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Personaggio
Adriana
Nome Adriana Vallore
Originario di Fiora - Paliano, Città Alta
Lifetime Data sconosciuta
Razza Umano
Titolo Capitana della guardia
Stato Viva


Adriana Vallore è il capitano della guardia di Brago. Dopo la morte del suo re, disgustata dalle macchinazioni senza fine e dalla tirannia, prese una decisione: provare a fondare la Repubblica di Paliano.

TiranniModifica

Al servizio del reModifica

Adriana, capitano della guardia della Città Alta di Paliano, manteneva doverosamente la sua carica al fianco di re Brago. Lui era diventato più paranoico dopo che era tornato in vita come spirito e aveva richiesto a lei di accompagnarlo anche durante i suoi incontri che si svolgevano nella grande sala dei banchetti. Quando arrivarono nella sala, Adriana pensò che Brago apparisse soddisfatto nel trascorrere la sua "morte" volteggiando tra gli oggetti che era solito toccare e maneggiare, non era mai sembrato addolorato dal fatto di non poterli tenere in mano, o addolorato da nulla; provava molte altre emozioni, ma la pena non era tra esse. Si disse che non era suo compito mettere in discussione il re e osservò Brago mentre parlava con due fantasmi dei Custodi. Adriana era al servizio dei re da molti anni e pensò che se il suo signore non fosse mai morto, allora lei sarebbe stata condannata a servirlo per tutta la vita; i capitani del passato avevano vissuto vicino a varie generazioni di figure reali, mentre lei sarebbe stata condannata a uno solo: la successione al trono di Paliano era interrotta. Ogni tanto Adriana riusciva a cogliere alcune delle parole scambiate dai fantasmi, discussioni sulle questioni della chiesa, sul successo della loro rimozione dell'opposizione dalle strade di Paliano, della chiusura dell'Accademia e della scomparsa o della morte di coloro che si erano schierati contro di loro. Adriana pensò che le era stato ordinato di aiutare a sedare l'insurrezione, smantellare l'Accademia, epurare la ricerca di invenzione e innovazione della città. Un sussurro di colpevolezza sfiorò la sua mente: il re che aveva servito da vivo era diventato crudele dopo la morte, non lo avrebbe mai detto a voce alta, ma lo sentiva dentro si sè. Terminato l'incontro, i Custodi si alzarono e il re fece un cenno ad Adriana perchè li accompagnasse all'uscita della sala, dopo tre minuti di camminata lungo il corridoio, i due fantasmi si fermarono davanti alla porta centrale e sussurando pronunciarono il suo nome. Lei si fermò. I Custodi non si erano mai rivolti direttamente a lei e quello più vicino sollevò una mano in un gesto di benedizione che Adriana accettò chiedendosi subito dopo perchè si stessero allontanando con un addio così formale.

La morte del reModifica

Dopo che gli spiriti se ne andarono, sentì uno schianto e si diresse verso la fonte del rumore e trovò una servitrice che stava gettando nell'immondizia un cumulo di piatti e argenteria. Adriana le chiese cosa stesse facendo con la proprietà della corona e la servitrice rispose che il padrone aveva detto che sua eccellenza non era contenta dei piatti, Adriana replicò che non esisteva nessuna regina in quel castello e l'altra rispose che il padrone aveva detto che lei non doveva essere informata. La mano di Adriana si strinse sull'elsa della sua spada, si voltò immediatamente salendo rapidamente le scale che l'avrebbero portata alla sala dei banchetti. Mentre proseguiva osservò altri servitori e dal loro comportamento comprese il pericolo e corse per raggiungere il suo re. Entrò nella sala e si arrestò stupefatta, vedendo una donna in parte traslucida come uno spirito, che stava tenendo strette con le braccia le spalle del re, poi lo colpì al collo con uno stiletto. Adriana attaccò, ma l'assassina si limitò a far diventare il suo corpo di un viola traslucido e non subì alcun danno. Il capitano della guardia lasciò cadere la sua spada e si lanciò addosso all'assassina, che lasciò andare Brago. Adriana cercò instintivamente di afferrare il suo re e rimase stupita quando ci riuscì: il legame spirituale che aveva con la sua armatura stava svanendo insieme a lui e pochi secondi dopo dalla sua seconda morte, la figura spettrale di Brago svanì, lasciando a terra la sua armatura, la spada e la corona, tornati nuovamente oggetti del mondo dei vivi. Adriana sguainò la spada del re e attaccò, ma l'altra schivò facilmente e la colpì con una gomitata al volto, sorrise e disse che era stata pagata per mettere a segno un solo colpo e non si trovava lì per ucciderla. Adriana le disse di combattere e la chiamò codarda. Alle sue parole l'assassina rispose con un sorriso divertito e le fece un giocoso occhiolino. Adirata, Adriana le sputò in un occhio, ma in un attimo il volto dell'altra divenne trasparente, e la saliva la trapassò finendo contro la parete alle sue spalle. L'assassina le disse che si era impegnata molto per difendere un'armatura vuota. Adriana rispose che quell'uomo era il loro re e l'altra replicò che era un guscio vuoto da molto prima che lei affondasse il suo pugnale in lui, e ancora prima era un tiranno. Concluse dicendo che quando un tiranno moriva, la possibilità di libertà riviveva. Adriana venne colpita da una strana ondata di colpevolezza e non seppe come rispondere a quell'affermazione. L'assassina fece un inchino, mantenendo un divertito contatto visivo, disse che era stato un piacere fare affarri con lei, poi penetrò nel pavimento e scese emettendo un rapido colore violaceo; Adriana sapeva che lì sotto c'erano le stalle, quindi non sarebbe mai riuscita a raggiungerla in tempo. Emise un sospiro, era stata una sciocca ad accettare quella carica, il suo compito era proteggere il re e non era nemmeno riuscita a proteggere un uomo che non poteva essere ucciso e si chiese quale obiettivo avesse raggiunto. Passò le dita sull'elsa della spada di Brago, sarebbe stata più sicura tra le sue mani.

