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Liliana Vess (Planeswalker)/Kaladesh narra le vicende del Blocco di Kaladesh dal punto di vista di Liliana.

Nostalgia di casaModifica

Su RavnicaModifica

Passarono tre mesi dall'imprigionamento di Emrakul, Liliana si trovava su Ravnica insieme agli altri Guardiani, nella casa di Jace. La necromante andò a svegliare Chandra e la informò che Gideon li voleva tutti di sotto entro un'ora: avevano un ospite. Chandra disse che avrebbe fatto colazione, stava per uscire quando Liliana la fermò e le suggerì di finire di vestirsi prima. La piromante borbottò ma fece come le aveva detto l'altra, che sorridendo replicò che avrebbe preferito che lei la vedesse come una sorella. Chandra le fece notare che le aveva detto di avere duecento anni e Liliana replicò che erano come ventinove. Mentre andavano verso le scale, la piromante si fermò davanti alla porta di Nissa, ma Liliana disse che non l'avrebbe trovata lì. L'elfa non riusciva a dormire in quella stanza e si era spostata sul terrazzo. Chandra chiese di lei, Jace aveva offerto una stanza a tutti loro, ma la necromante aveva rifiutato e si era cercata un posto da sola nonostante i costi alti. Liliana rispose che non le piaceva fare affidamento sulla misericordia degli altri. Mentre scendevano, le due donne assistettero all'allenamento tra Gideon e Nissa, poi si separarono. Liliana si recò verso la biblioteca, che era diventata una sala comune perchè il tavolo era l'unico sufficientemente grande in quella casa per accoglierli tutti. Quando arrivò si sedette e, dopo che furono tutti presenti, Jace disse che era sempre legato al lavoro di Patto delle Gilde e sarebbe stato per un po' indaffarato con il lavoro arretrato. Continuò dicendo che aveva fatto sapere attraverso Tamiyo che i Guardiani erano disponibili a offrire aiuto, lei e altri planeswalkers avrebbero passato l'informazione dall'uno all'altro e avrebbero raccolto informazioni e racconti durante i loro viaggi; avrebbero fatto girare la notizia su di loro tra un mondo e l'altro. Gideon chiese quanti fossero e quanto spesso si incontrassero e Jace rispose che non erano organizzati come loro e che si trattava di incontri informali. Si spostavano spesso e parlavano con molte persone: se qualcuno fosse stato alla ricerca di aiuto gli avrebbero parlato dei Guardiani e se qualcuno avesse avuto bisogno, li avrebbero informati. Questo sistema aveva già portato i suoi frutti, qualcuno era andato a cercarli e stava aspettando fuori, il loro ospite si chiamava Dovin Baan ed era il ministro delle ispezioni di un qualche tipo di festival su Kaladesh. Chiese a Lavinia di farlo entrare e un vedalken apparve nella sala. Il braccio destro di Liliana sembrò come in fiamme, diede un'occhiata a Chandra e vide che uno scintillio di calore concentrato vibrava sul capo della piromante che era diventata rigida e stringeva i denti restando però in silenzio; Dopo le presentazioni, Dovin parlò loro della Fiera degli Inventori che si sarebbe svolta a Ghirapur e spiegò degli attacchi di un gruppo di rinnegati che stava ritardando la manifestazione con atti di vandalismo, sabotaggio e furto. Chiedeva che i Guardiani sdradicassero la fonte degli attacchi. Liliana ascoltò in silenzio la conversazione, finchè improvvisamente, Chandra si alzò e se ne andò adirata senza dare spiegazioni. Jace attirò su di sè l'attenzione del vedalken e chiese se qualcuno dei rinnegati fosse un planeswalker. L'altro rispose perplesso che non sapeva dirlo, Gideon disse che in quel caso non comprendeva come potessero aiutarlo, ma Jace intervenne e replicò all'amico che potevano verificare loro se uno della loro razza fosse coinvolto. Dovin chiese chi tra loro due prendesse le decisioni. Vedendo che le risposte dei due stavano solo confondendo il vedalken, Liliana intervenne e spiegò che i Guardiani erano nati per impedire che persone come loro, altri planeswalkers, interferissero con la vita degli altri; si occupavano di problemi esterni, mentre nel suo caso sembrava che il problema fosse interno. Dovin disse che non aveva compreso la struttura con la quale operavano e che non poteva ovviamente aspettarsi che loro violassero le leggi della loro organizzazione; si scusò e aggiunse che in futuro sarebbe stato più meticoloso nelle sue ricerche e che era arrivato per lui il momento di congedarsi. Gideon balzò in piedi e disse che doveva almeno restare per la cena e che nel frattempo gli avrebbe fatto visitare il loro quartier generale. Dovin rispose che se era loro usanza fornire sostentamento agli ospiti in partenza, l'avrebbe rispettata. Lavinia intervenne e chiese a Jace, prima che si congedassero, dell'altra questione. Gideon chiese di cosa si trattasse e il telepate rispose che mentre si trovava su Zendikar e Innistrad, alcuni membri influenti degli Azorius erano stati tramutati in pietra da una gorgone planeswalker assassina che portava rancore verso gli Azorius; lui era riuscito a fermarla ma l'aveva anche irritata e lei aveva promesso che un giorno sarebbe tornata. Si voltò verso Gideon e gli chiese di indagare, ma l'altro rispose che il telepate era la scelta migliore, di raccogliere informazioni e di fargli sapere. Liliana spostò lo sguardo dall'uno all'altro, molto lieta di avere il suo ruolo; se la situazione avesse richiesto un voto di gruppo avrebbe potuto spingere nella direzione migliore per lei. Jace disse a Gideon che aveva dei documenti da trattare, non gli stava dando un ordine, si trattava semplicemente di qualcosa che doveva essere svolto e lui non poteva farlo da solo e pensava che lo ieromante avrebbe interagito bene con gli Azorius o di sicuro meglio di Liliana. Lei confermò, sicuramente ci sarebbero stati ancora manifesti con la sua immagine di quattro anni prima, quando lei e Jace avevano operato per conto del Consorzio di Tezzeret. Fu strano pensare a quanto fosse cambiato da allora: ora Jace era l'unico a cui gli Azorius facevano affidamento per un aiuto e lei era più potente di quanto le gilde sarebbero riuscite ad affrontare. Gideon accettò di occuparsene e chiese a Lavinia un resoconto di ciò cui era a conoscenza la sua gilda.

