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Personaggio
Arlinn, Voice of the PackART2
Nome Arlinn Kord
Originario di Innistrad - Kessig, Avabruck
Lifetime Data sconosciuta
Razza Mannaro Umano Planeswalker
Titolo
  • Abbracciata dalla Luna
  • Voce del Branco
Stato Viva


Arlinn Kord è una mannara planeswalker che usa il mana rosso e verde.

AdolescenzaModifica

Originaria di Avabruck, Arlinn era ancora una ragazzina quando gli ululati del branco Mondronen la richiamarono nella foresta, dove portò a termine la sua prima caccia. Tentò con tutta se stessa di opporsi alla mutazione, servendosi di monili, pregando Avacyn e digiunando. Decisa a eliminare la ferocia che c'era in lei, Arlinn si dedicò persino allo studio della magia della Chiesa di Avacyn e riuscì a nascondere la sua maledizione a insegnanti e mentori, con lo scopo di diventare un'arcimaga della Notte Dorata, convinta che con quella benedizione da parte di Avacyn sarebbe stata salvata.

L'arcimago di Notte DorataModifica

L'arcimagaModifica

Arlinn si avvicinò a Reeves e Rembert pensando che i due arcimaghi non potessero avere idea di quanto fosse importante per lei quel momento: significava la libertà. Si alzò dalla sua posizione di preghiera e salì la scalinata verso i due cercando di controllare l'ansia e la trepidazione che la stavano investendo, la cappella ai Campi di Elgaud era piccola, ma tutt'altro che semplice. L'altare splendeva con rifinimenti dorati che portavano i simboli di Avacyn. L'arcimago Reeves iniziò la benedizione del rito che l'avrebbe resa un'arcimaga della Notte Dorata; Arlinn conosceva bene quelle parole, negli ultimi anni aveva udito quella preghiera innumerevoli volte, come unica catara presente a ogni cerimonia di benedizione dell'arcimago. Ricordò le volte in cui aveva dubitato di sè stessa, ma ora era arrivato il suo momento. Mentre la cerimonia proseguiva, Rembert le sussurrò che era fiero di lei, un'ondata di emozioni investì Arlinn in gola, impedendole di rispondere, ma il suo sguardo incrociò quello di lui e mostrò la sua gratitudine: Rembert era stato il suo punto di riferimento in quegli anni, un mentore che l'aveva spronata, era stato paziente con lei e l'aveva aiutata a superare le sue debolezze. La conosceva meglio di chiunque altro, ma nonostante ciò non conosceva la verità. Arlinn distolse lo sguardo pensando a tutte le volte che avrebbe voluto dirgli della sua maledizione, ma sapeva che non l'avrebbe mai potuto fare, altrimenti sarebbe stata cacciata. Arlinn si scosse, aveva promesso a se stessa che non avrebbe più provato sensi di colpa per quando era diventata una mannara e ripensò alle immagini dei suoi guardiani, centinaia, che lei aveva plasmato nella sua mente in opposizione alla maledizione; le apparirono chiare nella mente così come il fatto che aveva mantenuto il suo segreto per tutto quel tempo a tutti loro poichè una mannara non sarebbe mai potuta diventare un'arcimaga e lei doveva diventarlo: la benedizione di Avacyn era più forte del male che nascondeva. Avrebbe eliminato la ferocia, aveva lavorato tutti quegli anni per raggiungere quell'obiettivo e dopo quella notte avrebbe potuto avere fiducia in se stessa in modo assoluto. Mentre stavano per pronunciare la preghiera finale, Leighton entrò e urlò che i diavoli stavano attaccando Havengul; erano tantissimi e lo Stormo di Notte Dorata aveva richiesto l'intervento degli arcimaghi. Chiamando Arlinn con il titolo di arcimaga, Rembert le disse di andare e la ragazza lo seguì, ma disse che la preghiera non era stata terminata; sapeva di aver pronunciato una frase sciocca in quel momento, ma aveva bisogno di sapere che la cerimonia era completa. Il suo mentore capì e le rispose che per lui, lei era stata un'arcimaga fin dal momento in cui era arrivata, non aveva mai incontrato un'allieva così brillante e promettente e ora aveva il titolo corrispondente a ciò che era sempre stata: era un membro degli Arcimaghi della Notte Dorata, vincolata al sacramento che li legava, all'angelo e a tutti gli altri per sempre; che la cerimonia fosse stata completata o no, era ufficiale. Arlinn abbozzò un sorriso pensando che sarebbe stata in grado di accettarlo e poi Rembert la sorprese dicendo che avrebbero completato la preghiera finale durante il cammino e di pronunciare le parole insieme a lui. Nel momento in cui finirono, Arlinn salì a cavallo, ora si sentiva un'arcimaga e lo poteva sentire anche nella sua anima.

