FANDOM


Personaggio
Jace, Wielder of MysteriesART2
Nome Jace Beleren
Originario di Vryn - Passaggio di Silmot
Lifetime 4.532 A.R.
Razza Umano Planeswalker
Titolo
  • Scultore di Menti
  • Esperto di Ricordi
  • Architetto del Pensiero
  • il Patto delle Gilde Vivente
  • Prodigio di Vryn
  • Telepate Libero da Vincoli
  • Rivelatore di Segreti
  • Mago Mentale Ingegnoso
  • Naufrago Astuto
  • Stratega Arcano
  • Manipolatore di Misteri
Stato Vivo


Jace Beleren è un planeswalker che usa il mana blu.

Geniale e curioso, Jace non perde mai il controllo ed è un maestro della magia mentale: le sue specialità sono gli incantesimi di illusione, inganno e telepatia. I suoi poteri gli consentono di manipolare i maghi nemici neutralizzandone gli incantesimi o utilizzandoli contro di loro. Da esperto analizzatore, ha sempre un piano e ovviamente uno di riserva, per ogni situazione. Vero e proprio prodigio della magia fin da ragazzino, possiede il dono innato della telepatia che gli permette di penetrare con facilità nei pensieri degli altri per scoprire qualsiasi segreto. Dopo che superò diverse avversità e arrivò alla fine del labirinto implicito divenne l'incarnazione vivente del terzo Patto delle Gilde di Ravnica. È uno dei quattro fondatori dei Guardiani e far parte di essi gli offre l’opportunità di pensare e agire su vasta scala, una sfida mentale che lo affascina, oltre a risvegliare il suo senso di responsabilità. Jace non può lasciare alcun mistero irrisolto: è fermamente convinto che sia possibile comprendere qualsiasi enigma esistente e sogna di ottenere la conoscenza assoluta. All'inizio della Guerra della Scintilla perse il potere del patto a causa dei piani di Nicol Bolas.

Le origini di Jace: DistrazioniModifica

Vedi Jace Beleren (Planeswalker)/Origini.

Agents of ArtificeModifica

Entrare nel consorzioModifica

Jace si stabilì su Ravnica, vivendo nell'alta società e guadagnando denaro con il ricatto. Usava la telepatia per estorcere segreti e poi farsi pagare per tacerli. Durante lo svolgimento di alcune attività Jace venne attaccato da alcune creature evocate dai membri del Consorzio Infinito. Neutralizzò facilmente le creature e dopo una breve ricerca, incontrò Baltrice e il leader del Consorzio: Tezzeret, che gli spiegò che gli attacchi erano un "invito" per entrare nella sua organizzazione. Jace accettò.

Cominciò ad allenarsi con Tezzeret per affinare la telepatia a favore del Consorzio. Fece squadra con un maestro di spada chiamato Kallist Rhoka che per coincidenza, gli somigliava fisicamente. I due divennero amici e si allenarono insieme. Jace gli insegnò qualche incantesimo d'illusione e Kallist ricambiò con l'arte della spada e dei pugnali.

In una missione insieme a Paldor, Jace individuò il traditore all'interno del Consorzio che Tezzeret stava cercando. Libero di riposare, il mago mentale scoprì che il suo successo non gli dava alcuna soddisfazione. La consapevolezza che il prigioniero sarebbe stato torturato e ucciso, lo tormentava. I dubbi si infoltirono al punto da indurgli a pensare di lasciare il consorzio. Ore dopo venne trovato da Paldor, che gli consegnò la sua ricompensa per la missione.

Il giorno dopo Tezzeret assegnò un'altra missione a Jace: sarebbe dovuto entrare nella mente del traditore. Jace lo fece e per la prima volta sentì completamente la mente di un altro individuo non solo come immagini da leggere, ma come qualcosa di molto di più, qualcosa di tutto suo. Nella sua mente sentiva l'altro, la esaminò come un gioielliere con una pietra sconosciuta, osservando i suoi contorni. Tezzeret gli chiese di manipolarla, dandole forma per cambiarla completamente. La sua richiesta di alterazione colpì Jace in un modo che egli non riuscì a spiegarsi. Si rifiutò di farlo e mentì al suo capo, dicendogli che una simile azione avrebbe potuto ucciderlo. Tezzeret gli disse che voleva solamente che i ricordi del prigioniero svanissero, poi porse a Jace un pugnale, chiedendogli di uccidere il prigioniero. Jace iniziò una convocazione ma Tezzeret lo fermò, se l'uomo doveva morire doveva essere lui a ucciderlo personalmente. Non essendo in grado di uccidere un uomo a sangue freddo, Jace ripetè a sé stesso che non gli importava e gli alterò la mente, con grande soddisfazione di Tezzeret.

Mesi dopo, nuovamente in missione con Kallist per uccidere, sebbene lasciò compiere all'amico l'atto finale, Jace scoprì di non sentire più sensi di colpa.

La sua coscienza si risvegliò nuovamente durante una missione su Kamigawa insieme a Baltrice, che finì con il massacro di un villaggio nezumi. Sebbene Jace non avesse alcuna colpa per il fallimento, venne ugualmente punito da Tezzeret.

Poco dopo un agente di Nicol Bolas, il leader originale del consorzio e principale rivale di Tezzeret, lo contattò per una trattativa su un piano sconosciuto. Tezzeret portò Jace con sé per assicurarsi che Bolas non sondasse la sua mente. Il drago dialogò con entrambi, riuscendo a distrarre Jace e a superare le difese mentali. I due planeswalker furono costretti a fuggire. Durante la fuga Jace rimane vittima di un congelamento e perde un dito del piede. Nulla in confronto alle torture che avrebbe subito da Tezzeret che usò una lama di mana per punirlo del suo fallimento.

Uscire dal consorzioModifica

Jace decise di ribellarsi alla smania di potere di Tezzeret e dopo aver rifiutato di svolgere una missione che andava contro la sua morale, scappò dal consorzio portando Kallist con sé, consapevole che una volta scoperto il suo tradimento, Tezzeret avrebbe fatto uccidere il suo amico. Ai confini di Ravnica i due incontrano Liliana Vess che si unì a loro e intraprese una relazione con Jace.

Contro i suoi desideri, Liliana rivelò al consorzio la posizione di Jace e Kallist e in un disperato tentativo di salvare la vita di entrambi, Jace cercò di eseguire un incantesimo che si concluse con uno scambio di menti tra lui e Kallist.

Sei mesi dopo Jace nel corpo di Kallist morì e la sua mente tornò nel suo corpo originale, con un estremo trauma psichico. Liliana si prese cura di lui e lo assistì durante il recupero, invitandolo a punire Tezzeret per la sua parte nella morte di Kallist. Per essere libero da Tezzeret e dal Consorzio, Jace si rivolse a Nicol Bolas per trovare il santuario di Tezzeret e lo attaccò insieme a Liliana. L'assalto fallì, Jace venne catturato e il tradimento di Liliana viene rivelato. Tezzeret trascorse mesi per costruire un manufatto che gli permettesse di dominare la mente del suo rivale prigioniero senza danneggiarne le capacità. Liliana riuscì a parlare con lui e gli spiegò i motivi del suo tradimento. Lei teneva davvero a lui e lo liberò tradendo Tezzeret e aiutandolo nuovamente ad assalire il Santuario. Nello scontro finale Jace usò una lama di mana per tagliargli il braccio di eterium, riuscendo poi a spezzare la mente di Tezzeret, lasciando il consorzio senza un leader.

Dopo che Jace e Liliana si furono separati, Fece un voto a se stesso per aiutarla a risolvere il suo problema.

Ravviva il FuocoModifica

Durante il suo periodo nel Consorzio Infinito, Jace venne incaricato di recuperare la Pergamena del Drago rubata dal Santuario delle Stelle su Kephalai da Chandra Nalaar. La sua missione oltre al recupero della pergamena era anche quella di cancellare ogni informazione dalla mente di Chandra.

Arrivato nel luogo dove la piromante era stata vista l'ultima volta, Jace osservò la devastazione causata dall'incantesimo del fuoco utillizato da Chandra per fuggire e capì che non si trattava di una semplice ladra ma di una planeswalker. Sebbene la traccia eterica era debole, Jace riuscì a sentire debolmente i suoi pensieri, viaggiò nella cieca eternità e arrivò su  Regatha. Lì individuò la sua preda nei ricordi di un ragazzino di nome Brannon e lo seguì dentro una casa dove trovò Chandra insieme ad altre due donne. 

Chandra mostrò a Brannon la pergamena, Jace apparve e le ordinò di consegnargliela. I due planeswalker si affrontarono e dopo una breve battaglia, Chandra sembrò avere la meglio su Jace, ma in realtà cadde nella sua trappola: utilizzando un'illusione il mago mentale assunse le sembianze di Brannon distraendola, poi la stordì con un fulmine di mana blu e si riprese la pergamena con ogni ricordo di Chandra riguardo a essa. Dopo aver completato la sua missione, Jace se ne va lasciandola priva di sensi.

Leader del Consorzio InfinitoModifica

Nonostante Jace scelse di non prendere il controllo del Consorzio Infinito, acquisì involontariamente tutte le informazioni relative ad esso quando spezzò la mente di Tezzeret. Dal momento che considerava Ravnica la sua casa, decise di prendere il controllo della sola cellula presente sul piano, rendendo il Consorzio nuovamente attivo.

La Maledizione del VeloModifica

Tre anni dopo aver sconfitto Tezzeret, Jace sta studiando la pergamena che ha recuperato da Chandra. I suoi studi vengono però interrotti da Garruk che vuole informazioni sulla planeswalker che lo ha maledetto. Jace entrando nella mente del cacciatore riconosce Liliana, avverte anche che l'ostilità di Garruk non gli appartiene e cerca di ragionare inutilmente con lui. Durante la conversazione, si lascia scappare il nome di Liliana e Garruk attacca Jace per costringere il mago mentale a rivelargli su quale Piano si trovi.

I due si affrontarono e alla fine Garruk ha la meglio. Il cacciatore fu sul punto di uccidere Jace ma quando il mago mentale lo chiamò mostro, l'ira di Garruk si placò, si scusò con Jace e lo lasciò andare. Garruk rifiutò l'offerta di Jace di essere portato da Emmara, una guaritrice, dicendo che aveva solo bisogno di trovare la planeswalker e gli chiese nuovamente il nome del piano. Alla fine Jace nominò Tavelia. Prima di andarsene Garruk disse a Jace che la pergamena che stava studiando lo avrebbe portato su Zendikar e gli consigliò di stare sempre all'erta su quel mondo.