Lite con JaceModifica

Rimasta sola con Jace, Liliana si mise tra il tavolo e la porta, mentre lui raccoglieva i suoi documenti. Jace si accigliò nel vederla in attesa ma la oltrepassò senza dirle nulla. Lei sorrise osservandolo da lontano, poi disse che in futuro avrebbe dovuto lasciare che si occupasse lei delle contrattazioni. Jace rispose che detestava quando lo faceva, quando arrivava e prendeva il controllo come se fosse padrona di tutto e di tutti. Le diede le spalle e si allontanò. Liliana pensò che il suo tono era stato più freddo di quanto meritasse; si avvicinò e rispose con rabbia che si ricondava di quando gli piaceva. Il telepate andò via con rabbia, amareggiando il cuore di Liliana. Il suo buon umore era terminato, si passò una mano sotto un occhio per sicurezza, dato che era sicura che nulla sarebbe mai uscito, poi raddrizzò le spalle e sollevò il mento. Decise di andare a cercare Chandra pensando che forse sarebbe stato divertente.

Verso KaladeshModifica

Liliana vide Chandra uscire di casa e pensò che qualcuno avrebbe dovuto sistemare la situazione. La piromante era facile da interpretare, ma nonostante ciò trasmetteva un incredibile potere: era un'utile combinazione. La trovò facilmente a metà di un vicolo a tre isolati dalla dimora di Jace, la chiamò e quella chiese cosa ci facesse lì. Liliana mentì e rispose che era impegnata in alcuni acquisti e poi le chiese se voleva unirsi a lei. Le due parlarono e Chandra si rilassò un po', poi andò con lei. Le due trascorsero il pomeriggio girovagando nel distretto del mercato. Infine viaggiarono insieme nella cieca eternità, verso Kaladesh.

Fiamma di sfidaModifica

A Kaladesh, su una balconata, Liliana osservò Ghirapur insieme a Chandra. L'altra le disse che se voleva convincerla a tornare a casa faceva prima a tornarsene indietro, ma lei replicò che non voleva farlo, lei era già a casa. Chandra spiegò che non sarebbe andata via finchè non avesse scoperto a chi stava dando la caccia Dovin Baan, nonostante qualsiasi cosa volessero lei o gli altri. Liliana rispose che ciò che contava era quello che voleva lei, non si doveva curare dei loro compagni se non riuscivano a vedere ciò che "essere a casa" significasse per lei. Chandra rispose che le intenzioni dei loro amici erano buone, ma non sarebbero riusciti a comprendere. Liliana replicò che comprendeva che la loro casa potesse essere una fonte di sofferenza e capiva che Dovin era un "noioso insieme di regole dentro un'uniforme elegante". Chandra spiegò che il vedalken era uno del Consolato, coloro che tiravano i fili di quella città, ma odiavano chiunque e qualsiasi cosa osasse uscire dai ranghi come lei e i suoi genitori. Liliana evocò un bagliore violastro intorno alla punta delle sue dita e disse che pensava che fosse il momento di celebrare il suo ritorno a casa. Chandra replicò che si trovava lì per uno scopo e la necromante disse che potevano sempre cercare il suo prezioso rinnegato lungo la via, non si stava neanche godendo la grande festa che si stava svolgendo e in quella grande città, tutte e due potevano infilarsi in qualche bel guaio e divertirsi. Chandra sorrise, le ricordò la sua secolare età e chiese chi delle due doveva essere quella responsabile. In modo giocoso Liliana rispose che non era necessario che ci fosse una persona responsabile.

La ricerca del rinnegato si svolse con chiacchierate con i simpatizzanti dei rinnegati, ore di frequentazione di inventori nei saloni dell'alta società che si mutarono in qualche modo in sale da ballo. Liliana era appoggiata a una parete della sala con una bevanda in mano, dopo un po' la necromante si rivolse a un soldato vedalken e chiese informazioni su minacce nei confronti della Fiera. L'altro rispose che non erano affari suoi, se era stata testimone di qualcosa era suo dovere informarlo. Liliana lo insultò, poi gli lanciò la bevanda sul volto, si rivolse verso Chandra e la presentò come una fiera simpatizzante dei rinnegati. Sentendo quelle parole il soldato disse alle due di andare con lui ed estrasse dalla sua uniforme delle manette. Chandra lo colpì con un pugno, atterrandolo, poi disse che dovevano andarsene. Liliana chiese se non volesse far vedere a quella folla cosa fosse in grado di fare, ma l'altra saltò una ringhiera e sgattaiolò attraverso il retro del locale; Liliana la seguì nel vicolo. Ogni volta che le due vedevano una pattuglia, giravano dietro un angolo e ogni svolta le portava lungo un percorso serpeggiante della città. Arrivarono in un vicolo tranquillo e si fermarono per riprendere fiato. Liliana disse che era stufa di tutto quel correre attraverso la città, lei era più un tipo da "atteggiamento drammatico". Si accorse che l'attenzione di Chandra era tutta per un mosaico su una parete, si avvicinò per osservarlo e la piromante disse che quell'uomo era suo padre Kiran e spiegò che lui e sua madre erano entrambi due grandi inventori, uccisi quando lei era ancora una bambina. Liliana chiese se fossero stati i membri del Consolato e Chandra rispose che era stato Baral. Liliana la osservò con un curioso interesse e poi disse che non era stata colpa sua. Chandra disse che non sarebbe dovuta tornare e poi, più a se stessa, chiese perchè lo aveva fatto. Liliana rispose che lo aveva fatto perchè sentiva di doverglielo e aggiunse che tutti dovevano affrontare le scelte che si erano compiute da giovani e suggerì di andare alla ricerca di Baral. Chandra disse che quel luogo era dove aveva imparato ad aspettarsi le tragedie e a sospettare delle persone. Liliana replicò che era il posto dove aveva anche imparato a distinguersi e ad essere pericolosa. Lei replicò che lo diceva come se fosse un aspetto positivo e la necromante rispose che la maggior parte delle persone erano soddisfatte nel prendere la vita come veniva, il mondo diceva loro che erano deboli e loro lo accettavano, ingoiavano la delusione e poi si stendevano e morivano. Ma quelli come loro imparavano a rifiutare quel fato, a reagire e a sopravvivere e lei era una sopravvissuta. Chandra continuò a guardare il mosaico e non rispose. Sorridendo Liliana le disse che se Baral odiava così tanto la sua famiglia, dovevano scoprire se era ancora vivo e in quel caso se l'avessero incontrato, gli avrebbe potuto dire tutto ciò che pensava di lui. La piromante replicò che in tal caso probabilmente Baral pensava che lei fosse morta e la necromante disse di immaginarsi la sua faccia quando avrebbe scoperto il contrario, un istante prima di essere ridotto in cenere. Chandra rispose che se era ancora vivo gli avrebbe fatto pagare ciò che aveva fatto. Con un sussurro Liliana disse che ripagarlo per il dolore causato non era sbagliato e l'altra infiammò i capelli. Vennero individuate da due soldati e la necromante suggerì di mettere fine a quell'inseguimento, comprendendo le sue intenzioni Chandra si disse contraria e scagliò una vorticante ondata di fiamme che colpì il pavimento diventando una barriera di fuoco che costrinse le guardie a fermarsi, poi disse all'altra di seguirla e salirono sul treno di Aradara dell'alba.

