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Liliana Vess (Planeswalker)/Ombre su Innistrad è la storia di Liliana Vess durante il Blocco di Ombre su Innistrad.

Ospite indesideratoModifica

Tornata su Innistrad nel suo maniero a Stensia, Liliana stava leggendo in un grande sala illuminata, seduta sul suo trono e circondata da decine di zombie. Quando Jace arrivò accompagnato da uno dei suoi seritori non morti, lo salutò e il telepate disse che aveva dei vicini sgradevoli. Liliana rispose che c'era di peggio dei mannari, lui chiese se intendesse i vampiri e lei replicò con disprezzo che si riferiva agli angeli. Jace alzò gli occhi al cielo e disse che personalmente avrebbe gradito un'assistenza angelica mentre si trovava fuori di lì. Liliana disse che poteva scegliere i suoi alleati da solo, ma al suo posto non si sarebbe fidata degli angeli e lui rispose che il suo principio era di non fidarsi di nessuno e nulla gli aveva fatto cambiare idea. Liliana chiese perchè fosse venuto da lei e il telepate rispose che era lì per scusarsi di come si erano lasciati su Ravnica. Con un sorriso crudele Liliana disse che l'aveva abbandonata e chiese se si fosse pentito della scelta. Jace disse che lui e lo ieromante avevano svolto un ottimo lavoro, avevano salvato i'intero piano insieme all'aiuto di altre due planeswalkers e avevano prestato un giuramento per continuare a contrastare le minacce interplanari. Liliana disse che tutto ciò era molto eroico, ma lei non era interessata nè ai suoi amici, nè ai suoi giuramenti. Sospirò e disse che sapeva che non era andato da lei per arruorarla, per aiutarla o per scusarsi. Lei lo aveva tradito, aveva maledetto Garruk, aveva ancora il Velo di Catena, non era mai stata realmente sua amica e non aveva mai chiesto il suo aiuto. Chiese se qualcosa fosse cambiato e quando lui rispose di no, Liliana aggiunse che si trovava lì perchè aveva bisogno di lei e Jace rispose che stava cercando Sorin Markov. Liliana gli chiese se si rendesse conto di ciò che stava dicendo e se sapesse chi o cosa fosse colui che stava cercando. Jace rispose che era un vampiro, si faceva chiamare signore di Innistrad, era antico, inaffidabile e in quel momento o si trovava nei guai, oppure li stava causando. Liliana chiese perchè e il telepate spiegò che migliaia di anni prima tre planeswalkers avevano collaborato per intrappolare i divoratori di mondi noti come eldrazi su Zendikar e Sorin era uno di loro. Sapeva anche che lo aveva fatto per interesse personale: gli eldrazi sarebbero arrivati prima o poi anche su Innistrad e quindi aveva collaborato per imprigionarli su un altro mondo. Di quel trio, l'unico che aveva incontrato non voleva più parlargli mentre gli altri due erano dispersi e temeva che Nicol Bolas potesse avere qualche interesse nei loro confronti. Liliana disse che Sorin non lo avrebbe aiutato, se credeva che fosse egoista e crudele, Sorin considerava le loro vite mortali di scarso valore. Jace chiese se lei lo avesse conosciuto e la necromante rispose che una volta, poco dopo il suo arrivo su Innistrad, il vampiro l'aveva cercata, aveva messo alla prova le sue capacità in combattimento e aveva deciso che era troppo debole per rappresentare una minaccia, poi l'aveva informata che Innistrad apparteneva a lui e lei non avrebbe dovuto creare problemi, altrimenti l'avrebbe uccisa. Non aveva motivo per essere più amichevole con lui e per evitare di parlargli avrebbe potuto decidere semplicemente di ucciderlo. Gli chiese di non andare e Jace replicò che se fosse stato ingenuo avrebbe pensato che si stesse preoccupando per lui, ma lei disse che non sarebbe mai venuto senza qualcosa da offrirle e voleva capire di cosa si trattasse prima che fosse andato a immolarisi sulla spada del vampiro. Jace disse che avrebbe potuto accompagnarlo in modo da presentarli, ma Liliana rispose che aveva già i suoi problemi e le sue soluzioni, le strade erano più pericolose in quel momento e non aveva intenzione di andare da nessuna parte, nè di rischiare di farsi uccidere. Jace aveva sperato di ricevere il suo aiuto, ma in quel caso avrebbe proseguito verso la sua unica pista: il Maniero Markov. La necromante disse che la sua era una pessima idea e gli spiegò che Sorin era considerato un reietto tra la sua gente e se fosse andato lì e avesse chiesto di lui, lo avrebbero ucciso o peggio. Jace replicò che se non l'avesse aiutato sarebbe andato comunque al Maniero e l'espressione di Liliana si indurì e gli zombie nella sala iniziarono a muoversi verso di lui. Jace chiese cosa stesse facendo e lei rispose che gli stava spiegando un concetto. Lui usò diverse magie, ma i non morti erano immuni a molte di esse, ce n'erano troppi e lo bloccarono. Il telepate disse che non aveva armi contro i morti, ma poteva affrontare una necromante e se quello fosse stato un vero combattimento, le avrebbe già annientato la mente. L'orda di zombie si arrestò, Liliana si alzò, andò verso di lui e rispose che senza il suo controllo gli zombie lo avrebbero fatto a pezzi, non sarebbe stata una grande consolazione per lei, ma neanche per lui. Jace chiese quale fosse quindi il concetto e Liliana spiegò che quel mondo era pericoloso, soprattutto per lui e non sarebbe stato in grado di sconfiggere un antico planeswalker di cui non poteva vedere la mente; si trovava in un vicolo cieco e gli consigliò di ritirarsi. Le mani dei morti lo lasciarono, Jace disse che era dispiaciuto per averla scocciata e che sarebbe andato al Maniero da solo. Liliana lo accusò di essere uno sciocco temerario, ma sarebbe potuto partire al mattino; i servitori gli avrebbero mostrato la sua camera. Gli augurò la buona notte e prima di andarsene gli disse che si sarebbe dovuto arrangiare. Jace rispose che lo sapeva e Liliana se ne andò e svanì nell'oscurità.