RisvegliModifica

Grazie all' "assistenza" di Garruk, Jace viaggia su Zendikar e scopre che Chandra si trova sul piano e sta cercando L'Occhio di Ugin proprio come lui. Temendo le conseguenze delle azioni della piromante, Jace assolda una guida per farsi portare all'Occhio e usa le sue illusioni per difendersi dalle creature ostili. Arrivati quasi a destinazione, Jace e la sua guida incontrano il "saggio delle rovine" Anowon, ferito che per curarsi uccide la guida di Jace e poi attacca anche lui. Jace lo sconfigge facilmente e poi lo convince ad aiutarlo a raggiungere l'Occhio che Anowon rivela essere una stanza, ma prima di potergli dire cosa contiene viene separato da lui.

All'interno della stanza Jace trova Chandra che combatte contro un enorme drago (in realtà Sarkhan Vol). La piromante fa fatica a continuare la lotta e Jace offre subito il suo aiuto, ma i suoi incantesimi vengono assorbiti da un enorme edro galleggiante su di loro. Agendo su un'intuizione, Jace dice a Chandra di generare un fuoco invisibile in modo da non essere assorbito dal'edro. La piromante fa come le viene detto, Jace raddoppia il suo incantesimo e insieme riescono a sconfiggere il drago. L'esplosione stordisce tutti e tre i planeswalker, Chandra è la prima a svegliarsi e aiuta Jace a rimettersi in piedi e ad uscire dall'Occhio.

Jace capisce che qualcuno li ha manovrati e chiede a Chandra di dirgli chi le aveva parlato della pergamena, ma la piromante si allontana prima che Jace possa leggerle nella mente.

Avvento degli Eldrazi Modifica

Dopo aver recuperato abbastanza energie, Jace torna nella stanza dell'Occhio, vede Sarkhan Vol tornato nella sua forma umana a terra ancora privo di sensi, ma vivo. Capisce che il mago-drago è un planeswalker e comprende che il loro scontro ha messo in moto qualcosa. Decide di andare al Portale Marino per informare i saggi di Halimar dell'accaduto. All'improvviso compare Anowon che pretende di sapere cosa è successo ma prima che Jace abbia la possibilità di rispondere, il vampiro si allontana borbottando fra sé. Senza guida, riesce comunque a trovare un paese vicino e acquista una cavalcatura, senza perdere tempo si mette in viaggio per raggiungere la nave per Halimar. Quasi arrivato a destinazione viene però attaccato da una progenie eldrazi che distrugge la sua cavalcatura. Utilizzando la sua magia, diventa invisibile e viene ignorato dalla strana creatura, arriva sulla nave e prosegue il suo viaggio.

Due settimane dopo, Jace consulta al Faro di Halimar un archivista, impara alcune cose sugli eldrazi ma non si sente più saggio di prima. Racconta il suo viaggio ai tritoni e decide alla fine di cercare dove Chandra ha appreso della pergamena. Prima di andarsene l'archivista gli chiede di ritornare se dovesse scoprire qualcosa.

Test of MetalModifica

Tornato per la prima volta su Ravnica dopo il suo scontro con Tezzeret, aveva trovato Baltrice in punto di morte, decise di salvarla per pietà, e per gratitudine la piromante decide di lavorare per lui.

Passano tre anni e dopo il suo ritorno da Zendikar, su Esper scatta una trappola che avverte Jace che Tezzeret è ancora vivo, lui e Baltrice viaggiano su Alara per catturare o uccidere l'artefice. In possesso di tutte le informazioni della vita di Tezzeret e delle conoscenze che l'artefice aveva del Consorzio, Jace aveva piazzato delle varie trappole per localizzarlo senza però riuscirci. Alla fine capisce che l'unico modo per fare uscire Tezzeret allo scoperto è dargli la possibilità di combattere con lui. I due planeswalker non riescono a catturare Tezzeret che alla fine infetta Jace con un dispositivo di etherium che gli impedisce di usare i suoi poteri mentali o viaggiare nei piani.

Jace chiede a Tezzeret perchè non lo uccide e con una calma che sorprende il mago mentale, l'artefice gli risponde che non vuole ucciderlo e per evitare che Jace si uccida da solo lo avverte di non provare a usare la sua magia per guarirsi e gli "insegna" diverse cose sull'etherium, per poi fare un'offerta a Baltrice: libererà Jace se in cambio lei lo aiuterà a trovare Crucius.

Nell'incontro finale tra i planeswalker, quando alla fine Jace rimane solo con l'artefice, Tezzeret rivela al mago mentale il suo dono per lui, la consapevolezza che prima o poi lo cercherà per "avere la sua dolce vendetta". Dopo aver ascoltato le parole del suo ex-maestro Jace entra nella cieca eternità.

Non canonicoModifica

Con la pubblicazione di storie web successive (nella fattispecie: (Incontri Inaspettati) è stato confermato che molti degli eventi narrati in questo libro non sono mai accaduti e pertanto non viene considerato canonico ai fini della storia ufficiale di Magic. Quindi il "vero" Jace non ha mai vissuto questi eventi.

Studio delle gildeModifica

Tornato a Ravnica, Jace cercò di dimenticare per un po' il multiverso, prendendosi una pausa da tutto ciò con cui era entrato in contatto: Tezzeret, Liliana, l'Occhio di Ugin e gli eldrazi. Durante la sua assenza, senza la sua guida, il Consorzio Infinito crollò nuovamente, ma Jace non se ne curò.  

In cerca di una distrazione decise di iniziare a studiare il sistema delle gilde e in particolare i movimenti di Niv-Mizzet, osservando i nuovi laboratori Izzet aperti in modo caotico. Jace sapeva che ci doveva essere uno scopo particolare dietro le azioni apparentemente casuali di quella gilda di scienziati. Un'altra preoccupazione che lo assillò fu la rinascita dei Dimir, nei quali vedeva l'originale Consorzio Infinito ed era consapevole che nonostante la facciata mostrata al pubblico, nascondessero pericolosi segreti.

In una sezione di un quartiere anonimo, Jace decise di allestire un negozio. Sapeva che occhi indiscreti sia fisici che psichici lo avrebbero osservato per cercare di scoprire le sue intenzioni. Riesce così a mettere le mani su antichi segreti, mentre continua la sua ricerca nel passato, presente e futuro di Ravnica.

Ritorno a RavnicaModifica

Vedi Jace Beleren (Planeswalker)/The Secretist.

Incarnazione vivente del patto delle gildeModifica

Essere diventato l'incarnazione vivente del patto delle gilde ha reso Jace una specie di arbitro mistico legato a tutte le dieci corporazioni. I suoi poteri gli permettono di risolvere le dispute e trattenere le gilde dal distruggersi tra loro. NIv-Mizzet testò i suoi confini dichiarando guerra ai Selesnya e quando il planeswalker negò la sua richiesta il drago fu costretto ad assentire comprendendo però che se una gilda vuole qualcosa che ha un impatto su una o più gilde la decisione finale spetterà sempre a Jace.

È consapevole di aver bisogno di aiuto, il suo è un grande lavoro e comprende che le gilde tenteranno indubbiamente di ottenere il suo favore con doni o minacce. Inoltre, Lazav vuole ottenere per sé il suo potere e il mentefiamma non è felice della situazione attuale. Jace si è rivolto a Lavinia, ma lei non è ancora sicura se può fidarsi di lui. Nonostante tutte le difficoltà, Jace prende seriamente le sue responsabilità, in quanto tiene molto alla sua casa adottiva. Ciò nonostante la sua posizione lo mette anche in una posizione difficile e pericolosa. Mentre la notizia di ciò che è accaduto nel labirinto implicito si diffonde, molte persone pensano che sia meglio ucciderlo e lui non è sicuro di quello che accadrebbe a Ravnica o alle gilde con la sua morte.

Jace può ancora lasciare Ravnica, ma viaggiando via dal piano si allontana dai suoi doveri e ogni momento lontano da Ravnica rischia dei problemi disastrosi che possono sorgere tra le gilde che soltanto lui può risolvere.

La gorgone e il patto delle gildeModifica

Dopo essere stato trovato da un messaggero di Lavinia, Jace raggiunse la sua vice alla camera del patto delle gilde. Raggiunse la sala di ricezione principale, dove Il corridoio esteso rivelava una folla di minotauri Boros. Lavinia stava parlando con il portavoce che si lamentava del fatto che gli Orzhov avevano violato il loro contratto di confine. Lei rispose con calma che la sua gilda non aveva presentato una vera denuncia e che una volta archiviato, il caso sarebbe stato esaminato a tempo debito. Jace entrò nella stanza e chiese come poteva aiutare, i minotauri spostarono la loro attenzione su di lui, ripetendo le loro accuse. Jace parlò mentalmente con Lavinia, si scusò per il ritardo e chiese se era quello il motivo della sua convocazione. Lei rispose di no, ma che qualcos'altro richiedeva la sua attenzione. Il planeswalker chiese se si trattava di un omicidio e quando Lavinia chiese perchè lo pensava, lui rispose che stava facendo la solita faccia del "c'è stato un'omicidio". Lavinia rispose che in realtà era più di uno e poi chiese se aveva davvero quell'espressione. Jace chiese informazioni sui minotauri e lei rispose che Aurelia avrebbe ospitato tre leader di gilda a Sol-Dimora in serata. La Legione era preoccupata per la sicurezza e gli Orzhov non stavano aiutando. Il portavoce dei minotauri chiese qual'era la decisione del patto delle gilde. Con calma, Jace gli rispose che avrebbe dovuto presentare una vera e propria denuncia per Lavinia e di ritornare a Sol-Dimora mentre il deputato si sarebbe occupato delle procedure. I minotauri accettarono la sua decisione.