Un distrurbo causato da un qualche tipo di dimostrazione area costrinse il treno a fermarsi. Chandra disse che poteva trattarsi del rinnegato che stavano cercando, Liliana annuì. Saltarono e i loro piedi toccarono il pavimento prima ancora che il treno arrestasse completamente la sua corsa verso una fermata di emergenza. Un cappuccio attirò l'attenzione di Liliana, che lo indicò e disse che si faceva notare per quanto fosse discreto. Chandra annuì e provò a chiamare l'uomo che però si allontanò. Lo inseguirono e lo raggiunsero solo quando lui si fermò per avvicinare una signora a cui puntò contro una mano di metallo come se fosse un'arma. Mentre i due parlavano, Liliana afferrò l'uomo e lo fece voltare, scoprendo che si trattava di Tezzeret.

La condottiera dei rinnegatiModifica

Liliana vide che i soldati del Consolato formarono una parete di carne e metallo con Tezzeret, la donna dei Rinnegati e Dovin, che era arrivato insieme a Nissa, da un lato e le tre donne planeswalkers dall'altro. Liliana disse a Chandra che non poteva rischiare di farsi catturare a sua volta e che dovevano andarsene e le tre fuggirono via. Seminarono le guardie del Consolato e si ritrovarono quasi da sole in uno dei vicoli laterali di Ghirapur. Chandra si sedette all'inizio di una polverosa scalinata e rimase in silenzio, mentre Nissa rimase a distanza. Liliana si mise accanto alle due e disse che conosceva l'artefice con la mano di metallo, si chiamava Tezzeret ed era pericoloso e la sua presenza lì non poteva essere una coincidenza. Nissa si voltò verso di lei e chiese perchè se ne fossero andate senza avvisarli. Le labbra di Liliana si incurvarono, fece un gesto con un polso in modo sprezzante e disse che Tezzeret era una minaccia più grande di quanto potessero immaginare, incrociò lo sguardo dell'elfa e aggiunse che doveva fare attenzione a come si rivolgeva a lei; non doveva chiederle nè il permesso nè il perdono. Tracce di fuoco verde apparvero all'estremità del bastone di Nissa senza che lei se ne accorgesse, Liliana le notò e addolcì immediatamente il suo volto mostrando una scocciata noncuranza e chiese cosa ci facesse su Kaladesh. Osservò la piromante con aria d'attesa, ma l'altra non diede segno di aver sentito. Nissa comprese e chiese inorridita se avesse provocato Chandra per tutto quel tempo e se fosse quello ciò che la necromante considerava amicizia. La chiamò "mostro", si eresse in tutta la sua altezza e sbattè il bastone sul pavimento. Erano secoli che qualcuno si non si rivolgeva a lei con quel tono e spesso era stato l'ultimo gesto di chiunque l'avesse fatto, ma Liliana aveva un piano che richiedeva alleati potenti e così si limitò solo a scuotere la testa di fronte allo sguardo accusatorio dell'elfa e disse che tutte e tre erano donne adulte e quindi Chandra poteva fare ciò che meglio credeva, poi le sussurrò che la piromante era corsa via dall'elfa che non l'aveva seguita e quindi era andata da lei. Nissa non rispose e Liliana disse che aveva questioni più importanti di cui occuparsi, si voltò e se ne andò.

Nella stessa arenaModifica

Tornata su Ravnica, Liliana cercò Jace e lo trovò insieme a un Izzet. Ignorò l'altro e disse a Jace che dovevano andare su Kaladesh. Lui rispose che non era un buon momento e l'altra replicò che aveva trovato Tezzeret, poi andò via senza aspettare una risposta. Dopo che Jace e Gideon si unirono alla necromante, i tre trovarono facilmente Chandra e Nissa che erano insieme a un'anziana signora e un leonid. Grazie all'illusione di Jace, i sei planeswalkers entrarono nella Fiera degli Inventori con l'aspetto di soldati del Consolato durante la Grande Esibizione. Dopo che Tezzeret accettò la sfida di Chandra, che era intervenuta per salvare sua madre, le illusioni si dissolsero rivelando il vero aspetto dei suoi compagni.

