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Personaggio
Djeru
Nome Djeru
Originario di Amonkhet - Naktamun
Lifetime Data sconosciuta
Razza Umano
Titolo
  • Iniziato della messe Tah
  • Ex Iniziato della messe Tah
  • Dagli Occhi Aperti
Stato Vivo


Djeru è un guerriero di Amonkhet, amico d'infanzia di Nakht e Samut. È il capomesse della Messe Tah. Dopo che vide le menzogne del Dio Faraone durante il Conto delle Ere, combattè insieme a Samut per aiutare a far sopravvivere la maggior parte del suo popolo.

DisobbedienzaModifica

Il dodicenne Djeru raggiunse i suoi amici che si trovavano nelle acque del Luxa e disse a Samut che sarebbe riuscita a colpire Nakht solo se si fosse fermata a pensare prima di scattare. I due si voltarono verso la riva e lo videro. L'amica replicò di smetterla di far finta di essere adulto e schizzò acqua nella sua direzione, ma Djeru scattò agilmente all’indietro. Dopo che furono tutti e tre sulla riva, Nakht spiegò che era andato lì perchè voleva solo allontanarsi e pensare per conto suo per un po'. Samut si scusò per averlo interrotto, ma l'aviano rispose di non preoccuparsi, era contento che loro due fossero lì. Sapeva che poteva sempre contare su di loro. Osservò la città e terminò dicendo che quel giorno ci sarebbe stato il loro Raccolto. Comprendendo, Samut gli arruffò le piume e disse che si trattava di un giorno emozionante, finalmente toccava a loro: non sarebbero più stati bambini e si sarebbero uniti a coloro che erano giunti e partiti prima di loro. Era un giorno di inizio, di scopo e di unità. Nakht annuì e Djeru consigliò di tornare indietro visto che era quasi ora dei preparativi e tutti e tre si diressero verso il cuore della città.

I segretiModifica

Nei Quartieri dei Bambini, mentre stava dormendo, Djeru venne svegliato dalle grida di Samut che chiamava Nakht. Si lamentò con lei ma poi i tre amici uscirono fuori. Samut replicò che dormire era per chi non avesse ambizioni, loro erano tutti e tre della Messe Tah e non vedeva l'ora di incontrare tutti gli altri membri e di iniziare l’addestramento insieme. Djeru annuì ma poi disse che Nakht avrebbe avuto delle lezioni a parte e sorridendo all'amico disse che aveva tenuto segreto qualcosa: diversamente da loro due l'aviano aveva ricevuto un bastone. Nakht replicò che semplicemente non aveva avuto modo di dirlo e poi diede una piccola dimostrazione della sua magia. Djeru disse che era importante avere dei maghi in una Messe; con le sue capacità avrebbe potuto rendere grande la loro. Samut affermò che sarebbero stati inarrestabili, poi annunciò che anche lei aveva un segreto e voleva mostrarglielo. Corse via e gli altri due si misero a correrle dietro. Li portò in una parte antica della città, gli edifici che erano ancora in piedi in quel distretto erano vecchi e usurati dal sole e dal tempo. Nuovi livelli di stanze e tetti nascondevano i resti fatiscenti delle strutture del passato. Djeru chiese dove fossero e Samut fece un cenno verso un enorme graffito su una vecchia parete sgretolata e rispose che non ne era sicura, ma probabilmente era il luogo più antico tra tutti quelli che conoscevano. I geroglifici illustravano figure in diverse posizioni, alcune sembravano quasi familiari: alcune pose da combattimento insegnate dai visir, mentre molte altre non avevano senso; c’erano anche altri glifi e rune che non riuscirono a leggere, alternate ad alcune conosciute, ma anche quelle che era in grado di leggere avevano strane linee e caratteristiche, dipinte in uno stile e con un aspetto molto diversi. Un po' a disagio, Djeru disse che le divinità insegnavano a non soffermarsi su ciò che era antico e parte ormai del passato: le ordalie e l’aldilà erano di fronte a loro, non alle loro spalle. Samut replicò che anche le divinità erano raffigurate lì, poi mostrò le varie razze del piano tutte in pose diverse e spiegò che quello era il suo segreto: stava cercado di capire cosa stessero facendo. Credeva che quelle fossero antiche pose di combattimento. Si mise in posizione e mostrò loro quelle che aveva imparato. Djeru osservò i glifi e chiese perché avevano un aspetto così strano. Nakht disse che quella scoperta lo portava a chiedersi se ci fosse mai stato un tempo prima dell'esistenza delle divinità. Djeru disse che il Dio Faraone era eterno, l'aviano rispose che lo sapeva ma disse che dal momento che ora era assente poteva essere esistito un tempo prima del suo arrivo e si chiese che, se lui aveva insegnato alle divinità che a loro volta insegnavano ai mortali, chi avesse insegnato al Dio Faraone. Djeru rispose che il Dio Faraone non aveva bisogno di alcun maestro: lui era la fonte di tutto; quello era il primo concetto che avevano imparato nelle loro lezioni. Samut disse che ora conoscevano il suo segreto, poi diede uno spintone a Djeru e disse che toccava a lui: loro avevano rivelato un segreto e la giustizia pretendeva che lui facesse altrettanto. Inizialmente l'altro rispose di non averne, ma lei scoprì subito la sua bugia e Djeru li guidò verso l'Hekma. Samut e Nakht osservarono Djeru sdraiarsi a terra sul ventre e strisciare avanti e indietro dall'apertura della barriera. Nakth disse che dovevano andare fuori e Djeru propose di avvisare i visir di Kefnet in modo che potessero riparare l’apertura. Spiegò che lui l'aveva scoperta il giorno prima mentre li cercava e Nakht spiegò che voleva scoprire cosa si trovasse dall’altra parte. Djeru rispose che lo sapevano già: mostri, morti che vagavano, vuoto e lande desolate. Era il luogo in cui gli angeli portavano i dissenzienti in modo che la loro attenzione e devozione potessero essere pure. Nakht ribatté che sapevano solo quello che gli avevano detto su ciò che si trovava dall’altra parte, ma lui aveva bisogno di vederlo con i suoi occhi, prima di iniziare il loro cammino delle ordalie. Era consapevole che le sue parole sembravano quelle di un dissenziente, ma lui non lo era e con le lacrime agli occhi continuò che adorava le divinità, ma il suo cuore era colmo di domande. Djeru chiese cosa pensava di scoprire e l'aviano rispose che non lo sapeva, ma non avrebbero avuto un'altra occasione per andare a dare un'occhiata fuori. I tre rimasero per un po’ al bordo dell’Hekma, osservando l'agitarsi delle sabbie in silenzio. Samut disse che anche lei voleva sapere, avrebbero fatto attenzione e sarebbero tornati prima del mattino; forse avrebbero trovato qualcosa da portare all’inizio del loro addestramento da discepoli della Messe Tah. Dopo che finì di parlare uscì attraverso la barriera. Vedendo la preoccupazione sul volto dell'altro, Nakht gli mise una mano su una spalla e gli disse che non era obbligato ad andare con loro, poi seguì l'amica fuori e subito dopo Djeru andò con loro.