Jace studiò una pagina di note della scena del crimine e la causa di ogni morte: pietrificazione. Guardò Lavinia e chiese se erano sicuri che fossero vittime e non statue scolpite da qualcuno. Lavinia scosse la testa e rispose che si trattava di cittadini la cui scomparsa era stata confermata e che i corpi erano stati trovati vicino alle gallerie Golgari ma non al suo interno. Spiegò che l'assassino aveva posizionato le vittime in modo da formare un nome: il suo. Jace chiese se avessero  trovato altri messaggi o un collegamento in comune tra le vittime. Lavinia rispose che erano stati trasportati da più distretti. Jace lesse nuovamente le note, nulla sembrava essere connesso, ma quando arrivò ai nomi delle vittime una sensazione di gelo lo colpì. Lavinia gli chiese se conosceva qualcuno di loro, Jace rispose di no ma che doveva visitare la scena del crimine immediatamente. Lavinia annuì e disse che avrebbe preparato alcuni Azorius, ma lui la fermò e disse che sarebbe andato da solo. Lei protestò, ma lui le disse di non discutere, di tenere tutti lontano da quel punto e di andare a Sol-Dimora a rassicurare i Boros. Lavinia non era d'accordo, ma alla fine acconsentì alle sue richieste. Gli anagrammi dei nomi delle vittime avevano un significato che solo Jace poteva comprendere: Innistrad, Shandalar e Zendikar. L'assassino era un planeswalker e sapeva che lo era anche lui.

La galleria era buia e silenziosa, Jace notò una donna umana nascosta nell'ombra che lo stava aspettando. Lei gli disse che era contenta che avesse ricevuto il suo messaggio. Jace rispose che aveva la sua attenzione e che non era necessario coinvolgere altri abitanti di Ravnica. L'assassina rispose che aveva mandato lontano i suoi e gli chiese di avvicinarsi. Jace notò il pugnale ma si avvicinò ugualmente verso di lei dicendo di non essere armato e visto che sembrava non voler parlare con lui le avrebbe letto la mente. Il mago mentale si concentrò, ma prima che potesse entrare tra i suoi pensieri, la donna si irrigidì trasformandosi in una statua di pietra. La voce di una donna dietro di lui chiese se avesse già letto la sua di mente. Jace si voltò a guardare la vera assassina per poi distogliere subito lo sguardo: era una gorgone. La chiamò con il suo nome, Vraska, e rispose di no. La Golgari fece notare che aveva sentito parlare di lei e lui rispose che aveva sentito il suo nome ma che non sapeva che fosse una planeswalker. Vraska gli chiese se aveva capito perchè era lì e Jace rispose che sospettava che volesse mostrargli qualcosa e sarcasticamente aggiunse che sperava non fosse il suo sguardo. Vraska rispose che voleva dimostrare ciò che era dentro di lui e vedere se era un alleato di Ravnica. Jace le fece notare che uccidere gli abitanti del piano era uno strano modo di essere alleato di Ravnica. Vraska contestò che aveva rubato il controllo del patto delle gilde, poi con calma aggiunse che Ravnica non era il suo mondo eppure lui aveva un forte interesse per esso. Jace replicò che stava solo cercando di evitare che le gilde si distruggessero a vicenda, che la responsabilità del patto era scesa su di lui e che la prendeva sul serio, aggiunse che lei non voleva offrire il suo aiuto. La gorgone chiese cosa pensava volesse da lui e Jace rispose che voleva distruggerlo per governare Ravnica. Vraska rispose che la sua morte le avrebbe liberato le mani dal momento che il suo inganno colossale le aveva imposto dei vincoli, concluse che era pronta ad ucciderlo adesso. Vraska si girò di scatto guardando Jace in pieno viso, ma invece di trasformarsi in pietra il mago mentale scomparve. Vraska chiese a voce alta se potevano fare a meno delle illusioni. Jace apparve da dietro una colonna e replicò che prima avrebbe dovuto mandare via i suoi quattro assassini. Vraska sorrise, Jace disse che apprezzava il complimento ma che era sicuro che lei fosse in grado di ucciderlo per conto proprio. La gorgone fece un segnale verso le ombre e Jace sentì le loro menti allontanarsi. Distolse lo sguardo e chiese nuovamente se voleva ucciderlo e Vraska scosse la testa con aria di rimprovero e gli disse di pensare a quale sarebbe stato il suo scenario ideale e di rispondersi da solo. Jace rispose che dal momento che il patto delle gilde era una persona vivente avrebbe potuto usarlo a suo vantaggio manipolando le sue decisioni a suo favore. Chiese che tipo di leva pensava di avere su di lui e lei rispose se conosceva i nomi di tutti gli assassini che circondavano la casa di Emmara Tandris. Jace si oscurò in volto e disse con cautela che le persone che vivevano nella casa dell'elfa erano sue illusioni e che tutta la casa era una trappola elaborata che avrebbe fermato tutti i suoi assassini appena avrebbero provato a colpire. Vraska replicò che probabilmente stava bluffando, si avvicinò fino ad arrivare dietro di lui, continuò dicendo che non avrebbe comunque rischiato, ma che non aveva importanza perchè aveva intenzione di minacciare altre "cose" a cui teneva pertanto non aveva altra scelta se non accettare di lavorare per lei. Jace rispose che non l'avrebbe mai fatto e che Ravnica era sotto la sua protezione. Vraska sibilò e un viticcio di serpente toccò l'orecchio di Jace. La Golgari disse con sarcasmo che Ravnica era fortunata, poi chiese se aveva intenzione di proteggere il piano nello stesso modo in cui aveva protetto Kallist e Kavin o per quanto riguardava Garruk. Jace replicò che aveva fatto degli errori ma che intendeva usare la sua posizione per espiare le sue colpe. Chiese di Garruk e Vraska rispose che non sapeva cos'era diventato. Jace chiese spiegazioni, ma la Golgari rispose che non aveva importanza e che sicuramente aveva già fallito pure con lui. Gli disse che era una piaga, un flagello per tutti coloro che diceva di voler proteggere e che solo dichiarando la sua fedeltà a lei avrebbe fatto un favore a tutto il piano. Poi lo attaccò. Un serpente si chiuse intorno al collo di Jace che lo afferrò cercando di rimuoverlo mentre altri serpenti cercarono di costringerlo ad aprire gli occhi. Il mago mentale attaccò la sua mente: i pensieri della gorgone vorticavano con centinaia di modi per farlo soffrire o ucciderlo. Spinse più in profondità ed evocò un incantesimo: illusioni di sé stesso che attaccavano da diversi punti. Vraska colpì le immagini facendole sparire ma esse apparivano sempre più velocemente e alla fine Jace sentì la presa della gorgone allentarsi. Poi cambiò illusione e inviò immagini di loro due che circondarono Vraska in un'orda da incubo. Lei li pietrificò e le statue si moltiplicarono formando una gabbia di pietra, Jace sperava che la sua illusione diventasse abbastanza reale per lei da farla sentire in trappola. Vraska strinse nuovamente il collo del mago mentale e gli disse di far sparire le immagini, le statue iniziarono a parlare e le dissero che aveva vinto. Lei gridò loro di stare indietro ma con un guizzo di esitazione nella voce. Le statue dissero che Jace l'avrebbe aiutata ma prima era necessario conoscere il suo piano, se lei lo avesse ucciso, il patto vivente non avrebbe più potuto influenzare le gilde per lei, doveva dimostrare di essere degna. Vraska strinse con forza la testa di Jace e disse che grazie a lui avrebbe indebolito le gilde in modo da permetterle di assassinare tutti i dieci capigilda. Lei era nata per uccidere e molti nell'ombra rispondevano a lei. Per un attimo gli occhi delle statue lampeggiarono accecandola e lei alzò una mano per proteggersi, poi le dissero che c'era un vertice in corso di capigilda di gilda a Sol-Dimora e che tutti i presenti avevano sentito le sue parole. Infuriata, Vraska spezzò il collo di Jace ma invece del cadavere del mago mentale vide l'assassina che aveva pietrificato prima. La Golgari urlò la sua rabbia distruggendo la gabbia di pietra ma invece di rompersi i pezzi si richiusero su di lei formando immagini di gorgone che l'attaccavano. Lei saltò indietro e poi viaggiò nella cieca eternità.

Alla camera del patto delle gilde, Jace parlò nuovamente con Lavinia. Lei gli disse che non sapeva come aveva fatto per risolvere il caso, ma che l'assassina era stata presente a Sol-Dimora che galleggiava nell'aria raccontando i suoi piani a tutti, confessando le sue colpe prima di sparire. Gli chiese se pensava se sarebbe tornata. Jace rispose che per un po' sarebbe rimasta nascosta e Lavinia chiese se poteve finirla con la gorgone comandandole di smettere o in un altro modo. Jace scosse la testa dicendole che era riuscito a distrarla distorcendo le sue percezioni e che Vraska non aveva dato nessuna apertura per permettergli di distruggere la sua mente, combattendolo a ogni passo. Lavinia disse che almeno ora le gilde erano consapevoli di lei e che i Boros volevano setacciare la Città Sepolta per trovarla. Jace guardò fuori dalla finestra e rispose che sicuramente Isperia avrebbe contribuito a guidarli. Lavinia lo osservò attentamente e gli disse che aveva la solita faccia di "vado a stare lontano per un pò e non chiedermi dove". Lui rispose che sarebbe stato via solo qualche giorno e lei gli disse che sarebbe dovuto restare per fare delle rassicurazioni. Jace parlò lentamente anche se più a sé stesso, che il patto delle gilde dovrebbe tenere le persone al sicuro, ma lui aveva portato solo pericolo e pensava che qualcosa stava succedendo con Garruk. Quando Lavinia chiese di chi stava parlando, lui rispose che era qualcuno con cui non poteva fallire di nuovo.

Il predatore supremoModifica

Durante le sue ricerche sul Velo di Catena per trovare una cura per Garruk, Jace scoprì che gli Onakke crearono il Velo non per distruggere ma per dare vita a distruttori. Fortunatamente la maggior parte era troppo debole per sopravvivere alla sua maledizione, ma coloro che ci riuscivano venivano trasformati in potenti demoni.

