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Dovin Baan era un vedalken planeswalker che usava il mana bianco e blu.

Possedeva un talento innato, potenziato dalla magia, che gli consentiva di riconoscere chiaramente i difetti di qualsiasi sistema o macchina. Esaminando un meccanismo per pochi istanti, Dovin era in grado di fornire un'analisi completa dei suoi punti deboli, sottolineando le limitazioni e preannunciando con estrema precisione il momento e le modalità in cui produrrà il guasto. Trovò Nicol Bolas e affascinato da lui accettò di mettersi al suo servizio. Dopo la morte di Isperia divenne il nuovo capogilda degli Azorius, ma perse la sua posizione durante la Guerra della Scintilla. Dopo la fine della guerra riuscì a nascondersi dai suoi inseguitori, ma commise l'errore di tornare su Ravnica dove venne ucciso da Atkos Tarr per ordine di Lazav.

Ministro delle ispezioniModifica

I vedalken di Kaladesh sono fermamente convinti che non ci sia niente di perfetto e mai ci sarà, Dovin condivide pienamente questa idea, non solo a livello teorico, ma anche nella pratica, poichè è in grado di vedere le imperfezioni del mondo che lo circonda. Il suo talento non passò inosservato agli occhi del Consolato, il corpo governativo di Ghirapur. Dovin in tempi brevissimi ottenne la prestigiosa carica di ispettore capo e ora la stragrande maggioranza delle invezioni del Consolato passa dalle sue mani: ogni progetto deve essere sottoposto al suo attento controllo prima che ne venga autorizzata la produzione su larga scala. Dovin determina  gli standard di sicurezza e qualità, il suo occhio vigile ha portato alla riduzione degli incidenti a danno dei consumatori, al declino del numero di prodotti ritirati dal mercato e a una maggiore soddisfazione degli acquirenti nei confronti dei prodotti del Consolato. Grazie ai suoi lodevoli risultati, Dovin si è rivelato una scelta ovvia per presenziare in qualità di ministro delle ispezioni alla Fiera degli Inventori un evento che sarebbe durato un mese e si sarebbe svolto a Ghirapur. Nel corso dei preparativi della manifestazione, Dovin eliminò centinaia di rischi per la sicurezza, ma quando si trovò di fronte all'inattesa e imprevedibile minaccia rappresentata da un gruppo di rinnegati, scoprì di non disporre di risorse sufficienti per gestirla, almeno non su Kaladesh. Decise così di viaggiare nella cieca eternità e di andare su Ravnica per chiedere l'aiuto dei Guardiani, un gruppo di altri planeswalkers il cui giuramento di mantenere i piani del multiverso al sicuro rispecchia i suoi principi.

Nostalgia di casaModifica

Venne ricevuto dai Guardiani e, dopo le presentazioni, parlò loro della Fiera degli Inventori che si sarebbe svolta a Ghirapur e spiegò degli attacchi di un gruppo di rinnegati ne stava ritardando la partenza. Chiedeva che i Guardiani sdradicassero la fonte degli attacchi. Gideon chiese chi fossero quelle persone e perchè desiderassero danneggiare un festival. Dovin disse che non possedeva una risposta logica a quella domanda, i rinnegati si lamentavano per la distribuzione da parte del Consolato nei loro confronti che consideravano ingiusta; ritenevano di dover ricevere più di quanto veniva loro giustamente assegnato e quando il Consolato si rifiutava di esaudire i loro desideri egoistici, loro replicavano danneggiando e rubando le proprietà governative e le risorse assegnate al benessere di tutti. Chandra si alzò e se ne andò adirata senza dare spiegazioni. Jace attirò su di sè l'attenzione del vedalken e chiese se qualcuno dei rinnegati fosse un planeswalker. L'altro rispose perplesso che non sapeva dirlo e visto il piccolo battibecco tra Jace e Gideon, Dovin chiese chi tra loro due prendesse le decisioni. Risposero entrambi parlando insieme: Jace si occupava dei piani, Gideon coordinava sul campo. Vedendo che le risposte dei due stavano solo confondendo il vedalken, Liliana intervenne e spiegò che i Guardiani erano nati per impedire che altri planeswalker interferissero con la vita degli altri e, in altre parole, si occupavano di problemi esterni, mentre nel suo caso sembrava fosse un problema interno. Dovin disse che non aveva compreso la struttura con la quale operavano e che non poteva ovviamente aspettarsi che loro violassero le leggi della loro organizzazione. Si scusò e aggiunse che in futuro sarebbe stato più meticoloso nelle sue ricerche e che era arrivato per lui il momento di congedarsi. Gideon balzò in piedi e disse che doveva almeno restare per la cena e che nel frattempo gli avrebbe fatto visitare il loro quartier generale. Dovin rispose che se era loro usanza fornire sostentamento agli ospiti in partenza, l'avrebbe rispettata.

