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Liliana Vess (Planeswalker)/Dominaria narra la storia di Dominaria dal punto di vista di Liliana.

Su DominariaModifica

Dopo essere fuggita da Amonkhet per via di Nicol Bolas, Liliana arrivò su Dominaria insieme agli altri Guardiani. Notarono l'assenza di Jace e disse che era in ritardo, ma Nissa replicò che il telepate non sarebbe arrivato: si era arreso. Su Amonkhet avevano comunque ottenuto qualcosa: avevano ucciso Razaketh. Nissa urlò che lei aveva ottenuto quello che voleva e poi era andata via. Liliana protestò che anche lei voleva fermare Nicol Bolas e spiegò che era fuggita per sopravvivere. Nissa non le credette e chiese perchè si trovava su Dominaria. Lei replicò che era stato Ajani a scegliere di incontrarsi su quel mondo. Chandra intervenne e disse che il suo ultimo demone si trovava lì. Liliana esitò, poi confermò la presenza di Belzenlok. Si rivolse a Nissa e disse che aveva bisogno del suo aiuto per avvicinarsi a lui e ucciderlo con il Velo. L'elfa rifiutò di aiutarla: non si sarebbe lasciata usare di nuovo da lei. Gideon disse che avevano bisogno dell'aiuto di Liliana per distruggere Bolas e non avrebbero potuto farlo finché il suo ultimo demone non fosse morto, ma Nissa rispose che, quando sarebbe stata libera dal suo patto, Liliana sarebbe diventata una minaccia interplanare come Bolas. Gideon credeva in lei: era la migliore possibilità che avevano contro il drago; inoltre non potevano lasciare che Belzenlok devastasse Dominaria. Nissa decise di andarsene: non sarebbe più stata una guardiana. Subito dopo anche Chandra decise di andare via. Spiegò che non stava abbandonando i Guardiani, ma aveva bisogno di imparare da quello che era successo: avevano fallito su Amonkhet perché lei era stata debole e doveva diventare più forte. Gideon provò a farle cambiare idea, ma lei replicò che sapeva ciò che stava facendo, poi scomparve. Rimasti soli, Liliana chiese a Gideon quale sarebbe stata la sua scusa per andarsene, ma lui rispose che sarebbe rimasto e che avevano bisogno di un piano, così lei stabilì che la prima cosa da fare era curare le sue ferite.

Mentre proseguivano per la strada, Liliana pensò che quello era un altro disastro, che la sua strategia era rovinata senza Nissa e Chandra e si chiese dove fosse Jace valutando che, forse, il telepate non voleva più avere niente a che fare con lei: quel pensiero la turbò molto più di quanto non volesse ammettere e decise che l'avrebbe ritrovato, ma solo dopo aver ucciso Belzenlok. Gideon era tutto quello che le rimaneva e lei aveva bisogno di lui. Raggiunsero Vess e Liliana confessò di essere nata lì. Alloggiarono in una locanda, dove appresero l'intenzione della Cabala di conquistare tutto il piano. La setta aveva invaso Aerona riuscendo ad arrivare fino a Benalia e la sua influenza aveva trasformato la foresta di Caligo in una palude. Lei sapeva che Belzenlok aveva sostituito Kuberr ottenendo il controllo della Cabala, ma non pensava che si fossero spinti così lontano. Dopo aver medicato Gideon andò in cerca di alcune erbe curative che crescevano nelle vicinanze.

La terra era cambiata talmente tanto che Liliana era conscia del fatto che le erbe di cui aveva bisogno avrebbero potuto non esistere più. Riuscì a procurarsele e si rese conto che si trovava nel luogo dove aveva incontrato per la prima volta l'uomo corvo. Si ritrovò a pensare al passato, quando aveva cercato di salvare Josu finendo per trasformarlo involonatariamente in un mostro non morto, per poi fuggire dal piano a causa della sua scintilla. Si chiese cosa fosse successo ai suoi genitori e al resto della sua famiglia e pensò che sicuramente l'avevano creduta morta e che avevano vissuto il resto delle loro vite per poi morire di vecchiaia. Si ritrovò a camminare verso la strada che portava alla sua vecchia casa e quando arrivò a destinazione scoprì che la tomba di suo fratello era stata aperta. Tornò al villaggio durante l'attacco della Cabala e distrusse una decina di nemici, ribaltando l'esito della battaglia. Alzò la mano per distruggere l'ultimo cavaliere, ma qualcosa le sussurrò nella mente: "il Vuoto attende". Pensò che fosse un trucco del lich che aveva devastato Caligo per conto della Cabala, ma esplorando la connessione vide il volto di suo fratello. Concluso lo scontro, Liliana si avvicinò al chierico della Cabala che era stato catturato e chiese di Josu. Prima di morire, l'umano rispose che suo fratello serviva Belzenlok. Infuriata, Liliana decise che avrebbe liberato Josu e l'avrebbe fatta pagare cara a Belzenlok per ciò che aveva fatto.