L'indignazione di LilianaModifica

Nel suo maniero, Liliana osservava la pioggia battere contro la finestra pensando che ogni cammino che percorreva verso la libertà sembrava solo portarla a ulteriori vicoli ciechi da cui fuggire. Grazie al Velo era riuscita a uccidere due dei quattro demoni, aveva ottenuto il dominio su eserciti di non morti che non si era mai sognata, aveva conquistato Thraben, ma ora non era più in grado di indossare il manufatto e provare quella sensazione soffice come la seta sulla sua pelle come un tempo. Detestava il suo tocco, ma ogni volta che aveva tentato di sbarazzarsene, il dolore era stato insostenibile e il suo utillizo anche peggiore. Sentì pronunciare il suo nome da una voce familiare e rispose che era impegnata, se era lì per tormentarla poteva andarsene. Quando finì di parlare la necromante sentì qualcosa pungerle le tempie, una sensazione come di dita che cercavano di spingere una porta. L'uomo corvo apparve al suo fianco e disse che non aveva detto nulla. Liliana notò che non aveva il solito aspetto divertito, ma sembrava preoccupato. L'uomo corvo le disse di fare qualcosa poichè non poteva tenerlo fuori per sempre dalla sua mente. La paura di Liliana si trasformò in furia quando capì che colui che la stava attaccando mentalmente era Jace. Poteva comprendere il motivo del suo rancore, ma non era mai capitato che lui la minacciasse. Ordinò ai suoi servitori zombie di attaccarlo, ma il telepate li aveva legati con dei fili di luce e nessuno di essi comparve. Liliana non aveva mai visto Jace sconfitto in una sfida in cui aveva avuto il tempo di prepararsi. L'uomo corvo le disse che sperava fosse terrorizzata da ciò che vedeva, perchè quel comportamento aggressivo non era tipico di Jace. Liliana sentì la sensazione che provava alle tempie diventare più forte e udì sussurri di voci, resistette all'impulso di sforzarsi di udirle per evitare di offrirgli una via di accesso alla sua mente e lanciò un proiettile di luce violacea che però colpì solo un'illusione. La necromante chiese spiegazioni per quel suo strano comportamento e lui rispose che era stato alla Relittopoli e aveva visto ciò che gli angeli stavano costruendo e l'accusò di aiutarli. Liliana replicò che sapeva che lei non avrebbe mai aiutato un angelo nemmeno per tutto l'oro di Orzhova e Jace replicò che l'avrebbe fatto per liberarsi del Velo di Catena. Liliana disse che alcuni giorni prima aveva bussato alla sua porta chiededo il suo aiuto, mentre ora si ripresentava per accusarla; gli chiese di uscire dall'ombra e parlarle chiaramente, di qualunque cosa si trattasse non era ciò che credeva. Jace rispose che non poteva avere alcun segreto con lui, aveva solo bisogno di tempo e non si sarebbe fidato di ciò che avrebbe detto dal momento che non aveva fatto altro che mentirgli: non gli aveva portato nulla se non dolore. L'uomo corvo, preoccupato, intimò Liliana a reagire, cercando di convincerla che per lei Jace non significava nulla. Liliana si accorse che Jace era riuscito a vedere l'uomo corvo e al contempo lo aveva individuato, lanciando contro di lui un proiettile di luce violacea. Jace si piegò in due dal dolore e le sue illusioni svanirono, ma continuò il suo attacco mentale. Liliana scatenò un'ondata d'energia, ma Jace non si fermò e riuscì quasi a fare breccia nella sua mente. Gli chiese di fermarsi, lui replicò che avrebbe dovuto ucciderlo e l'uomo corvo le disse che doveva eliminarlo. Liliana urlò che non voleva più ferirlo. Jace si fermò e notò preoccupato che lei stava sanguinando. Mettendo alcuni zombie tra loro, Liliana chiese spiegazioni.