Insieme a Gideon, Liliana coprì Chandra dagli attacchi. Dopo che le macchine di Tezzeret vennero distrutte, Liliana si intromise nella conversazione telepatica tra Jace e Chandra e disse alla piromante di finire l'artefice. Proprio in quel momento, la Sovrana Celeste riempì il cielo con la sua forma maestosa, più ampia dell'intera arena. Un'enorme torretta roteò sul lato inferiore crepitando di etere, con il cannone diretto verso il basso senza fare fuoco. Con un ghigno Tezzeret dichiarò all'intera arena che la Fiera degli Inventori si era conclusa; poi salì a bordo dell'aeronave. Dopo che Chandra si riunì a sua madre, un'inventrice si avvicinò a loro, si presentò come Saheeli Rai e li informò che Tezzeret aveva rapito alcuni inventori e portato via tutti i dispositivi esposti alla Fiera, chiese anche se fossero in grado di aiutarla.

Nel cuore della notteModifica

Dopo essere fuggiti dai soldati, Liliana e gli altri Guardiani si nascosero in un rifugio all’interno di un giardino di statue di inventori, vicino alla Stazione di Aradara. Successivamente il gruppo venne trovato da Yahenni, un amico di Nissa e Chandra, che li avvertì che il Consolato li aveva individuati e che dovevano andarsene. Liliana disse che Tezzeret poteva essere tra i nemici in arrivo, ma Yahenni rispose con fermezza che quello non era un tipo di combattimento che potevano vincere e disse che li avrebbe portati nella sua casa in cui c'erano misure di sicurezza sufficienti per fare in modo che nessuno si accorgesse di loro. Dopo che acconsentirono ad andare con l'eteride, Liliana chiese se la sua dimora avesse più di cinque camere, l'altro rispose che lui non avrebbe mai dormito in una casa con meno di sette e la necromante annuì soddisfatta.

Dopo che Yahenni uccise il pilota che, con il suo veicolo, stava per colpire la scala da cui stavano scendendo i planeswalkers, Liliana e gli altri lo seguirono.

Periodo di calmaModifica

Alcune settimane dopo lo scontro con Tezzeret, i Guardiani rimasero nascosti a lungo spostandosi da un rifugio all’altro, aiutando Pia e i Rinnegati e continuando sempre a indagare sulle possibili macchinazioni dell'artefice.

Mentre era insieme a Gideon, Liliana uccise alcune soldati del Consolato che li avevano individuati. Tornata a casa di Yahenni, mentre era nella sua stanza, Liliana ricevette la visita di Gideon che, infuriato, le disse che loro non uccidevano. La necromante replicò che era Ajani quello che aveva smesso di uccidere e lui urlò che valeva anche per loro e spiegò che non uccidevano a meno che non fossero costretti a farlo. Liliana rispose che si era ritrovata in una situazione in cui aveva dovuto farlo: le forze del Consolato li avevano identificati e poi attaccati. Chiese se pensava che, se li avessero solo storditi si sarebbero svegliati e avrebbero semplicemente dimenticato di averli visti, per poi andarsene. Continuò che cancellare i ricordi non era la sua specialità e lui aveva mandato Jace in giro in missioni di esplorazione. Concluse che aveva solo agito in base alla sua specialità, la morte era semplicemente uno dei loro strumenti e lei era particolarmente dotata nell’utilizzarlo. Dopo una futile discussione, Liliana alzò gli occhi al cielo, ma Gideon mantenne lo sguardo su di lei e continuò che voleva fidarsi, ma lo trovava difficile quando tradiva i principi di base del loro comportamento. Il volto di Liliana passò istantaneamente da un’allegria sarcastica a una serietà letale e rispose che stavano sprecando il loro tempo a giocare a "Consolato contro Rinnegati" quando invece avrebbero dovuto eliminare Tezzeret. Sorprendendola, Gideon rispose che aveva ragione e disse che quello era il motivo per cui Jace stava seguendo le armate del Consolato: per scoprire i piani di Tezzeret; Nissa e Yahenni stavano seguendo i flussi di etere nella città, per cercare invece di individuare i possibili luoghi in cui nascondeva la sua base. Liliana rise e chiese quale fosse lo scopo di Chandra nell'accompagnare sua madre o quello di Ajani nel proteggere Oviya Pashiri e Gideon rispose che era utile avere degli alleati pronti ad agire in caso di conflitto. Con sarcasmo Liliana disse che quindi stavano solo aspettando un esercito a cui lui potesse dare degli ordini, per un combattimento che fosse magicamente non mortale per nessuno, contro forze che inviavano armate per catturarli o ucciderli. Si avvicinò a Gideon lo guardò negli occhi e con serietà disse che poteva assicurargli che Tezzeret non avrebbe seguito le sue stesse regole e se non lo avessero fermato, avrebbe causato la morte di molte più persone rispetto a lei. Concluse che su quel mondo l'artefice era l'unico che volesse uccidere. Liliana si voltò e si incamminò verso le scale, ma Gideon le chiese cosa le avesse fatto Tezzeret; dal modo in cui ne parlava doveva averle portato via qualcosa di personale e chiese quale fosse il motivo per cui volesse ucciderlo. Liliana rispose che Tezzeret aveva ferito qualcosa che era importante per lei e aveva distrutto qualcosa che era suo.

Successivamente Saheeli disse a tutto il gruppo di aver scoperto che Tezzeret si nascondeva in un laboratorio privato nella Guglia Eterea. Chandra propose di andare a sconfiggerlo, ma Saheeli scosse la testa e rispose che il laboratorio era sicuramente ben sorvegliato, che l'artefice aveva in ostaggio la sua amica Rashmi e spiegò che voleva penetrare nella Guglia, salvarla e uscire: lei non era in grado di farlo da sola, ma insieme a uno o due di loro pensava di riuscirci. Gideon disse che se era una questione di infiltrarsi, era il campo di Jace visto che era anche il più adatto a scoprire ciò che Tezzeret stava tramando. Prima che il telepate potesse rispondere Liliana si fece avanti e disse che sarebbe andata lei, poi le due si incamminarono verso Saldapoli.

