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Tamiyo è una lunantropo planeswalker che usa principalmente il mana blu, ma sa utilizzare anche quello verde e bianco.

Quando la scintilla di Tamiyo si accese, i segreti del Multiverso le permisero di realizzare il suo desiderio più grande. Ogni piano sembrava essere un tesoro inesplorato di conoscenza, pronto per essere riportato sulle pergamene di Oboro. Per Tamiyo, ogni piano contiene un mistero che lo rende unico e passa molto tempo a studiarlo fin nei minimi dettagli. Raccoglie le storie dei mondi che esplora nelle sue pergamene e le usa come catalizzatori per lanciare le sue magie. Nonostante trascorre molto tempo a studiare gli altri piani del multiverso, torna sempre su Kamigawa dalla sua numerosa famiglia tra cui: i suoi genitori, suo marito Genku, i figli Hiroku e Rumiyo e la nipote Umeyo. Fa parte del Circolo della Storia.

InnistradModifica

Su Innistrad trovò il mistero della luna d'argento, che osservò per molti cicli usando i suoi poteri per scoprirne e conoscerne le influenze sul mondo sottostante. Guardò con attenzione come la luna modificasse gli attacchi dei mannari e dei vampiri, scrisse anche ampie note sul flusso e riflusso delle frenesie violente in relazione con l'influenza della luna. La sua curiosità la portò a Nephalia dal famoso astronomante Jenrik. Trascorse mesi nella sua torre studiando attentamente gli innumerevoli grafici, aggiungendo le proprie osservazioni sul potere che la luna detiene sugli abitanti del piano.

Quando Avacyn venne liberata dalla Tomba Infernale, Tamiyo iniziò a scrivere teorie sull'influenza dell'arcangelo su Innistrad, le sue creature e la luna. La natura della Tomba Infernale, la creazione dei Lupir, la ricomparsa dei grifoni e le origini sulla magia sacra, riempirono le sue pergamene con nuove domande.

LiberazioneModifica

Tornata a Kamigawa, nella sua casa, Tamiyo sentì confusione e andò a controllare. Vide che il suo amico Ajani era tornato a farle visita. Lui si inchinò con grande rispetto e la saluto. Lei sorrise e poi lo presentò a Nashi, che aveva incontrato il planeswalker per primo e spiegò al bambino che il suo amico faceva parte del loro Circolo della Storia. Ajani si ritrovò circondato dai figli di Tamiyo che iniziarono a chiedergli di raccontare le sue storie; lei li rimproverò, ma lui li rassicurò che non sarebbe andato via senza raccontarne una. Rimasti soli, Tamiyo disse che era stato via per mesi e chiese di Elspeth. Ajani rispose tristemente che lei non sarebbe venuta.

Successivamente, nella sala da pranzo, Tamiyo stava mangiando insieme a Genku e Ajani, poi suo marito disse che aveva delle faccende di cui occuparsi e uscì. Tamiyo disse ad Ajani che lui era andato su Theros alla ricerca di Elspeth e chiese se l'avesse trovata. Ajani rispose di si, ma non aggiunse altro. Si guardò intorno, osservò i suoi bagagli e chiese se stesse partendo. Lei chiese se conoscesse Innistrad, lui scosse la testa e l'altra disse che l'anno prima aveva passato alcuni mesi su quel mondo per studiarne la luna; tutta la magia del piano si curvava verso di essa ed era influenzata dai suoi cicli, così come molte delle sue creature. L'ultima volta che aveva incontrato Jenrik, uno studioso di quel mondo con cui lavorava, gli aveva riportato delle anomale osservazioni, come le modifiche nei percorsi del mana e delle maree. Voleva andare a osservarne gli effetti. Gli chiese perchè fosse andato da lei se non voleva confidarsi, lui sospirò lentamente e invece di risponderle chiese di Nashi e disse che l'ultima volta che era venuto non l'aveva visto e che non era come i suoi fratelli. Tamiyo rispose che Nashi era un nezumi. Alcuni anni prima il suo villaggio era stato bruciato da alcuni planeswalkers. Ajani chiese il motivo e lei spiegò che era stato per ordine di Tezzeret, un criminale che voleva che loro si piegassero a lui e si mettessero al servizio del suo Consorzio. Ajani disse che aveva sentito parlare di Tezzeret da Elspeth, che a sua volta lo aveva incontrato su Mirrodin un paio di anni prima. Tamiyo disse che era impossibile, Tezzeret era morto da tre anni, tradito dai suoi compagni. Al villaggio di Nashi i nezumi che erano sopravvissuti lo avevano ucciso e un drago aveva siglato un patto con loro per il suo cadavere. Tamiyo si accorse che Nashi li stava ascoltando dal suo nascondiglio, lo pregò di uscire e gli ricordò che gli aveva già detto che se voleva poteva sedersi accando a lei. Il piccolo rotolò tra le braccia di Tamiyo e iniziò a piangere. Lei disse ad Ajani che le azioni avevano conseguenze a cui le persone come loro non badavano.