Fuori dall'HekmaModifica

I tre camminarono per un’ora attraverso la sabbia, tenendo sempre un occhio su Naktamun dietro di loro. Djeru era molto teso. Rimasero in allerta, ricordando molto bene i racconti di mostri e di non morti maledetti che cercavano di abbattere l’Hekma. Trovarono qualcosa che affiorava tra le sabbie; alcune rocce sporgevano come un’imprevedibile serie di schegge e quando le raggiunsero Samut si arrampicò, le attraversò e saltò dall’altra parte lanciando poi un urlo di sorpresa. Djeru e Nakht scattarono in avanti e videro l'occhio enorme di una statua semisepolta dalla sabbia. Al di là una serie di rovine e su alcune si intravedevano glifi e scritte. I tre si aggirarono tra di esse, fermandosi davanti alle diverse pietre, cercando di immaginare che cosa fossero. Djeru disse che quella era una prova che senza la benedizione del Dio Faraone che aveva donato l’Hekma, tutto sarebbe avvizzito. Samut spinse i due dietro i resti di una parete. Le loro proteste si spensero nel vedere l’espressione terrorizzata di lei e nell’udire l’imprevisto rumore della sabbia che si muoveva. Videro un orrore che si trascinava sulla sabbia. Ancora più alto delle divinità, con membra che sembravano non avere fine, spianava le dune e rimodellava la sabbia intorno a sé. I tre si misero a correre e si fermarono solo quando raggiunsero i resti di un monastero. La piccola struttura in pietra era ancora dotata di quattro pareti, ma priva del tetto che era crollato da tempo. Djeru chiese di tornare a Naktamun e Samut fu d'accordo. Improvvisamente dalle acque stagnanti e dalle sabbie tutto intorno, cadaveri in putrefazione iniziarono a sollevarsi, dirigendosi verso di loro. Con un’espressione terrorizzata, Djeru disse che si trattava di dissenzienti risvegliati dalla Maledizione della Peregrinazione. Samut richiuse la porta proprio nel momento in cui il primo si abbatté su di essa. Il legno sottile crepitò e Djeru si lanciò rapidamente ad aiutare a tenere la porta sbarrata di fronte a quelle mostruosità. Nakht spalancò le ali si sollevò e vide che i morti risvegliati erano tantissimi. L'aviano attirò su di sè la loro attenzione e urlò ai suoi amici di scappare. La porta si spalancò e Djeru e Samut scattarono via verso la città. Quando giunsero in cima alla duna i due si fermarono e con angoscia videro il grande orrore consumare l'aviano nell'oscurità. Djeru trascinò via Samut e i due corsero disperatamente verso la città.

Passarono gli anni e il sacrificio di Nakht permise al cuore di Djeru di indurirsi; trovò una fede più profonda nelle parole delle divinità, nella protezione promessa e nella prospettiva di una morte significativa.