La svoltaModifica

Insieme a Saheeli, Liliana era all'interno del costrutto dell'inventrice in modo che nessuno potesse individuarle. Le due trovarono Rashmi, che era riuscita a fuggire da Tezzeret, l'afferrarono e la portorono dentro l'automa, insieme a loro. Liliana disse che era delusa dal fatto che non si sarebbe potuta "divertire" un po' con l'artefice. Poco dopo le tre arrivarono in un magazzino, Saheeli fece un semplice movimento, aprì il metallo solido e Liliana uscì per prima.

IncendiareModifica

Grazie alla "collaborazione" di Gonti, i Rinnegati e i Guardiani riuscirono a conquistare il Centro dell'Etere. Successivamente il Consolato contrattaccò per riconquistare la struttura e, durante la battaglia, Liliana distrusse un meccatitano con la sua magia. Subito dopo raggiunse Gideon, ma fu costretta a fuggire a bordo del Cuore di Kiran insieme a tutti gli altri.

Punti di rotturaModifica

A bordo del Cuore di Kiran, Liliana e gli altri vennero informati da Gideon che Jace e Kari Zev erano riusciti a rimuovere il blocco aereo: la Sovrana Celeste era caduta e con lei anche la linea difensiva delle altre aeronavi. Chandra si appoggiò alla ringhiera e disse che in quel caso non avevano più bisogno del Centro dell'Etere: avevano già sulla loro nave tutto ciò che serviva e quindi potevano attaccare direttamente Tezzeret. Gideon le rispose che il loro obiettivo era il Ponte Planare. Liliana, distesa su una sedia del ponte con gli occhi coperti da un parasole, intervenne e disse che la piromante aveva ragione: non avrebbero dovuto perdere l'occasione di abbattere Tezzeret. Gideon replicò che se avessero bloccato la costruzione del dispositivo avrebbero messo fine alla minaccia dell'artefice; non potevano ancora attaccare la Guglia perchè rimaneva pesantemente protetta, ma dovevano aspettare finché gli inventori non avrebbero dato loro un’opzione migliore. Pia spuntò dalla scala e li chiamò dicendo che c'era qualcosa che avrebbero dovuto vedere e si recarono tutti nel ventre del Cuore di Kiran. Liliana ascoltò l'inventrice spiegare che con la Sovrana abbattuta sarebbero stati in grado di oltrepassare il perimetro in modo da avere campo libero sulla Guglia. Mostrò loro un dispositivo volante e continuò che Rashmi e Saheeli avevano progettato quel tottero appositamente modificato: Il suo carico era un disturbatore a etere, un dispositivo in grado di inabilitare il Ponte Planare e di interrompere il suo funzionamento per sempre. Rashmi disse che il nome del tottero era Speranza di Ghirapur e che era abbastanza veloce da superare le normali difese aeree a patto che fossero riusciti ad avvicinarci a sufficienza alla Guglia per lanciarla. Pia disse che c'era ancora un problema da superare: gli artefici del Consolato avevano installato un enorme cannone alimentato a etere alla base della Guglia, con precisione e gittata sufficienti da abbattere ogni dispositivo volante, compresi il tottero o la loro aeronave. Liliana chiese se la torretta fosse azionata da esseri viventi. Gideon si voltò verso di lei irritato e disse che non avrebbero fatto del male a nessuno, a meno che non fossero stati costretti; non avrebbero seminato la morte tra i cittadini di Ghirapur: erano lì per fermare Tezzeret e la Speranza di Ghirapur era la loro opzione migliore. Pia intervenne e disse che conosceva un modo per disfarsi della torretta, ma aveva bisogno di supporto: le serviva una squadra a terra. Chandra disse che sarebbe andata con lei, Gideon le fece notare che avevano bisogno del suo fuoco sulla nave dal momento che avrebbero dovuto affrontare uno sciame di attacchi aerei: dovevano liberare il campo per la Speranza. Dopo che venne deciso che Nissa e Ajani sarebbero andati con Pia per aiutarla, Gideon disse che anche Tezzeret era un problema, avrebbe potuto inabilitare i dispositivi come la Speranza di Ghirapur in un attimo. Liliana rispose di lasciarlo a lei.

Gideon chiese al resto del gruppo di lasciarlo parlare per un attimo da solo con la necromante. Gli altri uscirono. Con espressione rilassata e divertita, Liliana disse che lei era la sua opzione migliore e lo sapeva; lui stesso aveva detto che si trovavano lì per fermare Tezzeret. Gideon rispose che volevano solo impedire a Tezzeret di aprire una porta tra i mondi. Lei sogghignò in modo derisorio e disse che finchè l'artefice fosse stato convinto che il Ponte Planare sarebbe stato realizzabile, avrebbe continuato a cercare di realizzarlo: lo avrebbe costruito più volte, facendo soffrire tutte le persone necessarie, finché non avrebbe ottenuto ciò che desiderava. L'altro replicò che avrebbero contattato Jace in modo che il telepate avesse agito sulla mente di Tezzeret. Liliana si disse contraria alla sua idea e chiese se volesse che il successo dell’intero piano dipendesse dal duello dei due planeswalkers. Quando Gideon non rispose, aggiunse che avrebbe distratto lei Tezzeret in modo che loro avessero potuto scagliare il tottero sul Ponte Planare. Gideon disse che sarebbe andato con lei per aiutarla, ma Liliana rispose che il Consolato lo avrebbe individuato e avrebbe inviato forze per ostacolarlo, mentre lei poteva attirare Tezzeret a duello in un modo in cui nessun altro ne era in grado. Gideon disse che in quel caso l'avrebbero inviata con un altro disturbatore o qualcosa di diverso in modo che lei distruggesse il Ponte. Liliana replicò che se Tezzeret temeva una qualsiasi trappola o imboscata, non si sarebbe avvicinato a lei, non sarebbe riuscito a distrarlo; doveva andare da sola e senza armi altrimenti l’intero piano sarebbe fallto. Gideon disse che voleva che lei prendesse in considerazione ogni possibilità prima di ucciderlo.