Alcuni giorni dopo Tamiyo partì per Innistrad, ma prima raccomandò a Nashi e agli altri suoi figli di avere cura di Ajani durante la sua assenza.

Ombre su InnistradModifica

Dopo che Avacyn impazzì, Tamiyo iniziò a fare ricerche sui criptoliti, annotando tutto sul suo diario, che consegnò a Jenrik, chiedendogli di recarsi al Maniero Markov per indagare.

Ogni storia ha una fineModifica

A Thraben, Tamiyo entrò nella Cattedrale di Avacyn. Era rimasta su Innistrad più a lungo di quanto avesse previsto, aveva già corso troppi rischi, ma quel mondo era completamente fuori asse e lei doveva scoprirne il motivo. Varie analisi si erano dimostrate un vicolo cieco, anche se alcune si erano rivelate promettenti ma senza risultati. Il suo lavoro di astonomia era quasi completo, ma la causa originale le sfuggiva ancora. Era un rompicapo con migliaia di elementi, un enigma con migliaia di inganni e lei non aveva mai risolto un mistero di tale complessità, ma non si era mai neanche arresa alle difficoltà. Valutò che la sua ultima ricerca l'aveva condotta nella Cattedrale dove gli umani custodivano le più antiche storie su Avacyn, i racconti che lei aveva raccolto erano individualmente frammentati e oscuri, ma era riuscita a individuare la melodia che li univa tra loro e, passo dopo passo, ad avvicinarsi alla verità. Non si aspettava di trovare tutte le informazioni di cui aveva bisogno semplicemente in alcune pagine di un antico tomo, ma più antiche erano le storie e meno possibilità c'erano che fossero state modificate. Sussurrò una breve preghiera ai kami, anche se sapeva che non erano presenti su quel mondo, poi usò la magia di una delle sue pergamene per occultarsi e apparire agli occhi degli abitanti del piano come una di loro e proseguì. Quel giorno Tamiyo portava ventinove pergamene storiche con lei, senza includere le tre rilegate in ferro che non avrebbe mai dovuto usare. Iniziò a determinare come occuparsi dei chiavistelli che avrebbe trovato sul suo cammino, quando si accorse che la porta era già leggermente aperta. Si avvicinò pronta a fuggire o a scattare avanti, quando vide un planeswalker. Per il suo lavoro, gli altri planeswalkers dovevano essere evitati perchè portavano i pregiudizi di mondi sconosciuti o correnti di pensiero diverse dal suo: in breve erano un ostacolo per chi cercasse la verità. Capì che l'essere che aveva davanti era stato in parte colpito dalla stessa follia del piano, notò che aveva il suo diario tra le mani e decise di lasciare a lui la prima mossa. Quando la vide, lui la riconobbe e le chiese di aiutarlo. La sua richiesta percosse la mente di Tamiyo come un vento che investiva delle persiane, ma lei ritirò la sua mente dove i venti non riuscirono a raggiungerla, poi sorrise in modo pacifico, lo avvolse con la sua magia di occultamento e usò la magia di un'altra delle sue pergamene su di lui, che chiuse gli occhi. Quando li riaprì era calmo. La ringraziò e le disse il suo nome, Jace Beleren; spiegò che la conosceva per via del suo diario, informandola anche che Jenrik era morto al Maniero Markov. Tamiyo dedicò un momento di silenzio al ricordo del suo amico, ma non lasciò che il suo volto mostrasse alcun segno di sofferenza, rifiutò il diario e gli disse che doveva andarsene, il pericolo era maggiore per quelli come lui, i suoi poteri da telepate comportavano una responsabilità: se fosse impazzito il danno che avrebbe potuto causare ai piani del multiverso sarebbe stato immenso. Jace disse che il suo desiderio era solo aiutare, loro potevano salvare Innistrad e spiegò che lui e i suoi amici potevano aiutarla a scoprire cosa stava succedendo e risolvere il problema. Continuò che sapevano entrambi che Avacyn era al centro degli eventi che stavano accadendo; l'angelo aveva una mente e lui era in grado di scoprire ciò che la stava affliggendo e, se fosse stato necessario, fermarla. Tamiyo rispose che lui aveva idee, teorie e prove, ma tutte incomplete e chiese quanto conosceva realmente di Avacyn e cosa sarebbe successo se fosse stata distrutta. Continuò che conosceva meno di ciò che ignorava: lei non era su quel mondo per risolverne i problemi, era lì per comprenderlo, per narrarne la storia, per conoscere la verità e trasmetterla al futuro. Concluse che probabilmente Innistrad era condannato e lei non aveva intenzione di cambiarne il destino. Si trattava solo di un piano nell'infinità e spiegò che i mondi venivano distrutti e rinascevano in continuazione e quindi i suoi presupposti erano imperfetti. Jace sussultò come se fosse stato colpito e replicò che su Innistrad c'erano milioni di persone e chiese se li avrebbe semplicemente lasciati al loro destino; loro avevano il potere per fare la differenza, lei in particolare. Chiese se lo avrebbe aiutato. Tamiyo rispose che gli avrebbe offerto un compromesso: avrebbe condiviso le sue ricerche con lui in modo che insieme ai suoi amici avrebbero potuto evitare simili disastri su altri piani, se avessero voluto. Concluse che aveva riportato decine di storie sugli eroi e un "eroe" era semplecemente un disastro con un punto di vista. Jace rispose che senza le informazioni definitive da Avacyn stessa le sue ricerche sarebbero state incomplete, mentre con il suo aiuto avrebbe potuto raccogliere l'intera storia e, se nel frattempo fosse riuscito a fermare l'arcangelo, non ci sarebbe stato alcun danno al suo lavoro e lui avrebbe potuto salvare tantissime vite. Tamiyo rispose che la comprensione completa dello stato attuale di Avacyn sarebbe stata utile, ma se avesse tentato di entrare nella mente dell'arcangelo la sua follia lo avrebbe consumato. Tuttavia lei era in grado di offrirgli una sicurezza: poteva aiutarlo a mantenere un legame con la sua sanità mentale, ma se avesse determinato che il pericolo era eccessivo, lui avrebbe dovuto rompere immediatamente il legame tra loro e si sarebbero dovuti ritirare. Spiegò che era necessario che la loro connessione mentale fosse profonda: lei avrebbe avuto piena conoscenza di lui e lui di lei. Lo avvertì che se ciò che avesse scoperto su di lui non sarebbe stato di suo gradimento, avrebbe modificato il loro accordo. Jace annuì e lei lo invitò nella sua mente.