Ascesa della mannaraModifica

Trovarono Havengul in fiamme, Arlinn vide la distruzione e la morte causate dai diavoli e provò un odio improvviso. Arcimaghi e catari si unirono alla battaglia iniziata dagli angeli e il loro primo obiettivo fu quello di creare un rifugio. Freydalia lanciò una magia di protezione su una piccola chiesa e la benedì. Agli ordini di Rembert, Arlinn e gli altri iniziarono a portare al sicuro le vittime: per primi salvarono gli innocenti, poi si occuparono dei dannati. Arlinn si accovacciò vicino ai resti in fiamme di un carro rivoltato sotto cui si era nascosto un ragazzino e, protetta dai nemici da Olaylie, lo convinse ad uscire dal suo nascondiglio proprio nel momento in cui il carro si frantumò. Olaylie scese su di loro per proteggerli dai frammenti di legno e dagli attacchi dei diavoli, ma venne ferita e urlò di dolore mentre il suo sangue imbrattò Arlinn. Nonostante le ferite, Olaylie la implorò di portare in salvo il ragazzino e Arlinn lo fece. Dopo averlo lasciato da Rembert, corse subito indietro con la spada sguainata per salvare l'angelo, ma quando arrivò la trovò quasi in fin di vita. Esultando, i divoli fecero cadere l'angelo a terra e si concentrarono su Arlinn, che attaccò pregando Avacyn perchè le donasse il suo sacro potere. Ne sconfisse tre, ma poi una decina di loro balzarono dai tetti e le furono addosso. Arlinn ebbe appena il tempo di pronunciare una preghiera silenziosa all'arcangelo per chiederle aiuto contro le numerose creature, ma non ottenne risposta; la bloccarono a terra e lei pregò nuovamente, ma il risultato fu lo stesso. Il dolore che provò fu enorme, ma ancor peggiore era vedere Olaylie che lottava contro l'orda soffoccante, pregò una terza volta Avacyn implorandola di darle il suo potere ma non avvenne nulla. Appena fuori dalla sua portata, Olaylie gridò dopo aver resistito al dolore cosi a lungo, il grido dell'angelo era carico di agonia da lacerare la notte, innescando senza volerlo la trasformazione in mannara della ragazza. Arlinn Uccise alcune di quelle creature, ma priva di controllo, nella sua furia uccise anche Olaylie, Leighton, Reeves e molti altri. Rembert, che era arrivato da lei, la riconobbe per via del suo pendente, lei ringhiò ma il suo sguardo si spostò verso ciò che il suo ex mentore aveva indicato, il nome di Avacyn scavò a fondo nella sua mente, poi guardò verso il terreno, era circondata dai corpi di coloro che aveva ucciso e che riconobbe; conosceva tutti loro. La mente di Arlinn bruciò, sentì Rember urargli contro e si voltò verso di lui con rabbia crescente chiedendosi perchè era andato da lei e aveva parlato, pensò che la colpa era sua e lo aggredì. Rembert urlò, sollevò la spada verso di lei e arretrò chiamandola "mostro". L'uomo sollevò la sua spada, sperò che Avacyn potesse perdonarla e colpì. Lei non indietreggiò pensando che la lama sarebbe stata una liberazione, l'acciaio brillò e la sua mente da mannara crollò. In quel momento la sua scintilla si accese e Arlinn viaggiò su un altro mondo.