Durante la cena Dovin chiese a Nissa della sua capacità di percepire e manipolare i percorsi naturali della magia attraverso la terra e lei rispose che si trattava delle leyline. Il vedalken spiegò che nel suo mondo simili energie fluivano attraverso gli strati più elevati del cielo, loro le chiamavano etere e incanalavano quel potere sulle cime delle montagne o dai totteri e lo immagazzinavano all'interno di disposotivi meccanici. Chiese se le persone facessero lo stesso nel suo mondo. Nissa rispose di no, la gente del suo mondo non prendeva ma chiedeva. La porta si aprì e Jace entrò con aria stanca, si unì a loro e chiese a Dovin se avesse gradito la visita. L'altro rispose che c'erano varie lacune di struttura e di organizzazione di cui riteneva fosse meglio informarli. L'elenco era lungo, ma Dovin fece una pausa e disse che aveva compreso che l'incidente nella sala degli allenamenti di Gideon era stato causato da una piromante e disse che avrebbero dovuto adottare dei sistemi di sicurezza dal momento che possedevano una biblioteca di ammirevole portata, ma per una piromante si trattava solo di combustibile. Jace replicò che era sicuro che Chandra non lo avrebbe mai fatto nonostante avessero alcune divergenze. Notando l'assenza della loro amica, chiese dove fosse. Lavinia chiese il permesso di fare rapporto e disse che Chandra e Liliana avevano trascorso il pomeriggio girovagando nel distretto del mercato e poi erano andate su un altro piano. Sentendo il cognome di Chandra, Dovin disse che era da molti anni che non lo sentiva pronunciare, Jace chiese spiegazioni e il vedalken raccontò loro che dodici anni prima Pia e Kiran Nalaar, i genitori di Chandra, facevano parte del movimento dei rinnegati, criminali che erano coinvolti in furti e ridistribuzione illegale di risorse eteriche del Consolato. Secondo le informazioni in suo possesso, costrinsero la figlia di cui il nome non era noto a unirsi alle loro attività di contrabbando. Non conosceva i dettagli, ma sapeva che i tre erano fuggiti e avevano cercato di nascondersi fuori dalla città, ma erano stati individuati a Bunarat. Durante il tentativo di cattura il villaggio venne incendiato e tutti e tre vennero ritenuti deceduti. Quelle azioni vennero eseguite sotto l'autorità di un precedente amministratore, l'ufficiale in carica aveva ricevuto l'ordine di rientrare, ma aveva continuato ugualmente la sua missione. Quando finì Gideon disse che non sapeva cosa avessero fatto i genitori di Chandra, ma qualsiasi fossero i loro peccati non avevano nulla a che fare con lei, che era impulsiva, ma aveva anche un grande cuore. Dovin replicò che i piromanti avevano una particolare tendenza ai danni collaterali e in passato avevano causato terribili tragedie, non sempre in modo intenzionale, ma a causa della loro natura. Con tono duro Gideon affermò che quindi avevano reso i piromanti illegali. Dovin abbassò gli occhi e disse che in base alla loro reazione supponeva che la loro amica non avesse mai raccontato quegli avvenimenti. Gideon rispose che non lo aveva fatto e Jace disse che non si era confidata con nessuno di loro. Nissa intervenne e disse che la scelta di parlare del suo passato spettava solo a Chandra, non a loro. Dovin chiese se pensavano che la piromante fosse andata su Kaladesh. Il vedalken ascoltò in silenzio la loro conversazione e alla fine, Nissa disse che sarebbe andata a cercare Chandra e che Dovin avrebbe potuto farle da guida sul suo mondo.