In un istante, Tamiyo ebbe piena conoscenza di Jace. La mente del telepate era potente, ma danneggiata, frantumata in mille pezzi, ognuno era un uomo diverso e molti cercavano di collaborare: vide che aveva cancellato i propri ricordi, distrutto le proprie verità, invaso la mente di innocenti, ucciso per rabbia e usato il suo potere per scopi meschini ed egoistici; ma vide che era anche in grado di sacrificarsi, di essere coraggioso e di comprendere. Era disposto ad accettare le responsabilità, forse troppe per un essere cosi giovane. Vide che il suo desiderio di scoprire la verità era sincero e il suo invito ad aiutare le persone era puro. Il legame mutò e i due planeswalkers riportarono la loro coscienza sul mondo in cui si trovavano. Tamiyo disse che la sua magia di occultamento era stata perforata e che una presenza potente si stava avvicinando. Jace annuì. Sapevano entrambi che si trattava di Avacyn e corsero verso la cappella centrale della Cattedrale. Una vetrata andò in frantumi e l'arcangelo piombò su di loro. Tamiyo le disse che era una visitatrice del suo mondo, che non desiderava altro che pace e benessere per coloro che proteggeva e, dal momento che era un angelo, era in grado di percepire la verità delle sue parole. Il viso di Avacyn si contorse nell'imitazione di un sorriso, una specie di risata uscì dalle sue immobili labbra. Rispose che lei esisteva per proteggere da quelli come lei, le disse che era una portatrice del peccato, un'impura. L'attaccò. Tamiyo usò la magia di una delle sue pergamene e riuscì a schivarla, poi le scagliò contro ondate di ghiaccio. Avacyn non mostrò dolore nè rabbia, si adattò allo scontro ed emanò una luce accecante che illuminò ogni angolo della Cattedrale. La luce era bruciante e colpì i due planeswalkers come una forza fisica: schiacciò a terra Tamiyo e costrinse Jace, che stava cercando di entrare nella mente dell'angelo, a inginocchiarsi. Avacyn scese verso di loro e si preparò a colpire Tamiyo al petto con la sua lancia, ma poi si bloccò a causa del telepate. Jace disse che Avacyn era la fonte della follia degli angeli poichè essi erano sincronizzati con lei. In qualche modo e attraverso lei anche la Chiesa. Tuttavia l'arcangelo non era l'origine della follia, qualcosa stava agendo su di lei, ma nonostante ciò stava svolgendo il suo ruolo di guardiana tenendo a bada qualcos'altro che tuttavia lui non riusciva a vedere. Improvvisamente la luce divenne fredda, nauseante e crudele, l'immobilità di Avacyn finì e, ignorando completamente Tamiyo, si avvicinò a Jace. Si abbassò e gli mise una mano sul petto. Il telepate urlò di dolore, ma nonostante la sofferenza riuscì a comunicare con Tamiyo e telepaticamente le disse di usare la pergamena di ferro che gli aveva mostrato sui sopravvissuti del Reame di Serra: con quella storia di cataclisma poteva fermare Avacyn. Nonostante provasse la sua agonia per via del loro legame mentale, nonostante sentisse che lui stava per morire e sapesse che dopo sarebbe toccato a lei, senza esitare Tamiyo rispose che l'arcangelo stava ancora difendendo quel mondo, gli chiese se lui avesse mai fatto una promessa e spiegò che lei ne aveva fatta una tanto tempo fa. Le promesse non dovevano essere mantenute solo quando era facile farlo. Facevano promesse per momenti come quello, quando avevano la disperata tentazione di non rispettarle. Concluse che la pergamena sarebbe rimasta al suo posto. Sentì la sua incredulità e rabbia. Tamiyo disse che le dispiaceva, ma a volte anche le loro storie dovevano giungere a una fine.