AudaciaModifica

Insieme ai suoi compagni, Djeru superò le prime tre ordalie. Con suo grande dolore, prima di affrontare l'Ordalia dell'Ambizione Samut divenne una dissenziente e venne imprigionata per la sua eresia. Durante i festeggiamenti, prima di affrontare la quarta ordalia, Djeru vide Oketra guidare verso di loro un guerriero, a un cenno mentale della dea si avvicinò, salutò l'altro chiamandolo Kytheon e si presentò. Il nuovo arrivato gli disse di chiamarlo "Gideon". Oketra si congedò, Djeru disse che doveva essere speciale dal momento che Oketra in persona lo aveva portato da loro; il momento era adatto visto che il giorno prima i loro ranghi avevano perso un membro. Djeru sollevò una mano e fece cenno di affrontarlo. Si addestrarono per qualche minuto nella lotta corpo a corpo, Djeru combatteva con forza e precisione e atterrò Gideon. Lo condusse verso i festeggiamenti che si stavano svolgendo prima di affrontare l'ordalia e lo presentò agli altri iniziati. Kamat gli chiese come avesse superato le sue precedenti ordalie, Gideon non sapeva come rispondere dal momento che lui non ne aveva ancora affrontata nessuna, ma fortunatamente per lui Djeru intervenne e disse che non era necessario che lui lo dicesse, erano consapevoli che non tutti superavano le ordalie senza subire perdite e che i gruppi ridotti in numero venivano uniti ad altri gruppi; loro della Messe Tah erano riusciti a rimanere uniti fin dall’inizio, a esclusione della persona che lui era venuto a sostituire. Lo portò da un altro gruppo di iniziati. Parlarono delle ordalie che avevano superato, ma quando Meris pronunciò il nome di Samut, il gelo piombò istantaneamente sul gruppo e l’espressione di Djeru cambiò: loro non facevano il nome dei caduti. Notando la sua rabbia, Gideon disse con cautela che lui non era lì per sostituire nessuno, poteva solo offrire ciò che era. Disse a Djeru che gli dispiaceva per la sua perdita e sembrava che Meris stesse vivendo il lutto in modo diverso. Djeru rispose che Oketra gli aveva suggerito di unirsi a loro, ma non gli aveva spiegato le loro circostanze. Meris spiegò che Samut non era morta, ma era perduta per sua stessa scelta a causa della sua eresia. L'altro stava per obiettare quando Bontu apparve e disse che non tutti avrebbero avuto l’occasione di godere dei suoi favori e chiese chi di loro meritava di affrontare la sua ordalia. Solo i forti potevano trionfare, ma la forza poteva essere appresa e nessuno nasceva forte. Gideon fece un passo avanti e chiese se valeva anche per le divinità. Bontu rispose che lui era audace e disse che anche lei aveva una forza superiore a quella che aveva una volta, perchè aveva desiderato che fosse così. Lui e gli iniziati della Messe Tah sarebbero stati i prossimi ad affrontare la sua ordalia. Djeru si affiancò a lui, con un cauto sorriso sul volto e disse che sembrava che Oketra avesse avuto ragione a mandarlo da loro.

Il mattino seguente Djeru, il suo gruppo e Gideon vennero portati dai visir di Bontu nel monumento in cui si sarebbe svolta l'ordalia. I visir spiegarono che per superarla avrebbero dovuto procedere attraverso il monumento e salire in cima a un picco, dove Bontu li avrebbe attesi. I visir si congedarono e una parete si alzò dietro di loro. Il gruppo vide che un'enorme pozza di fango li separava dall'uscita, una manovella sporgeva sopra la superficie, vicina al centro della pozza. Djeru inviò Dedi a girarla e, dopo che lo fece, un ponte di catene si sollevò dalla fanghiglia. Iniziarono ad attraversare quando improvvisamente sentirono l'iniziato urlare; il liquido oscuro aveva iniziato a ribollire e agitarsi, dei pannelli lungo le pareti si spalancarono e altro fango entrò nella camera. Non potevano fare nulla per salvarlo perché il fango aveva iniziato a corrodere le catene del ponte; balzarono fino al termine del corridoio appena prima che il ponte si rompesse e una spessa porta in pietra si richiuse violentemente dietro di loro. Mentre gli altri proseguivano, Gideon osservò la porta, ma Djeru gli prese la mano e disse che dovevano continuare. Lui rispose che Dedi era ancora vivo e Tausret replicò che l'ambizione non tornava indietro e stava disonorando il loro compagno con la sua attesa. Djeru intervenne e disse che Dedi era andato incontro a una morte gloriosa e lo avrebbero ringraziato per il suo sacrificio nell'aldilà. Entrarono in un’altra ampia camera dal soffitto basso con al centro un ammit accovacciato. Djeru spiegò che si trattava di un demone che era quasi impossibile da uccidere: dovevano sperare che non si accorgesse di loro. Sfortunatamente la creatura sollevò il capo, li osservò e attaccò a una veloità sorprendente. Si sparpagliarono in gruppi da due o tre persone e, mentre alcuni distraevano il demone, altri lo superavano verso l'uscita. Ignorando le proteste di Djeru, Gideon scattò all'indietro per aiutare una coppia che era stata chiusa in un angolo e attaccò il demone con le sue lame, ma non riuscì a ferirlo. Quando lo ieromante si riunì al gruppo, Djeru gli spiegò la loro nuova sfida. Gideon iniziò a informarlo sulla morte di Hepthys, ma l'altro lo afferrò per un braccio zittendolo e con rabbia disse che lui considerava la morte gloriosa come se fosse una tragedia e che il suo atteggiamento da eroe che voleva soccorrere gli altri non faceva altro che sminuire il sacrificio e il coraggio dei loro compagni. Affrontarono altre prove in diverse stanze, in alcune riuscirono ad andare avanti senza perdite, ma la maggior parte delle volte delle vite vennero sottratte nonostante i loro sforzi.