Scontro con JosuModifica

Si mise in cerca dell'uomo corvo per avere delle risposte. Mentre camminava sull’erba fangosa, uno stormo di corvi prese il volo e lei urlò alla presenza di mostrarsi. L'uomo corvo apparve e Liliana chiese come avesse fatto il demone a rianimare Josu una seconda volta. L'altro disse che conosceva già le risposte a quelle domande. Furiosa, Liliana disse che era colpa sua, lui aveva causato tutto ciò: doveva sistemare le cose e lasciare che Josu riposasse in pace, ma l'uomo corvo rispose che ciò non era possibile. Chiese allora quale fosse il suo vero scopo e lui rispose che pensava che lo sapesse già. Liliana domandò se il suo inganno aveva lo scopo di far innescare la sua scintilla e perché voleva che lei diventasse una planeswalker. Senza rispondere, l'uomo corvo scomparve. Liliana si chiese come avrebbe potuto utilizzare il Velo per concedere l'eterno riposo a suo fratello. Comprese allora il piano di Belzenlok: il demone sapeva che, se lei avesse usato il manufatto per liberarlo, dopo sarebbe rimasta così indebolita da non poterlo utilizzare contro di lui per distruggerlo. Decise che avrebbe liberato suo fratello e poi avrebbe trovato un altro modo per uccidere il suo ultimo demone.

Una volta tornata a Vess trovò Gideon, che le chiese se avesse novità. Liliana spiegò che il lich che guidava le forze della Cabala in quella zona era suo fratello Josu. Spiegò che gli voleva dare la pace, ma per farlo avrebbe dovuto usare il Velo e non avrebbe avuto la forza di usarlo anche contro Belzenlok. Gideon rispose che Belzenlok stava utilizzando la Cabala per minacciare l'intera Dominaria: se fossero riusciti a eliminare Josu, la Cabala avrebbe perso la propria influenza a Caligo e coloro che guidavano la resistenza avrebbero avuto una possibilità di riunirsi e costringere il culto ad andarsene da Aerona. Continuò che avrebbero pensato dopo a un altro modo di distruggere Belzenlok. Dopotutto, entrambi sapevano fin dall'inizio che la loro missione non sarebbe stata semplice. Liliana provò una fastidiosa emozione, sentendosi fortunata di condividere temporaneamente lo stesso obiettivo: adesso dovevano fare in modo che Josu tornasse al maniero della loro famiglia. Gideon sapeva cosa fare: i due si allearono con Rael, l'angelo che guidava i cavalieri contro la Cabala e organizzarono un piano per adescare i nemici in uno scontro nei pressi del maniero.

Mentre Gideon e i loro alleati affrontavano le forze della Cabala, Liliana inviò delle parole nel vento per Josu. Sentendo la sua voce, lui raggiunse la sorella al Maniero della sua famiglia, riconoscendola subito. Liliana notò che il suo padrone l'aveva cambiato, ma Josu rispose con ira che era stata lei a renderlo ciò che era. Lei replicò che aveva cercato di aiutarlo ed era stata ingannata, ma si zittì subito dopo, pensando che non avrebbe potuto parlare veramente con lui finché non l'avesse liberato dalla sua maledizione. Suo fratello l'attaccò con un martello da guerra, ma lei usò il potere del Velo e Josu la magia di dementia: il potere del manufatto fluì attraverso di lei come una fiammata e lei vinse lo scontro. Josu si ritrovò a terra e Liliana annunciò che la maledizione della loro famiglia era finita, ma suo fratello rispose che non sarebbe mai terminata finché lei fosse rimasta in vita. L'odio che sentì nella sua voce la sconcertò e chiese spiegazioni. Lui raccontò ciò che era successo alla loro famiglia dopo la sua scomparsa e terminò dicendo che era sempre stata lei la vera maledizione della loro casata. Finito di parlare, il corpo di Josu scomparve. Liliana barcollò per quelle rivelazioni: suo fratello era rimasto un non morto per tutti quegli anni e la sua famiglia era morta nel tentativo di metter fine al male che lei stessa aveva creato. Venne raggiunta da Gideon, che provò a confortarla e Liliana capì che aveva sentito ogni cosa. Umiliata si allontanò. Non si sarebbe indebolita: era sopravvissuta a cose ben peggiori. Furiosa, Liliana decise che sarebbe diventata la maledizione di Belzenlok.