Jace le raccontò le sue avventure fino alla Relittopoli; aveva visto l'altra luna di Innistrad, quella invisibile, e spiegò che gli angeli le volavano attorno mentre gli zombi stavano costruendo un'enorme struttura di pietra. Sapeva quanto lei fosse preoccupata per via del Velo, abbastanza da tentare qualcosa di folle per liberarsene; il suo era un manufatto pieno di fantasmi e anime. Voleva liberarsi degli spiriti ma tenere per se stessa il loro potere. Quelle strane pietre stavano dirigendo tutto il mana verso il centro della Relittopoli e gli angeli stavano impazzendo. Lui sapeva che lei odiava quelle creature e avrebbe potuto avere bisogno di molto mana per provare a liberarsi del Velo o alterarlo ed era per quello che aveva sospettato di lei. Concluse dicendole di non fare esperimenti con il Velo poichè non sapeva ciò che avrebbe potuto scatenare. Liliana chiese cosa gli fosse successo e Jace rispose enigmatico che nulla era successo e tutto era già così. Liliana pensò che doveva tenerlo con lei, lui era un potente telepate e se fosse impazzito l'avrebbe trascinata con sè. Disse che aveva bisogno di riposarsi, ma lui rispose che non aveva tempo e doveva andar via, lei cercò di trattenerlo, ma lui la ignorò e disse che voleva recarsi a Thraben in cerca di Avacyn. Liliana disse che non poteva andare dall'arcangelo e pretendere delle risposte, non ora che era impazzita: l'avrebbe sicuramente ucciso. Liliana era già stata lì, ma non l'avrebbe accompagnato; gli chiese nuovamente di restare, insieme avrebbero fatto delle ricerche e scoperto cosa stava succedendo. Jace replicò che l'avrebbe aiutato solo se fosse stato vantaggioso per lei. Con la mano destra che brillava di energia, Liliana rispose che in quel momento ciò che sarebbe stato più vantaggioso per lei era di ucciderlo e smetterla di preoccuparsi per lui. Jace le afferrò il polso, lo avvicinò al proprio petto e le disse di farlo. Liliana rispose che quando lui sarebbe morto, lei si sarebbe sentita triste per un po', ma poi le sarebbe passato perchè sapeva da sempre che sarebbe andata in quel modo, quindi non doveva contare troppo sulle sue buone intenzioni nei suoi confronti, perchè uno di quei giorni avrebbe potuto scoprire che non lo avrebbe più sostenuto. Jace la lasciò, fece un passo indietro e rispose che probabilmente sarebbe morto a Thraben. Qualcuno doveva scoprire ciò che stava succedendo. Si voltò e si allontanò, la necromante guardò dalla finestra e lo vide scivolare tra le ombre fuori dal suo maniero.

Rimasta sola, Liliana sentì la voce di Gared che la chiamava e, sorpresa, chiese da quanto tempo la stesse osservando. Lui rispose che era lì da un po' e lei disse che quindi il telepate avrebbe potuto leggergli la mente, ma l'altro replicò che come omuncolo non la possedeva, o almeno cosi affermava il suo padrone Dierk. Liliana seguì la creatura fino alle scale, poi tirò fuori il Velo di Catena dalla tasca, osservò verso la finestra e pensò a Jace non sapendo se avesse dovuto preoccuparsi per lui o temerlo, poi si incamminò verso l'alto, nell'oscurità.