Nell’ultima stanza, prima della camera finale in cui si trovava Bontu, Imi perse la vita e nel tentativo di salvare la sua compagna, Meris venne avvelenato e fu portato via da Djeru. Infine il gruppo raggiunse Bontu. Djeru chiese che impresa dovevano compiere per ottenere il suo favore e superare l'ordalia. Bontu indicò le bilance e rispose che solo coloro che erano in grado di pagare il giusto tributo potevano attraversare: un cuore per ognuno di loro. Gideon intervenne e disse che avevano avuto sufficienti perdite, ma la dea replicò che Le Ere stavano per giungere, il loro numero era troppo elevato; o pagavano il tributo o sarebbero morti. Gli iniziati si uccisero tra loro: ogni combattimento terminava in un attimo, ogni combattente conosceva le caratteristiche dell’altro. Di fronte a Djeru, Meris disse all'amico che non l'avrebbe mai ucciso e l'altro replicò che non poteva proteggerlo dagli altri. Sorridendo tristemente, Meris disse che ciò che doveva fare era ovvio. Si abbracciarono salutandosi, Djeru promise che non l'avrebbe fatto soffrire, poi lo spinse in acqua per annegarlo. Fu l'ultimo a camminare sullo scintillante ponte che si sollevò, permettendogli di attraversare le acque infestate dai serpenti velenosi. S'inginocchiò ai piedi di Bontu e, a un cenno del capo della divinità, i visir gli consegnarono il Cartiglio dell'Ambizione. Dall'altro lato, Gideon chiese che cosa si imparava da un'esperienza come quella e quale fosse l'obiettivo di quelle morti. Ignorò le urla di protesta dei visir, entrò nell'acqua e nuotò verso la piattaforma protetto dalla sua magia. Bontu disse che non aveva pagato il suo tributo. In risposta Gideon battè forte un pugno sul suo petto e disse che era quello e di andare a prenderglielo. Bontu sibilò una risata e disse che lui era sempre più audace e così ignorante del loro mondo. Djeru intervenne e disse che le sue parole erano eresia, metteva in discussione la loro fede e i loro metodi; non era migliore di Samut. Bontu disse che lo ieromante non era un eretico perchè doveva ancora scoprire la sua fede. Gideon tremò a quelle parole e la divinità continuò che lui aveva affrontato la sua ordalia alla ricerca di risposte, ma si era dimenticato di porre le domande giuste; aveva scoperto di più su di loro e su ciò che richiedevano: solo eccellenza e vera ambizione. E tuttavia, invece di comprendere, si limitava a giudicare. Si voltò verso gli altri iniziati e chiese come facevano a non dubitare di quel bisogno di morti senza fine e sulle promesse del Dio Faraone. Bontu disse che lui era ingenuo, superficiale ed egoista; era solo alla ricerca di ciò che soddisfava il suo senso di giustizia: la sua ambizione terminava con la discolpa della sua antica supponenza. Gli iniziati appartenevano a lei che a sua volta apparteneva al Dio Faraone; poi gli ordinò di andarsene dal suo tempio. Djeru e gli altri sopravvissuti si spostarono per lasciarlo passare.

La sentenzaModifica

Travestito da mummia, Djeru entrò nella ex sala di imbalsamazione che Samut stava usando come riparo. Lei lo salutò e lui replicò che quel travestimento era blasfemia. La sua amica disse che l'aveva portato lì senza che nessuno dei due venisse ucciso, l'aiutò a rimuovere le bende e lo abbracciò, ma lui si allontanò e si tenne a distanza. Chiese come fosse stato possibile che lei avesse avuto la possibilità di portarlo li dal momento che era sotto stretta sorveglianza dopo la sua dimostrazione di dissenso e per aver sfidato le leggi delle divinità. Samut rispose che ora era libera e poteva esserlo anche lui. Spiegò che la legge era stata corrotta così come le divinità. Djeru disse che stava accusando il Dio Faraone e Samut disse che lui era la menzogna che aveva corrotto l’intero mondo: prima del Dio Faraone, prima delle ordalie, esistevano degli antichi costumi. Il Dio Faraone aveva fatto in modo che il mondo dimenticasse il proprio passato, aveva ricostruito il piano e aveva plasmato le divinità per soddisfare i suoi capricci. Con rabbia Djeru chiese se l'aveva fatto andare lì solo per raccontargli quella storiella e disse che l'Ordalia dello Zelo si avvicinava e lui doveva allenarsi. Samut gli chiese di non sprecare la sua vita e di non offrire se stesso alla morte. Djeru disse irato che stava parlando del momento più elevato della sua intera vita. Samut disse che le dispiaceva, ma aveva visto ciò che i visir impedivano loro di vedere, aveva visto il modo in cui la loro società era stata contorta; l’essenza di Amonkhet era stata rimossa e sostituita da qualcosa di diverso. Disse che lui credeva di dimostrare di essere il valoroso Djeru, ma ciò che avrebbe fatto sarebbe stato solo distruggere se stesso. Lui replicò che lei stava suggerendo di distruggerlo in un altro modo: buttando via tutto ciò per cui si era impegnato finora; gli stava chiedendo di disonorare se stesso e anche le divinità. Samut disse che le divinità così come Nakht non avrebbero voluto la sua morte. Djeru disse che Nakht era morto in modo non degno, tra le dune, a causa della loro stupidità. Non avrebbe commesso lo stesso errore con la sua vita. Samut disse che l'aviano era morto per far capir loro il significato di una vita che veniva spezzata, per mostrare la terribile futilità della morte. L'altro ribattè che il loro amico era morto per nulla e irata lei scattò che lui sarebbe morto per nulla. Djeru replicò che sarebbe morto per ottenere la vita eterna. Samut gli chiese di non affrontare l'ordalia. L'altro disse che aveva sperato che l'avesse fatto venire lì per chiedere il suo aiuto, per tornare sulla retta via evitando di imputridire dentro un sarcofago: lei sarebbe potuta essere la più grande iniziata dei loro tempi, ma aveva scelto di sprecare se stessa. Continuò che forse le divinità le avrebbero insegnato a credere, la chiamò dissenziente e disse che avrebbe supplicato Hazoret per lei, poi andò via.