Equilibrare le due metàModifica

Arrivata su una foresta in un altro mondo, per molto tempo dopo quel terribile giorno, Arlinn aveva creduto alle parole di Rembert sul fatto che era un mostro; qualcosa di così terribile che nemmeno Avacyn poteva salvare. S'infuriò con l'arcangelo pensando che la sua benedizione doveva essere più forte della sua maledizione, ma alla fine il suo stato di arcimaga non le era servito. Avacyn l'aveva delusa, cosi come i suoi guardiani mentali: la licantropia aveva vinto. Aveva avuto molto tempo per riflettere da quel giorno, lontana dagli orrori che aveva commesso. Era stato impossibile per lei misurare lo scorrere del tempo; la sua vecchia vita era finita. Quel nuovo mondo divenne come un purgatoio per lei, da quando era arrivata non aveva più ripreso la sua forma umana; rimase un mostro, ma contemporaneamente non poteva eliminare la sua mente umana e i ricordi delle morti che aveva causato: quelle due parti di lei erano in guerra e la sua anima era nel pieno degli scontri. Arlinn ne fu grata: quella condizione di doppia vita l'aveva obbligata a vedere la verità. Capì che aveva sbagliato a pensare che diventando un'arcimaga avrebbe cambiato la sua essenza, si era convinta che Avacyn e il potere benedetto della sua chiesa avrebbero potuto guarirla, ma non era così. Lei era ciò che era e sarebbe stata sempre così, era selvaggia, una predatrice, ma era anche buona e sincera, una protettrice; non poteva far sparire una parte di sè, non poteva fuggire da metà della sua essenza, doveva accoglierle entrambe e avere fiducia in se stesa. La sua salvezza non era mai stata qualcosa da chiedere ad Avacyn. Era dentro di lei.

Ritorno su InnistradModifica

Le ci vollero molti anni, ma alla fine Arlinn tornò su Innistrad, fiduciosa di mettere di nuovo piede sul mondo che aveva un tempo abbandonato. In quel momento ottenne pieno controllo dei suoi poteri e di se stessa. Poteva trasformarsi in mannara e tornare umana qunado voleva; la sua mente era sempre la stessa, ma era arricchita dal selvaggio potere della sua forma fisica. Non era più un guscio, non doveva più nascondersi: lei era tutto ciò che doveva essere. Con il suo olfatto eccezionalmente sensibile anche il forma umana, colse i profumi che le portarono alla mente numerosi ricordi tristi. Visitò le tombe di coloro che aveva ucciso, rivolse preghiere ad Avacyn in tutta Nephalia, pronunciò litanie di confessione e redenzione; aveva parlato agli angeli, li aveva guardati negli occhi, aveva ammesso le sue azioni e si era messa di fronte a loro in attesa di giudizio. Si diresse da Rembert e quando lo trovò lui la accolse con rabbia e con in mano un sigillo brillante: una protezione contro di lei. Arlinn indietreggiò e disse che immaginava come si sentisse e che non poteva cambiare il passato, ma non era più quella di un tempo. Ora era in grado di fare del bene e aveva il pieno controllo. Rembert sguainò la sua spada benedetta e rispose che il controllo era una menzogna che raccontava in modo da vivere bene con se stessa, ma anche camuffata in quelle false carni sarebbe stata sempre un mostro. Arlinn si mantenne salda sebbene lui si avvicinò con la sua spada diventata fiammeggiante e rispose che poteva essere una mannara, ma non era un mostro e lui stesso le aveva detto che sarebbe sempre stata un membro della Notte Dorata. Rembert scatto verso di lei, la colpì alla spalla con il palmo, la scagliò contro la porta e premette il lato della sua spada contro la sua gola, ma Arlinn si rifiutò di combattere e rimase umana. Rembert le disse che qualsiasi cosa le avesse detto prima di scoprire ciò che era in realtà, non avrebbe potuto utilizzarlo contro di lui e che lei non era un membro degli arcimaghi e non lo sarebbe mai stata. Arlinn mantenne lo sguardo fisso su di lui, non potè dire nulla, l'insieme di emozioni che le avevano impedito di esprimersi anni prima erano tornate e la stavano bloccando. All'improvviso Rembert distolse lo sguardo, sospirò e arretrò, indicò il corridoio e senza guardarla le disse di andarsene e non tornare mai più, poichè se l'avesse incontrata nuovamente l'avrebbe uccisa. Arlinn fece per parlare, ma lui le impedì di farlo ripetendole di andarsene, così lei lo fece.