Io sono AvacynModifica

Fortunatamente per Tamiyo e Jace, Sorin Markov entrò nella Cattedrale e Avacyn si concentrò su di lui. Il vampiro e l'arcangelo parlarono e, quando lei si rifiutò di seguirlo, le rivelò di essere il suo creatore. Tamiyo osservò in silenzio: dopo quella rivelazione, Avacyn sembrò calmarsi e tornare sè stessa, ma subito dopo attaccò il vampiro senza però riuscire a colpirlo e Sorin le spiegò che l'aveva creata in modo che le fosse fedele e quindi non poteva ferirlo. Tamiyo vide Avacyn mandare contro Sorin i suoi angeli, che lui sconfisse facilmente. Poco dopo però l'arcangelo riuscì a ferire il vampiro e Sorin disse che non c'era più speranza per lei; ora riusciva a vederlo solo come un mostro ed era il motivo per cui era stata in grado di colpirlo. I due lottarono e alla fine Sorin distrusse Avacyn.

Dopo aver visto la morte di Avacyn, Tamiyo sentì Jace chiedere spiegazioni sull'uccisione dell'arcangelo e Sorin disse che aveva dovuto farlo. Jace chiese il suo parere e Tamiyo rispose che ci sarebbero state delle conseguenze. Jace disse che i popoli di Innistrad avevano perso una protettrice. Un lungo e gutturale brontolio rombò nel cielo, profondo e tonante. Tamiyo rispose che il piano aveva perso la sua guardiana.

