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Personaggio
Oketra
Nome Oketra
Originario di Amonkhet
Lifetime Data sconosciuta
Razza Dio Zombie
Titolo
  • Dea della Fratellanza
  • La Leale
  • Dea Eterna
Stato Deceduta


Oketra era la dea della fratellanza, una delle otto divinità di Amonkhet. Dopo la sua morte venne trasformata per ordine di Nicol Bolas in una degli Eterni e usata come arma durante la Guerra della Scintilla.

Contro Nicol BolasModifica

Insieme alle altre divinità, Oketra vide il drago volteggiare all’esterno della protezione dell’Hekma. Salì nelle posizioni più alte e si preparò alla battaglia: le divinità erano determinate a non fallire, nessun mostro avrebbe potuto sconfiggere tutti e otto gli dei di Amonkhet; non quando Naktamun era tutto ciò che rimaneva. Sollevò il suo arco e scagliò una freccia, che attraversò la barriera senza difficoltà e colpì al fianco il drago che però si mise a ridere per poi scendere verso la scintillante cupola dell’Hekma e valutarne la resistenza con un artiglio. Un’altra freccia venne lanciata, ma si divise e si dissolse in aria prima di colpire il drago. Le divinità rimasero sbalordite: Il drago possedeva un potere tale da sfidare le leggi della natura. Hazoret sollevò la sua lancia e invitò le divinità ad attaccare. In risposta il drago fece un movimento con il capo e frantumò la mente di Kefnet, che cadde a picco a terra, accasciandosi immobile. Il drago sorrise, stese un artiglio e un fascio di luce attraversò la barriera. Le divinità impugnarono le loro armi e ringhiarono in segno di sfida: nessuna bestia poteva ferire un essere immortale senza subire la loro vendetta. L’Hekma vacillò e il foro si allargò a sufficienza per permettere al drago di passare. Oketra attaccò insieme agli altri dei ma il drago diventò immateriale. Le divinità di Amonkhet ruggirono e imprecarono, ma nessun colpo delle loro armi riuscì ad andare a segno: il potere dell’intruso era almeno pari al loro. Il drago atterrò sulla cima della torre più alta, chiuse gli occhi e iniziò a preparare una magia. Oketra e le altre divinità percepirono un’ondata di mana turbinare intorno al drago e cercarono di difendersi disperatamente con la loro magia. Furono però troppo lente e quando il loro nemico riaprì gli occhi ogni mortale sufficientemente cresciuto da camminare si dissipò in aria. Una brillante luce bianca avvolse Naktamun e le sette divinità caddero in ginocchio dal tormento per le innumerevoli anime che erano appena svanite. La luce si interruppe e cadde il silenzio, interrotto solo dai lontani pianti di migliaia di bambini orfani. Le divinità gridarono orripilate: le preghiere dei bambini non avevano forma nelle loro menti, sconfinate suppliche le investirono, ondate di paura e confusione senza parole concrete, visioni parziali di madri e padri che venivano ridotti in polvere. L’improvvisa perdita di vite rese inermi tutte le divinità tranne Oketra e Hazoret.

Le due fuggirono, mentre il grande drago si impossessava dei loro compagni. Oketra corse al fianco della sorella, verso il loro più sacro mausoleo ed entrarono nella tomba benedetta. Oketra sigillò la porta dietro di loro, richiudendo il portale di pietra con una luce dorata, mentre Hazoret iniziò a raccogliere delicatamente più bambini possibile. Aiutò la sorella radunando i bambini e rassicurandoli con la sua presenza. La risata del drago risuonò improvvisamente in tutto il mausoleo e lentamente il sigillo magico venne sciolto. Le due divinità posizionarono i bambini in una piccola nicchia all’interno della camera e rimasero fianco a fianco all’ingresso del sacro mausoleo. Il drago si fece strada attraverso la porta del mausoleo. Oketra e Hazoret si lanciarono all’assalto ma, con un movimento di un artiglio, il loro nemico scagliò un’ondata di magia e le menti delle due divinità divennero completamente vuote. Insieme alla sorella, Oketra cadde a terra sconfitta.

Dopo la vittoria il drago prese tre divinità per sé e le ripose lontano, poi corruppe e manipolò le leyline che attraversavano le rimanenti divinità, tra cui Oketra, costringendole a dimenticare le loro origini, legando la loro esistenza a lui e obbligandole a cancellare ogni altro ricordo.

La LealeModifica

Oketra, dal volto di gatto, incarna gli ideali di stabilità, ordine e protezione. Per lei, unità di intenti e azione coordinata sono principi essenziali. La sua ordalia è la prima a cui si sottopongono gli iniziati, che si trovano costretti ad affidarsi agli altri membri del loro gruppo per prevalere o fallire insieme.