Dopo essere tornato su Ravnica per valutare meglio le sue scoperte, Jace ricevette la visita di un planeswalker senza nome che stava indagando sugli omicidi di vari planeswalker compiuti da Garruk su Innistrad. Il mago mentale decise di scrutare nella sua mente e di mettere alla prova le sue abilità e dopo che il planeswalker superò la sua prova gli disse che possedeva la forza per superare i pericoli che lo attendevano. Usando le sue illusioni, Jace gli spiegò che gli istinti di Garruk erano stati distorti dalla maledizione del Velo e che ora cacciava la sua stessa specie: gli altri planeswalker. Continuò che la maestria del cacciatore maledetto era senza pari e poteva individuarli ovunque nel multiverso. Gli parlò delle sue scoperte e disse che la maledizione non aveva finito di operare nelle vene di Garruk e che lo avrebbe spinto a tornare su Shandalar alla Catacomba di Onakke all'interno del Tempio Antico degli Onakke per corrompere completamente la sua anima e trasformarlo in un demone che avrebbe distrutto Shandalar e l'intero multiverso. Jace disse che non potevano lasciare che accadesse, non sapeva ancora come rimuovere la maledizione e salvare Garruk ma credeva di sapere cosa fare per fermare la trasformazione. Gli chiese di andare alla Catacomba e di distruggere l'altare al suo interno mentre lui avrebbe continuato a cercare una cura. Prima che il planeswalker partisse per la sua missione, Jace lo avvertì che aveva intravisto la mente di Garruk e che ora lui che lo stava cacciando era diventato la sua nuova preda. 

Dopo la distruzione dell'altare, Jace andò su Zendikar per recuperare l'Edro sulla fronte di Ob Nixilis. Dopo la sconfitta del demone e il recupero dell'Edro, Jace parlò mentalmente al suo alleato planeswalker e gli disse che si trattava di un oggetto antico creato tramite potenti magie. Spiegò che bisognava sconfiggere Garruk e sigillare l'Edro nel suo corpo e la magia della pietra avrebbe fatto il resto. Gli disse di recuperare le energie e di andare da lui in modo da affrontare Garruk insieme. Jace tornò su Shandalar e iniziò a fare i preparativi per lo scontro imminente, tuttavia, prima che il suo alleato arrivasse, Jace vide apparire Garruk di fronte a sè. Durante la battaglia titanica tra il mago mentale e il cacciatore maledetto, il tempio iniziò a crollare intorno a loro, ma alla fine Jace vinse. Dopo che Garruk venne sconfitto, Jace sigillò l'Edro nel corpo del cacciatore maledetto.

MostroModifica

Su Shandalar, incerto sulle condizioni di Garruk dopo il loro confronto, Jace lo cercò e dopo che trovò il cacciatore creò un' illusione di Liliana per metterlo alla prova. Quando Garruk vide la necromante estrasse l'ascia e rimase a distanza mentre lei lo scherniva. Dopo un pò sempre senza dire nulla, Garruk ripose l'arma nella guaina sulla schiena e si avvicinò lentamente a Liliana, poi disse a voce alta che le fattezze erano perfette e la voce intonata, ma che l'odore era completamente diverso. Terminò pronunciando il cognome di Jace e si fermò a pochi passi da Liliana. La figura cambiò e divenne Jace, il volto del mago mentale era nascosto dal cappuccio.

Scontro con GarrukModifica

Jace lo osservò da sotto il cappuccio e disse che lui aveva ucciso molte persone e che doveva essere sicuro che non succedesse di nuovo. Garruk replicò che non sarebbe mai riuscito a ucciderli se lui non li avesse mandati a cercarlo, gli disse di smetterla di cercarlo e nessun altro sarebbe morto. Jace disse che potevano aiutarlo, che l'Edro stava dando loro il tempo che serviva, gli chiese di tornare a Ravnica con lui e che aveva già convocato alcuni dei loro migliori guaritori. Notando il plurale, Garruk chiese a chi si riferiva e poi continuò chiedendogli dove era finito quando il suo corpo era stato devastato dal dolore, quando le sue evocazioni marcivano davanti a lui e quando le voci cercavano di impadronirsi del suo corpo e della sua mente. Urlò le ultime parole e le sue mani si chiusero a pugno, per poi rilassarsi e richiudersi nuovamente. Jace rispose che doveva andare con lui in modo da dare a loro la possibilità di guarirlo e fare in modo che non uccidesse di nuovo. Garruk chiese cosa sarebbe successo se avesse voluto uccidere di nuovo, magari proprio in quel momento. Jace rispose che lo avrebbe fermato, che non era in sé, che l'Edro riusciva solo a fermare la maledizione ma che non era in grado di guarirla. Gli chiese nuovamente di andare con lui e gli tese una mano, Garruk la strinse e disse che non lo avrebbe portato da nessuna parte, lo attirò a sé e lo colpì con una testata. Jace esplose in una marea di frammenti di vetro che ferirono Garruk sul volto. Il cacciatore ruggì e sguainò la sua ascia, immagini di Jace apparvero intorno a lui, perfette copie dell'originale, con le mani in posizione difensiva. Il mago mentale disse che non voleva ferirlo e Garruk replicò che fortunatamente per lui, aveva un'opinione diversa. Jace replicò che quello non era uno scontro alla pari, che aveva sofferto abbastanza e lo pregò di andare con lui. Garruk roteò la sua ascia contro le illusioni, ognuna cadde in frantumi e l'aria intorno a lui si solidificò in una gabbia di ghiaccio, i suoi movimenti furono rallentati e il suo respiro divenne faticoso. Il cacciatore disse a Jace che quelle illusioni non erano male, ma che per essere fatte così bene doveva trovarsi vicino a esse. Garruk sferrò un colpo di lato con il braccio e trovò ciò che avrebbe dovuto essere una figura invisibile, la sua mano si chiuse sul collo di Jace e uno sguardo sorpreso apparve sul volto del mago mentale. Gli disse che passava troppo tempo nelle menti altrui e che doveva fare più attenzione al mondo reale. Jace cercò di usare le sue illusioni per liberarsi ma Garruk non si lasciò ingannare da esse, serrò ancora più forte la sua presa e gli disse che si affidava troppo alle illusioni e che doveva imparare a combattere. Il volto di Jace divenne purpureo e Garruk allentò leggermente la sua presa per farlo respirare e Jace lo chiamò mostro. Garruk rise e rispose che aveva ragione, era un mostro, aggiunse che se lo trovava ancora sulla sua strada o se mandava qualcuno a cercarlo, qualcuno sarebbe morto. Chiese se avesse ancora dei dubbi. Jace scosse la testa, nonostante la situazione non mostrò alcuna paura. La voce del mago mentale era rauca e faticò a recuperare il respiro, rispose che non poteva lasciarlo andare mentre era ancora un folle omicida. Garruk sospirò e gli disse di analizzarlo e che non era così complicato. Jace entrò nella mente di Garruk e quando uscì da essa, sul suo viso comparve un'espressione di disgusto, di sorpresa e per un solo istante di accettazione. Jace disse che era pulito e chiese come fosse possibile. Garruk rispose che lui era ciò che era, se avesse dovuto farlo avrebbe ucciso, sorrise e disse che ciò avrebbe potuto anche piacergli. Continuò che se lui e i suoi amici lo avessero lasciato in pace non avrebbero avuto nulla da temere da lui e che quello era il miglior accordo che avrebbe potuto offrire. Jace ci pensò; Garruk lo teneva per la gola e avrebbe potuto togliergli la vita in un batter d'occhi, avendo già dimostrato di essere immune alle sue illusioni. Rispose che aveva vinto e che lo avrebbero lasciato in pace, ma se un giorno avesse cambiato idea, gli chiese di andare da loro su Ravnica. C'era qualcosa che non andava in lui e loro potevano aiutarlo. Garruk lo lasciò andare e come ultimo consiglio gli disse che solo i migliori cacciatori potevano cacciare da soli e che lui aveva bisogno di amici. Jace lo osservò e l'immagine di una biblioteca di Ravnica brillò dietro di lui, le sue illusioni iniziarono a ritornare verso la biblioteca, una dopo l'altra sovrapponendosi e alla fine su Shandalar rimase solo un velato sussurro di un'immagine. Un attimo dopo Jace e la visione di Ravnica svanirono.

Il progetto dei fulmini rivelatoriModifica

La strada senza nome della Città Sepolta in cui si muoveva era a cielo aperto e come per il resto della vasta città, anche lei era bagnata da giorni di incessante piovischio. A un passo di distanza, senza il suo caratteristico mantello per potersi mimetizzare meglio tra gli abitanti, Jace Beleren seguiva Ral Zarek. A bassa voce il mago delle tempeste chiamò Jace col suo cognome e gli disse che se avesse osato infiltrarsi nella sua mente, le nuvole sopra di loro sarebbero state ricche di fulmini che, per pura coincidenza, sarebbero arrivati tutti su di lui. Jace chiese se avrebbe potuto dirgli dove erano diretti e Ral replicò che lo avrebbe capito presto e il mago mentale chiese se si rendesse conto che quella frase era esattamente ciò che dicevano le persone un istante prima che lui esplorasse le loro menti. Ral si voltò e chiese se sapeva che nel Decimo Distretto i fulmini colpivano più spesso rispetto a ogni altro distretto e se ne conosceva il motivo; Jace gli rigirò la domanda e con un sorriso Ral rispose che si trattava di una sfortunata coincidenza. I due oltrepassarono una bottega e un vicolo stantio in cui alcuni elfi incappucciati lanciarono loro delle occhiate minacciose. Jace disse che era rimasto sorpreso che fosse venuto da lui, Ral scosse la testa e disse che non aveva altre possibilità e Jace continuò che in base a ciò che gli aveva raccontato, diffondere maggiormente quelle informazioni avrebbe portato solo a un danno maggiore. Ral disse che se il progetto fosse andato avanti, i risultati sarebbero stati diffusi e che in quel caso si sarebbe scatenato un putiferio. Ral si fermò davanti a una porta nel tunnel, elettrizzò la maniglia e la aprì, fece entrare Jace e poi sigillò nuovamente la porta dietro di loro. L'altro chiese se Niv-Mizzet sospettasse qualcosa e Ral rispose che se il drago ne era a conoscenza, faceva attenzione a non mostrare nulla e dato che non era mai tranquillo o pacato, pensava che non avesse ricevuto nessuna informazione. Continuò dicendo che come ben sapeva che il Mentefiamma era fastidiosamente brillante e non rinomato per la sua pazienza; era sicuro che stesse iniziando a pensare che gli nascondeva qualcosa. Jace chiese se stava sabotando i risultati e Ral replicò che i maghi Izzet non ostacolavano le ricerche della gilda e che lui aveva semplicemente evitato di utilizzare tutte le sue capacità, inoltre Mareey lo seguiva a ogni rivelamento. Jace chiese quanti rivelamenti avesse ottenuto su di lui, Ral si arrestò lo osservò e rispose solo qualcuno ma abbastanza da far immaginare a Niv-Mizzet che fosse un planeswalker. Nelle settimane successive al labirinto implicito, Niv-Mizzet si era accorto della mancanza di Jace per lunghi periodi e Maree, la sua ciambellana, aveva consigliato di seguire i suoi movimenti con maggiore attenzione e aveva proposto Il progetto dei fulmini rivelatori per scoprire le motivazioni delle scomparse di Jace; Ral era stato messo a capo del progetto che aveva portato a quel tempo uggioso dell'ultimo mese. Il vero problema era che se il progetto fosse continuato, avrebbe finito per dimostrare l'esistenza dei planeswalkers. Gli altri maghi Izzet avevano iniziato a osservare i dati dei fulmini rivelatori e sebbene Ral avesse ridotto la precisione in modo che il progetto non dimostrasse immediatamente l'esistenza dei planeswalkers, la situazione stava peggiorando.