La condottiera dei rinnegatiModifica

Tornato su Kaladesh insieme a Nissa, trovarono Chandra e Liliana a Ghirapur. Il vedalken vide che vicino alle due c'era il giudice capo della Fiera, Tezzeret e di fronte si trovava la condottiera dei rinnegati. I soldati del Consolato si materializzarono fra loro, formando una parete di carne e metallo con Dovin, Tezzeret e la condottiera da un lato e le tre donne planeswalkers dall'altro. Chandra si lanciò verso i soldati con un'ondata di fiamme. Dovin si accigliò, indicò il contingente di guardie al suo fianco e disse loro di occuparsi della piromante, di isolare e arginare per evitare infortuni e di essere cauti dal momento che era avventata. Improvvisamente la condottiera parlò; disse di essere Pia Nalaar, pronta a essere presa in custodia dal Consolato. Dovin fu sorpreso che lei non volesse provare a fuggire e rispose che doveva scusarli, ma erano necessarie le appropriate precauzioni per una prigioniera dalla sua reputazione. Imperturbato Tezzeret fece cenno ai soldati del Consolato di avanzare verso la donna e disse di mostrare alla criminale la sua nuova residenza. Dopo che le manette si chiusero sui polsi di Pia, Dovin chiese speranzoso a Tezzeret se potesse effettuare la massima sicurezza e l'altro rispose impaziente di fare tutto ciò che riteneva opportuno.

La Grande EsibizioneModifica

Durante la fase finale della Fiera degli Inventori, Dovin ricevette un messaggio da Kambal che lo informava che l'esca aveva funzionato e di preparare la confisca.

Un Consolato riconoscenteModifica

Dopo la fine della FieraModifica

Su tutta l'area della Fiera i soldati di Ranaj stavano raccogliendo le invenzioni utilizzando gli automi come evidente minaccia per rafforzare la loro autorità; ciò aveva portato a litigi e zuffe da ogni lato e con gli inventori che esprimevano rumorosamente un ampia gamma di emozioni che andavano da ardente furia ad avvilente disperazione. Ovunque regnava il panico, con la folla che si allontanava dall'arena nella quale si era svolta la Grande Esibizione mentre invece Tezzeret si era ritirato nella Guglia Eterea, volando con una delle ammiraglie del Consolato, costringendo Dovin Baan a farsi strada in tutto quel caos. Dovin pensò che se Tezzeret si fosse consultato con lui prima di mettere al lavoro gli esecutori di Ranaj, tutto sarebbe andato molto più facilmente. Diede degli ordini per evitare ulteriori danni, ma nel caos non vennero eseguiti perfettamente e si chiese se sarebbe stato cosi complicato agire nel modo giusto: mostrare il distintivo, spiegare le motivazioni, promettere di trattare il dispositivo con grande cura e garantire che il nome dell'inventore fosse associato a esso. Dovin si aspettava di più dal Consolato che adorava ed era anche abituato a essere consultato ed avere la possibilità di mettere a punto i piani prima che venissero eseguiti, invece di correre per risolvere i problemi generati. Il Consolato aveva riconosciuto il suo talento e anche Tezzeret aveva visto il suo potenziale; la capacità di Dovin di individuare i punti deboli non solo nelle invenzioni, ma anche nella complessa burocrazia del Consolato, nella Fiera degli Inventori e nella salita al potere di Tezzeret. L'aveva prevista e aveva discretamente aiutato il mago del metallo a correggere un paio di difetti nei suoi intrighi e l'artefice lo aveva ricompensato per quello. Si chiese cosa fosse successo e se avesse perso i favori di Tezzeret e perchè gli avesse nascosto l'arrivo di altri planeswalkers ostili verso di lui. In ogni caso il danno era ormai fatto e a Dovin toccava sempre il compito di sistemare tutto, nei limiti della sua capacità; i suoi talenti avevano anche degli aspetti negativi per la sua incapacità di accettare il persistere dei punti deboli che identificava: non era in grado di rimanere a guardare la sua città, il suo Consolato, in preda al caos. Mentre proseguiva riuscì a ottenere dei risultati consigliando altri soldati sul modo di agire, poi si disse che non doveva farsi distrare ulteriormente e si recò verso la Guglia Eterea alla ricerca di Tezzeret.