L'arrivo di EmrakulModifica

Dopo la morte di Avacyn, Emrakul arrivò su Innistrad e tutti coloro che si abbandonavano al suo richiamo venivano alterati in esseri mostruosi. Tamiyo insegnò a Jace come difendersi dal tocco mentale dell'eldrazi e poi i due si misero in cammino verso quello che lei aveva chiamato il fulcro. Arrivati sulla costa i due si fermarono, guardarono in alto e videro Emrakul. Tamiyo disse che trovava affascinante che quell'essere avesse un nome e che si chiedeva se fosse lo stesso con cui lei chiamasse se stessa. Jace non rispose alla sua osservazione e dopo un po' le disse che doveva andare. Tamiyo si voltò verso di lui confusa e il telepate le spiegò che voleva andare a chiamare altri tre planeswalkers, e le disse che su un altro mondo avevano ucciso altri due esseri come Emrakul, ma che per riuscirci avevano dovuto unire le forze. Tamiyo lo osservò come se lo stesse analizzando, poi sorrise e disse che avrebbe voluto sentire quella storia, ma in un altro momento; aggiunse che se Innistrad voleva sperare di avere un futuro diverso dall'oscurità, loro si sarebbero dovuti impegnare. Jace chiese se sarebbe andata con lui e Tamiyo rispose che non era quello il suo percorso. Lui chiese se sarebbe stata ancora lì quando sarebbe tornato con i suoi amici e lei disse che sarebbero stati tutti dove dovevano essere. Tamiyo sfiorò la mente di Jace e disse che avrebbe protetto la sua mente in modo che lui riuscisse ad andare su altri piani e poi osservò il telepate mentre viaggiava nella cieca eternità.

La fine promessaModifica

Tamiyo raggiunse i Guardiani a Thraben, ignorò il grande anello di zombie che li stava proteggendo, atterrò accanto a Jace e iniziò a parlare telepaticamente con lui. Improvvisamente ci fu un cambiamento nell'aria, come un giorno di primavera prima di una tempesta ed Emrakul si aprì: le sue nubi fiorirono, i suoi lunghi e colorati tentacoli si allungarono e si moltiplicarono, da centinaia a migliaia, a decine di migliaia. Una sfera invisibile di potere si diffuse da Emrakul, inondando ogni planeswalkers. Tamiyo venne protetta dalla magia di Jace, tuttavia perse i sensi ed ebbe una visione: nella sua mente era seduta, con le spalle ricurve, su un piccolo banco di lavoro e osservava con attenzione una grande pergamena srotolata su un tavolo impolverato; l'unica fonte di luce proveniva da una candela e dietro Tamiyo si trovavano scaffali pieni di libri. Mentre leggeva lo scritto, i suoi occhi iniziarono a sanguinare e la struttura reticolare iniziò a crescere intorno alle orbite, offuscandole la vista. Il marchio di Emrakul apparve anche sulle dita e sulla bocca. Tamiyo era immobile con occhi, bocca e mani bloccate: la sua capacità di vedere, parlare e scrivere erano gli strumenti essenziali della sua magia, il suo modo di comunicare e ciò che la definivano: Emrakul la stava cancellando.

Dopo che Jace dissolse la sua magia, Tamiyo e gli altri planeswalkers ripresero conoscenza confusi e disorientati. Jace inviò i suoi pensieri a tutto il gruppo attraverso la magia di protezione che manteneva le loro menti collegate. Emrakul era troppo grande e potente, non sarebbero riusciti a sconfiggerla come avevano fatto con gli altri due titani e non era neanche sicuro che potesse essere distrutta. Tamiyo ricordò a Jace le parole di Avacyn: "ciò che non può essere distrutto sarà costretto in schiavitù" e disse che quella era la risposta. Jace replicò che la Tomba Infernale era stata distrutta, ma l'altra disse che si riferiva al luogo di provenienza della prigione d'argento: la luna. Spiegò agli altri che lei possedeva una magia vincolante potente che poteva applicare alla luna, ma la magia doveva essere collegata a Emrakul. Jace poteva creare il collegamento, tuttavia avevano bisogno di potere per alimentare l'incantesimo e chiese a Nissa se fosse in grado di generare il mana necessario per la magia. L'elfa rispose che ci avrebbe provato. I tre agirono: Tamiyo iniziò a leggere una delle sue pergamene e Jace creò il collegamento tra la magia dell'amica e Emrakul. Sulla luna di Innistrad apparve un glifo, ma la magia richiedeva ondate di potere e nonostante fece del suo meglio, Nissa crollò a terra esausta. Mentre Jace faticava per mantenere salda la magia, perse il collegamento mentale con Tamiyo. La lunantropa prese una delle sue pergamene proibite e iniziò a leggerla: l'energia fluì attraverso Jace che si ritrovò in un impetuoso fiume di mana. Dopo averlo ricevuto, il telepate lo plasmò e ogni angolo del glifo si avvinghiò a un nodo su Emrakul. Jace scatenò il pieno potere della magia e Emrakul venne imprigionata sulla luna.

