FANDOM


Personaggio
Sigarda1
Nome Sigarda
Originario di Innistrad
Lifetime Data sconosciuta
Razza Angelo
Titolo
  • Schiera degli Aironi
  • Grazia dell'Airone
Stato Viva


Sigarda è l'arcangelo a capo del volo di angeli della Schiera degli Aironi.

Uno sguardo vuoto e spietatoModifica

Sigarda notò che stava arrivando una tempesta e pensò che fosse insolito nella stagione dominata dalla luna della caccia e provò una sensazione di disagio. Si trovava a Kessig, in cima a una torre abbandonata da tempo, costruita secoli prima dagli umani quando erano ancora ambiziosi. Sigarda valutò che i mortali avevano ritrovato l'ambizione, un anno dopo il ritorno di Avacyn la pace e la serenità erano tornate, una nuova era era iniziata e gli umani si erano di nuovo diffusi su tutte le terre del piano e avevano costruito case, fattorie e città. Tuttavia nelle ultime settimane erano stati riportati resoconti preoccupanti: rivolte, scomparse e massacri; un'ombra incombeva sul mondo e Sigarda voleva scoprirne il motivo. Percepì Bruna e Gisela che si avvicinavano e atterrarono nel suo santuario. Notò che entrambe erano pronte per combattere, la sua mente andò alla loro quarta sorella, morta un migliaio di anni prima ed ebbe un brivido. Rimanendo nell'ombra le altre due la salutarono e poi la rimproverarono per non essere andata da loro quando era stata convocata; Sigarda non aveva considerato il messaggio di Gisela una chiamata, era stata impegnata ad aiutare la ricostruzione della comunità del Kessig interno. Rispose che aveva avuto altri impegni e chiese come potesse essere di aiuto, pensando che forse c'era stato un attacco contro gli angeli e ciò avrebbe spiegato la tensione che percepiva nelle sue sorelle. Gisela rispose che non era più importante e Bruna aggiunse che ora erano lì. Sigarda non potè fare a meno di pensare che le due si stessero preparando per attaccarla, poi arrivò Avacyn.

Sigarda non l'aveva percepita, ma in fondo non era mai stata in grado di farlo. L'arcangelo era la loro guida, ma non era una di loro, lo aveva dimostrato molto tempo prima. Ma non poteva negare il suo potere, né la sua capacità di combattere gli orrori di Innistrad e di essere un'ispirazione per gli umani nella loro lotta. Pensò che se avesse combattuto contro le sue sorelle non avrebbe ceduto facilmente, ma contro Avacyn non avrebbe avuto nessuna possibilità di sopravvivenza. Avacyn le disse che presto la grande opera sarebbe iniziata e Sigarda notò che c'erano delle stranezze in lei, tra cui la sua lancia, e si chiese quale tipo di potere stesse incanalando attraverso quell'arma. Da tempo lei, Gisela e Bruna avevano un rapporto complicato con Avacyn: non erano vere sorelle, non nel significato che quella parola aveva per gli umani, ma provenivano dalla stessa essenza e avevano combattuto insieme gli orrori del mondo per molto tempo. A quel tempo tra loro c'era anche una quarta sorella, la più anziana e potente tra gli angeli. Ricordò che all'inizio non sapevano come comportarsi con Avacyn, l'arcangelo era una di loro e allo stesso tempo non lo era: fredda, difficile da comprendere, riservata, non aveva legami con loro; ma il suo potere era inarrestabile, era sempre sicura di ogni sua azione o di ogni piano che escogitava. Gli umani non erano le uniche creature ad aver bisogno di una divinità in cui credere. La sua mente andò alla sua quarta sorella che spesso compiva azioni non convezionali e aveva alleati indesiderati: vampiri, streghe e adirittura demoni e diavoli; ricordò che era solita dire che se volevano sconfiggerli, dovevano conoscerli. Gli altri angeli non si fidavano di lei e la disprezzavano, anche Sigarda, Bruna e Gisela provavano quelle sensazioni a volte; ma le quattro avevano un legame profondo e nonostante la quarta percorresse un cammino molto diverso, rimaneva comunque loro sorella. Un giorno però strinse un'alleanza con un signore dei demoni, un'azione che venne condannata da tutte e Avacyn la dichiarò eretica, complice degli stessi mostri che tutti gli angeli aveveno giurato di scongiggere. Sigarda e le altre due si erano dichiarate d'accordo con lei, ma non si erano unite alla sua crociata contro la sorella oscura, l'arcangelo non aveva avuto bisogno del loro aiuto. Così, mille anni prima, la patrona di Innistrad aveva sconfitto facilmente la sorella e il suo intero stormo e il suo nome divenne proibito.