MarionetteModifica

Liliana proseguiva verso la Guglia Eterea riflettendo: Tezzeret doveva morire, il resto non contava. Era assurdo che Gideon fosse così disturbato all’idea di mettere fine alla vita di Tezzeret: fino all'arrivo su Kaladesh aveva creduto che fosse morto; ucciderlo ora avrebbe sistemato una sfortunata questione lasciata in sospeso quattro anni prima su Ravnica. Sospirò e osservò il caos intorno a sé generato dai Rinnegati di Ghirapur. Tutto era già sufficientemente complicato e lei aveva ancora molte questioni irrisolte da affrontare: Tezzeret e Jace, Garruk e il Velo di Catena, Bolas e i suoi patti demoniaci, l'uomo corvo e le questioni in sospeso della foresta Caligo. Osservò il corpo di uno sfortunato Rinnegato che giaceva privo di sensi e spezzato nel relitto di un piccolo aerocottero; fece un gesto con la mano nella sua direzione e uno zombie si sollevò. Si sentì un po' meglio e pensò, Tezzeret era stato una questione irrisolta la prima volta che lo aveva trovato su quel piano, ora era diventato un evidente pericolo non solo per Kaladesh, ma per ogni mondo a cui si potevano estendere le sue ambizioni: l'artefice stava costruendo un portale planare, il genere di invenzioni che aveva causato così tanti problemi nella storia antica di Dominaria. Gideon parlava sempre di contrastare le minacce interplanari, ma lui, Jace e le altre due erano immersi in quella guerra; non che fosse particolarmente interessata alla missione ufficiale dei Guardiani, ma la rivolta era diventata un'enorme distrazione da ciò che era davvero importante: lei. Sorrise, ordinò alla zombie di seguirla e proseguì fino a Tezzeret. Insieme alla sua "guardia del corpo", Liliana raggiunse una barricata. Una decina di soldati del Consolato le bloccò la strada. Inizialmente pensò che avrebbe potuto risucchiare la vita dai soldati e aggiungere i loro cadaveri ambulanti al suo seguito, ma stranamente non era quello il suo piano; sussultò pensando che forse Jace e Gideon la stavano contagiando. Decise di usare la sua magia per risucchiare l’aria dai polmoni dei soldati in modo da tenerli fuori combattimento, senza ucciderli, mentre lei e la sua scorta entravano nella Guglia Eterea.

Liliana entrò nella sala in cui vi era Tezzeret, dominata dall’enorme anello del Ponte Planare. Vide l'altro all’interno degli anelli interni, di spalle, intento a manipolare un qualche macchinario. Era il momento propizio. Lanciò una magia e un'ondata di fumosa oscurità attraversò la stanza, trasformandosi in un artiglio spettrale che avrebbe strappato l’anima dell'artefice e lo avrebbe ucciso. Poco prima di assestare il colpo, un ammasso di metallo lo intercettò. La magia si infranse su di esso e si consumò. Tezzeret si voltò, senza sorpresa, e chiese se "lui" l'avesse mandata a controllarlo. Confusa dalla domanda Liliana chiese di chi stesse parlando e, davanti al suo silenzio, Liliana disse che era arrivata insieme agli altri planeswalkers. Tezzeret chiese se fossero arrivati lì per vedere il suo sontuoso portale e, con un ampio movimento della mano metallica, indicò l’anello intorno a sé. Liliana si spostò lentamente verso sinistra, lasciando una certa distanza tra sé e il costrutto che aveva salvato l'artefice. Rispose che il Ponte Planare era opera di Rashmi. Tezzeret rispose irato che l'elfa non aveva compreso ciò che aveva scoperto, nè il suo potenziale; era stato lui a guidare la sua mente, senza il suo aiuto l'inventrice avrebbe continuato a spedire vasi in tutta Ghirapur senza mai comprendere la verità su di esso. Si avvicinò a Liliana per tenerla lontana, ma lei scagliò un’ondata di luce oscura; lui sollevò la mano metallica e bloccò l’attacco, disperdendone l’energia. Come se non fosse successo nulla, continuò chiedendole se i suoi nuovi amici fossero consapevoli di chi fosse davvero lei e se li controllasse tutti. Lanciò una cascata di metallo che si schiantò a terra, percuotendo lo zombie della necromante, ma lasciandola indenne. Liliana sorrise, puntò verso di lui un dito brillante e scagliò un altro proiettile di indebolimento. Lui fece un gesto e un flusso di frammenti di metallo saettò in aria e intercettò l’attacco. Tezzeret chiese se controllasse anche Jace dal momento che gli sembrava difficile immaginare che il telepate si fosse dimenticato ciò che lei gli aveva fatto, poi spalancò le braccia e due ondate di frammenti di metallo si sollevarono alle sue spalle, muovendosi come se fossero serpenti. In quel modo però offrì un'apertura a Liliana, che lanciò la sua magia e lo afferrò al petto con una mano spettrale. Con voce rauca Tezzeret chiese se fosse sicura che non fosse lei a essere manipolata da Jace dal momento che era lì a combattere le sue battaglie e realizzare la vendetta del telepate. Liliana replicò che non era stata inviata da nessuno e che di fronte a lei Jace diventava un ragazzino. Tezzeret disse che Jace l'aveva ammorbidita: la necromante che aveva conosciuto quattro anni prima sarebbe entrata lì con un esercito di zombie e sarebbe sopravvissuta per raccontarlo. Fece un gesto verso un ammasso di materiali da costruzione e qualcosa prese vita. Lo sforzo richiesto da questa magia era evidente e Liliana ne approfittò per attingere al potere del Velo di Catena e scagliare un’ondata di energia oscura dal suo corpo. Il raggio rimbalzò su Tezzeret e tornò verso di lei, risucchiando energia vitale dal corpo dell'altro. Tezzeret si afferrò la gola e cadde in ginocchio venendo subito aggredito dallo zombie. L'artefice ricambiò inviando un tottero che colpì Liliana al volto, facendola cadere a terra, poi scagliò lontano lo zombie e si alzò. Impiegò alcuni istanti per riprendere fiato e lei ebbe il tempo di rialzarsi a sua volta. Tezzeret chiese perchè stessero combattendo tra loro e se il suo amore per Jace la stesse illudendo di essere una specie di eroina. Liliana replicò che il suo rapporto con il telepate non aveva nulla a che fare con il romanticismo o i sentimenti e nessuna eroina avrebbe mai usato una magia come la sua. Lo zombie aggredì nuovamente Tezzeret, che trafisse il non morto con il suo enorme artiglio di metallo. Chiese se realmente non fosse stata inviata da "lui". Inizialmente Liliana non capì, ma infine comprese e disse che lui si trovava su Kaladesh per conto di Bolas e che era sotto il controllo dell'antico drago. Tezzeret scattò: agiva per saldare un debito causato da Jace. Notando un'ambizione familiare negli occhi dell'artefice, la necromante rise e disse che lui aveva intenzione di ribaltare la situazione contro Bolas. Tezzeret rispose che se anche avesse avuto un piano di quel tipo, non lo avrebbe rivelato a lei: era sono una questione di tempo prima che Bolas si impossessasse della sua mente. Continuarono a combattere e Liliana, grazie al potere del Velo, vinse.