La CavalcaventoModifica

Scortati da Thiago e dai suoi soldati, Liliana e Gideon arrivarono davanti ai cancelli della Città di Benalia. Il loro passaggio venne però bloccato da un gruppo di angeli guidati da Lyra Dawnbringer che non voleva una necromante nella città. Thiago si fece avanti e consegnò a Lyra una lettera di Rael, dove concedeva personalmente il passaggio a Liliana per entrare. L'angelo esaminò la lettera e con riluttanza diede il permesso anche a lei. Dopo essere entrati in città, Thiago li portò su una torre di segnalazione, poi andò via. Un gufo meccanico atterrò vicino ai due e subito dopo una enorme nave volante scese verso di loro. Saliti a bordo della Cavalcavento, Gideon raccontò ad Ajani della sconfitta su Amonkhet e quello che era successo dopo che erano arrivati sul piano. Nel discorso, Liliana si estraniò e si chiese cosa poteva significare quel riferimento al Vuoto che aveva fatto Josu. Ajani disse tristemente che ora sarebbe stato più difficile sconfiggere Bolas, consapevole che la causa principale erano Liliana e i suoi demoni. Ormai su Amonkhet il danno era stato fatto, e non c’era modo di tornare indietro. Gideon disse che avevano fallito perché Liliana era ancora limitata dal suo patto demoniaco e spiegò che una volta ucciso Belzenlok sarebbe stata libera di usare il suo completo potere contro Bolas. Ajani non cedette e cercò di convincerli ad ascoltarlo. Gideon disse che avevano intenzione di continuare a combattere, ma prima dovevano distruggere Belzenlok. Ajani capiva, ma non poteva aiutarli: doveva trovare altri alleati planeswalker contro Bolas, poi viaggiò nella cieca eternità.

Gideon chiese a Jhoira se voleva che andassero via, ma lei voleva il loro aiuto. Liliana chiese cosa ci guadagnavano dalla morte di Belzenlok. Jhoira rispose che lei non era una planeswalker, Dominaria era la sua casa e proteggeva il suo mondo da prima dell’invasione phyrexiana. Si riunirono con gli altri membri dell'equipaggio per capire come attaccare la Fortezza e Liliana spiegò che aveva avuto un piano, ma non era più valido dal momento che i suoi alleati planeswalker se ne erano andati. Jhoira disse che le sue difese venivano modificate in continuazione in base ai capricci di Belzenlok. Shanna suggerì di catturare un agente della Cabala. Raff li informò che l'ultima volta che era andato a Tolaria Occidentale giravano delle voci sui cultisti nell'Accademia e quindi potevano andare lì per vedere se ne avessero catturato qualcuno. L'idea del giovane mago venne approvata e il gruppo viaggiò verso la nuova destinazione.

Dopo aver lasciato Tiana e Arvad sul ponte per difendere la Cavalcavento, Liliana e gli altri si avvicinarono al gruppo di maghi che li avevano visti arrivare sulla nave volante e tra loro c'era anche Jodah. Jhoira spiegò il motivo della loro presenza e lui rispose che c’era una cosa che voleva mostrargli. Andarono in uno dei laboratori e vennero informati degli omicidi all'interno dell'Accademia. Liliana usò la sua magia per interrogare i cadaveri ma non riuscì a scoprire l'identità dell'assassino. Capirono però che il cultista era ancora all’interno del laboratorio. Jhoira chiese a Jodah se avesse qualche idea su cosa stesse cercando. L'arcimago rispose che un grandissimo numero di dispositivi completi ed incompleti erano immagazzinati lì e poteva essere qualsiasi cosa. Liliana intervenne e disse che si trattava sicuramente di un artefatto antico e Raff aggiunse che Belzenlok si stava prendendo il merito di ogni cambiamento nella storia di Dominaria e stava raccogliendo artefatti per dimostrare che ciò che affermava fosse vero. Jodah li condusse in una grande camera circolare con alti scaffali. Lì trovarono uno studente di nome Thom, che si scoprì essere il cultista. Lo sconfissero e lo interrogarono. Grazie a un incantesimo di Raff, diede inconsapevolmente le informazioni sulla Fortezza. Tornati sulla Cavalcavento, Liliana sentì Gideon e Jhoira parlare della Blackblade e chiese se potevano usarla per uccidere Belzenlok. Jhoira disse che si trattava di una spada creata con la magia della morte, che rubava l’energia vitale di chiunque uccideva. Liliana voleva trovarla e usarla, ma Gideon era contrario. Shanna disse che la Blackblade si trovava già all'interno della Fortezza e prima di decidere se usare o meno l'arma, dovevano ancora trovare un modo per entrare. Liliana replicò che sarebbe stato facile se fossero stati in grado di trasformare tutti i cultisti in pietra.