Ombre su InnistradModifica

Un anno dopo il Ritorno di Avacyn, Arlinn desidera garantire la sopravvivenza della sua specie più di qualsiasi altra cosa e ha imparato a considerarsi un membro del branco. in un mondo dove Avacyn ha purificato con lo Smorzamaledizioni o ucciso centinaia di mannari e in cui la chiesa sta iniziando, una nuova inquisizione ancor più terrificante della precedente, Arlinn teme che se non agisce, i licantropi di Innistrad potrebbero presto estinguersi per sempre.

Sotto la luna d'argentoModifica

Arlinn individuò Bes Palter, un'umana maledetta, e contribuì ad ucciderla salvando alla stesso tempo Alena e Halana che stavano lottando contro la donna posseduta. Vinto lo scontro, Arlinn tornò umana sorprendendo le altre due, per un istante nessuna delle tre si mosse, poi senza distogliere lo sguardo da lei, le due umane misero a terra i loro pugnali d'argento e la ringraziarono per il suo aiuto. Arlinn disse che non l'aveva fatto per loro, stava seguendo la donna maledetta e altri posseduti e spiegò che ve ne erano troppi nelle loro cità. Aggiunse che se non fosse stato per il desiderio di mettere fine alla miserabile vita della posseduta non le avrebbe salvate, ma poichè erano ancora vive le avvertì: entrambe dovevano smettere di uccidere i membri del suo branco. Alena chiese se si riferiva ai mannari e Arlinn rispose che se avessero continuato l'avrebbero costretta a combattere contro di loro e a ucciderle. Halana rispose che Ulvenwald era sotto la loro protezione e Alena aggiunse che non potevano accettare mannari nel loro dominio. Arlinn rispose che non era una scelta che spettava a loro e che erano sciocche se pensavano di riuscire a mantenere la sicurezza della foresta di fronte a quello che stava per arrivare, dovevano andarsene e lasciare quel luogo ai mannari. Le due umane chiesero cosa stesse per arrivare e Arlinn rispose che non lo sapeva con esattezza, ma che aveva visto abbastanza per sapere che sarebbe stato peggio dei lupi mannari. Continuò che presto il mondo avrebbe avuto bisogno della sua razza e avrebbe accolto i mannari perchè sarebbero pututi essere l'unica forza in grado di porsi contro qualsiasi nemico. Alena replicò che loro non sarebbero scappate, la mannara sospirò e rispose che sarebbero andate incontro alla morte, poi si trasformò, si voltò e scomparve tra gli alberi.

Nella sua forma mannara, Arlinn guizzò tra gli alberi annodati e si chiese come potevano essere cosi ciechi gli umani. Si augurò di non essere costretta a uccidere quelle due; erano forti e selvagge, caratteristiche per lei importanti. Valutò che in un'altra vita sarebbero potute diventare amiche, ma in quella attuale che stava vivendo era consapevole di non poter avere amici.