Ordalia dello ZeloModifica

Nel Monumento dello Zelo, Hazoret disse agli iniziati che per superare la sua ordalia dovevano uccidere tutti gli eretici. Tra i dissenzienti Djeru riconobbe Samut e pensò che avrebbe dovuto affrontare la sua più cara amica in quel suo ultimo giorno corporeo: era il suo destino. Il marchio della furia della dea spinse tutti a combattere ma senza poter usare la magia. Samut si scagliò verso Djeru, lui cercò istintivamente di colpirla con la sua arma che però lei evitò agilmente. Samut spostò il proprio peso e si mise schiena contro schiena con Djeru, facendogli capire che lo avrebbe protetto e che avrebbero combattuto insieme. Fuori controllo per il marchio Gideon, che insieme ai suoi amici era stato portato nell'arena, si scagliò contro i due che reagirono con perfetta armonia: Djeru lo colpì con la sua arma provocandogli un taglio lungo e superficiale sull’avambraccio mentre Samut lo colpì al volto con un calcio, atterrandolo. Djeru implorò Hazoret di ascoltare la sua preghiera finale in quella forma fisica non per lui stesso, ma per la persona che più di ogni altro meritava la sua pietà: implorò di perdonare Samut, la sua amica più cara; lei era abile in modi che lui non posseddeva e il suo valore era dimostrato dalle sue capacità. Chiese di perdonarla per le sue azioni e per i suoi dubbi, di come avesse studiato il loro passato e stesse utilizzando la cultura del loro popolo. Con le lacrime agli occhi Djeru terminò implorando di concedere alla sua amica una morte gloriosa; perchè lui non poteva trascorrere l’eternità con il pensiero che lei non esistesse più: non doveva andare incontro allo stesso destino di Nakht. La dea mise fine alla battaglia facendo tornare i sensi di tutti sotto controllo. Hazoret chiamò poi i due e chiese se volessero rivendicare il loro posto tra gli eterni. Djeru annuì, mentre Samut rifiutò spiegando che il grande intruso stava per arrivare e lei aveva un compito da portare a termine. La dea disse a Djeru di avvicinarsi, poi sollevò la lancia e affondò il colpo, ma Samut lo salvò e Gideon protesse entrambi con la sua magia. Con la furia sul volto per quello che considerava un tradimento, Djeru la spinse di lato e le sferrò un pugno, che lei schivò facilmente. Tentò di lottare contro la sua amica ma il secondo sole iniziò a passare attraverso le corna all’orizzonte, dando inizio al Conto delle Ere. Le divinità andarono via e l'ordalia si concluse. Furioso per essere stato salvato e aver perso la sua occasione di eternità, Djeru si lanciò addosso a Gideon la cui invulnerabilità scintillò a ogni colpo dell'altro. Lo ieromante non cercò di bloccare alcun attacco, lasciando che Djeru continuasse a colpirlo, poi sollevò le mani e indietreggiò. Chiese perchè volesse morire e l'altro rispose che in quel modo sarebbe continuato a esistere. Devastato cadde in ginocchio e pianse. Samut si avvicinò a lui e gli disse che avevano ancora molto da fare e molte persone da aiutare, il suo addestramento era per quel compito, non per morire. Dopo che il mondo divenne oscuro per metà per via del secondo sole, Djeru disse a Samut che dovevano andare al fiume Luxa perchè le Ere sarebbero iniziate con l'apertura dei Cancelli dell'Aldilà: il Dio Faraone avrebbe ancora potuto rendergli onore e avere misericordia di lui. Dopo che finì di parlare, Djeru iniziò a correre verso l’uscita dell’arena.