L'ultima speranza di InnistradModifica

Liliana chiese a Dierk se fossero pronti e lui l'avvertì dei rischi; sarebbe stato doloroso. La necromante rispose che il dolore sarebbe stato temporaneo: se avesse funzionato avrebbe potuto usare il Velo in modo sicuro senza correre rischi. Iniziarono e un'esplosione di energia colpì il Velo che Liliana stava indossando, il dolore fu atroce, ma si rifiutò di interrompere. Cercò di trattenersi, ma alla fine urlò; poi i fusibili esplosero e tutte le luci nella torre si spensero: l'esperimento era fallito. Liliana rimosse il Velo, il sangue iniziò a colare dalle sue incisioni viola. Dierk disse che l'aveva avvertita sulle possibile conseguenze, la necromante lo osservò immaginando il mago come uno zombie che implorava il suo perdono, poi fece un cenno verso la porta e disse che poteva andare; lui raccolse i suoi oggetti e scese le scale insieme a Gared. Liliana sistemò il Velo al suo posto in una tasca nella gonna e pensò che neanche il più esperto sui geist di Olivia era stato in grado di domare. Guardò fuori dalla finestra, verso la tempesta, aborriva il dover contare su qualcun altro. Liliana si disse che non aveva bisogno di Jace, semplicemente le servivano persone che avessero bisogno di lei, per avere qualche corpo da mettere tra sè e i demoni; nonostante le sue convinzioni non potè fare a meno di pensare se solo il telepate fosse stato in debito con lei. Dal piano inferiore udì le urla di Dierk, dei ringhi e poi uno schianto, Liliana corse verso le scale e quando arrivò vide che la sua sala del trono era stata invasa dai mannari; notò che il loro aspetto era alterato e vide il corpo privo di vita del mago dei geist. I mostri si volsero verso di lei e Liliana lanciò un'ondata di magie letali usando solo il potere necessario per abbatterli uno alla volta e liberarsi una via verso l'uscita, chiamò Gared, rianimò Dierk e insieme a loro uscì dal maniero. Ore dopo, la tempesta si era ridotta, ma mentre camminava Liliana vide che ogni essere vivente era stato alterato: le campagne di Stensia erano diventate un contorto zoo. Arrivati alla Fortezza di Lurenbraum, Liliana fece cenno a Gared di bussare, ma prima lui chiese se conosceva davvero la padrona di casa e lei replicò che conoscere le persone che detengono il potere era importante per lei e valeva lo stesso per la vampira. L'omuncolo bussò alla porta e una sacerdotessa aprì, ma dal momento che la necromante era umana non voleva farla entrare. Liliana indicò il mago non morto e replicò che era lì per restituire qualcosa alla sua padrona e voleva parlare con lei, ma l'altra replicò che i mortali non erano benvenuti lì. Improvvisamente Olivia Voldaren apparve, congedò la sacerdotessa, li fece entrare e chiese alla necromante se era lì per festeggiare le novità. Liliana rispose che era lì per restituirle il suo mago dei geist e per chiederle informazioni su dove si trovava una sua conoscenza, poi chiese cosa stavano festeggiando. Fluttuando come sempre, Olivia la prese per un braccio tirandola verso l'interno della rocca, la necromante fece un movimento furtivo con una mano e il cadavere di Dierk crollò su una sedia e Gared rimase con lui. Ridendo Olivia le raccontò della morte di Avacyn affermando che Sorin aveva ritrovato il senno e aveva abbattuto la sua piccola, continuò che chiunque avesse aperto la Tomba Infernale non avesse solo liberato l'arcangelo e i demoni, ma anche qualcuno che sembrava decisamente adirata. Liliana non sapeva chi altro era uscito dalla Tomba Infernale e potesse essere così importante per Olivia, ma intuì che esisteva una connessione con i cambiamenti che aveva notato in tutto Innistrad, pensò che quello era il tipo di faccende in grado di ammaliare Jace. Le due entrarono in una sala dove un vampiro solitario dava loro le spalle mentre guardava fuori dalla finestra, improvvisamente Liliana sentì gli artigli di Olivia che le penetravano nel braccio, la vampira si spostò al suo orecchio e disse che sapevano che era stata lei a distruggere la Tomba Infernale e poi in tono allegro si rivolse a Sorin Markov che si voltò con odio.