Mentre seguiva Ral verso l'umido tunnel, Jace chiese delle tempeste, perchè non diceva la verità a Niv-Mizzet dal momento che durante il periodo del labirinto implicito lo aveva spinto a rivelare a Emmara la verità, mentre adesso era lui a nascondere l'esistenza dei planeswalkers al Mentefiamma. Ral si fermò senza voltarsi e con un tono di voce piatto, rispose che non poteva comprendere. Mostrando un palmo in segno di empatia Jace replicò che forse avrebbe potuto, ma temeva che avrebbe rischiato la folgorazione. Ral fece scorrere la mano sulla parete muschiosa del tunnel e chiese se sapesse come era entrato a far parte degli Izzet e cosa aveva dovuto affrontare per trovare un ruolo in cui sentirsi sé stesso. Non aspettò la risposta dell'altro e disse che era cresciuto in un piccolo distretto, pieno di persone di basso valore che non riuscivano a stimolare la sua magia dal momento che per loro era solo "il mago della pioggia". Continuò che aveva scoperto rapidamente ciò che doveva tenere per sè stesso, che si era recato al Decimo Distretto di sua spontanea volontà. Ne aveva assunto l'accento, scoperto la zona, dove mangiare e dove non dormire, che aveva studiato la storia di ogni gilda, che aveva scoperto gli Izzet e aveva appreso tutto da loro, che aveva imparato la magia delle tempeste dalle equazioni di Niv-Mizzet e si era guadagnato una posizione nella sua gilda; concluse che il giorno più felice della sua vita era stato quando era diventato un mago della gilda Izzet. Jace replicò che lui non era un semplice mago di gilda ma un planeswalker e Ral rispose che la sua scintilla era un altro motivo che poteva fargli perdere tutto ciò per cui si era impegnato: lui era un mago delle tempeste del Decimo Distretto, un abitante di Ravnica in ogni sua parte; si voltò verso Jace e puntò un dito sul suo petto. Continuò dicendo che poi Niv-Mizzet aveva avuto l'idea del labirinto implicito e, chi era diventato il Patto delle Gilde dopo tutti i suoi sforzi? Dopo tutto ciò che aveva fatto per raggiungere quella posizione? Ral si rispose da solo e disse che si trattava di uno straniero che non aveva compiuto alcuno sforzo prima, un invasore da un'altra terra che era giunto improvvisamente, aveva risolto l'enigma e ora era nella posizione di controllare il destino del suo mondo; concluse se volesse proprio sapere come si sentiva. Jace comprese e disse che voleva fargliela pagare, distruggendo il suo legame con Emmara come vendetta per aver risolto il labirinto prima di lui. Ral sospirò e le sue spalle si abbassarono leggermente e disse che non era sua intenzione rovinare il rapporto tra loro. Jace rispose che non doveva preoccuparsi, che era destino e che ora lei era più al sicuro. Ral comprese e chiese se l'elfa non ricordasse più nulla, il mago mentale non rispose e lui disse che non lo biasimava e che quello era il modo in cui doveva essere. All'inizio avrebbe voluto dire la verità a Niv-Mizzet, voleva che il suo mondo comprendesse ciò che lui era e di cosa facesse parte e che in fondo, cos'era la gilda Izzet se non la ricerca di comprensione di strane verità? Ma quella rivelazione avrebbe fatto reagire Niv-Mizzet finendo per farlo impazzire e avrebbe finito per far impazzire tutti gli Izzet. Ral scosse la testa, si piegò in avanti e fece un gesto con le mani per enfatizzare l'idea e disse a Jace di pensare cosa poteva capitare se Niv-Mizzet e l'intero piano fossero stati a conoscenza dei momenti in cui il Patto delle Gilde vivente si trovava in un'altra dimensione e di chiedersi cosa sarebbe accaduto. Jace guardò di lato per un istante, si strofinò le tempie e chiese se non poteva semplicemente porre fine al progetto e Ral rispose che per come si erano sviluppate le cose non poteva farlo e che il drago gli aveva affidato quel compito. Proseguì il suo cammino lungo il tunnel e disse che erano quasi arrivati. Jace chiese per favore se poteva dirgli dove lo stava portando, Ral passò le dita sulla fronte per imitare a gesti la telepatia di Jace e disse di continuare a camminare.

I due planeswakers continuarono il loro cammino nel tunnel ricoperto di muschio. Canti e rumori di passi echeggiavano fino a loro. Ral raggiunse una scala che portava verso l'alto e portò un dito sulle labbra, Jace annuì e lo seguì in silenzio. Emersero in una stradina laterale di fianco a un presidio Boros e si trovarono di fronte una strada principale in cui l'oscurità della sera era illuminata da lampade. Jace e Ral rimasero nascosti in un portone infossato nell'edificio del presidio, osservando i soldati Boros che marciavano per una delle loro esercitazioni. Indicando con un cenno del capo il vicolo direttamente di fronte a loro, Ral disse di far attenzione a quel punto e che era solo questione di tempo. I due attesero, ascoltando gli istruttori Boros che guidavano i canti e improvvisamente, sommessamente e in maniera spontanea, Jace disse che non aveva alcun ricordo della sua casa. Ral chiese cosa intendesse e lui rispose che gli aveva raccontato di essere cresciuto su Ravnica e spiegò che molti dei ricordi della sua infanzia erano svaniti e si erano ridotti a semplici frammenti e immagini nella sua mente. La maggior parte dei suoi ricordi iniziavano su Ravnica, non avrebbe mai potuto avere radici come le sue in quel mondo e ammise che pur viaggiando in altri piani, riteneva di essere anche lui un abitante di Ravnica a tutti gli effetti. Chiamandolo per nome per la prima volta, Ral gli disse che non era la stessa cosa, si voltò verso il vicolo di fronte e poi gli afferrò il polso e lo strinse. Continuò a osservare il vicolo e dopo un altro minuto, Jace disse che fulmine o no, avrebbe guardato dentro la sua mente se non gli avesse detto cosa stavano osservando. Ral aggrottò la fronte e rispose che sarebbbe già dovuto avvenire e spiegò che aveva seguito i passi di un planeswalker che gli altri membri del progetto non avevano ancora scoperto e che si recava lì ogni sera, preciso come un orologio. Arrivava, visitava alcuni luoghi della città e se ne andava prima del mattino. Jace chiese di quale planeswalker si trattasse e Ral rispose che era un umano che sembrava avere qualche contatto con i Boros, ma che non aveva avuto modo di interagire personalmente con lui. Jace chiese perchè voleva mostrarglielo e Ral spiegò che per sfortuna quel visitatore creava uno schema perfetto, che generava le informazioni più evidenti di tutte dal momento che viaggiava in un modo cosi sistematico che sarebbe stato banale per Maree e gli altri ricercatori estrapolare le sue discontinuità e scoprire quindi la verità sui planeswalkers; quel visitatore era un segreto che dovevano tenere nascosto a Niv-Mizzet. Aveva bloccato la parte dell'incantesimo che seguiva i suoi spostamenti ma temeva che altri avrebbero potuto scoprirlo. Jace disse che aveva capito e che dovevano trovare una soluzione logica, un piano che avrebbe portato tutti fuori strada in qualche modo. Ral lo interruppe e disse che lo avrebbero scoperto il giorno dopo.

Jace e Ral discussero a lungo, ignari di essere spiati dal planeswalker per cui erano venuti e alla fine decisero come agire secondo un piano, un inganno rischioso ma ingegnoso. Decisi i particolari, Ral disse che il rilevatore sarebbe stato impostato per monitorare la sua illusione e una volta che lui avrebbe amplificato la tempesta, Jace avrebbe potuto viaggiare fino al suo rifugio, mentre la sua copia sarebbe stata altrove; la tempesta sarebbe stata in contraddizione con sé stessa, una discontinuità che sarebbe stata identificata nello stesso modo di una normale magia: un risultato che sarebbe stato sufficiente per dimostrare che l'intero progetto era imperfetto. Jace annuì e mise fine alla conversazione viaggiando nella cieca eternità.

Il giorno seguente, il piano ideato da Jace e Ral funzionò e il progetto venne considerato inaffidabile da Niv-Mizzet e infine annullato.

Incontri InaspettatiModifica

Vita su RavnicaModifica

Jace fece un accenno di sorriso alla delegazione Golgari che usciva con passo incerto dalla stanza, borbottò una veloce magia per rimuovere l'odore di imputridimento degli stimati ambasciatori e dei loro assistenti zombie e non appena la porta si chiuse dietro di loro, il suo sorriso svanì e si sedette sulla grande scrivania in legno che finalmente era riuscito a sistemare. Emise un gemito, quel lavoro non era duro, ma lungo e raramente stimolante. Lavinia gli disse che quel caso era l'ultimo degli incontri programmati per quel giorno, ma i supplicanti del giorno successivo erano ovviamente già in fila. Jace rispose che avrebbero dovuto attendere, che forse era in grado di risolvere tutti i loro problemi, ma non in un giorno solo. Lavinia rimase in silenzio e Jace le disse che non sembrava stanca nonostante tutte le ore in cui era stata in piedi. Con un sorriso la donna replicò che lui avrebbe avuto una maggiore resistenza se avesse svolto ogni tanto qualche esercizio fisico. Jace ne prese atto e si voltò per andarsene, Lavinia lo chiamò e quando lui si voltò, gli disse di riposarsi.