La falsa reginaModifica

Il giorno seguente la morte del re, Marchesa d'Amati venne incoronata regina di Paliano dai Custodi. La cerimonia si tenne nella sala del trono e Adriana osservò la familiarità con cui il personale del castello osservava la nuova regina, come i Custodi eseguivano cortesemente il programma della cerimonia di incoronazione e nessun menbro dell'elite di Paliano sembrava impreparato: erano tutti pronti e tutti a conoscenza. Adriana ebbe la tentazione di uccidere tutti quei traditori, in ogni centimetro della stanza era presente il sigillo della nuova regina. Quando aveva parlato con le sue guardie quello stesso mattino, Adriana si era sentita sollevata per averle trovate tutte completamente all'oscuro, come lei. Il grande segreto era rimasto loro ignoto e il capitano della guardia era lieta che almeno la sua compagnia era investita dalla sua stessa rabbia e confusione. Appena gli spiriti ebbero terminato l'icoronazione e la corona spettrale fu sul capo di Marchesa, la nuova regina salì le scale e Adriana la seguì. Iniziò a comprendere quanto denaro dovesse essere stato necessario per la corruzione dei Custodi, per tutta la servitù, per l'assassina e per i mucchi di tessuti, le nuove armature e tutti gli altri oggetti. Osservò la schiena di Marchesa, quello che era successo ora si sarebbe ripetuto ancora e ancora solo per uno scopo: ottenere la corona. Si chiese quanti compaesani sarebbero morti nel processo di quel terribile ciclo dal momento che tutti loro stavano solo nutrendo una macchina inarrestabile di morte. Arrivata nelle sue camere e dopo essersi fatta aiutare a cambiarsi d'abito, Marchesa rimase sola con lei. Le disse che il suo discorso di incoronazione al popolo sarebbe iniziato presto, quindi le chiese di non farle perdere troppo tempo; Adriana disse che quello non era il modo in cui doveva avvenire una successione. Dal momento che non aveva usato nessun titolo, Marchesa aggiunse che avrebbe dovuto chiamarla "vostra altezza", ma Adriana non si fece intimidire e disse che i Custodi avevano dichiarato che lei era stata nominata nel testamento di re Brago come sua erede e chiese di spiegarle perchè un fantasma avesse bisogno di un testamento. Marchesa sorrise e rispose che gli immortali non avevano bisogno di proteggere i loro averi, ma i Custodi erano stati molto interessati ad accettare documenti legali correttamente compilati. Adriana disse che Brago aveva dei discendenti e la regina replicò che le sue figlie erano vecchie e pusillanimi e i nipoti altrettanto incapaci. Aveva avuto a che fare con loro tempo prima ed era capitato che il suo nome fosse quello successivo nella linea di successione. Consapevole che la famiglia di Marchesa era piccola e distante nell'albero genealogico della famiglia reale, Adriana chiese direttamente quanti altri tra quelli che avevano diritto alla successione avesse ucciso. Marchesa rispose tranquillamente che aveva ucciso solo Brago, o meglio, lo aveva fatto Kaya in cambio di una buona somma, e spiegò che il resto della famiglia aveva ricevuto generose quantità di denaro per il lutto e che i Custodi avrebbero ricevuto ingenti tributi durante ogni anno del suo regno. Adriana replicò che la città non sarebbe passata facilmente nelle sue grinfie, ma la regina ribattè che lo aveva già fatto, poi aprì uno scrigno e sollevò un pettorale su cui era incisa una rosa nera; il capitano della guardia analizzò l'armatura e disse che non l'avrebbe mai indossato e l'altra rispose che aveva ritenuto di dovergliela almeno offrire. Adriana scosse la testa e chiese del popolo, Marchesa rispose che l'avrebbero adorata e l'altra insistette su cosa sarebbe successo se non l'avessero fatto e se durante il suo discorso i cittadini l'avessero accusata di tirannia. La regina rispose che in tal caso sarebbe stata una tiranna. Continuandola a guardare negli occhi, Adriana disse che lei non l'avrebbe uccisa perchè in quel caso le sue guardie avrebbero avuto una reazione immediata. Marchesa scosse la testa e disse che aveva ragione: a lei conveniva lasciarla in vita e lasciarla nella linea di successione. In risposta Adriana sputò sul volto della regina e mentre Marchesa si ripuliva sbalordita, il capitano afferrò la sua nuova armatura e se ne andò.