Ignorando Olivia, Sorin disse a Liliana che aveva liberato la litomante e portato quella sventura su di loro. Liliana si liberò dalla presa di Olivia, si avvicinò a lui e replicò che aveva avuto delle faccende da sistemare e che non era colpa sua se lui aveva nascosto dentro la Tomba tutti i suoi misfatti. Sorin si avvicinò al volto di Liliana e disse che tutto ciò era colpa sua, la litomante era libera e ora dovevano affrontarla. Liliana replicò che avevano un'armata di vampiri a disposizione e poi con un sorriso chiese se quella era la loro sola difesa. In tono minaccioso Sorin disse che l'aveva già avvertita quando era arrivata lì ed era ancora una ragazzina: Innistrad era suo e se lei si fosse immischiata nelle sue faccende, sarebbe morta. Liliana replicò che Innistrad poteva anche essere il suo dominio, ma lei controllava la morte. Sorin ringhiò e per un solo istante i suoi occhi scattarono in direzione del collo della necromante. Olivia, che era rimasta ad ascoltarli in silenzio, emise una delicata risata, si mise tra loro e disse a Sorin che anche se non vedeva l'ora che loro due si uccidessero a vicenda, era giunto il momento di andare da Nahiri. Sguainò la spada, poi si rivolse a Liliana e le chiese se voleva unirsi a loro. Lei guardò fuori dalla finestra e vide ciò che stava osservando Sorin prima del suo arrivo: un ammasso di nubi che turbinavano sopra la costa di Nephalia, tentacoli di nebbia si stendevano in ogni direzione, alterando tutto ciò che si avvicinava; stava minacciando di dilaniare l'intero Innistrad. Liliana chiese se fosse stata la litomante a causare ciò e Sorin replicò che si trattava di un gesto meschino da parte di una maga con un'idea distorta della giustizia. Liliana commentò che quindi era il vampiro la causa di tutto ciò dal momento che era stato lui a fare un torto alla litomante. Olivia rispose al posto dell'altro e disse che si stavano preparando a farle un secondo torto. Liliana chiese a Sorin se non fosse almeno un po' preoccupato di ciò che la vendetta della sua nemica stava generando su Innistrad, si lasciò sfuggire il nome di Jace, poi si corresse e continuò che c'erano migliaia di persone su quel mondo. Sorin rispose che quel mondo era in rovina, Nahiri aveva fatto in modo che finisse così e il suo Jace sarebbe morto a Thraben con tutti gli altri. Olivia si intromise e aggiunse che ciò che il vampiro intendeva dire era che fermare Nahiri era il modo di porre fine al fastidio che aveva portato con sè; avevano una missione eroica da compiere. Sorin sguainò la spada, disse a Olivia di andare e poi uscì dalla sala senza pronunciare un'altra parola. Liliana seguì i due vampiri fuori dalla villa e chiamò Gared perchè andasse con lei, poi osservò l'esercito di vampiri scendere dalla collina e pensò che erano pronti per dare battaglia a Nahiri, ma non per combattere gli orrori che la litomante aveva scatenato su quel piano.

Rimasta sola con Gared, Liliana pensò che quel mondo era condannato dal momento che i suoi protettori lo avevano abbandonato e quindi era giunto per lei il momento di andarsene, salutò il suo maniero. In lontananza Thraben scintillava come una stella caduta e adagiata sull'orizzonte e Liliana disse addio anche a Jace, tuttavia, invece di viaggiare nella cieca eternità scese anche lei dalla collina e prosegui fino ad arrivare a un cimitero e rianimò i morti. Continuò il suo cammino e risvegliò altri zombie da altri due cimiteri. Mentre continuava il suo cammino in direzione di Thraben, si portò una mano al fianco, riusciva quasi a sentire gli spiriti del Velo che si prendevano gioco di lei oltre ai rumori del suo esercito di non morti che la seguiva. Liliana pensò che Sorin e Olivia non avrebbero fatto nulla per ciò che Nahiri aveva causato e l'unica persona su cui lei poteva fare affidamento per comprendere stava seguendo la propria curiosità direttamente verso una morte sicura: lei non aveva bisogno di lui, aveva solo bisogno di qualcuno che avesse bisogno di lei. Mentre rianimava altri non morti, Liliana notò che non mostravano segni delle alterazioni che stavano subendo gli altri esseri del piano, sorrise e disse a Gared: "sembra che io sia proprio l'ultima speranza di questo piano".

La battaglia di ThrabenModifica

Liliana osservò Thraben mentre la città stava iniziando a bruciare e i tentacoli che scendevano dal cielo dalla tempesta graffiavano il terreno sottostante; il cielo era colmo di angeli e il terreno sotto il titano era completamente invaso. Liliana disse a Gared che la fine del suo mondo si stava avvicinando, poi notò il fuoco e i lampi di luce e commentò che quelli dovevano essere gli amici di Jace: sembrava fossero diretti verso il centro della confusione. L'omuncolo non aveva potuto fare a meno di notare l'esercito che Liliana aveva sollevato, ma erano fermi lì, mentre gli altri erano laggiù. La necromante disse che aveva ragione e decise di entrare in azione.

