Scorpione Divino (Scorpion God) era uno dei tre dei dimenticati di Amonkhet. In origine una delle otto divinità del piano, venne corrotto da Nicol Bolas.

Contro Nicol Bolas[modifica | modifica sorgente]

Insieme alle altre divinità, quando ancora era noto col suo vero nome, lo Scorpione Divino difese Naktamun da Nicol Bolas. Quando il drago riuscì ad attraversare l'Hekma, la barriera che proteggeva la città, Scorpione attaccò insieme agli altri dei ma il drago diventò immateriale nessun colpo delle loro armi riuscì ad andare a segno: il potere dell’intruso era almeno pari al loro. Bolas atterrò sulla cima della torre più alta, chiuse gli occhi e iniziò a preparare una magia. Le divinità percepirono un’ondata di mana turbinare intorno al drago e cercarono di difendersi disperatamente con la loro magia. Furono però troppo lente e quando il loro nemico riaprì gli occhi ogni mortale sufficientemente cresciuto da camminare si dissipò in aria. Una brillante luce bianca avvolse Naktamun e le divinità caddero in ginocchio dal tormento per le innumerevoli anime che erano appena svanite. La luce si interruppe e cadde il silenzio, interrotto solo dai lontani pianti di migliaia di bambini orfani. Le divinità gridarono orripilante: le preghiere dei bambini non avevano forma nelle loro menti, sconfinate suppliche le investirono, ondate di paura e confusione senza parole concrete, visioni parziali di madri e padri che venivano ridotti in polvere. L’improvvisa perdita di vite rese inermi tutte le divinità tranne Hazoret e Oketra. Diversamente dalle sue sorelle, lo Scorpione si ritrovò paralizzato, come se avesse perso le membra.

Dopo la vittoria Bolas prese Scorpione Divino e altre due divinità per sé e le ripose lontano, corrompendole per i suoi scopi futuri e facendo in modo che nessuno si ricordasse della loro esistenza.

Il ritorno dei tre dei[modifica | modifica sorgente]

Dopo che l'acqua del Luxa venne trasformata in sangue dalla magia di Razaketh, esso filtrò all’interno delle fondamenta di pietra della Necropoli, tre enormi sarcofagi si aprirono e i tre dei dimenticati si risvegliarono dal loro sonno durante l'era della gloria. Rhonas chiese allo Scorpione perchè si fossero destati in quell'era. L'altro non rispose, ma un basso rumore simile a un cinguettio iniziò a crescere di volume. Rispondendo alla sua dimostrazione di aggressività, Rhonas diresse il bastone verso lo Scorpione Divino e disse che sia che fosse un araldo del ritorno del Dio Faraone o un intruso che cospirava contro le Ere, gli avrebbe impedito di avanzare. I due si affrontarono. Lo Scorpione venne respinto da una magia che lo colpì nel petto e lo fece atterrare con uno schianto appena oltre i Cancelli dell'Aldilà. Si alzò e attraversò nuovamente i Cancelli avvicinandosi a Rhonas, ma venne ferito da una magia velenosa e cadde in ginocchio. Convinto di averlo sconfitto, Rhonas si voltò, ma proprio in quel momento lo Scorpione Divino lo afferrò da dietro e lo colpì con il pungiglione sulla coda, perforandogli il cranio e uccidendolo. Nonostante la morte del dio della forza, il bastone di Rhonas si trasformò in un mostruoso serpente vivente che attaccò lo Scorpione Divino, anche se questi riuscì a spezzarlo in due e lo gettò a terra, ritornando il bastone che era.

Nel frattempo Locusta Divina inviò uno sciame di locuste che divorò l’Hekma. Scorpione avanzò con gli altri due e insieme oltrepassarono la soglia dei Cancelli, entrando nella città di Naktamun.