Dopo diversi corridoi, Jace si infilò in un passaggio segreto verso i suoi appartamenti personali, solo lui e Lavinia erano a conoscenza di quel passaggio, anche se lei non sapeva comunque come aprirlo. Pensò che su molti piani si narravano storie di tiranni che, per mantenere i segreti delle loro tombe e dei loro castelli, avevano ucciso gli architetti o avevano tagliato loro la lingua; Jace aveva semplicemente asportato la conoscenza dalle menti dei suoi costruttori e si disse che era stata una sorte più gentile, sebbene non sempre fosse così. I suoi appartamenti erano un cumulo di diagrammi, progetti in corso e pasti avanzati: un ritratto illusorio di un edro di Zendikar volteggiava in aria con le sue rune indecifrate; sfere e mappe di vari piani erano contrassegnate con puntine che indicavano luoghi di importanza e il corno di un Onakke giaceva su una bozza di qualche noioso documento di legge Azorius. Jace non aveva servitori dal momento che era troppo rischioso e, in ogni caso, lo mettevano a disagio, ma occasionalmente evocava un'illusione per pulire, di solito prima di ricevere ospiti; persone che riceveva nonostante la segretezza degli appartamenti. La porta era in realtà un portale Izzet, di cui cambiava frequentemente la posizione dell'altra estremità: poteva andare e venire a suo piacimento, poteva addirittura avere ospiti e il mistero del Patto delle Gilde vivente non faceva che aumentare. Jace stava per prendere un caffè quando qualcuno bussò alla porta, si mise il cappuccio sul capo, attinse mana e si avvicinò con cautela al corridoio tenendo pronta una magia per dissolvere il portale. Lanciò un altro incantesimo che gli avrebbe permesso di vedere chi si fosse avvicinato. Pensò che tutta quella preparazione era superflua, che forse qualcuno aveva semplicemente bussato alla porta sbagliata, poi vide Liliana.

Il ritorno di LilianaModifica

Jace non vedeva Liliana dal giorno in cui aveva compreso che lo stava ingannando e lui non si era presentato al loro incontro dopo la sconfitta di Tezzeret. Aveva affrontato un pericolo mortale, la morte di amici e la tortura almeno in parte a causa sua, si chiese se lo stava tradendo di nuovo e si disse che avrebbe dovuto ignorarla dal momento che sarebbe quasi sicuramente stata una trappola, anche se non avesse cercato di ingannarlo, la vita con Liliana tendeva a trasformarsi velocemente in putrefazione. Jace sospirò, si rese invisibile ed evocò un'illusione, una copia di sé stesso che aprì la porta con un suo comando telecinetico. Liliana attraversò l'illusione e mentre proseguiva chiese se poteva entrare, Jace chiuse la porta, rimosse la sua copertura di invisibililità, la sua copia e per sicurezza anche il portale; la seguì e chiese cosa sarebbe successo se avesse risposto di no e Liliana disse che non l'aveva fatto e poi lo salutò. Jace disse che dopo il suo tradimento non c'era nulla che potesse dire che le avrebbe fatto riottenere la sua fiducia e Liliana rispose che era stato lui a non presentarsi e Jace replicò che lei lo aveva tradito. Liliana disse che quella era storia passata, che non lavorava più per Nicol Bolas e non aveva mai avuto intenzione di danneggiarlo. Jace chiese se lui avesse dovuto verificare le sue parole o se avesse ancora le sue misure protettive. La prima volta che si erano incontrati, il mago mentale le aveva letto la mente per controllare la sua storia, ma la necromante era riuscita in qualche modo a nascondere i suoi segreti. Liliana non rispose, si avvicinò e tirò indietro il suo cappuccio valutandolo per un attimo mentre lui rimaneva immobile. La necromante disse che sembrava più vecchio e Jace rispose che non era sicuro di come prendere quelle parole e Liliana disse che alla sua età era un complimento. Jace chiese come avesse fatto a trovarlo e chi altri ne era a conoscenza e Liliana rispose che aveva assoldato un'ottima spia e che nessun altro poteva sapere dove si trovava dal momento che lo aveva ucciso. Jace disse che stava parlando di un cittadino di Ravnica e Liliana replicò di non agitarsi, che si trattava di un criminale e che aveva fatto un favore ai suoi amici del Senato. Jace scattò che un'ingiunzione doveva portare a un processo, non a un'esecuzione e che lui era la legge letteralmente. Liliana sorrise e disse che la sua spia era stata Lazlo Lipko, Jace sospirò e disse che non poteva dire di non aver mai operato al di fuori delle leggi, pur essendo il Patto delle Gilde. Lei chiese se l'inquisizione fosse terminata e lui chiese che cosa avesse fatto a Garruk. Liliana si girò e si sedette sul divano mentre Jace prendeva una sedia, la necromante disse che non c'era molto da raccontare, che l'aveva attaccata e lei aveva vinto e pensava provasse un po' di rancore. Jace disse di parlargli del Velo e lei disse che sarebbe stato più semplice se fosse stato lui a dire ciò che già sapeva e Jace replicò che pensava che sarebbe stato più completo se lui non le avesse detto nulla. Lui sapeva molto sul Velo, sulle sue proprietà e della faccenda tra Liliana e Garruk, ma era curioso di scoprire quanto lei gli avrebbe raccontato e si divertì a vederla dimenarsi nell'attesa. Liliana rispose che si trattava di un artefatto molto potente e antico; uno dei suoi demoni creditori l'aveva inviata alla sua ricerca come parte dei servizi che gli doveva e lei aveva deciso di utilizzarlo per ottenere la libertà e spiegò che grazie al manufatto aveva già sconfitto due dei quattro demoni. Chiese nuovamente di Garruk e Liliana rispose che il Velo è maledetto, creato per trasformare una persona in un'imbarcazione per far resuscitare una razza estinta, ma era un potere troppo grande per un singolo essere e pensava che fosse in grado di uccidere chi lo utilizzava, se la sua forza non era sufficiente. Jace chiese se sapesse cosa accadeva a coloro che sopravvivevano e lei rispose di si: venivano trasformati in demoni. Jace disse che quello era ciò che stava diventando Garruk, ma non lei. Liliana rispose che non sapeva se fosse per via dei suoi contratti, della sua necromanzia o del fatto che fosse riuscita a trasferire al cacciatore la maledizione subito dopo aver raccolto il Velo, ma qualunque fosse il motivo, era Garruk che stava diventando un mostro, non lei e in ogni caso non più di quanto lo fosse mai stata. Jace disse che era ancora viva, umana e aveva sconfitto due demoni e chiese quindi quale fosse il problema. Liliana inarcò un sopracciglio e disse che non c'era alcun problema, era solo passata a salutare un vecchio amico. Jace scattò e le disse di smetterla, che avevano avuto vari tipi di rapporto, ma non erano mai stati amici. Lo sguardo di Liliana s'indurì e disse che aveva ragione, per quanto poteva valere le dispiaceva per quello che lui aveva dovuto affrontare e anche per Garruk se la cosa lo faceva sentire meglio. Appoggiò la testa sul cuscino, sopirò e disse che sperava che potessero ricominciare. Con un sorriso forzato Jace disse che ricominciare era la prima cosa che aveva imparato a fare, sollevò una mano e la fece risplendere come faceva spesso quando usava la sua magia mentale e terminò che bastava solo chiederglielo. Liliana rispose di no e il mago mentale ebbe difficoltà a credere che fosse confusa, la necromante chiese nuovamente se potevano ricominciare e lui pretese delle scuse per la sua intrusione in casa sua. L'atteggiamento di Liliana cambiò diventando umile e mortificato, ma il suo sguardo era giocoso e disse che le dispiaceva tantissimo per essersi intrufolata nella sua dimora in quel modo, che si trovava in città e non era riuscita a resistere al desiderio di andare da lui; era profondamente dispiaciuta per il loro ultimo incontro e sperava che avrebbero potuto ricominciare dall'inizio. Jace capì che era una recita, tutto era una recita con lei e lui ne era stufo, non era per lui, ma se non avesse scoperto i suoi piani, lo avrebbe messo nei guai in qualche altro modo. Jace pensò che lei non era la sola in grado di recitare e rispose che era una piacevole sorpresa, che era un enorme piacere rivederla e che la sua non era una visita né sospetta, né indesiderata e chiese che tipo di inizio aveva in mente. Liliana chiese di invitarla a cena e Jace annuì.

Richiesta di aiutoModifica

La coppia passeggiò per l'elegante distretto di Ravnica, sottobraccio. Era una notte calda e le strade erano affollate. Liliana chiese com'era essere il Patto delle Gilde e Jace rispose che era spossante, che tutti volevano la sua attenzione ed era tirato in dieci direzioni diverse, in ogni momento. Liliana disse che quattro erano già sufficienti e che sembrava terribile, Jace continuò che le gilde non erano i suoi dominatori, ma erano più simili a dei clienti e che ora aveva più libertà rispetto a quando faceva parte del Consorzio di Tezzeret e Liliana commentò che però non era il re, che non era lui a creare le leggi ma che era vincolato dalle leggi. Jace scosse la testa e rispose che non era suo desiderio essere re, ma ammise che a volte era limitante. Una signora che reggeva un cesto di rose lo chiamò e chiese se voleva comprare un fiore per la sua fidanzata, Jace cercò di chiarire che Liliana non era la sua ragazza ma alla fine comprò la rosa e la diede all'amica, che lo fece avvizzire e poi lo sistemò nella sua chioma corvina sorridendo a Jace. I due arrivarono nel locale di Milena, dove Jace scambiò alcune parole con Valko e subito dopo furono accompagnati a un tavolo per due. Liliana chiese se avesse il denaro per quel tipo di ristoranti e Jace rispose che di solito era loro gradito ospite. Durante la cena, Liliana disse che aveva saputo che Jace aveva cercato di fermare Garruk, che era rischioso e non pensava che l'avrebbe fatto per lei. Lui disse che non l'aveva fatto per lei, ma perchè Garruk era una minaccia per tutti i planeswalkers. Scuotendo la testa Liliana lo chiamò difensore del multiverso e disse che non riusciva ad ammettere di essere preoccupato per lei senza far finta di essere preoccupato per tutti. Jace chiese se dovesse essere preoccupato per lei e la rabbia si dipinse sul volto di Liliana, che portò una mano tra le pieghe della gonna e Jace preparò una contromagia per difendersi da un possibile attacco, poi vide il Velo. Sussurri incomprensibili gli riempirono la mente, solo per un istante, finchè non li rimosse; qualsiasi cosa fosse, non gli importava. Poi Liliana tirò indietro il Velo, fuori dalla sua portata e Jace chiese se temeva che potesse portarglielo via. I loro sguardi si incrociarono e, per un breve istante, Jace vide dolore, paura e supplica in quegli occhi antichi. Liliana rispose che temeva ciò che poteva fargli e che in ogni caso non avrebbe potuto prenderlo neanche se avesse voluto. Jace iniziava a comprendere il potere del manufatto e pensò che il modo in cui la luce della candela si allontanava da quell'oggetto era in qualche modo sinitro. Il Velo gli faceva accapponare la pelle. Liliana lo mise via e disse che valeva anche per lei. Jace commentò che la situazione non era del tutto sotto controllo, il mago mentale comprese perchè lei fosse andata da lui, puntava sulle sue emozioni e sulla sua curiosità.