Dialogo con TezzeretModifica

Arrivato a destinazione, Dovin raggiunse Tezzeret e mise una mano sul suo braccio, che ritirò subito quando sentì la sensazione del metallo sotto la manica: precedentemente aveva dato per scontato che l'artiglio brillante dell'altro fosse un dispositivo distinto montato sul braccio, ma comprese che invece era parte di esso e in base a quel breve tocco, ne potè estrapolare la forma sotto il tessuto e si disse che era curioso e strano che non lo avesse notato prima; si chiese se l'artefice l'avesse tenuto nascosto. Tezzeret chiese cosa volesse e lui notò che nonostante il volto dell'altro mostrasse una calma irremovibile, la sua postura rivelava impazienza. Dovin chiese cose stesse succedendo facendogli comprendere che si riferiva al caos della Fiera degli Inventori, chiedendo anche spiegazioni sulle circostanze che avevano reso necessarie quelle misure così aggressive di confisca. Tezzeret gli parlò della Grande Esibizione e della banda di sei planeswalkers che avevano interrotto il duello per poi scomparire insieme a Pia; non ricordava che lui avesse valutato quel disastro. La situazione stava sfuggendo dal loro controllo. Dovin contò con le dita i Guardiani che aveva incontrato su Ravnica; erano cinque e si chiese chi fosse il sesto. Chiese poi perchè confiscare le invenzioni in modo cosi impacciato e brutale e spiegò che quelle azioni erano utili solo a provocare ulteriormente chi era contrario al Consolato. Tezzeret disse che non stavano rubando le invenzioni, ma mettendo al sicuro per impedire che venissero danneggiate da un attacco dei Rinnegati. Inoltre quei dispositivi non erano stati messi alla prova in modo meticoloso e quindi non erano sicuri; non potevano lasciare che tutta quella tecnologia abusiva rimanesse in circolazione in città. Dovin rispose che aveva ragione, ma sarebbe stato più produttivo spiegare i loro gesti invece di inviare gli esecutori di Ranaj a strappare i dispositivi dalle mani dei loro proprietari. Tezzeret rispose che non c'era tempo per farlo e lui notò che per un solo istante l'intera postura dell'altro era mutata, come se fosse stato colto da un accesso di rabbia che gli aveva strizzato il corpo, per poi liberarlo rapidamente. Dovin scelse di usare un tono confortante e disse che era sicuro che utilizzare del tempo per mantenere la pace e la sicurezza pubblica fosse una scelta ragionevole. Aggiunse che alcuni dei dispositivi presentavano un enorme potenziale e avrebbero potuto rischiare di danneggiare persone e proprietà. Tezzeret disse che era proprio quello il motivo per cui era meglio che gli Inquirium del Consolato prendessero quelle tecnologie e ne esplorassero il potenziale invece di lasciarlo nelle mani di chiunque: loro potevano svilupparlo, raffinarlo e perfezionarlo. Dovin rimase in silenzio per un attimo, poi disse che un tale sviluppo era essenziale al piano della Fiera fin dall'inizio: l'avanzamento della tecnologia per il miglioramento della società sotto l'attenta supervisione del Consolato. Tezzeret disse che non c'era nessuno meglio di Dovin per quel compito. Lui sbattè le palpebre momentaneamente senza parole: un momento prima aveva ritenuto di non godere più dei favori dell'artefice e ora gli stava offrendo una posizione di enorme importanza.

Gli ordini di TezzeretModifica

Tezzeret disse che prima di potergli affidare quel lavoro era necessario che gli spiegasse qualcosa e chiese se fosse stato lui a portare quei sei planeswalkers sul piano. Dovin rispose che aveva invitato alcuni di loro come sicurezza per il problema rappresentato dai Rinnegati verso la Fiera, ma loro avevano rifiutato il suo invito; successivamente però Chandra Nalaar era giunta di sua iniziativa e lui aveva quindi portato solo Nissa, che era in cerca dell'amica. Tezzeret poggiò la sua mano di carne sulla spalla del vedalken e disse che la sua preveggenza era importante per lui e che la sua interazione con quei sei planeswalkers sembrava un errore non da lui. Dovin si stizzì e rispose che la sua decisione era stata ottima in base alle informazioni che gli aveva dato. Tezzeret rispose che l'avevano sfidato nell'arena e ora era costretto ad agire rapidamente e in modo impacciato, come aveva notato correttamente, gli avevano forzato la mano. Flettè il braccio di metallo e l'altro fece un passo indietro. Gli disse che doveva porre rimedio e i rinnegati dovevano essere fermati. Lui aveva bisogno di essere al sicuro all'interno di un inquirium, senza timore di essere attaccato. Gli ordinò di far immagazzinare e catalogare le invenzioni confiscate per le sue esplorazioni e che il Baluardo doveva essere al massimo livello di allerta, pronto ad affrontare eventuali minacce: dovevano ricordare agli altri chi era al comando. Dovin chiese per quale motivo gli servisse un inquirium e Tezzeret rispose che doveva portare avanti le sue ricerche; il lavoro di Rashmi per la Fiera aveva delle implicazioni sconcertanti maggiori rispetto a quella piccola ribellione; il suo lavoro era su quello mentre il resto delle invenzioni sarebbero state di Dovin dopo che avesse sistemato le altre problematiche. Dovin rispose che lo avrebbe fatto e Tezzeret andò via.