Dopo che la battaglia contro Emrakul fu vinta, Tamiyo ricevette l'offerta di unirsi ai Guardiani, ma rifiutò. Successivamente si allontanò dai suoi compagni e si recò in una piccola chiesa di Thraben in rovina. Lì venne raggiunta da Jace che chiese se poteva parlarle. Tamiyo si girò, con il volto che mostrava ancora i segni della malattia e del terrore che aveva mostrato da quando avevano terminato di lanciare la magia. Jace chiese spiegazioni su cosa fosse successo quando la sua mente si era scollegata dalla sua. Lei si mise a piangere e disse che Nissa era caduta, la magia stava per collassare e lei non sapeva cosa fare o come aiutare. Continuò che a generare la fonte dell'energia necessaria all'incantesimo era stata la sua seconda pergamena proibita: ma non era stata lei a lanciarla. Spiegò che Emrakul aveva preso il controllo del suo corpo e che lei non si era potuta opporre; ma la parte peggiore era che non avrebbe dovuto usare la pergamena: aveva fatto una promessa molto tempo prima, una promessa di cui un giorno avrebbe dovuto rispondere. La pergamena che Emrakul aveva letto non era quella originale, era stata modificata. Una pergamena che avrebbe dovuto portare devastazione su tutto il piano aveva invece alimentato la magia che aveva imprigionato Emrakul sulla luna. Tamiyo chiese come avesse fatto Emrakul a modificare la pergamena, ma Jace non lo sapeva. Tamiyo fece un respiro profondo e disse che già una volta gli aveva detto che le loro storie a volte dovevano giungere a una fine e invece erano lì, cercando di prolungare la loro storia, indipendentemente dal costo da pagare. Chiese se tutte le storie fossero semplicemente la storia di Emrakul, tutte in funzione di un qualche tremendo destino che attendeva di realizzarsi. Alzò lo sguardo verso la luna e con un lamento chiese se avessero davvero vinto. Jace non ebbe alcuna risposta da darle e dopo un attimo, Tamiyo si alzò in volo verso il cielo oscuro e se ne andò senza salutare.

Messaggera dei GuardianiModifica

Durante i tre mesi successivi all'imprigionamento di Emrakul, Tamiyo acconsentì alla richiesta di Jace di spargere la voce che i Guardiani erano disponibili a offrire aiuto. Lei e altri planeswalkers avrebbero passato l'informazione dall'uno all'altro e avrebbero raccolto informazioni e racconti durante i loro viaggi.

La Guerra della ScintillaModifica

Reclutata da Ajani, Tamiyo viaggiò su Ravnica per aiutare i Guardiani nel confronto finale con Nicol Bolas. Rimase intrappolata sul piano dal Sole Immortale. Inizialmente osservò il conflitto senza farsi coinvolgere direttamente, tuttavia, mentre registrava gli eventi della guerra, fu costretta a mettere da parte la sua neutralità quando si trovò di fronte a Kefnet. Accanto a molti altri planeswalker e abitanti del piano, Tamiyo combatté contro gli Eterni dell'Orda Atroce di Bolas guidati da Liliana Vess.

Durante l'invasione del piano, Tamiyo fu presente alla riunione dove i leader della difesa di Ravnica si riunirono per mettere a punto una strategia.

Dopo la morte di Rhonas e l'arrivo di alleati di altre gilde, Tamiyo combattè insieme a Narset al fianco di Vorel e delle sue forze Simic.

Tamiyo fu tra i pochi planeswalker che decisero di rimanere sul piano dopo che Chandra Nalaar disattivò il Sole Immortale e aiutò i Guardiani nel loro scontro con Bolas. Dopo la fine della guerra, fu una dei planeswalker sopravvissuti alla battaglia.

ReferenzeModifica

Rappresentata inModifica

Testi di coloreModifica

Carte associateModifica

GalleriaModifica

CuriositàModifica

  • Ogni volta che Tamiyo usa la magia di una delle sue pergamene, chiede silenziosamente perdono poichè le considera sacre e, utilizzarle come semplici strumenti le sembra sempre un po' blasfemo.
  • A differenza di Ugin, Tamiyo crede che i piani del multiverso siano infiniti.

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