Hapatra è la visir dei veleni di Naktamun. Dopo la caduta della città contribuì per cercare di far sopravvivere la maggior parte del suo popolo.

Visir dei veleni[modifica | modifica sorgente]

Hapatra è una visir umana che trascorre molto tempo nel monumento a Rhonas. Il contatto costante con il basilisco, di cui si occupa per l’Ordalia della Forza, l’ha resa immune a qualsiasi veleno. Ha un sottile senso dell’umorismo e sfrutta la sua indole e i suoi potenti veleni per migliorare l’ordalia di Rhonas.

Segni premonitori[modifica | modifica sorgente]

Vicino al vecchio monumento di Rhonas, Hapatra vide due dei cinque nuovi arrivatti in città che osservavano una sfinge vicino all'entrata. Parlò e loro si voltarono verso di lei. Sollevò una mano in segno di saluto e disse che Temmet aveva inviato notizie agli altri templi sulla presenza di ospiti in città. La donna dai capelli rossi rispose al saluto e spiegò che speravano di poter parlare con la sfinge, ma lei rispose che non era possibile, perché quelle creature avevano prestato un giuramento di silenzio fino al ritorno del Dio Faraone. Si presentò e chiese come poteva aiutarle. Le due si presenterano a loro volta, poi Chandra chiese informazioni sui Consacrati e Hapatra rispose che erano coloro che rendevano possibile la loro vita di competizione e dedizione e spiegò che fintanto che esisteva il corpo, esisteva anche l’anima: loro conservavano i corpi e, poiché addestrarsi per le ordalie era il loro dovere da mortali, incantavano i corpi affinché fossero al servizio dell’umanità. Le mummie erano al sicuro all’interno dell’Hekma; loro se ne prendevano cura perché svolgessero i loro compiti. Le anime ospitate da quei corpi non avrebbero avuto un destino trionfale come quelle di coloro che affrontavano le cinque ordalie, ma il loro destino era migliore rispetto ad avere il proprio corpo in decomposizione all’esterno della barriera: se il corpo si decompone, non c’era più esistenza e non c’era nulla di peggio di quello. Nissa intervenne e chiese delle ordalie. Hapatra chiese perplessa perchè le divinità non avessero detto loro nulla. Chandra rispose che non pensava che avrebbero voluto comunicare con loro e la visir disse che le divinità aiutavano sempre coloro che si affidavano a loro ed erano piene di amore e di bene; era sicura che avrebbero condiviso i loro insegnamenti. Chandra chiese cosa avessero insegnato a lei e Hapatra rispose che Rhonas le aveva insegnato che la sua forza era data dalla comunità di cui lei si prendeva cura e a preparare i veleni. Riguardo al ritorno del Dio Faraone, Hapatra consigliò loro di parlare con Kefnet, poi le salutò e si incamminò sulle scale del monumento.

L'Era della Promessa[modifica | modifica sorgente]