PreparativiModifica

Pensando che per prima cosa dovesse occuparsi dei planeswalkers, Dovin richiamò l'attenzione di un esecutore vicino e gli ordinò di assemblare una squadra di soldati veterani per andare all'inseguimento degli stranieri e dei Rinnegati dell'arena; i loro nemici avevano dei punti deboli, che se sfruttati in modo adeguato, li avrebbero portati al fallimento: non avevano un condottiero e quindi potevano essere attirati in diverse direzioni. La giovane piromante era incostante e poteva essere facilmente provocata ad agire in modo temerario; la donna dai capelli corvini non aveva la piena fiducia di alcuni degli altri, soprattutto del soldato; avevano una triste convinzione di essere eroi e quindi poteva considerare che si sarebbero comportati di conseguenza facendo il possibile per proteggere i loro compagni più deboli come Oviya Pashiri. Infine prevedevano di vincere con minimi costi e sacrifici.

Tornò all'esterno e scosse la testa per tutta la goffaggine; non doveva neanche guardare la piazza per percepire tutto ciò che andava storto o che stava per andato storto. Lui non ne aveva alcuna colpa, però Tezzeret gli aveva affidato il compito di risolverlo e nessuno, in base alla sua umile ma precisa valutazione, sarebbe stato più adatto per quel compito. Si fece strada verso la piazza radunando un gruppo di ufficiali del Baluardo e valutò che in tutta quello che era accaduto il punto più debole era il cambio di opinione pubblica contro il Consolato, che avrebbe potuto minacciare l'integrità della struttura di Ghirapur. Gruppi sparpagliati di inventori scontenti attirarono la sua attenzione, un problema che gli esecutori avrebbero potuto gestire sotto la sua guida, disperdendoli rapidamente con delle rassicurazioni, ma a quel punto pensò che sarebbero stati necessari anche alcuni arresti strategici e inviò gli ufficiali in ogni luogo che presentava problemi. Incontrò e dialogò con diversi inventori riuscendo a farsi consegnare i loro dispositivi, poi proseguì fino al magazzino dove stavano venendo trasportate le invenzioni; i migliori scienziati e inventori degli Inquirium del Consolato erano stati inviati in quel luogo con un solo obiettivo: svolgere il monumentale compito di catalogare, immagazzinare e analizzare tutte le invenzioni. All'interno di quelle mura vi era il potenziale di un passo in avanti della tecnologia dello stesso livello del Grande Boom dell'Etere, che aveva dato inizio all'attuale era di innovazione sessant'anni prima. Lui era a capo di tutto ciò, qualsiasi dubbio avesse avuto sulle intenzioni di Tezzeret svanì. Non vedeva l'ora di iniziare non appena i planeswalkers fossero stati messi in custodia e i Rinnegati placati. Valutò che, dati i punti deboli dei Guardiani come gruppo, sarebbero stati velocemente catturati e la sicurezza e l'ordine sarebbero stati ripristinati. A quel punto tutto sarebbe stato a sua disposizione.