Il sangue fluì liberamente sulla pelle di Liliana, non per una ferita inflitta da Tezzeret, bensì per la fatica dovuta alla propria magia: il tributo richiesto dal Velo. Tremò, anche se in modo quasi impercettibile, si avvicinò all'artefice e appoggiò il tacco dello stivale alla sua gola e chiese quale fosse il piano di Bolas. Tezzeret, a fiato corto, la osservò con furore e paura evidenti e replicò che anche lei sapeva che l'antico drago non rivelava mai più dello stretto indispensabile: non lo avrebbe mai reso partecipe dei suoi piani completi. Liliana chiese in quale mondo si trovasse Bolas e Tezzeret disse che non era sicuro che l'antico drago avrebbe gradito che lui rivelasse la sua posizione. Liliana aumentò la pressione del tacco, provocandogli un rauco colpo di tosse. Tezzeret ansimò, incapace di parlare; l'altra alleggerì la pressione quanto bastava per permettergli di respirare e alla fine lui pronunciò un nome: Razaketh. Liliana venne invasa dalla paura e pensò che rimanevano ancora due demoni che avevano potere su di lei a causa del contratto inciso nella sua pelle e Razaketh era uno di essi: Kothophed e Griselbrand erano caduti in modo relativamente facile, grazie al Velo, ma il potere del manufatto aveva un costo, evidente per il suo sangue che stava ancora gocciolando. Razaketh era più forte dei due demoni che aveva ucciso. Lei contava di portare Jace e gli altri Guardiani un giorno ad affrontare Razaketh, ma prima aveva sperato di imparare a comprenderli meglio e imparare ciò che sarebbero stati in grado di fare, assicurandosi di sapere con esattezza quali corde toccare per spingerli a compiere le azioni che lei desiderava. A voce alta Liliana dedusse che Bolas si trovava su Amonkhet. Tezzeret deglutì a fatica e con evidente dolore, guardò dietro di lei e seguando il suo sguardo anche lei vide il tottero che stava arrivando verso il Ponte Planare. Comprese che gli altri Guardiani avevano compiuto il loro lavoro ed erano riusciti a far oltrepassare le difese del Consolato alla loro aeronave, arrivando sufficientemente vicini per lanciare il disturbatore a etere. Si mise al riparo spostandosi dietro a una solida parete, lasciando Tezzeret tra le mani del suo zombie. Dal suo rifugio intravide una fiammante chioma rossa sulla punta del tottero gigante e riconobbe Chandra. Subito dopo tutto venne avvolto dalle fiamme e il Ponte Planare venne distrutto.

Dopo che le si schiarì la vista, Liliana vide che si trovava mezza sepolta dai detriti del laboratorio, circondata da pietra frantumata e metallo contorto; la parete dietro cui si era protetta era ora quasi del tutto sbriciolata. Si fece strada per liberarsi e pensò che non aveva ucciso Tezzeret quando ne aveva avuto l’occasione e, se lei era riuscita a sopravvivere a quella esplosione, allora era probabile che fosse sopravvissuto anche lui: sarebbe tornato da Bolas oppure l’avrebbe trovata e uccisa mentre lei non era nel pieno delle sue forze. Libera dai detriti si arrampicò verso il relitto del portale di Tezzeret. Se lui o Chandra fossero stati vivi, li avrebbe trovati là. Lungo il cammino si fermò qualche volta per spostare un blocco di detriti o una lastra di metallo, liberando la strada e augurandosi vagamente di trovare qualcuno. Ripensò alle parole dell'artefice, ma nulla stava andando secondo i suoi piani: il suo scopo di andare su Kaladesh era stato determinare l’utilità di Chandra e se la piromante fosse morta non sarebbe più stata utile; per uccidere gli altri suoi due demoni senza morire anche lei ed essere finalmente libera aveva bisogno di alleati potenti e non di inutili zombie. Udì dei colpi di tosse tra la polvere e i fili di fumo che vorticavano sul relitto del portale. Intravide Chandra ancora in vita. Accelerò, si slogò una caviglia ma ignorò la fitta di dolore e raggiunse l'altra. Iniziò a rimproverarla, ma vide Gideon e si zittì. Lui le chiese se avesse trovato Tezzeret. Lei rispose che o era rimasto sepolto dai detriti, oppure era tornato dal suo maestro, poi chiese dove fosse Jace: doveva parlargli con urgenza.