L'Era della RivelazioneModifica

Djeru corse il più velocemente possibile seguito da Samut. I due uscirono dall’arena e vennero accolti da una massa di cittadini diretti verso le rive del fiume Luxa. Circondati dal caos, si aggirarono tra le fila dei bambini troppo giovani per affrontare le ordalie, accelerarono e si addentrarono nella folla imponente che si era radunata sugli argini del fiume. Djeru pensò che ogni parvenza di impegno nei confronti della propria Messe sembrava essere stato dimenticato; file e decenza abbandonate nel passaggio da un’era di esistenza all’altra. Notò che erano rimasti in pochi: nei mesi precedenti il termine del ciclo del secondo sole, sempre più abitanti si erano cimentati nelle ordalie per dimostrare il loro valore, i programmi erano stati modificati, le Messe erano diventate il doppio delle dimensioni normali e il risultato era stato una città ancora più vuota del solito, popolata principalmente da Consacrati e da bambini. Si disse che il ritorno del Dio Faraone era prossimo e una nuova speranza crebbe in lui: il suo destino era stato quello di essere l’ultimo ad attraversare i Cancelli nella gloria conferita da Hazoret, ma Samut e Gideon avevano rovinato tutto. La sua amica gli aveva strappato il destino per i suoi dubbi egoistici, tuttavia nonostante la sua mente fosse ancora vacillante per il suo tradimento, il suo cuore si sentì a proprio agio per la presenza familiare di lei che gli stava stringendo il braccio in modo protettivo. Samut gli chiese di promettergli che qualsiasi cosa fosse successa, avrebbero protetto le divinità e loro stessi. Djeru non capì che cosa intendesse, ma annuì silenziosamente. In lontananza, la luce del secondo sole divenne visibile oltre il corno. Aveva finalmente superato il monumento e una linea di luce brillante si stagliava da un lato all’altro di Naktamun. Un urlo si sollevò dalla folla nel momento in cui il sole raggiunse la posizione finale e i Cancelli dell'Aldilà si spalancarono. Djeru vide che al posto del paradiso che era stato promesso vi erano solo terre desolate. Sentì Samut chiedere a Hazoret, che era entrata in acqua, di rimuovere i suoi dubbi e dirle se quello fosse il paradiso. La dea non rispose e il resto della folla iniziò a discutere se quella fosse una prova e perchè non vi fosse ancora nessun segno del Dio Faraone. Tutte le voci si interruppero nel momento in cui una gigantesca, oscura e alata figura volò attraverso i Cancelli aperti. Djeru sapeva che quell’essere non era il Dio Faraone, poi vide Samut sguainare la sua arma e la sentì dire che si trattava di un demone. Alle sue parole, un brivido percorse la schiena di Djeru: i demoni erano rari su Amonkhet; lui li aveva visti solo nei testi e durante i suoi studi. Effimere e oscure figure all’esterno dell’Hekma. Non vi era posto per tali creature nel paradiso, ma Djeru conosceva le leggende di quel demone: la prova finale; l’ultima, ingloriosa morte prima del ritorno del Dio Faraone. Lo vide incidersi le carni dell'avambraccio e borbottare un incantesimo; il sangue del demone cadde in acqua e a ogni goccia, il flusso del fiume rallentò fino ad arrestare il suo movimento. Il sangue iniziò a diffondersi e a macchiare il Luxa; coloro che si trovavano al suo interno uscirono dall'acqua mentre tutto veniva trasformato in un brillante color rosso. Il sangue si diffuse, soffocando la vegetazione e tutto ciò che nuotava sotto la superficie e gli animali che non riuscirono a uscire dal fiume poterono solo morire al suo interno. Samut chiese a Djeru se credeva ancora che quello che stava accadendo fosse opera di un benevolente Dio Faraone e l'altro scosse la testa, stava per rispondere quando il demone ruggì il nome di Liliana Vess e disse che sapeva che si trovava lì e che non poteva nascondersi da lui. Samut chiese come facesse il demone a conoscere il nome di una degli stranieri, ma Djeru non rispose e, osservando il demone, un essere di potere e disperazione, sentì congelarsi il sangue nelle vene.

L'Era della PromessaModifica

Dopo la morte di Rhonas e la caduta dell'Hekma, insieme a Samut, Djeru raggiunse Hapatra. Lei fermò il suo basilisco e Samut disse che dovevano trovare e proteggere Oketra. Djeru intervenne e disse che avevano visto morire Rhonas e non potevano permettere che le altre divinità andassero incontro allo stesso destino. Hapatra li fece salire sul basilisco. Mentre proseguivano, la maestra dei veleni disse che aveva sempre pensato che l'era della promessa sarebbe stato il momento in cui l’Hekma sarebbe stata rimossa per rivelare il paradiso e Samut disse che tutto faceva parte delle menzogne del Dio Faraone; le divinità erano state manipolate da una forza ancora più potente. Hapatra annuì e chiese se quella forza potesse essere uccisa. Djeru disse che tenere in vita il loro popolo e le loro divinità era fondamentale: dovevano lasciare che gli intrusi combattessero tra loro.