Tornata al presente, Sigarda chiese a Avacyn di illuminarla sulle sue intenzioni e l'altra disse che la verità era sempre stata davanti ai loro occhi, ma erano state cieche. Spiegò che da sempre combattevano contro i mostri, le streghe e i necromanti del loro mondo perchè essi distruggevano, saccheggiavano e consumavano; commettevano atti di violenza contro la terra con il solo obbiettivo di creare il caos. Per queste colpe si erano impegnate a punire e a uccidere, ma i crimini degli umani erano identici e quindi non avrebbero mai ottenuto una pace duratura. Sigarda era confusa e quando capì, provò disprezzo. Avacyn vide la sua espressione, rise senza allegria e disse che lei conosceva già la risposta e la verità. Sigarda non rispose, sapeva da tempo che gli umani erano in grado di compiere azioni terribili, azioni di malvagità premeditata e di trascuratezza involontaria. Era vero che gli umani mentivano, imbrogliavano e uccidevano, ma erano anche in grado di compiere grandi azioni: amavano e costruivano, si sacrificavano e servivano, avevano la libertà di compiere azioni buone o malvagie, creare ordine o scatenare il caos, e quella libertà era ciò che rendeva le loro buone azioni preziose, come un diamante splendente nella notte più oscura. Indipendentemente dal fatto che le argomentazioni di Avacyn fossero persuasive o interessanti, tradire gli umani non sarebbe stata un'azione degna degli angeli. Davanti al silenzio di Sigarda, Avacyn disse che quelle erano dure verità da accettare; Bruna e Gisela avevano avuto bisogno di tempo per comprendere, ma alla fine avevano visto la luce. Concluse che sarebbero tornate presto e che avrebbero avuto bisogno del suo aiuto: gli impuri dovevano essere purificati e puniti, il loro compito era portare la vera luce per quelli come loro e per gli altri che erano in grado di portare e mantenere la pace. Avacyn le chiese di immaginare un mondo senza violenze, privo di guerre e oscurità e quando finì di parlare puntò la sua lancia verso il tetto di pietra del rifugio; un'ondata di potere eruppe dalla punta, il tetto svanì e sul terreno sottostante si posò solo un sottile strato di polvere che ricoprì gli angeli di fuliggine. Avacyn ripetè "presto", poi volò via seguita da Bruna e Gisela.

Rimasta sola, Sigarda rimase nella sua dimora devastata e dai suoi occhi scesero delle lacrime. Ripensò alla sua deceduta oscura sorella, e si chiese perchè non avesse lottato per lei, perchè non avesse nemmeno cercato di combattere. Pensò agli angeli e al combattimento, chiedendosi se qualcuno di loro fosse già passato al fianco di Avacyn e valutò gli umani che avrebbero potuto aiutarla a contrastarla. Sarebbero stati in pochi, ma Sigarda sapeva che non sarebbe stato importante se nessuno si fosse unito alla sua causa: la tempesta era arrivata e questa volta avrebbe combattuto.

Lo scontro con BriselaModifica

Mentre la battaglia infuriava a Thraben, Brisela stava per dare il colpo di grazia a Thalia, ma prima che questa potesse sollevare una mano per difendersi, qualcosa di splendente si mise tra lei e quell’essere. Brisela riconobbe Sigarda e la salutò definendola "sorella", ma con una voce pura e chiara, Sigarda rispose che ormai non erano più le sue sorelle e Thalia vide una figura nel centro della luce, un angelo che brandiva una falce la cui testa aveva la forma di un airone: Sigarda, che non si era mai scagliata contro l’umanità neanche al culmine della follia di Avacyn. Anche in quel momento, si oppose alle sue sorelle.

Brisela le disse che avrebbe dovuto rispondere alla loro chiamata e Sigarda iniziò a prendere tempo per permettere a Thalia di recuperare le forze. Se fosse riuscita a tenere occupate le sue sorelle per ancora un po’ di tempo, Thalia sarebbe stata di nuovo pronta a combattere. Sollevò la falce, che venne illuminata da un fascio di luce della luna e sembrò brillare; fece percorrere alla falce un ampio e letale arco verso le braccia e il petto delle sue sorelle. Una di quelle enormi e stranamente biforcate braccia sbilanciò Sigarda, che rimase avvinghiata da quattro braccia più piccole. Lunghi tentacoli di carne si contorsero e si avvolsero intorno a lei, bloccandola. Brisela iniziò ad assorbire Sigarda, ma Thalia, aiutata da Traft, riuscì a trafiggerla, permettendo a Sigarda di riguadagnare energia e lottare contro le sue sorelle che la trattenevano. Grazie ai danni inflitti da Thalia, Sigarda si liberò definitivamente dalla stretta, rigata di sangue e icore, come emersa da una ripugnante nascita, e si schiantò al suolo nella piazza sottostante. Si rialzò e vide Thalia precipitare a bordo della sua lancia e quando toccò terra, svenne per qualche secondo, così lei la trattenne e l'aiutò a rialzarsi, poi le sorrise. Thalia restituì il sorriso a Sigarda. Subito dopo il viso dell'arcangelo tornò nuovamente austero e poi scosse la testa: la battaglia non era ancora terminata.

Successivamente, la battaglia fu vinta dalla resistenza dopo che Emrakul venne imprigionata sulla luna d'argento.

Dopo la folliaModifica

Un anno dopo la fine della follia di Avacyn, molti abitanti di Thraben iniziarono a venerare Sigarda come nuovo simbolo religioso perchè era stato l'unico arcangelo a non rivoltarsi contro gli uomini, ma aveva continuato a proteggerli.

ReferenzeModifica

Rappresentato inModifica

Testi di coloreModifica

I contenuti della comunità sono disponibili sotto la licenza CC-BY-SA a meno che non sia diversamente specificato.