RinnovamentoModifica

Dopo la scomparsa di Tezzeret e la distruzione del Ponte Planare, il Consolato si arrese ai Rinnegati e Pia Nalaar ne divenne la nuova leader. Prima dell'inizio della festa di Yahenni, Liliana, gli altri Guardiani e Ajani si riunirono nel terrazzo posteriore dell’attico del loro amico eteride. Gideon disse che avevano alcuni minuti per parlare prima che i festeggiamenti li separassero, mise una mano su una spalla di Ajani e continuò che loro cinque erano uniti da un giuramento: ognuno di loro per un proprio motivo, aveva prestato il giuramento per essere un Guardiano contro le minacce del Multiverso. Sarebbero stati onorati se lui si fosse unito a loro. Ajani accettò, pronunciò il suo giuramento e chiese quali fossero i loro piani futuri. Liliana li aveva informati su ciò che aveva scoperto: Tezzeret era al servizio di Nicol Bolas, che si trovava su Amonkhet. Gideon disse che dovevano fermarli entrambi: Tezzeret era troppo pericoloso per essere lasciato in libertà e Bolas era ancora peggio. Chiese alla necromante quali informazioni avesse su quel piano e l'altra rispose che per ciò che ne sapeva lei, Amonkhet era stato creato da Bolas. Nissa chiese se fosse così potente e Liliana spiegò che prima che la situazione cambiasse, i planeswalkers erano come dei e i più potenti della loro razza erano in grado di compiere praticamente qualsiasi impresa; alcuni di loro crearono interi mondi, ma lei non aveva mai trovato il tempo per farlo. Chandra propose di andare su quel piano e mostrare all'antico drago cosa succedeva a chi metteva le mani sulla sua dimora, ma Ajani si disse contrario: non potevano semplicemente entrare nella tana di Bolas e sperare di sconfiggerlo. In passato lo aveva già affrontato e ne era uscito vincitore, ma solo perché l'antico drago stava cercando di imbrigliare forze magiche caotiche e allo stesso tempo combattere contro le sue abilità che non conosceva. Jace replicò che l'aveva colto di sorpresa ed era ciò che gli altri stavano proponendo di fare. Chandra chiese della sua vittoria. Ajani rispose che aveva vinto solo grazie a un trucco e che ora l'antico drago lo conosceva e sapeva ciò che era in grado di fare. Spiegò che avevano combattuto in un caos eterico chiamato Maelstrom, un luogo ostile per entrambi, mentre loro stavano proponendo di affrontarlo nel centro del suo potere: non era necessario che Bolas fosse preparato per affrontarli per capire che quella era una pessima idea. Liliana replicò che lei era già stata nell'antro dell'antico drago e ne era uscita. Non dovevano necessariamente sconfiggere Bolas in un combattimento diretto: potevano smantellare i suoi piani e dividere i suoi alleati. Ajani rispose che c'era anche un altro modo; spiegò che Bolas aveva molti nemici e loro avevano altrettanti amici. Chiese di dargli il tempo per radunarli e consigliò loro di andare alla ricerca dei loro alleati, scoprire ciò che Bolas stava tramando e individuare i punti deboli dei suoi piani. Gideon temeva che non sarebbe capitata un'altra occasione migliore contro Bolas. Con rabbia Ajani rispose che il drago avrebbe scatenato un intero mondo contro di loro e a causa di ciò molte persone sarebbero morte. Si scusò per il suo scatto e con un tono più calmo lì pregò di non andare ancora su Amonkhet, ma di rimanere su Kaladesh oppure di andare alla ricerca di altri alleati; al mattino avrebbero potuto scegliere un luogo d'incontro: si sarebbero potuti incontrare dopo qualche settimana con i loro alleati, confrontare le informazioni raccolte e pianificare la prossima mossa. Si alzò e concluse che prima di andare alla festa di Yahenni voleva restare un po' da solo e si allontanò.

Gideon chiese agli altri cosa ne pensassero e se avessero dovuto raccogliere altre informazioni e altri alleati prima di andare su Amonkhet. Chandra disse che avevano sconfitto tre eldrazi e Tezzeret: consigliò di attaccare subito Bolas; Liliana disse che per quanto la cosa non le piacesse, con Bolas intento a tramare e Tezzeret in libertà non erano al sicuro da nessuna parte: dovevano agire per primi. Jace disse che si fidava di Ajani e che le paure del loro amico erano motivate, tuttavia sbagliava su una cosa: Bolas era più astuto di loro; qualsiasi cosa avessero fatto, nel tempo in cui si preparavano, l'antico drago avrebbe fatto qualcosa di migliore. Una volta ascoltato il rapporto di Tezzeret su Kaladesh avrebbero perso il loro attuale vantaggio. Quindi era d'accordo con Gideon: quella era la loro occasione migliore. Nissa disse che non conosceva Bolas o Amonkhet, ma conosceva loro: se Gideon credeva che potevano farcela, allora ci credeva anche lei. Liliana aggiunse che Ajani aveva paura: credeva di essere sopravvissuto grazie alla fortuna nell'incontro con Bolas e temeva il momento in cui lo avrebbe incontrato nuovamente. L'altro replicò di non essere così convinta di sapere ciò che il loro amico stesse affrontando. Jace intervenne chiedendo l'opinione di Gideon, che disse che qualsiasi cosa Bolas stesse facendo su Amonkhet, avrebbe continuato a farla indipendentemente da loro: andando da un’altra parte non sarebbero stati di aiuto per nessuno. Inoltre era d'accordo con Jace: non sarebbero riusciti a scoprire i piani di Bolas prima che lui venisse a sapere che stavano indagando. Si alzò e concluse che avrebbero deciso un luogo d'incontro al mattino, si sarebbero incontrati con Ajani e poi avrebbero affrontato Bolas.

Liliana e gli altri andarono alla festa. Yahenni si avvicinò al gruppo e, notando il loro disagio, chiese scherzosamente se fosse morto qualcuno. Liliana rise per la battuta e l'eteride spiegò loro che quella era la sua festa e quindi dovevano seguire le sue regole: voleva che tutti loro si divertissero e lui voleva dire addio a tutti, ma in un modo divertente.

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