L'artefatto di UrzaModifica

Liliana andò a reclutare Teferi insieme al resto dell'equipaggio, trovandolo insieme a sua figlia mentre stavano cercando di risolvere un enigma che avrebbe permesso di raggiungere uno dei tanti artefatti magici che Urza si era lasciato alle spalle, per riparare le fratture temporali. Gideon propose di aiutarsi a vicenda. Convinto da sua figlia ad accettare il loro aiuto, il mago temporale raccontò loro la storia di Zhalfir. Mentre parlavano, Raff si lasciò sfuggire che i due planeswalkers volevano distruggere Belzenlok per avere la possibilità di sconfiggere Nicol Bolas. Liliana non gradì che avesse rivelato la loro missione e lo rimproverò. Riconoscendola come necromante Teferi disse che sapeva che aveva dei motivi personali per combattere contro la Cabala. Spiegò che quando si passava quasi tutta la vita da planeswalker immortale, gli errori tendevano ad avere conseguenze molto più ampie: era impossibile cancellarli, ma con un po' di sforzo si poteva rimediare. Seccata, Liliana corrugò la fronte e distolse lo sguardo: le parole del mago temporale l'avevano colpita più di quanto volesse ammettere. Gideon intervenne e spiegò che lei era molto importante nel loro piano per distruggere Bolas e che una volta ucciso Belzenlok avrebbero lasciato il piano per raggiungere i loro amici. Liliana disse che probabilmente gli altri non volevano essere trovati. Gideon replicò che il loro era stato un malinteso.

Tornarono nella camera centrale del monumento, Liliana avvertì gli altri della comparsa degli spiriti che solo lei riusciva a vedere e iniziò a contarli man mano che apparivano perchè facevano parte della soluzione per risolvere l'enigma finale. Ottenuto l'artefatto, il monumento iniziò a crollare e, arrivati alla Cavalcavento, Gideon tenne ferma una scaletta per lei e Liliana salì in fretta sulla nave prima che l'apertura sotterranea del monumento si chiudesse.

Il ritorno di JaceModifica

Dopo che Karn, Jaya Ballard e Chandra si unirono a loro sulla Cavalcavento, Jace arrivò tra loro, ignorò Liliana e parlò della trappola che Bolas stava preparando e spiegò ciò che sapeva del piano del drago. Liliana disse che con i suoi poteri indeboliti non avrebbe potuto aiutarli: sarebbe finita nuovamente come su Amonkhet o peggio. Jace disse a Gideon di non fidarsi di lei, ma lui rifiutò il suo invito a seguirlo perché era convinto che solo con il massimo potere del Velo avrebbero potuto sconfiggere Bolas. Anche Chandra si rifiutò di seguirlo e lui andò via.

Rimasta sola nella stanza con Gideon e Chandra, Liliana chiese a Gideon se fosse deciso a usare la Blackblade. Lui esitò, ma alla fine acconsentì, sapendo che era necessario.

Il clandestinoModifica

Dopo aver parlato con Gideon, Liliana entrò nella stanza dove Tiana e Arvad avevano trovato Piedemoccio. Considerando il thallid inutile, si rivolse al vampiro e chiese come avesse fatto a resistere alla sua sete di sangue. Arvad rispose che aveva "creato" una sua immagine di come era prima del cambiamento e di ciò che sarebbe voluto diventare. Con l’influsso della pietra del potere, era molto più facile, ma se avesse dovuto rinunciare alla sua influenza, sarebbe comunque riuscito a mantenere il controllo. Liliana rimase delusa dalla risposta e quando Tiana gli rivolse la parola, lei li minacciò di mantenere la conversazione segreta, poi andò via.

Verso la FortezzaModifica

Dopo che arrivarono a Urborg, Liliana osservò il travestimento di Chandra come cacciatrice di taglie della Cabala; Gideon sarebbe stato il suo prigioniero. Jhoira avvertì i due di tenersi pronti per il loro diversivo, se tutto fosse andato come previsto lo avrebbero capito subito. Liliana replicò all'artefice che il piano avrebbe funzionato poi si rivolse agli altri due planeswalker, esitò e poi disse loro di non farsi uccidere o avrebbero rovinato tutto.