FiduciaModifica

A Naktamun, Oketra era circondata dagli abitanti che la guardavano con adorazione e devozione. Osservò Gideon dopo che lui e i suoi amici vennero portati davanti a lei da Temmet; lo chiamò "Kytheon Iora" e disse che lui era uno dei suoi, poi guardò gli altri e aggiunse che il loro destino non era ancora stato deciso. Dopo la sua enigmatica approvazione alla loro presenza in città, la divinità andò via.

Successivamente, mentre si trovava all’esterno del suo tempio, proprio nel momento in cui il sole più grande scompariva sotto l’orizzonte, Oketra vide Gideon nuovamente.

Segni premonitoriModifica

Mentre guidava Gideon verso la sua seconda ordalia, Oketra vide Nissa e Chandra in un vicolo vicino a dei sarcofagi. La dea parlò mentalmente all'elfa e chiese se lei avesse parlato con la terra. L'altra rispose che il suo mondo stava morendo ed era terrorizzato. Oketra non rispose alle sua parole, ma ad alta voce disse alle due che era vietato avvicinarsi ai sarcofagi e chiese loro di allontanarsi. Gideon intervenne e disse che avrebbero creato meno problemi se non avessero infranto le loro regole. Oketra li ringraziò per la loro comprensione. Nissa le chiese mentalmente cosa fosse successo alle tre divinità mancanti e Oketra rispose che non si ricordava ciò che esisteva prima. Si rivolse nuovamente a Gideon e disse che era ora della sua ordalia e se ne andò.

AudaciaModifica

Oketra accompagnò Gideon verso il gruppo delle Messe Tah che si stavano preparando per iniziare l'Ordalia dell'Ambizione e disse che se voleva affrontare le ordalie, quello sarebbe stato il suo inizio. Dopo che Djeru accolse lo ieromante, la dea si congedò.

La sentenzaModifica

Insieme alle altre divinità, Oketra assistette alla sfida finale dell'Ordalia dello Zelo nel Monumento dello Zelo. Quando il Conto delle Ere iniziò, l'ordalia si concluse e la dea andò via.

L'Era della GloriaModifica

Oketra si unì ai suoi fratelli e sorelle sull'argine del Luxa. L'era della rivelazione era giunta ed era trascorsa, ma nessuna risposta era stata fornita e il Dio Faraone non era ancora giunto. Hazoret disse alle altre divinità di guardare il Luxa la cui acqua era stata trasformata in sangue dalla magia del demone uscito dai Cancelli dell'Aldilà. Oketra vide il sangue filtrare all’interno delle fondamenta di pietra della Necropoli, tre enormi sarcofagi si aprirono e tre figure si risvegliarono dal loro riposo. Erano più alte delle divinità e i loro corpi umanoidi terminavano con teste mostruose dalla forma di insetti: uno scorpione, una locusta e uno scarabeo. Ascoltò Rhonas chiedere allo Scorpione Divino perchè si fossero destati durante l'era della gloria, l'altro non rispose ed egli decise che non l'avrebbe fatto passare. Oketra osservò i due mentre si affrontavano e vide lo Scorpione Divino uccidere Rhonas.

Oketra urlò per la morte di Rhonas, tuttavia prima che la sua vita si spegnesse completamente suo fratello urlò: "morte al Dio Faraone, intruso e distruttore!"; osservò il bastone di Rhonas trasformarsi in un mostruoso serpente vivente che attaccò lo Scorpione Divino. Le quattro divinità osservarono sbalordite e immobili, le grida di paura e di panico crebbero mentre i mortali fuggivano lontano dai Cancelli. Le urla dei mortali risvegliarono Oketra da quello stupore. La dea si voltò verso i suoi fratelli e sorelle, con le lacrime che le riempivano gli occhi e con la voce roca e colma di incertezza, priva della sua solita grazia; disse che le Ere erano fallite e che dovevano proteggere i mortali. Le sue parole risvegliarono gli altri, Hazoret si voltò verso di lei e confusa disse che Rhonas aveva detto una blasfemia sul Dio Faraone e Oketra annuì. Un ronzio crescente riportò l'attenzione di Oketra oltre i Cancelli: la Locusta Divina inviò uno sciame di locuste che divorò l’Hekma. Kefnet chiese cosa stesse facendo e Oketra rispose che l'era della promessa aveva avuto inizio. Vide lo Scorpione Divino alzarsi e gettare a terra in due parti il bastone di Rhonas, per poi incamminarsi verso di loro seguito dalle altre due divinità. Insieme oltrepassarono la soglia dei Cancelli ed entrarono nella città di Naktamun. Oketra si preparò a combattere.