Dopo la morte di AvacynModifica

In forma di mannara, Arlinn corse verso Lambholt. Aveva assistito da lontano alla discesa del folle angelo sulla città e sebbene non potesse vedere ciò che era accaduto oltre i tetti potè immaginarlo chiaramente; il comportamento degli angeli impazziti era noto: piombavano dal cielo, folli, inconsolabili, urlanti e disperati per la morte di Avacyn. Sembrava impossibile che l'arcangelo fosse davvero svanita, ma non vi erano dubbi sulla sua mancanza nel tessuto di Innistrad; una mancanza che veniva colmata rapidamente dal pianto degli innocenti, dai ruggiti delle fiamme e dalle risa degli esseri corrotti. Sentì che oltre al sangue dell'angelo era stato versato anche quello umano e immaginò i catari accorsi in difesa, le cui armi però non sarebbero state benedette dal potere per cui stavano pregando; Avacyn non era più presente per rispondere alle loro preghiere. Arrivata, Arlinn si nascose tra i cespugli per sfruttare il vantaggio della sorpresa e vide che l'angelo era stato legato e ferito da Rembert e i suoi, tuttavia, era la creatura alata a trovarsi in posizione di vantaggio. La vista del suo ex mentore le fece commettere un errore, l'angelo la individuò e indicò verso di lei. Molti dei catari e Rembert si voltarono a guardarla, lui la riconobbe e ordinò di prenderla e in quel momento di scarsa attenzione l'angelo folle riuscì a liberarsi. La battaglia riprese, lame e frecce vennero usate sia contro l'angelo che contro Arlinn che avrebbe voluto dire a Rembert di fermarsi, che non era più il mostro che lui aveva conosciuto e che non lo era mai stata. Cercò di ritirarsi ma lui le tolse quella possibilità circondandola e poi le disse che l'aveva avvertita, Arlinn si preparò, avrebbe potuto sopportare più attacchi di quanto lui immaginasse e non gli avrebbe permesso di cacciarla via quando c'era un angelo impazzito. Come se i suoi pensieri l'avessero richiamata, la creatura alata scese dietro ai catari, afferrò Rembert e lo sollevò in aria. I catari si mossero per andare in suo aiuto ma lui ordinò loro di uccidere la mannara. Confusi, alcuni catari si riconcentrarono verso Arlinn mentre altri sull'angelo. Comprendendo che l'angelo stava per uccidere il suo ex mentore, Arlinn ignorò ogni altra cosa e si lanciò direttamente sulla creatura alata e affondò i denti nelle sue carni e l'angelo venne abbattuto in pochi istanti. Cercò Rembert e lo vide che giaceva ferito su un tronco che non lo avrebbe retto per molto e una volta spezzato lo avrebbe fatto precipitare uccidendolo. Arlin tese la sua mano mannara verso di lui che però non l'afferrò, subito dopo la mano fu quella di un'umana e lei gli disse di afferrarla. I loro occhi si incrociarono e Rembert disse che gli aveva mentito, aveva ucciso gli altri e che lui non poteva prenderla. Arlinn rispose che ciò che diceva era vero, ma lei non era più schiava della maledizione, che era libera di essere una protettrice come sarebbe sempre dovuta essere, l'aveva conosciuta un tempo e poteva conoscerla nuovamente. Rembert sollevò il braccio e pregò Avacyn di aiutarlo ma Arlinn rispose che l'arcangelo non c'era più e che ora dovevano trovare la forza l'uno nell'altra.

Battaglia a ThrabenModifica

Successivamente, Arlinn assistette Thalia e i suoi catari durante la battaglia a Thraben contro le orde corrotte di Emrakul.

Alla fine la battaglia fu vinta dalla resistenza dopo che Emrakul venne imprigionata sulla luna d'argento.

La Guerra della ScintillaModifica

Arlinn venne attirata su Ravnica dal Faro Interplanare e rimase intrappolata dal Sole Immortale di Nicol Bolas. Accanto a molti altri planeswalker e abitanti del piano, Arlinn combatté contro gli Eterni dell'Orda Atroce di Bolas guidati da Liliana Vess.

Durante l'invasione del piano, fu presente alla riunione dove i leader della difesa di Ravnica si riunirono per mettere a punto una strategia, dove viene vista ridere con Angrath.

Arlinn fu tra i pochi planeswalker che decisero di rimanere sul piano dopo che Chandra Nalaar disattivò il Sole Immortale e aiutò i Guardiani nel loro scontro con Bolas. Dopo la fine della guerra, fu una dei planeswalker sopravvissuti alla battaglia.

ReferenzeModifica

Rappresentata inModifica

Testi di coloreModifica

GalleriaModifica

Collegamenti esterniModifica

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