Liliana guidò i suoi non morti in aiuto dei quattro planeswalkers proprio quando stavano per essere sopraffatti. Gli zombie attaccarono le creature mutate dilaniandole con forza. Entrambi gli schieramenti erano incuranti del dolore e delle perdite. I non morti arrivarono nel punto dove si trovavano Jace e i suoi amici e formarono un perimetro difensivo intorno a loro, per poi iniziare a respingere gli assalitori. Dopo che la loro zona fu sicura, Liliana apparve e disse a Jace che era giunta appena aveva potuto. Prima che il telepate potesse rispondere, Gideon, che era ancora in posizione da combattimento, chiese cosa ci facesse lei lì. La piromante si mise tra loro e gli rammentò che l'altra aveva appena salvato le loro vite. L'elfa priva di sensi si svegliò proprio in quel momento, vide il Velo e disse che quell'oggetto era un'abominio. Liliana sorrise e disse che avevano uno strano modo di ringraziare e Gideon abbassò le sue lame. Jace le disse che credeva che non l'avrebbe più rivista, ma che ora era lì. La necromante rispose che aveva salvato le loro vite, erano in debito con lei e ora dovevano andare su un piano più sicuro. Jace scosse la testa e disse che non potevano farlo, dovevano portare a termine il loro compito e con la sua protezione potevano farcela. Liliana replicò che restare era sciocco e dovevano andar via. L'elfa intervenne e disse che era la necromante a dover andare via e che non avrebbe combattuto al suo fianco. Gideon replicò alla sua amica che a Portale Marino aveva combattuto al fianco dei vampiri, pirati e molto peggio e che se potevano fidarsi, ogni alleato era benvenuto. Liliana approvò raggiante le sue parole, ma lui disse che non sapeva se poteva fidarsi di lei, l'istinto di Nissa raramente si sbagliava ed era d'accordo con l'elfa: il manufatto che portava era un problema. Continuò che lui non la conosceva, si voltò poi verso Jace e disse al suo amico che la scelta spettava a lui e chiese se si potessero fidare. Prima che il telepate potesse rispondere, Liliana rise sonoramente e disse che la sua era una domanda ridicola e lo sapeva; doveva solo guardarsi intorno: le bastava schioccare le dita per sopraffarli, in quel momento si stavano già fidando di lei, ma se non volevano andarsene non poteva obbligarli. Chiese quale fosse il loro piano e quando nessuno dei quattro rispose, la necromante commentò con un sorriso che era sicura che tutto sarebbe andato a finire per il meglio.

La fine promessaModifica

Il potere del VeloModifica

Durante la tregua offerta dai suoi zombie, Liliana osservò i Guardiani: la rabbia scarsamente moderata di Gideon, il disagio di Nissa, l'impazienza di Chandra e la dolorosa indecisione di Jace. Pensò che il telepate si trovava nella sua posizione preferita, nel mezzo, a causa di arbitrarie limitazioni che aveva creato lui stesso. Si disse che non sarebbe mai cambiato, chiedendosi se la sensazione che provasse a quel pensiero fosse di divertimento o di disprezzo; a volte erano entrambe presenti. Liliana vide Tamiyo, la lunantropa di cui Jace aveva parlato, atterrare accanto al mago mentale e comprese che i due stavano comunicando telepaticamente. Avrebbe voluto parlare da sola con Jace per determinare quale fosse il piano completo, i suoi zombie avevano offerto un attimo di tregua, ma loro dovevano andarsene da Thraben e da Emrakul. Pensando al nome del titano, lo sguardo di Liliana venne attirato verso la figura torreggiante e si chiese perchè rimanesse ferma. Improvvisamente ci fu un cambiamento nell'aria, come un giorno di primavera prima di una tempesta ed Emrakul si aprì: le sue nubi fiorirono, i suoi lunghi e colorati tentacoli si allungarono e si moltiplicarono, da centinaia a migliaia, a decine di migliaia. Una sfera invisibile di potere si diffuse da Emrakul inondando ogni planeswalkers. Liliana sentì nella sua mente il richiamo del titano, scosse la testa con vigore cercando di liberare la mente; aveva vissuto troppo a lungo e superato troppi ostacoli per soccombere in quel momento. Sentì la voce dell'uomo corvo nella sua mente dire che dovevano andarsene da quel piano e che rimanere era follia. Liliana notò che era in grado di provare paura e si crogiolò nel piacere di quella scoperta. Ci fu un'altra esplosione di energia e Liliana fu costretta a inginocchiarsi, urlando dalla rabbia, mentre i suoi zombie mormoravano un sola parola: "Emrakul". Quei non morti erano suoi e senza un pensiero conscio, evocò ancora più in profondità il potere del Velo e cercò di respingere il potente effetto di Emrakul. Dopo un po' sentì gli zombie tornare sotto il suo controllo. Ogni volta in cui aveva utilizzato il Velo, era stato una fonte di tormento e rottura, ma ora in qualche modo il suo furore riuscì a proteggerla dalle ferite del manufatto. Forse era quella la chiave per sbloccare il Velo: non l'aveva mai desiderato così ardentemente. Gli spiriti all'interno del manufatto continuarono a sussurrarle di fuggire e l'uomo corvo aggiunse che credeva che lei volesse conquistare la morte e disse che l'entità che stava affrontando era più antica del tempo stesso e più potente di lei: non sarebbe riuscita a vincere nemmeno con cento Veli. Liliana diede un'occhiata agli altri planeswalkers: Chandra, Tamiyo e Gideon erano a terra svenuti, Nissa era salda nella sua posizione, ma urlava parole incomprensibili mentre Jace era l'unico in piedi e sembrava cosciente, ma non dava segni di accorgersi di lei. Vide uno scintillio blu intorno al telepate, un'area scura che si estendeva verso tutti i cinque planeswalkers, tutti tranne lei, e si chiese se fosse quello a tenerli in vita. Non aveva bisogno del suo aiuto, possedeva un notevole potere, abbinato alla saggezza e all'implacabilità di duecento anni di vita; sapeva che nessuno di loro l'avrebbe protetta dall'assalto mentale di Emrakul, sarebbe stata annientata se non fosse stato per il Velo. Un potere che ora era nelle sue mani, con sua grande soddisfazione, rise e valutò che era nella situazione più vicina alla quasi onnipotenza del suo sè precedente. Spense bruscamente le voci del Velo e dell'uomo corvo, poteva sentire la loro furia e la loro impotenza, mentre imprecavano contro di lei. Tutto ciò che contava era la sua volontà, i suoi desideri e nulla poteva mettersi sulla sua strada. Rafforzò il contatto con il Velo, raccogliendo più potere di quanto avesse osato fino a quel giorno; investita del potere del manufatto non percepì più l'assalto mentale di Emrakul. La necromante rivolse tutta la sua attenzione al titano, nessuno credeva che lei fosse in grado di sconfiggere quell'essere ed era venuto il momento di vedere se avevano ragione.