Hapatra si trovava sugli scalini del tempio della forza e osservava il sangue del Luxa scorrere controcorrente e trasformare l’acqua in un liquido color cremisi, diffondendo la corruzione. Insieme a lei vi erano altri visir e tutti stavano aspettando che Iput tornasse con nuove informazioni: l'ultimo messaggero li aveva informati che tre nuove divinità erano apparse durante l'era della gloria e una di esse aveva iniziato a combattere con Rhonas. Hapatra disse che dovevano essere col dio della forza durante quell'era e Khufu rispose che l’era della gloria era il momento in cui le divinità e gli esseri mortali venivano chiamati a dimostrare la loro virtù e di meritarsi l'aldilà. Hapatra disse che le profezie non erano mai state chiare su dove loro dovessero rimanere in quel momento e chiese come potevano sapere quando guidare gli iniziati che non avevano affrontato le prove verso le nuove divinità e che legame esistesse con il fiume che era diventato di sangue. L'altro replicò che il Dio Faraone avrebbe chiarito ogni cosa e lei si disse mentalmente che la misericordia della grande divinità potesse essere più ampia delle sue comunicazioni. Riportò lo sguardo al fiume e si sentì a disagio, preoccupata dal fatto che il sangue si stesse ritirando lasciando il letto del fiume vuoto e pieno di pesci non morti. Pensò che tutto era troppo strano e troppo ortodosso; le profezie erano vaghe e le loro manifestazioni inquietanti: alcuni dubbi iniziarono a farsi strada nella sua mente. Un improvviso dolore lancinante si propagò nel petto di Hapatra, che si piegò in due dal tormento, afferrandosi il cuore e imprecando. Si guardò intorno, alla disperata ricerca della fonte e vide che anche gli altri visir si erano portati una mano al petto. Cercò di riprendere il controllo dei pensieri e di sopportare il dolore. Hapatra era una maestra dei veleni e aveva trascorso una gran parte della sua vita costringendo il proprio corpo a resistere a dolori intensi. Inspirò, espirò, si concentrò per controllare il panico e la sofferenza dentro di lei: il dolore fisico scomparve, ma la sensazione di terrore rimase. Notò che intere parti della città stavano urlando, osservò i tetti e i templi, alla ricerca della fonte. Il suono sembrava provenire dai Cancelli dell'Aldilà, ma stava crescendo di intensità, come se qualcosa stesse viaggiando rapidamente sopra Naktamun. In lontananza, Hapatra vide Kefnet sollevarsi in volo, seguito da una strana forma oscura che non riuscì a riconoscere ma che comprese dovesse essere una delle nuove divinità. In quel momento, Iput tornò e, piangendo, disse che Rhonas era stato ucciso dallo Scorpione Divino. La mente di Hapatra le diceva che una divinità non poteva essere uccisa, ma il dolore che provava nel suo cuore diceva diversamente. Le promesse erano state infrante e la fiducia era stata perforata da un veleno sconosciuto. Avrebbe avuto il tempo di piangere più tardi, ora il suo unico obiettivo era tenere al sicuro le altre divinità, in modo che nessun altro abitante dovesse subire il dolore della loro morte. Alzò lo sguardo e vide nubi oscure di insetti aggrapparsi all’interno del'Hekma e comprese: lo sciame della Locusta Divina stava divorando la barriera. Hapatra si voltò verso gli altri visir e fece comprendere loro che L’era della promessa aveva avuto inizio. Ordinò che era arrivato il momento di andare e davanti alla loro disperazione disse che Rhonas non avrebbe voluto vederli seduti a piangere e di prepararsi per la battaglia. Gli altri annuirono e andarono a prendere le loro armi. Vide un quarto dell’Hekma svanire improvvisamente e Kefnet iniziare una magia per riparare la barriera ma venne attaccato da sciami di locuste che lo ostacolarono: mentre la parte circostante dell’Hekma svaniva, un’orda di mummie predatrici si riversò nella città dalle terre desolate. Hapatra si voltò e corse verso il tempio della forza, andò nella sua stanza e prese una fiala di veleno e la versò sul filo della sua scimitarra. Conosceva molto bene le mummie: una volta che la Maledizione della Peregrinazione iniziava ad avere effetto, i muscoli venivano animati da impulsi che venivano inviati lungo la spina dorsale fino ai nervi e ai muscoli; ma senza i nervi le mummie si sarebbero bloccate. Chiamò Tuya e, quando il basilisco arrivò, l'accolse affettuosamente; tra le due vi era un legame magico. Hapatra ingoiò il dolore e disse che non era il momento per piangere, avevano una città da salvare.

Hapatra si strinse al dorso di Tuya e il serpente si incamminò attraverso la Riserva. La maestra dei veleni stese un braccio, lanciò una magia di richiamo e ordinò agli animali di andare con lei a vendicare Rhonas. Le bestie sollevarono il capo e iniziarono a seguirla: una massa di antilopi, ippopotami, rinoceronti ed elefanti si misero dietro al basilisco. Hapatra salì su Tuya e tornò all'esterno. La luce la illuminò nello stesso momento in cui udì un’ondata di urla e rumore: terminato il loro compito, le locuste stavano sciamando su ciò che vedevano, i morti maledetti avevano iniziato a vagare nella città, provenienti dal deserto esterno, e alcuni orrori delle lande desolate avevano iniziato ad attaccare i viventi che trovavano. Hapatra lanciò un’altra magia di richiamo e ordinò di attaccare le false divinità e di uccidere gli intrusi insettoidi. Le bestie ruggirono per la loro sete di sangue e furia, Hapatra sguainò la scimitarra e lanciò Tuya alla carica. Corsero lungo le strade di Naktamun, colpendo con forza più mummie e locuste possibile. Le zanne di Tuya si conficcarono nei corpi di molte mummie predatrici, Hapatra balzò a terra e le disse di tenere i morti maledetti fuori dalla città. Alzò lo sguardo, vide Kefnet che lottava nei cieli sopra la città e corse verso di lui. Consapevole che il suo veleno era in grado di arrestare le mummie, abbatté molti nemici e lasciò una scia di cadaveri tremanti dietro di sé. Si sentì anziana, aveva vissuto trentaquattro anni e Rhonas era stato presente per lei fin dall’inizio. Era stato magnanimo e sincero. Si disse che ciò che stava accadendo era tutta colpa del Dio Faraone. Salvò due bambini che lottavano contro un gruppo di mummie, applicò il veleno sulle loro lame e disse di trovate degli adulti e di abbattere più mummie possibile con quelle armi. Si riunì a Tuya, salì sul basilisco e percorse le vie della città. Vide Samut e Djeru, così disse alla dissenziente che non voleva sentirsi dire "te l'avevo detto", ma l'altra scosse la testa e disse che dovevano trovare e proteggere Oketra. Djeru intervenne e disse che loro avevano visto morire Rhonas e non pootevano permettere che le altre divinità andassero incontro allo stesso destino. Hapatra li fece salire sul basilisco. Mentre proseguivano la maestra dei veleni disse che aveva sempre pensato che l'era della promessa sarebbe stato il momento in cui l’Hekma sarebbe stata rimossa per rivelare il paradiso e Samut disse che tutto faceva parte delle menzogne del Dio Faraone; le divinità erano state manipolate da una forza ancora più potente. Hapatra annuì e chiese se quella forza potesse essere uccisa. Djeru disse che tenere in vita il loro popolo e le loro divinità era fondamentale: dovevano lasciare che gli intrusi combattessero tra loro.