L'Era della Promessa[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta dell'Hekma, lo Scorpione Divino andò in cerca delle altre quattro divinità che si erano divise. Trovò Kefnet e Oketra. La dea incoccò la sua freccia e gli disse di tornare da dove era venuto. Lui roteò la testa e osservò entrambi. I tre dei rimasero immobili studiandosi a vicenda, poi iniziarono la battaglia. Kefnet planò su di lui, avvicinandosi e allontanandosi mentre lanciava una magia dopo l’altra, mascherando i suoi attacchi con una serie di illusioni di imponenti uccelli e draghi ognuno con l’obiettivo di attirare la sua attenzione per poterlo attaccare quando meno se lo sarebbe aspettato. Lo Scorpione non si fece ingannare e non fece nessun passo falso nei suoi attacchi. Oketra scagliò una serie di frecce, ma lui utilizzò il suo spesso carapace per intercettare ogni proiettile. Kefnet fu costretto a sollevarsi per evitare gli attacchi e lo Scorpione spostò immediatamente la sua attenzione su Oketra, avvicinandosi a lei. Oketra fu costretta a tirarsi indietro, mentre Kefnet fu obbligato a riavvicinarsi per distrarlo dalla sorella. Lo Scorpione Divino era efficiente e letale, ma Oketra e Kefnet si muovevano in armonia tra loro, con raffiche di attacchi e contrattacchi al momento giusto per scoprire un fianco dello Scorpione o individuare un punto debole nella sua armatura. Lo scontro proseguì: lo Scorpione tentò molti colpi, ma nessuno andò a segno, quindi cambiò rapidamente direzione e sembrò riuscire a colpire un'ala di Kefnet che iniziò a muoversi in modo irregolare; scattò per ucciderlo, ma in realtà il dio della conoscenza aveva solo finto di essere stato ferito per permettere a Oketra di colpirlo con una freccia di luce bianca che gli esplose sulla testa.

Lo Scorpione cadde a terra e si sbriciolò, abbandonato da qualsiasi forza lo stesse animando, ma i pezzi si sollevarono da terra e, in pochi istanti, ridiedero forma alla divinità che era appena stata uccisa. Lo Scorpione si rialzò, intatto, e riuscì a colpire col pungiglione prima Kefnet sulla fronte e dopo Oketra alla gola, uccidendoli entrambi. Lo Scorpione alzò lo sguardo verso il cielo alla ricerca di qualcosa, poi proseguì lungo le strade di Naktamun ignorando i mortali dietro di sé.

Sopravviviamo[modifica | modifica sorgente]

Lo Scorpione Divino si mise alla ricerca di Hazoret e, quando la raggiunse, l'attaccò. La dea evitò il colpo e riuscì a chiuderlo in una trappola di fuoco, ma quando le fiamme si spensero, la divinità corrotta era ancora viva. Lo Scorpione attaccò nuovamente e Hazoret usò il suo braccio ferito per proteggersi dalla sua coda e per via del veleno fu scostretta ad amputare l'arto. Lo Scorpione si avvicinò nuovamente per ucciderla, ma venne attaccato da Samut che gli si lanciò sopra e con le sue spade riuscì a perforargli il carapace, reso più morbido dal calore della magia di Hazoret. Lui ruggì, cercò di colpirla e riuscì a scagliarla lontano. Venne però attaccato dal resto del gruppo della guerriera, che gli lanciarono contro proiettili di fuoco e raffiche di fulmini. I mortali riuscirono a far cadere lo Scorpione Divino verso gli obelischi, che formavano con le loro appuntite estremità un campo di pugnali per l’enorme divinità. Samut notò che la traiettoria di caduta e gli obelischi non erano allineati e così scattò in avanti e balzò, spinta da una forza magica, per colpire la divinità corrotta con un impulso sufficiente da deviare la traiettoria, mandandola su un obelisco che le perforò il petto. Bloccato, lo Scorpione si dimenò debolmente. Hazoret si avvicinò a lui e disse che aveva ucciso i suoi fratelli e sua sorella, ma sapeva che non era stato né un suo desiderio né un suo scopo. Ora poteva riposare, le sue fiamme l'avrebbero liberato da quella forma e dalle sue oscure catene. La dea colpì lo Scorpione con la sua lancia bruciandolo dall'interno e riducendolo in cenere. Non potendosi più rigenerare, lo Scorpione Divino morì.

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