Scontro con EmrakulModifica

Tutto quel potere era una rivelazione, tutto ciò che aveva richiesto era stata la sua volontà. Sorrise valutando che Emrakul era un essere vivente e che quindi se fosse morta, sarebbe appartenuta a lei. Liliana iniziò il suo attacco e scagliò un flusso scintillante di energia necromantica dopo l'altro respingendo Emrakul con forza. La voce dell'uomo corvo si fece strada attraverso il suo piacere e disse che non sapeva quello che stava facendo: nessuno poteva trattenere quel potere a lungo. Liliana replicò con disprezzo e disse che quello sarebbe stato il giorno in cui avrebbe distrutto un titano eldrazi perchè lei osava farlo. Si augurò che i Guardiani si svegliassero per essere testimoni della sua vittoria e mostrare loro quale fosse il vero potere; scagliò altre ondate contro Emrakul, aumentando il potere. Liliana non aveva mai maneggiato così tanta energia prima di quel momento, il suo potere non la tradì, ma il suo corpo si: esitò per un istante, respirò profondamente e in quel momento Emrakul risorse, con tentacoli e parti del corpo che ricrescevano più velocemente di quanto lei ritenesse possibile; vari tentacoli cercarono di colpirla, solo per avvizzire e seccarsi al tocco della sua magia, ma vennero seguiti rapidamente da altri e, mentre prima Liliana era riuscita a respingere il titano, ora riuscì solo a mantenere la sua posizione. L'uomo corvo disse che lei era mortale e aveva dei limiti, mentre l'altra entità era immortale. Le disse di guardare l'erba e la polvere intorno a lei dal momento che quel luogo sarebbe diventato il suo cimitero. Continuando a scagliare ondate, Liliana rispose con rabbia che non sarebbe stato quello il giorno della sua morte. L'uomo corrvo replicò senza disprezzo, odio o paura che se fosse stata fortunata, la morte sarebbe stata la migliore via di uscita: li aveva condannati entrambi. Sentendo la rassegnazione nella voce dell'altro, per la prima volta dopo aver salvato i Guardiani, Liliana ebbe paura. La necromante fece tutto il possibile per rimanere in vita: aveva pensato di aver scoperto il segreto del vero utilizzo del Velo, ma quando inziò a sentire il dolore provocato dal manufatto, capì che si era sbagliata. Percepiva che il tempo a sua disposizione stava per terminare. Emrakul reagì e contrattaccò la sua magia e lei lanciò i suoi zombie all'attacco che però vennero disintegrati senza essere neanche sfiorati. La sua unica consolazione nella sua imminente sconfitta fu il silenzio nella sua mente: non udiva più ne la voce dell'uomo corvo ne quella degli spiriti del manufatto. Uno spesso tentacolo riuscì ad afferrarla per la vita, lei usò la sua magia, lo sgretolo e si libero, ma tossi sangue. Capì che stava per cedere, osservò nuovmente gli altri planeswalkers; chiamò Jace, ma non ricevette nessuna risposta, nonostante ciò, gli disse di darsi da fare e di essere utile, ma come prima le sue parole non vennero udite. Liliana crollò a terra in fin di vita a causa del troppo utilizzo del Velo.