L'Era della PromessaModifica

Separatasi dalle altre divinità, Oketra si riunì a Kefnet dopo la caduta dell'Hekma. Vennero raggiunte da Hapatra, Samut e Djeru. La maestra dei veleni disse alle due divinità che le avrebbero portate al sicuro: erano lì per proteggerli. Oketra la osservò e i suoi pallidi occhi brillarono dolcemente, le sorrise, scosse la testa e rispose che loro erano lì per proteggere lei e non il contrario. Con quelle parole di congedo la dea si voltò e sollevò il suo arco mentre Kefnet si alzò in volo: lo Scorpione Divino si trovava dinnanzi a loro. Suo fratello si voltò verso di lei e, vedendo la sua paura, Oketra gli disse di mettere da parte il suo terrore, di affrontare quella bestia e brandire le sue armi in quella battaglia. Kefnet sollevò la testa e con una flessione delle spalle si sollevò alto fino a trovarsi accanto allo Scorpione. Oketra incoccò la freccia e disse allo Scorpione di tornare da dove era venuto. L'altra divinità roteò la testa e osservò entrambi. I tre dei rimasero immobili studiadosi a vicenda, poi iniziarono la loro battaglia. Kefnet planò sullo Scorpione Divino, avvicinandosi e allontanandosi mentre lanciava una magia dopo l’altra, mascherando i suoi attacchi con una serie di illusioni di imponenti uccelli e draghi ognuno con l’obiettivo di attirare l’attenzione dello Scorpione per poterlo attaccare quando meno se lo sarebbe aspettato, evitando per un pelo il pungiglione. Oketra scagliò una serie di frecce, ma, in qualche modo, lo Scorpione Divino utilizzò il suo spesso carapace per intercettare ogni proiettile e la bianca energia di Oketra si dissipò contro i suoi scudi. Kefnet fu costretto a sollevarsi per evitare gli attacchi e lo Scorpione spostò immediatamente la sua attenzione su Oketra, avvicinandosi a lei con terrificante rapidità. Oketra fu costretta a tirarsi indietro furiosamente, con passi che scossero il terreno, mentre Kefnet fu obbligato a riavvicinarsi per distrarre il nemico dalla sorella. Lo Scorpione Divino era efficiente e letale, ma Oketra e Kefnet si muovevano in armonia tra loro, con raffiche di attacchi e contrattacchi al momento giusto per scoprire un fianco dello Scorpione o individuare un punto debole nella sua armatura. Lo scontro proseguì: Kefnet finse di essere stato colpito a un'ala e iniziò a muoversi in modo irregolare, lo Scorpione scattò per ucciderlo, ma il suo attacco venne arrestato dalla freccia di luce bianca di Oketra che esplose sulla testa della divinità.

Lo Scorpione cadde a terra e si sbriciolò, abbandonato da qualsiasi forza lo stesse animando. Oketra e Kefnet sorrisero, ma la loro vittoria fu breve: i pezzi dello Scorpione si sollevarono da terra e, in pochi istanti, ridiedero forma alla divinità che era appena stata uccisa. Lo Scorpione si rialzò, intatto, e riuscì a colpire Kefnet col pungiglione sulla fronte, uccidendolo. Oketra sibilò dalla furia per la morte del fratello, scagliò le proprie frecce senza però ottenere nessun risultato e poi confuse i mortali gridando loro di andare a mettersi in salvo nei mausolei. Subito dopo, Oketra balzò tra il basilisco e lo Scorpione divino. La dea salvò Hapatra, ma venne colpita alla gola dal pungiglione e morì.

La Guerra della ScintillaModifica

Dopo la sua morte, Oketra venne trasformata per ordine di Nicol Bolas in una degli Eterni. Durante la Guerra della Scintilla, la dea non morta attraversò il portale che la portò su Ravnica insieme a Rhonas, Kefnet e Bontu. I Quattro distrussero rapidamente Vitu-Ghazi, facendolo a pezzi.

Durante la fase finale della guerra, Oketra colpì il pegaso cavalcato da Gideon, facendolo precipitare. La dea era controllata direttamente da Liliana, che scelse di "sbagliare" colpendo il cavallo alato al posto di Gideon stesso.

Dopo che tradi Bolas, Liliana liberò Oketra e Bontu, che attaccarono Bolas di loro spontanea volontà. Bolas si preparò a combatterle, ma venne inaspettatamente pugnalato alle spalle da Niv-Mizzet con la lancia di Hazoret. Tuttavia, Oketra venne distrutta da Bolas prima di poter fare qualsiasi cosa contro di lui.

ReferenzeModifica

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