I tre raggiunsero Kefnet e Oketra: erano lì per proteggerli. Oketra disse che loro erano lì per proteggere lei e non il contrario. Con quelle parole di congedo la dea si voltò e sollevò il suo arco mentre Kefnet si alzò in volo. Djeru vide ciò che le due divinità stavano osservando: lo Scorpione Divino, la divinità che aveva ucciso Rhonas. Osservò i tre dei che si affrontavano. Inizialmente le due divinità di Naktamun riuscirono ad avere la meglio, ma alla fine lo Scorpione riuscì ad uccidere entrambi. Djeru e Samut trattennero la visir in lacrime, intenti anche loro a piangere le loro numerose perdite. Altri cittadini sopravvissuti, ai non morti e agli orrori del deserto che erano entrati a Naktamun dopo la caduta della barriera, uscirono dai vicoli e dai nascondigli per vedere i corpi delle divinità e tra loro vi era anche Gideon. Ripreso il controllo, Hapatra fece un cenno con il capo a Djeru e Samut, che le lasciarono libere le spalle e le permisero di avvicinarsi all'uomo. Gli chiese se la causa di quell'inferno fosse un intruso come lui, l'altro annuì e lei continuò che era sua responsabilità ucciderlo, doveva portare a termine il suo compito e poi andarsene dalla sua città. La maestra dei veleni si voltò e tornò verso Djeru e Samut, li guardò entrambi decisa e disse che dovevano trovare Bontu e Hazoret e mantenerle in vita a ogni costo.

La favoritaModifica

Insieme a Samut, Djeru si fece strada tra i non morti e raggiunse Hazoret. La sua amica chiese cosa dovessero fare e la dea rispose che dovevano proteggersi gli uni con gli altri, radunare tutti quelli che potevano e nascondersi tra le sabbie del deserto. Dovevano sopravvivere fino all’arrivo del Dio Faraone, che avrebbe riportato la giustizia. Samut replicò che il Dio Faraone non lo avrebbe fatto, ma Hazoret la interruppe e disse che non avevano tempo per dubitare: la guerriera aveva una forte volontà e doveva utilizzare la sua forza per proteggere i suoi fratelli; Amonkhet aveva bisogno di lei e di Djeru. Il ruggito di un wurm sabbioso in lontananza attirò l’attenzione di Hazoret. Prima che la dea si allontanasse, Djeru disse che avrebbero obbedito e protetto i loro fratelli e sorelle.

SopravviviamoModifica

La decisione di DjeruModifica

Djeru correva insieme a Samut e al piccolo gruppo di sopravvissuti. Mentre la sua amica era alla guida, lui rimase con i più lenti per coprirli le spalle. Ubbidendo all'ordine di Hazoret si erano diretti verso il limite della città per fuggire nel deserto. Si avvicinarono a un edificio che poche ore prima era ai bordi dell'Hekma. Improvvisamente una serie di urla provenne dal gruppo: nel cielo era apparso un oscuro vuoto, dalle cui imperscrutabili profondità era apparsa una figura dorata. Alcuni membri del gruppo esultarono e iniziarono a correre indietro verso il Dio Faraone e in quel momento, il drago sollevò le braccia e fiamme nere piombarono dal cielo. I sopravvissuti si rifugiarono nell'edificio e una volta che tutti furono all’interno, Djeru radunò le persone nel centro della stanza, lontano dalle finestre e dalle porte. Ascoltò Samut mentre rivelava agli altri le sue scoperte sulle menzogne del Dio Faraone e dopo che finì di parlare intervenne e disse che lui era con lei, la prima volta che si era espressa contro il Dio Faraone non l'aveva creduta, ma ora aveva visto più del necessario e aveva compreso che la sua amica diceva la verità. I sopravvissuti mormorano su cosa fare, Hapatra intervenne e chiese che cosa potevano fare loro contro delle divinità oscure che erano in grado di massacrare altre divinità e contro un drago che scatenava fiamme dal cielo. Samut rispose che Hazoret aveva chiesto a lei e Djeru di proteggere tutti quelli che potevano nascondendosi tra le sabbie del deserto: avrebbero sfidato l'intruso sopravvivendo. Alcuni annuirono, lei sguainò le sue spade e continuò che sarebbe tornata in città: non chiedeva a nessuno di andare con lei; fuggire e sopravvivere significava onorare il desiderio di Hazoret ed era anche un atto coraggioso di sfida nei confronti del drago, ma lei non poteva sopportare la morte di un’altra divinità. Djeru sguainò la sua arma e disse che lui l'avrebbe seguita, poi si rivolse agli altri e continuò che loro non avevano mai temuto la morte e lui sarebbe stato lieto di dare la vita per la sua divinità. Altri guerrieri si alzarono con in mano le loro armi. Djeru ascoltò la conversazione tra Hapatra e Samut e poi andò con la sua amica.

Gli Eterni e i GuardianiModifica

Tornati indietro Djeru e gli altri guerrieri vennero attaccati da un gruppo di Eterni. Mentre molti di loro cadevano contro l’interminabile flusso di non morti in grado di usare anche la magia, Djeru e Samut combatterono insieme contro Neheb, un campione leggendario dotato di grandi capacità magiche e di combattimento che aveva superato le ordalie quando loro due erano ancora dei bambini. Il minotauro scattò la sua lancia in avanti scagliando un’ondata di fiamme contro Samut, che le schivò, ma Neheb si era già lanciato all’assalto puntando la lancia verso il petto di Djeru, che parò il colpo sollevando la sua spada, ma venne poi colpito al volto da un pugno che lo fece rotolare a terra. Il minotauro approfittò della situazione e si lanciò su Djeru, con la lancia pronta a perforare il guerriero sdraiato sulla schiena. Un lampo di luce disorientò tutti i combattenti, Gideon si mise tra i due facendo da scudo a Djeru con il suo corpo: la lancia del minotauro venne fermata dal bagliore dorato dell'invulnerabilità dello ieromante. Intorno a lui, gli altri quattro stranieri lanciavano le loro magie e assalivano gli altri Eterni. Mentre Neheb cercava inutilmente di colpire Gideon, Samut scattò verso il minotauro e lo colpì alla schiena con entrambe le spade, abbattendolo. Dopo che lo scontro finì, Djeru disse a Gideon che quella era la seconda volta che gli salvava la vita e lo ringraziò. Samut disse che voleva andare con loro ad affrontare Nicol Bolas. Gideon esitò nel risponderle, Djeru si intromise e disse che lei non poteva andare, loro avevano un'altra missione da compiere: trovare e proteggere l’ultima divinità di Amonkhet e il popolo della loro città.

