelo stava guadagnando tempo per aiutarla a riprendersi, Thalia spinse via il cadavere del gryff, poi sentì Traft all'opera dentro di lei che le curava le ferite. Sigarda e l'abominio formato dalle sue sorelle combatterono e la catara cercò la sua spada che aveva perduto durante la caduta, ma non la trovò. Nel frattempo, Sigarda venne bloccata dalle numerose braccia dell'abominio angelico e Thalia pensò disperata che non poteva restare a guardare mentre l'ultimo angelo non invaso dalla follia veniva assorbito in quella mostruosità: doveva fare qualcosa. San Traft spostò il suo sguardo sulla lancia di Avacyn, la catara disse che era troppo pesante per lei e il santo rispose che non lo era per loro due insieme e le ricordò che un tempo lui era il preferito degli angeli. Thalia acconsentì, afferrò l'arma con entrambe le mani e la sollevò in cielo, delle ali angeliche comparvero e la sollevarono in volo, fino a dove quell'essere angelico alterato stava trattenendo Sigarda. Quando vide la lancia di Avacyn nelle sue mani, l'abominio attaccò Thalia con i suoi artigli, ma la catara affondò e riuscì a colpire l'essere nella stessa spalla che le aveva ferito prima con la spada. Thalia continuò ad attaccare, indebolì l'abominio permettendo a Sigarda di liberarsi e dopo un duro scontro riuscì a ucciderlo. Thalia scese a terra, poi cadde di fianco all'essere e svenne.

Quando si svegliò poco tempo dopo, Thalia accettò la mano di Sigarda che l'aiutò ad alzarsi e le sorrise. Il pensiero della vittoria le affiorò nella mente e restituì il sorriso all'arcangelo, che però come se avesse percepito il suo pensiero tornò seria e scosse la testa. Thalia analizzò la battaglia ancora in corso: grazie all'alleanza improbabile tra umani, vampiri e mannari stavano respingendo gli orrori della follia. Il suo sguardo si posò verso il cielo e vide l'essere che era apparso e insieme a lei arrivarono altre mostruosità. Thalia comprese che le sorti della battaglia erano nuovamente a favore dell'annientamento.

Successivamente, la battaglia fu vinta dalla resistenza dopo che Emrakul venne imprigionata sulla luna d'argento.

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