Ci fu confusione nel ristorante, Jace si voltò bruscamente pronto a lanciare le sue magie protettive. Vide un uomo alto che stava discutendo con Valko, si trovava ai limiti della portata della sua telepatia, ma una combinazione di lettura delle labbra e pensieri superficiali gli rivelò ciò che stava dicendo, il guerriero superò il maestro di sala, si avvicinò al tavolo dove Jace e Liliana erano seduti e gli disse che aveva bisogno del suo aiuto. Osservandolo, Jace riconobbe in lui il planeswalker che si recava con regolarità su Ravnica di cui gli aveva parlato Ral Zarek. Valko si scusò con la coppia per l'intrusione e disse che gli aveva riferito che si trattava di una questione di gilde e l'uomo lo corresse dicendo che gli aveva solo mostrato il suo distintivo e Jace disse che in quel momento non stava lavorando e di recarsi nella Sala del Patto delle Gilde al mattino per farsi inserire nell'elenco delle cause. Ma l'altro disse che si trattava di Zendikar. Si presentò col nome di Gideon, poi diede un'occhiata a Liliana restando in silenzio visto che la questione riguardava argomenti da planeswalker. Jace disse che lei era a conoscenza e di sedersi con loro, ma Gideon rispose che preferiva rimanere in piedi. Jace si alzò e chiese cosa volesse, Gideon chiese se fosse stato su Zendikar, il mago mentale rispose di si e aggiunse che non era stata una bella esperienza. Gideon lo informò che Portale Marino era caduto. Jace chiese spiegazioni l'altro rispose che era successo poche ore prima, che era partito prima che gli scontri terminassero, ma non c'era più alcuna speranza e chiese che cosa conoscesse degli Eldrazi. Jace rispose che erano emersi proprio quando lui era là e che aveva visto la progenie prima di partire. Disse che conosceva alcuni discepoli di Portale Marino e chiese se avesse notizie di loro. Gideon rispose che i loro archivi erano andati perduti e spiegò che quello era il motivo per cui aveva deciso di cercarlo, gli studiosi erano vicini a una qualche rivelazione sugli edri, qualcosa con cui poter combattere gli Eldrazi e la loro progenie e lui era famoso per essere in grado di risolvere i rompicapo. Jace diede una veloce occhiata alla mente del planeswalker e vide che gli stava dicendo la verità, chiese della rete di edri e di quale tipo di rivelazione si trattasse e Gideon rispose che non ne aveva idea, che lo chiamavano rompicapo delle leyline e ritenevano fosse collegato agli Eldrazi. Chiese se sarebbe andato con lui per risolverlo. Jace disse che non aveva mai collegato gli edri alle leyline e che quel legame aveva delle implicazioni. Pensò che gli Eldrazi erano una sua responsabilità, da quel giorno aveva compiuto delle ricerche su di loro e su gli edri, ma aveva avuto tante altre responsabilità. Gideon disse che se conosceva Zendikar e aveva visto gli Eldrazi, sapeva quanto la situazione fosse seria. Liliana svuotò il suo bicchiere, si spinse indietro con la sedia, si alzò e si allontanò. Jace chiese a Gideon di concedergli un minuto e corse dietro alla donna. Lei si fermò e si voltò con gli occhi colmi di rabbia e gli disse che andava da lui dopo tutto quel tempo, si confidava con lui e dopo tutto quello che avevano affrontato insieme, era pronto ad andarsene con un bifolco di Sol-Dimora solo perchè glielo aveva chiesto. Jace rispose che ciò che stava succedendo su Zendikar era in parte colpa sua e temeva di essere stato manipolato, ma rimaneva il fatto che gli Eldrazi erano liberi a causa di qualcosa che aveva fatto senza comprendere. Liliana disse che quindi sarebbe tornato su quel piano e chiese cosa stesse aspettando. Jace rispose che lei sarebbe potuta andare con loro, poteva usare le sue capacità per combattere contro dei veri mostri, ma Liliana rispose di no e che alcuni di loro non andavano alla ricerca di guai se già ne avevano più che abbastanza. Jace disse che non sarebbe partito prima del mattino, di pensarci e se cambiava idea di andare nella Sala, ma Liliana confermò la sua risposta negativa e Jace le disse che allora poteva aspettarlo su Ravnica, che qualsiasi ricerca che avrebbe dovuto fare non sarebbe durata a lungo, che sarebbe tornato e avrebbero potuto continuare la loro conversazione. Se avesse deciso di dirgli perchè era realmente venuta lì, avrebbero potuto parlare del futuro. Liliana rispose che stava dicendo delle assurdità e che doveva uccidere dei demoni. Jace accettò la sua decisione, le augurò buona fortuna e precisò che Gideon aveva chiesto il suo aiuto. Liliana strappò la rosa morta dalla sua chioma e la lanciò ai suoi piedi, poi si voltò di nuovo e se ne andò. Mentre Jace si piegò per raccogliere il fiore avvizzito, Gideon si avvicinò e chiese se avesse finito. Jace si voltò verso di lui, conosceva un valido guaritore che lo avrebbe rimesso in sesto. Gideon replicò che non c'era tempo, ma Jace disse che non avrebbe lasciato il piano prima del mattino, che doveva sistemare certe faccende e doveva recuperare i suoi appunti; aggiunse che neanche lui poteva partire in quello stato, che non sarebbe stato in grado di aiutare Zendikar se fosse crollato a terra dalla stanchezza e che aveva bisogno di un po' di riposo. Gideon lo guardò per un lungo momento e poi rispose di portarlo da quel guaritore, Jace gli chiese di parlargli di quegli Eldrazi e fece un passo, ma Gideon lo fermò e chiese se avesse la sua piena attenzione. Jace rispose di si, gettò la rosa sul selciato, affiancò Gideon e disse di dirgli tutto ciò che conosceva.

Le offerte al fuocoModifica

Insieme a Gideon, Jace viaggiò su Regatha in cerca di Chandra. Arrivati nella Roccaforte di Keral i due entrarono nella sala dove la piromante stava discutendo con gli altri monaci anziani e quando lei li vide, chiese cosa stesse succedendo. Mentre Gideon la salutò e rispose che avevano bisogno del suo aiuto, Jace le disse mentalmente che si trattava di Zendikar. I tre planeswalker uscirono e, una volta lontani, Chandra chiese a Gideon se fosse venuto per far rispettare qualche legge e chi era sul suo cammino. Gideon rispose "gli Eldrazi" e Jace aggiunse che c'era anche lei, che avevano una missione da compiere e che una piromante sarebbe stata di grande aiuto. Chandra rispose che la loro tempistica era pessima e Gideon si scusò e disse che avevano bisogno di lei e anche Zendikar. Chandra chiese come avessero fatto a trovarla e Gideon indicò Jace e spiegò che si erano recentemente incontrati su Ravnica. Chandra disse a Gideon che lui conosceva il suo passato su quel piano così come i sacifici che aveva fatto per esso e l'altro replicò che quello non era l'unico mondo che aveva bisogno di un sacrificio. Dopo averli ascoltati in silenzio, Jace disse a Chandra che la situazione attuale di Zendikar era dovuta anche a lei, che tutti e due avevano un debito da pagare e che avevano delle responsabilità. Chandra chiese di smetterla di parlarle delle sue responsabilità e disse loro di andare, che quello era il luogo in cui c'era più bisogno di lei e che aveva fatto una promessa. Jace disse a Gideon che il loro tempo lì era terminato e i due lasciarono il piano.

Blocco di Battaglia per ZendikarModifica

Vedi Jace Beleren (Planeswalker)/Battaglia per Zendikar.

Blocco di Ombre su InnistradModifica

Vedi Jace Beleren (Planeswalker)/Ombre su Innistrad.

Blocco di KaladeshModifica

Vedi Jace Beleren (Planeswalker)/Kaladesh.

Blocco di AmonkhetModifica

Vedi Jace Beleren (Planeswalker)/Amonkhet.

Blocco di IxalanModifica

Vedi Jace Beleren (Planeswalker)/Ixalan.

Su DominariaModifica

Arrivato su Dominaria, Jace si ritrovò dentro la Cavalcavento, dove si riunì con Gideon, Chandra, e Liliana. Gideon gli spiegò che insieme ai loro alleati volevano uccidere Belzenlok. Jace si scusò per essere apparso sulla nave senza preavviso, ma era lì per avvertirli che Bolas stava preparando una trappola. Spiegò ciò che sapeva del piano del drago e, ignorando completamente Liliana, chiese a Gideon e Chandra di andare con lui. Gideon gli disse che avevano bisogno del potere completo di Liliana e Jace scosse la testa, non potevano fidarsi di lei e ignorò le proteste della necromante. Gideon replicò che lui si fidava, avevano tutto ciò che serviva per attaccare la Fortezza e dovevano farlo non solo per liberare Liliana dal suo patto, ma anche per fermare la Cabala. Jace sapeva che Belzenlok doveva morire, ma non c’era tempo e suggerì di tornare lì dopo aver combattuto contro Bolas. In quel caso, lui sarebbe stato libero di aiutarli. Liliana intervenne e disse che con i suoi poteri indeboliti non avrebbe potuto aiutarli: sarebbe finita nuovamente come su Amonkhet o peggio. Senza guardarla, Jace disse a Gideon che Liliana lo stava manipolando senza dirgli tutta la verità: aveva bisogno del suo aiuto. Lui disse che avevano un obbligo verso gli alleati su Dominaria e non aveva intenzione di ripetere gli errori compiuti su Amonkhet: avrebbe incontrato di nuovo Bolas insieme a Liliana. Jace si rivolse a Chandra, ma anche lei rifiutò perchè voleva imparare qualcosa di più su sè stessa e per farlo doveva restare lì con Jaya. Rassegnato dalla loro scelta, Jace andò via.