I tre raggiunsero Kefnet e Oketra. Come serva di Rhonas, Hapatra non aveva mai apprezzato particolarmente Oketra, ma si ritrovò avvolta da un’ondata di sollievo per la presenza della divinità e fu grata per il primo calore che aveva percepito dopo la morte del dio della forza. La maestra dei veleni disse alle due divinità che l'Hekma era perduto e che le avrebbero portate al sicuro: erano lì per proteggerli. Oketra guardò Hapatra e sorrise, scosse la testa e rispose che loro erano lì per proteggere lei e non il contrario. Con quelle parole di congedo la dea si voltò e sollevò il suo arco mentre Kefnet si alzò in volo e Hapatra riuscì finalmente a vedere ciò che le due divinità stavano osservando: lo Scorpione Divino, la divinità che aveva ucciso Rhonas. Osservò i tre dei che si affrontavano. Inizialmente le due divinità di Naktamun riuscirono ad avere la meglio, ma alla fine lo Scorpione riuscì ad uccidere entrambi. Hapatra gridò e udì una voce sconosciuta urlare dall’afflizione nello stesso momento: Gideon si trovava sul lato opposto e sul suo volto era dipinto il tormento. Perse il controllo e pianse per la morte della sua divinità, per i bambini obbligati a combattere e per gli uomini divorati dalle locuste. Djeru e Samut trattennero la visir in lacrime, intenti anche loro a piangere le loro numerose perdite. Altri cittadini sopravvissuti uscirono dai vicoli e dai nascondigli per vedere i corpi delle divinità, Hapatra ansimò per il dolore e vide Gideon immobile sopra Oketra, riprese il controllo e fece un cenno con il capo a Samut e Djeru, che le lasciarono libere le spalle e le permisero di avvicinarsi a Gideon. Hapatra chiese se la causa di quell'inferno fosse un intruso come lui, l'altro annuì e lei continuò che era sua responsabilità ucciderlo, doveva portare a termine il suo compito e poi andarsene dalla sua città. La maestra dei veleni si voltò e tornò verso Samut e Djeru, li guardò entrambi decisa e disse che dovevano trovare Bontu e Hazoret e mantenerle in vita a ogni costo.

Sopravviviamo[modifica | modifica sorgente]

Hapatra andò col gruppo di sopravvissuti guidato da Samut. Ubbidendo all'ordine di Hazoret si erano diretti verso il limite della città per fuggire nel deserto. Si avvicinarono a un edificio che poche ore prima era ai bordi dell'Hekma. Improvvisamente una serie di urla provenne dal gruppo: nel cielo era apparso un oscuro vuoto, dalle cui imperscrutabili profondità era apparsa una figura dorata. Hapatra capì che il Dio Faraone era arrivato. Alcuni membri del gruppo esultarono e iniziarono a correre indietro verso il Dio Faraone e in quel momento, il drago sollevò le braccia e fiamme nere piombarono dal cielo. I sopravvissuti si rifugiarono nell'edificio. Ascoltò Samut mentre rivelava agli altri le sue scoperte sulle menzogne del Dio Faraone. Improvvisamente un dolore lancinante perforò il petto di tutti: un'altra divinità era morta. Hapatra chiese che cosa potevano fare loro contro delle divinità oscure che erano in grado di massacrare altre divinità e contro un drago che scatenava fiamme dal cielo. Samut rispose che Hazoret aveva chiesto a lei e Djeru di proteggere tutti quelli che potevano nascondendosi tra le sabbie del deserto: avrebbero sfidato l'intruso sopravvivendo. Alcuni annuirono, lei sguainò le sue spade e continuò che sarebbe tornata in città: non poteva sopportare la morte di un’altra divinità. Djeru sguainò la sua arma e disse che lui l'avrebbe seguita e altri guerrieri si alzarono con in mano le loro armi. Hapatra disse che lei non sarebbe andata con loro, sebbene il suo cuore bramasse vendetta per la morte di Rhonas, i suoi veleni sarebbero stati più utili per spianare il loro cammino: sapeva dove colpire per fermare i non morti e le mostruosità, avrebbe abbattuto tutto ciò che minacciava il loro popolo lungo la via verso un rifugio tra le sabbie. Le affidava la sicurezza della loro ultima divinità. Samut rispose che conoscere i loro punti di forza e sacrificare i loro desideri per il benessere degli altri non era un gesto semplice da compiere e la ringraziò per il suo coraggio.

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