IncendiareModifica

Il piano Modifica

A bordo della Sovrana Celeste, Dovin udì il resoconto sussurrato dall'operatore alla sua sinistra sugli automi di un'unità di esecutori che avevano terminato la scorta di etere e stavano rientrando. Guardò dall'altro lato del ponte di comando, dove Tezzeret era troppo occupato a urlare contro un attendente per prestare attenzione a quell'ultimo contrattempo. Nessuno poteva mettere in discussione l'efficacia delle sue sfuriate. Aveva notato che fin dall'inizio della crisi il personale del ponte di comando aveva lavorato al di sopra della normale efficienza: ognuno era come una molla tesa, pronto a segnalare con ammirevole rapidità ogni difetto di sistema e di situazione, per poi agire immediatamente per risolverlo prima che il Gran Console se ne accorgesse. Dopo che sentì Tezzeret minacciare la messaggera che gli aveva riferito un'altra brutta notizia, Dovin intervenne e disse che quello era il rischio di una distribuzione di etere centralizzata e gli ricordò che Kambal aveva garantito che la struttura sarebbe stata protetta in modo che fosse impossibile da conquistare. Tezzeret si adirò e Dovin attirò nuovamente la sua attenzione con discrezione, in modo che nessun altro potesse udirlo, dicendo che comprendeva l'efficacia del suo comportamento per mantenere il personale attento e ubbidiente, ma era dubbioso. Il furore di Tezzeret svanì tanto rapidamente quanto era apparso e con voce normale replicò che era necessario che il Centro dell'Etere tornasse sotto il loro controllo; Dovin era pagato per individuare i punti deboli e quindi gli chiese di svolgere il suo compito e trovare un modo per riconquistare la struttura. L'altro si avvicinò al tavolo strategico e spiegò il suo piano. Dopo averlo ascoltato, Tezzeret afferrò un condotto di comunicazione e ordinò a Baral di presentarsi sul ponte di comando, poi si rivolse a Dovin e spiegò che stava migliorando leggermente il suo piano: le due Nalaar avevano altri punti deboli. Mentre aspettavano l'arrivo del capitano, Dovin chiese il significato dei tatuaggi sulla sua fronte e Tezzeret rispose che il loro compito era di ricordargli un debito. L'artefice chiese quali punti deboli vedesse quando lo osservava e lui rispose che riteneva che fosse più prudente che tenesse le conclusioni per sè. Tezzeret rise riconoscendogli che non era uno stupido. Dovin pensò che quella fosse la normalità di un complimento da parte dell'altro.

Quando Baral arrivò, Dovin discusse con lui sui resoconti sulle Nalaar, che non corrispondevano con le sue attuali parole. Tezzeret intervenne e ordinò al capitano di distrarre i loro nemici: doveva infastidire le Nalaar e attirarle lontano dal Centro dell'Etere insieme a chiunque altro dei loro amici fosse andato in loro aiuto. Dopo avrebbe potuto fare di loro quello che desiderava. Baral chiese se intendesse realmente l'ultima parte e Tezzeret rispose che si trattava di traditori per il Consolato: se non si fossero arresi sarebbero andati incontro alla loro fine. Baral sogghigno e rispose che non potevano lasciare che dei maghi pericolosi fossero liberi di circolare. Si voltò per andarsene, ma Tezzeret lo richiamò e gli disse di portare la sua squadra: il ministro Dovin sarebbe andato col lui. Il capitano annuì e disse che sarebbero partiti dopo dieci minuti. Dopo che andò via, Dovin chiese spiegazioni e Tezzeret disse che Baral era un mastino da assalto e lui sarebbe stato il suo guinzaglio: doveva lasciare che li mordesse, ma senza permettergli di lanciarsi al loro inseguimento. Dovin chiese del suo piano e Tezzeret rispose che ne avrebbe verificato l'esecuzione e che i riconoscimenti sarebbero stati di Dovin sia in caso di successo che di fallimento.

La riconquista del Centro dell'EtereModifica

Dopo che Baral riuscì a farsi inseguire da Chandra fuori dal Centro dell'Etere, Dovin osservò il capitano dal suo veicolo. La trappola per catturare la piromante fallì a causa dell'intervento di Nissa, che aveva seguito la sua amica. Baral salì a bordo del veicolo e ordinò di usare un meccatitano sull'elfa, ma Dovin si rifiutò e gli ricordò che loro erano solo una manovra difensiva. Baral si avvicinò minacciosamente al vedalken che con tranquillità gli disse che aveva notato che non aveva più sensibilità nel braccio sinistro e aveva già trovato tre modi per sfruttare ciò a suo vantaggio. Il capitano rinunciò, ma mentre il tottero virava, afferrò un megafono dallo scaffale delle apparecchiature, si avvicinò al portellone e chiese a Chandra se avesse raccontato alla sua amica del villaggio che era bruciato a causa sua e delle urla dei bambini morenti. In risposta alle sue parole un'ondata di fiamme bianche si propagò verso l'alto, venendo però sparpagliata dal capitano. Dovin si irrigidì, comprendendo che la piromante avrebbe attaccato nuovamente, prese il megafono e disse che un malfunzionamento del veicolo avrebbe potuto ferire in modo grave dei cittadini innocenti. Baral gli strappò il megafono dalle mani e disse che la piromante era stata manovrata e di portarlo in un luogo visibile dal Centro dell'Etere, in modo da attirare in trappola anche Pia Nalaar. Dovin mantenne per un istante il suo sguardo indagatore su di lui poi disse che la fase successiva dell'operazione era iniziata e si allontanarono dalle due nemiche.