Hazoret e lo Scorpione DivinoModifica

Djeru, Samut e la loro piccola banda trovarono altri sopravvissuti. Tra loro vi era Haq, un giovane visir di Hazoret che raccontò loro del tradimenti di Bontu e della crudeltà del Dio Faraone; spiegò che dopo la morte di Bontu lo Scarabeo Divino aveva risvegliato gli Eterni, che avevano attaccato la città. Visto il suo legame con Hazoret, Haq poteva percepire la presenza della sua dea e guidarli verso di lei. Mentre proseguivano, con loro sorpresa, trovarono il corpo di Rhonas a terra e la consapevolezza della sua morte inondò la mente dei sopravvissuti, che piansero, gridarono di rabbia e si abbracciarono tra loro per confortarsi. Djeru si avvicinò alla divinità, si inginocchiò e mise una mano sul suo volto. Samut fece un discorso per spronare gli altri a reagire e combattere. Djeru disse che dovevano trovare un riparo: dai Cancelli dell'Aldilà, un’imponente tempesta di sabbia si stava avvicinando. Haq indicò verso la tempesta e disse che Hazoret stava arrivando, ma non era sola. I sopravvissuti impugnarono le armi e si misero dei panni sui volti. Molti si accucciarono dietro alla parete del monumento per avere un minimo rifugio. Djeru, Samut e Haq rimasero nella loro posizione, piegandosi in avanti nel momento in cui vennero investiti dalla tempesta. Hazoret emerse dalla nube di sabbia e Djeru vide che era ferita. La dea disse loro di scappare e subito dopo lo Scorpione Divino apparve e l'attaccò. Hazoret evitò il colpo e riuscì a chiuderlo in una trappola di fuoco, ma quando le fiamme si spensero, la divinità corrotta era ancora viva. Lo Scorpione attaccò nuovamente e Hazoret usò il suo braccio ferito per proteggersi dalla sua coda e, per via del veleno, fu scostretta ad amputare l'arto. Hazoret si accovacciò, ansimante, con il sangue che usciva dalla ferita che le aveva salvato la vita, mentre lo Scorpione si avvicinò nuovamente per ucciderla. Djeru vide Samut scattare contro lo Scorpione Divino e riuscire a ferirlo con le sue spade: il calore della magia di Hazoret aveva reso più morbido il guscio impenetrabile dello Scorpione. Alla fine la sua amica venne scagliata lontano, ma illesa. Djeru urlò di spingere lo Scorpione verso il fiume e corse con altri due guerrieri verso degli obelischi e Samut comprese il piano dell'amico: unendo le forze il gruppo di mortali riuscì a far cadere lo Scorpione Divino verso gli obelischi, che formavano con le loro appuntite estremità un campo di pugnali per l’enorme divinità, che si ritrovò con il petto perforato. Hazoret li ringraziò, poi si avvicinò allo Scorpione e lo colpì con la sua lancia bruciandolo dall'interno e riducendolo in cenere.

Verso un futuro ignotoModifica

Djeru ascoltò Hazoret elogiare e ringraziare Samut. Improvvisamente, vide la sua amica sparire per poi ricomparire subito dopo. Djeru si inginocchiò accanto a Samut, che aveva perso i sensi, con un’espressione di preoccupazione sul volto. Un tonante schianto e un’increspatura di potere attirarono l’attenzione di tutti verso l’alto: videro il drago, che un tempo avevano chiamato Dio Faraone, che stava volteggiando sopra la città e tra i sui artigli crepitavano fulmini mentre il suo sguardo era diretto verso il basso e lo udirono ridere. Djeru si alzò e disse che credeva che i cinque stranieri avessero trovato il grande intruso. Un guerriero disse che dovevano andare ad aiutarli, ma Djeru scosse la testa e rispose che quella non era una battaglia che potevano vincere: dovevano pensare a recuperare le forze. Hazoret intervenne e disse che quando le divinità erano in otto avevano affrontato Nicol Bolas ed erano state sconfitte, non sapeva se gli stranieri sarebbero stati in grado di fermarlo, poteva solo pregare per il loro successo. Continuò che tutto ciò che dovevano fare era sopravvivere: avrebbero marciato nel deserto alla ricerca di un riparo tra le sabbie. La dea promise che finchè sarebbe stata viva li avrebbe protetti. Djeru si inginocchiò e disse che loro avrebbero fatto altrettanto con lei. Guidati dalla dea i mortali si incamminarono tra le sabbie del deserto verso un futuro ignoto.

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