Su RavnicaModifica

Jace apparve davanti a Gideon, Chandra, Jaya, Teferi e Karn quando questi arrivarono su Ravnica. Nel sentire che volevano tornare su Dominaria a cercare Liliana, lui disse che lei non aveva mai avuto intenzione di andare lì con loro. Sia Gideon che Chandra affermarono che l'altra era cambiata e Teferi aggiunse che Liliana aveva avuto moltissime opportunità per tradirli, ma non l'aveva mai fatto. Jace replicò che aveva avuto bisogno di loro per uccidere il suo demone e ora non voleva più saperne di loro.

La Guerra della ScintillaModifica

Jace tornò su Zendikar dove tentò di convincere Nissa a riunirsi ai Guardiani, ma l'elfa rifiutò e lui andò via.

Insieme ai suoi compagni, Jace andò su Kaladesh dove si riunirono ad Ajani e apettarono il ritorno di Gideon andato in cerca di Liliana. Improvvisamente, tutti i planeswalker sentirono il richiamo del Faro Interplanare e viaggiarono su Ravnica per il confronto finale con Nicol Bolas, rimanendo intrappolati dal Sole Immortale del drago antico. Jace perse le sue abilità come patto delle gilde vivente non appena il portale del Ponte Planare di Bolas si aprì sul Seggio del Patto delle Gilde, riducendolo in macerie e distruggendo le Leyline che alimentavano il potere del patto. Accanto a molti altri planeswalker e abitanti del piano, Jace combatté contro gli Eterni dell'Orda Atroce di Bolas guidati proprio da Liliana.

Durante l'invasione del piano, fu presente alla riunione dove i leader della difesa di Ravnica si riunirono per mettere a punto una strategia. Sotto raccomandazione di Jace, decisero di dividersi in team per concentrarsi su compiti specifici: Jace, Teferi, Jaya, e Vivien Reid si offrirono volontari per assassinare Liliana. Jace provava sentimenti contrastanti riguardo alla loro missione: razionalmente sapeva che era la cosa giusta da fare, ma una parte di lui si prendeva ancora cura di lei e desiderava che ci fosse un modo per aiutarla. Quando trovarono la necromante, Teferi manipolò il tempo intorno a lei, rallentando la sua capacità di reagire, difendersi o contrattaccare. Ciò permise a Jaya e Vivien di ferirla gravemente; la prima con il fuoco, la seconda con le sue frecce e gli spiriti animali che evocava, mentre Jace l'attaccava mentalmente. Gli spiriti degli Onakke emersero dal Velo stesso per proteggere Liliana. Ciononostante, i quattro riuscirono quasi nella loro missione, ma sfortunatamente per loro, Bolas intervenne e salvò Liliana distruggendo gli edifici su cui si trovavano i suoi nemici. Fortunatamente Teferi salvò se stesso e gli altri tre planeswalker rallentando le loro cadute.

Successivamente, Jace si riunì con Vraska. Cercò di ripristinare i ricordi della gorgone, solo per scoprire che erano già stati restaurati da un telepate Golgari. Vraska confessò che anche se era consapevole della minaccia rappresentata da Bolas, aveva comunque ucciso Isperia in un impeto di rabbia, nonostante sapesse che ciò avrebbe aiutato i piani di Bolas. Jace la perdonò e le rammentò la promessa di incontrarsi con lei se fossero usciti vivi dalla guerra.

Prima della fase finale della guerra, Jace, Gideon e Chandra si riunirono per parlare in privato. Come parte del suo piano per impedire a Bolas di fuggire da Ravnica, Gideon fece riattivare a Chandra il Sole Immortale, che la piromante era riuscita a spegnere grazie alle nove parole di Azor che le aveva insegnato Jace.

Successivamente, Jace vide Gideon sacrificare la sua vita per salvare Liliana. Quando Chandra cercò di uccidere la necromante perchè credeva che avesse ucciso Gideon, Jace la fermò spiegandole ciò che era realmente successo. Dopo la sconfitta di Bolas, Jace venne contattato telepaticamente da Ugin, arrivato per portare il corpo di Bolas nel Reame di Meditazione per impedirgli di tornare in vita su Ravnica. Su richiesta di Ugin, Jace usò un'illusione per nascondere la presenza dello Spirito Drago a tutti facendo credere che il cadavere di Bolas si fosse disintegrato. Subito dopo, Jace ordinò a Saheeli di disattivare nuovamente il Sole Immortale permettendo a Ugin di portare via il corpo del suo gemello e dare a Liliana l'opportunità di fuggire.

Sopravvissuto alla battaglia, Jace fu presente durante la celebrazione della vittoria. Si riunì a Vraska e i due condivisero un bacio.

ReferenzeModifica

Rappresentato inModifica

Testi di coloreModifica

Carte associateModifica

GalleriaModifica

CuriositàModifica

  • Jace trascorse del tempo su Lorwyn prima della Grande Luminaria, studiando la natura del sogno, osservando i sogni delle creature del piano, entrando senza essere scoperto anche nella mente di Cenerina.
  • Jace è il protagonista di Agents of Artifice e del suo trailer.
  • In Agents of Artifice Jace impara alcuni incantesimi di mana nero osservando Kallist e Liliana, e incantesimi di mana bianco osservando la sua amica Emmara mentre lo cura.
  • Nello scontro finale con Tezzeret, Jace, usando la lama di mana, utilizza le tecniche che ha appreso da Kallist.
  • Gli è stata dedicata una parte del video introduttivo di Duels of the Planeswalkers 2013.
  • Dalla scheda personale che si può leggere prima di affrontarlo in Duels of the Planeswalkers 2013, Jace Beleren ha 23 anni, è alto 178 cm e pesa 73 Kg.
  • Predilige i mantelli con cappuccio ed è raro vederlo senza.
  • Ha dei segni bianchi sul mento e sulla guancia destra.
  • È il protagonista del trailer di Ritorno a Ravnica.
  • È il protagonista dei romanzi del blocco di Ritorno a Ravnica.
  • I disegni per l'abbigliamento dei senza gilda di Ravnica sono stati in parte ispirati dai vestiti di Jace.
  • Dopo che Brady Dommermuth ha affermato che molti degli eventi di Test of Metal non sono considerati canonici con la storia, è possibile che il "Jace" apparso nel libro non sia il vero Jace. Ciò è in parte confermato dal fatto che in Return to Ravnica: The Secretist, Parte 1, Jace si ricorda di Tezzeret al passato come se non sapesse che il suo ex-maestro è ancora vivo.
  • Nella storia web Incontri Inaspettati viene confermato che il "Jace" apparso in Test of Metal non è canonico con la storia del vero Jace.
  • La storia di Duels of the Planeswalkers 2015 viene narrata da Jace.
  • In I Nostri Planeswalkers (2015), viene rivelato che diversamente dal gioco, a combattere contro Ob Nixilis e poi contro Garruk nello scontro finale è Jace. Nella continuità della storia è la storia web a essere considerata canonica con la storia.
  • Quando Jace arrivò la prima volta su Ravnica, il secondo patto delle gilde era ancora attivo.
  • Jace è il protagonista del trailer di Ombre su Innistrad.

Articoli correlatiModifica

W: Gideon Jura U: Jace Beleren B: Liliana Vess R: Chandra Nalaar G: Nissa Revane WU: Teferi WB: Kaya GW: Ajani
PLAN Attuali: Ajani - Angrath - Aminatou - Arlinn Kord - Ashiok - Chandra Nalaar - Daretti - Davriel Cane - Dovin Baan - Estrid Garruk - Huatli - Jace Beleren - Jaya Ballard - Jiang Yanggu - Karn - Kasmina - Kaya - Kiora - Koth - Liliana Vess - Mu Yanling - Nahiri - Narset - Nissa Revane - Ob Nixilis - Oko - Ral Zarek - Rowan Kenrith - Saheeli Rai - Samut - Sarkhan Vol - Sorin Markov - Tacenda Verlasen - Tamiyo - Teferi - Teyo Verada - Tezzeret - Tibalt - Ugin - Vivien Reid - Vraska - Will Kenrith - La Viandante - Wrenn
Barra
CAOS Dispersi: Ash Embereck - Arzakon - Dakkon Blackblade - Drabk - Eskil - Fatima - Fiers - Geyadrone Dihada - Grenfell Mor - Inzerva - Jared Carthalion - Kazz - Krim - Krimon - Lily - Marduk Blackwater - Masrath - Nailah - Parcher - Platon - Rafethrasa - Ramaz - Ravi Sengir - Ravidel - Sandruu - Tempè - Terrent Amese - Tessebik - Thomil - Thorn - Vram - Worzel - Yawden - Zakk
Barra
S Scintilla esaurita o persa: Azor I - Kuthuman - Nicol Bolas - Slobad
Barra
Lapide Deceduti: Altair - Azar - Baltrice - Bo Levar - Boragor - Chaney - Commodore Guff - Dack Fayden - Daria - Domri Rade - Dyfed - Elspeth Tirel - Faralyn - Feroz - Freyalise - Gideon Jura - Greensleeves - Grinth - Jeska - Kenan Sahrmal - Kento - Khazi - Kristina - Leshrac - Liana - Manatarqua - Meshuvel - Serra - Sifa Grent - Taysir - Tevesh Szat - Urza - Venser - Vronos - Windgrace - Xenagos
I contenuti della comunità sono disponibili sotto la licenza CC-BY-SA a meno che non sia diversamente specificato.