Successivamente Dovin si avvicinò a Baral dopo il secondo scontro tra il capitano e le due planeswalkers, elencò le sue numerose ferite e richiese una barella agli altri membri della sua unità. Dopo che fu sicuro di avere l'attenzione del capitano, Dovin gli disse che in base ai suoi resoconti di quella giornata aveva compreso che era stato lui ad uccidere Kiran Nalaar, aveva imprigionato Pia Nalaar senza un processo e aveva cercato di trasformare l'esecuzione della loro figlia in una specie di evento da arena. Baral replicò che i Nalaar erano contrabbandieri di etere e che la piromante aveva distrutto una fonderia. Dovin rispose che nessuno di quei crimini prevedeva la pena di morte. Baral urlò che tutti i maghi erano dei mostri. Con il volto severo ma non privo di pietà, Dovin sospirò e disse a Baral che lo accusava di omicidio, di incarcerazione non autorizzata e di numerose falsificazioni dei resoconti pubblici con l'intenzione evidente di coprire i suoi crimini. Era un'onta per l'uniforme e una inquietante aberrazione degli ideali del Consolato. Tuttavia la legge richiedeva che anche lui dovesse essere giudicato da una corte; lo avvisò che ogni dichiarazione sarebbe potuta essere utilizzata come prova. Baral disse che l'elfa e la piromante stavano scappando e doveva terminarle. Dovin rispose che la loro missione era stata completata con successo: il Centro dell'Etere era stato riconquistato. Il resto del loro distaccamento sarebbe stato riassegnato alla difesa da un probabile contrattacco dei Rinnegati. Sarebbe andato con lui sotto arresto. Baral rispose che non avrebbe dimenticato.

Punti di rotturaModifica

Usando delle pinze meccaniche Dovin aprì un foro nel ventre della Cuore di Kiran ed entrò nella stiva della nave. Sigillò lo scafo e recise un condotto di carburante; la tubazione interrotta iniziò a spargere etere ovunque. Si avvicinò poi alla Speranza di Ghirapur e strappò il disturbatore a etere all'interno del tottero. Mentre i vapori eterei stavano iniziando a oscurare quasi tutto, Dovin vide Chandra Nalaar di fronte a sè, venuta a controllare il motivo della perdita di stabilità della nave e le disse che la prima volta che si era recato da lei e i suoi compagni la sua intenzione era di reclutarli; solo ora si rendeva conto che il suo piano era imperfetto. Chandra avanzò verso di lui e gli disse di uscire dalla nave di suo padre, poi vide ciò che lui aveva in mano e in quello stesso momento lui distrusse il disturbatore. Dovin disse che aveva rimediato al suo errore; aveva identificato i difetti nel loro piano: un meccanismo singolo, unico e facile da distruggere, fondamentale per la loro intera operazione. Chandra si avvolse di fiamme e lo attaccò scagliandogli contro ondate di fuoco, ma lui riuscì a evitare ogni magia. Con tranquillità Dovin disse che la loro aeronave aveva subito ingenti perdite di carburante e per la loro sicurezza le consigliò di farla atterrare per permettere all'equipaggio di iniziare i protocolli di evacuazione. Fece un leggero inchino, la salutò e andò via spostandosi verso un altro piano.

Gran GiudiceModifica

Dopo aver capito che Tezzeret non era la vera mente che l'aveva portato a ottenere il Ponte Planare, Dovin Baan decise di cercare il maestro dell'artefice. Trovò così Nicol Bolas e fu catturato dall'intelligenza dell'antico drago. Bolas gli offrì la possibilità di rimodellare un mondo rendendolo impeccabile e ordinato: Ravnica. Sin dalla sua prima visita su quel piano, quando aveva provato a reclutare i Guardiani, Dovin aveva sentito l'istinto di migliorare il sistema di gilda, quindi approfittò volentieri dell'opportunità e accettò di conquistare gli Azorius.

Manipolando il sistema dall'interno degli Azorius, Dovin sfruttò una scappatoia dopo l'altra per distruggere la catena di comando, occupando giudici e senatori con documenti spesso trascurati (ma tecnicamente richiesti dalla legge), riprogrammando le riunioni chiave e organizzando l'espulsione delle persone in posizioni chiave del potere. Grazie alle sue abilità Dovin divenne il nuovo capo della Colonna Lyev, sostituendo l'impopolare Agmand Sarv.