Dopo che Giideon, Chandra, Karn e Teferi lasciarono la nave per svolgere la loro parte nel piano, Jhoira ordinò di andare verso uno dei luoghi delle ultime battaglie tra i guerrieri pantera e la Cabala. Arrivati lì, Liliana rianimò i non morti con cui avrebbero affrontato la Cabala faccia a faccia. L'armata non morta sarebbe stata un diversivo, un attacco per destabilizzare la Fortezza mentre Gideon e Chandra cercavano la Blackblade, da utilizzare per distruggere Belzenlok, ma la necromante aveva intenzione anche di indebolire la forza principale della Cabala a Urborg.

Liliana disse a Jhoira che i non morti avrebbero seguito la Cavalcavento in battaglia. Poi vennero attaccati da Yargle.

Scontro con la CabalaModifica

Liliana lanciò dei dardi viola verso Yargle, ma non riuscì a danneggiarlo. Il mostro stava stringendo la prua della nave, avvinghiato al parapetto. Fortunatamente Muldrotha attaccò Yargle, liberando la nave.

Proseguirono verso la Fortezza e Liliana ordinò alla sua armata di non morti di distruggere la Cabala. Subito dopo recuperarono Teferi e Karn. Mentre la Cavalcavento si avvicinava alle mura esterne, vennero attaccati da una raffica di frecce e dardi di balestra. L'offensiva della Cavalcavento stava procedento bene finchè non vennero attaccati da Urgoros. Liliana provò a prendere il controllo del lich, ma fallì e toccò istintivamente il Velo di Catena anche se sapeva di non essere ancora abbastanza in forze per utilizzarlo nuovamente. Durante lo scontro Jhoira disse a Liliana che Urgoros era solo un diversivo di Belzenlok per tenerli lontani dalla Fortezza: lei doveva andare avanti. Con l'aiuto di alcuni spiriti, Liliana arrivò all’ingresso della Fortezza.

Raggiunse Gideon e vide che stava combattendo contro Belzenlok usando la Blackblade. Colpì il demone con dei dardi, ma senza riuscire a danneggiarlo. Gideon approfittò della sua distrazione per attaccarlo, ma Belzenlok lo sbatté sul pavimento facendogli perdere la presa sulla spada, ma rimanendo comunque ferito da essa. Stava per ucciderlo, ma Liliana afferrò la Blackblade e riuscì a farle assorbire la forza vitale di Belzenlok, ammazzandolo. Liliana guardò il proprio corpo, ma le linee del suo patto erano ancora incise sulla sua pelle; credeva sarebbero svanite con la morte di tutti e quattro i demoni.

Dopo la vittoria, liberarono i prigionieri della Cabala. Teferi, Karn e Jaya decisero di accompagnare Liliana, Gideon e Chandra contro Nicol Bolas, ma solo il primo accettò di unirsi ai Guardiani. Dopo la partenza della Cavalcavento, Liliana pensò che stavano finalmente portando l’aiuto che avevano richiesto Jace e Ajani, ma sapeva che nessuno dei due sarebbe stato contento di vederla. Si disse che avrebbero dovuto semplicemente accettare la sua presenza: aveva intenzione di calpestare il cadavere di Bolas e farlo ballare per divertirsi. Si preparò a viaggiare insieme agli altri su Ravnica, ma nonostante le sue intenzioni di lasciare il piano, si ritrovò ferma su Dominaria.

Al servizio di Nicol BolasModifica

Rimasta sola, Liliana si guardò intorno stupefatta e provò nuovamente ad andarsene da Dominaria, ma senza riuscirci. Iniziò a temere di aver perso la scintilla a causa della Blackblade o del troppo uso del Velo, ma Nicol Bolas apparve davanti a lei. L'antico drago le spiegò che con la morte di tutti i demoni, il contratto passava sotto la proprietà dell'intermediario: lui. Liliana rimase immobile mentre la furia e il terrore le chiudevano la gola impedendole di replicare. Si disse che quello era il motivo per cui le linee del patto non erano svanite dalla sua pelle alla morte di Belzenlok: il contratto la controllava ancora, ed ora apparteneva ad un’entità molto più crudele di qualsiasi demone del multiverso. Pensò che aveva sempre lottato per ottenere la sua libertà, ma in realtà tutto quello che aveva fatto l'aveva portata alla schiavitù. Si chiese cosa sarebbe successo se avesse disobbetito. Percependo i pensieri della necromante, Bolas l'avvertì che se avesse disobbedito ai suoi ordini in qualsiasi modo, il patto l'avrebbe uccisa facendola invecchiare di centinaia di anni in pochi secondi. Le ordinò di seguirlo e i due viaggiarono nella cieca eternità.

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