Unirsi ai GuardianiModifica

Dopo che Jace dissolse la sua magia protettiva svegliando gli altri planeswalkers, Liliana venne salvata da Nissa che la curò, ma rimase priva di sensi e si svegliò solo dopo che tutto fosse concluso, con gli altri che erano riusciti a vincere imprigionando Emrakul sulla luna di Innistrad. Il solo pensiero del titano fece venire i brividi a Liliana che era stata vicinissima alla morte o peggio; osservò la luna e augurò a qull'essere di rimanervi a marcire per sempre. I Guardiani offrirono il loro aiuto spegnendo alcuni incendi, consolando i sopravvissuti e curando le loro ferite; Liliana non se ne interessò: ogni volta che si era spinta fino al limite nell'utilizzo del Velo, si era poi sentita svuotata, come se una parte di lei fosse venuta a mancare; era capitato così tante volte che non era più neanche sicura di poter identificare le parti di lei che non c'erano più. In ogni caso non le importava. Liliana pensò che nessuno sarebbe stato in vita se non fosse stato per lei, avrebbe preteso un pagamento, ma non ora e non da qualcuno su Innistrad. Riflettè sui Guardiani: non avevano nessun debito l'uno nei confronti dell'altro, nonostante ciò combattevano gli uni per gli altri e sarebbero stati pronti a morire per proteggere un compagno. Liliana era abituata a combattere da sola sfruttando gli zombie per proteggersi, ma Innistrad aveva mostrato i limiti del suo approccio: i non morti erano ottimi servitori, ma esistevano compiti che non erano in grado di svolgere, come salvarle la vita se lei non era più in grado di controllarli. Aveva valutato la possibilità di far leva sulle emozioni che Jace provava per lei o che aveva provato; ricordò a sé stessa che era solo un ragazzino e lei sarebbe dovuta essere più giudiziosa. Riconosceva che le scelte del telepate avevano funzionato, ma la sua opinione su di lui non era migliorata di molto e valutò che avrebbe dovuto evitare di avere a che fare con lui. Tuttavia, quello che aveva di fronte andava oltre il mago mentale: era un gruppo di amici. Liliana pensò che manipolati in modo corretto, gli amici erano meglio degli zombie: potevano aiutarti a salvare la vita perchè lo volevano e non perchè erano obbligati a farlo. Si chiese cos'altro avrebbe potuto fare, conquistare o ottenere con compagni potenti come quelli. Sorrise pensando che non avrebbero obbedito ai suoi ordini, ma in confronto a lei erano tutti ragazzini: nessuno di loro aveva i suoi secoli di esperienza o aveva assaporato il potere che conosceva lei, nè prima nè ora, nessuno di loro era implacabile e determinato come lei. Non sapeva dove fosse finito l'uomo corvo, non c'era segno di lui nella sua mente, il Velo era stato sottomesso e concluse che la lezione di quel giorno riguardava l'inaffidabilità del Velo, ma quando aveva i suoi personali Guardiani pronti a curarla dopo ogni utilizzo, le cose erano più semplici. Liliana ascoltò in silenzio Gideon parlare a Tamiyo e chiederle se voleva unirsi ai Guardiani, ma l'altra rifiutò. Subito dopo sentì Jace chiamarlo e i due discussero tra loro. Lei non mostrò nessun sorriso, Jace stava sicuramente parlando del suo sincero desiderio di aiutarla e Gideon non sembrava contento di ciò che sentiva. Quando finirono di discutere, Jace si avvicinò a lei e le parlò a lungo, ma lei non lo ascoltava con attenzione poichè era concentrata sul giuramento da pronunciare: se avesse destato sospetti avrebbe reso più difficili le sue mosse successive. Accettò di entrare nei Guardiani, Gideon le chiese di pronunciare un giuramento, Liliana fu pronta e disse: "uniti siamo più potenti di quanto lo siamo divisi. Se ciò significa che potrò compiere le azioni che saranno necessarie senza utilizzare il Velo di Catena, sarò una guardiana. Contenti ora?". Parlò con un accenno di sorriso, il suo piacere era autentico: le migliori menzogne contenevano sempre una parte sufficiente di verità da risultare credibili. Liliana era diventata una Guardiana e la sua mente visualizzò i possibili futuri, ricchi di promesse e ambizione.

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