Prima della Guerra della ScintillaModifica

Vice di IsperiaModifica

Diventato il secondo in comando di Isperia, Dovin fu presente durante l'incontro tra la sfinge, Ral Zarek e Aurelia. Quando le due si dimostrarono dubbiose sulla minaccia rappresentata da Nicol Bolas e sull'esistenza di altri mondi, Dovin disse di aver già incrociato il cammino del drago antico e dei suoi agenti, rivelò di provenire da Kaladesh e che sul suo mondo aveva incontrato Jace Beleren anche se non sapeva dove si trovasse in quel momento. Ascoltò la proposta del Mentefiamma: modificare il Patto delle Gilde in modo che Niv-Mizzet diventasse il nuovo patto vivente e avesse il potere necessario a sconfiggere Bolas. Alla fine, Isperia disse che avrebbe convocato un Vertice delle Gilde.

Successivamente, insieme a Ral, Dovin si recò alla Torre del Faro per controllare i progressi della costruzione del Faro Interplanare. Varryvort informò che mancavano solo pochi giorni al completamento della macchina e disse a Ral di scegliere la sequenza di sicurezza. L'Izzet lo fece, poi spiegò a Dovin che dal momento che attivare il Faro era molto pericoloso solo lui e Niv-Mizzet sarebbero stati a conoscenza del codice di accesso. Dovin gli fece notare che quel sistema era un po’ fragile e chiese cosa sarebbe successo se lui foste stato incapacitato di arrivare alla Torre: propose che più individui fossero stati a conoscenza del codice. Ral disse che avrebbe comunicato le sue parole a Niv-Mizzet e Dovin rispose che sperava di avere l'opportunità di parlare col Mentefiamma.

Vertice delle GildeModifica

Dopo che Isperia venne uccisa da Vraska, Dovin divenne il nuovo capogilda e iniziò a dare maggior importanza e ad usare i maghi precognitivi per arrestare i colpevoli prima che i crimini venissero commessi. Incurante che col suo sistema venissero arrestate anche persone innocenti.

Al servizio di BolasModifica

Quando scoprì che Ral Zarek aveva realizzato un dispositivo che avrebbe permesso a Niv-Mizzet di rubare il potere del Patto delle Gilde, Dovin lo sabotò, lasciando ancora a Jace quel potere.

La Guerra della ScintillaModifica

Durante la guerra, Dovin custodiva il Sole Immortale per Bolas. Venne raggiunto dal gruppo di Chandra Nalaar ma il vedalken si era preparato ed era fiducioso di poter vincere. Durante lo scontro però, fu sopraffatto da Chandra che si rivelò in realtà Lazav che aveva usato un lanciafiamme Izzet per imitare la piromante. Il capogilda Dimir lanciò delle armi a forma di stelle che colpirono Dovin negli occhi, accecandolo e costringendolo a fuggire nella cieca eternità.

Dopo la Guerra della ScintillaModifica

Dopo essere stato accecato da Lazav, Dovin viaggiò su Kaladesh, per poi tornare alla sua casa su Ravnica. Lì riuscì a condurre una vita abbastanza regolare grazie alla sua memoria eidetica e iniziò a fabbricare qualcosa per sostituire i suoi occhi perduti.

Successivamente, Dovin venne trovato da Vraska e, in cambio della sua vita, si offrì di aiutarla a mantenere il controllo sui Golgari. Vraska accettò l'offerta e insieme complottarono per fingere la morte di Dovin. Usando una replica di una statua di sé stesso, fu organizzato uno scontro a Zinara, su Regatha, con Chandra Nalaar. Durante il combattimento, Vraska recise la mano destra di Dovin per usarla come prova della sua morte mentre Chandra credette di aver dato il colpo mortale. Il piano ebbe successo e Dovin tornò a Ravnica.

MorteModifica

Sfortunatamente per lui, Dovin venne individuato e ucciso da Atkos Tarr per ordine di Lazav a causa dei piani del capogilda Dimir per ricattare Vraska. Dopo la sua morte, Atkos rimosse la mano sinistra di Dovin e la consegnò di nascosto a Lazav come prova del fallimento della gorgone.

GalleriaModifica

ReferenzeModifica

Rappresentato inModifica

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Speciali AbianB.O.B.DuckDungeon Master
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