La decisione di AdrianaModifica

Adriana si recò dalle altre guardie e ordinò loro di cercarla dopo il discorso di incoronazione, poi corse verso le stalle e legò l'orrido pettorale con una corda per trascinarlo nella polvere dietro di lei. Iniziò a cavalcare, la folla giunta per udire il discorso della regina si aprì per lasciarla passare e Adriana pensò che osservassero il loro capitano e ciò che pensava della loro nuova regina. In lontananza poteva udire il discorso di Marchesa, amplificato affinchè tutti potessero ascoltare. Adriana incitò il suo cavallo e proseguì verso il Quartiere dei Ladri, rallentò e si fermò, osservando dall'alto i volti allarmati del suo popolo. Provò una sensazione di potere che aveva sempre permesso agli altri di mantenere, era stanca di rimanere di lato mentre gli altri intorno a lei prendevano il controllo. Si rivolse alla folla e disse che Marchesa voleva averli dalla sua parte, al servizio di una vera corona che però poggiava su un capo fasullo, rendendoli così dei traditori. Adriana sollevò la spada di Brago e battè il simbolo della sua città sul suo scudo. Se la sua bandiera non era la loro bandiera, allora non doveva inchinarsi davanti a essa; se il suo dominio era illegittimo, allora lo erano anche le sue leggi; se lei non era la vera regina, allora i servitori al trono non erano migliori delle sue spie e assassini e dovevano essere trattati di conseguenza. Quando finì di parlare, la folla mormorò in suo favore.

Nelle settimane che seguirono, la tranquillità forzata di Brago lasciò il posto alla profonda frenesia di Marchesa. Coloro che servivano come sentinelle di Brago sciolsero il loro giuramento alla corona sotto la copertura della notte, per pattugliare le strade e offrire protezione ai cittadini. Al calare del sole avvenne un cambio di sigilli e il simbolo della città divenne un marchio affidabile per coloro di cui si poteva avere fiducia nella notte: "siete con la città?", Chiedevano i graffiti a chi osava leggerli. I cittadini della Città Alta udirono le voci e percepirono l'agitazione mentre la corruzione dei seguaci di Marchesa si diffondeva a sua volta. Dopo la sua dichiarazione al Quartiere dei Ladri, Adriana fece attenzione a quello che diceva; non erano le sue parole a governare il popolo: lei era la mano che proteggeva quella voce, colei che rimaneva all'erta in caso di difficoltà. Così, tre lune dopo l'assassinio del re, Adriana si mise in viaggio incappucciata e nascosta dall'oscurità per raggiungere la dimora di Selvala. Non dormiva da giorni, era stata intenta ad ascoltare le sue guardie, i suoi cittadini, ad ascoltare ciò di cui avevano bisogno le persone e perchè non venivano trattate in maniera rispettosa. Tutto ciò le aveva dimostrato che Paliano non aveva bisogno di una monarchia, ma di una condottiera che comprendesse la natura di Fiora. Giunta a destinazione, Adriana bussò discretamente alla porta e subito dopo l'elfa aprì e la fece entrare in casa sua. Selvala le chiese notizie e lei rispose che la monarchia di Paliano non era stabile, si trovava in una sconfinata e omicida macchina di violenza. Se loro e i cittadini desideravano vivere e avere la possibilità di essere liberi, quella macchina doveva essere arrestata e quindi era venuta da lei per farle una proposta: l'elfa godeva del rispetto del popolo e rappresentava una forza di aggregazione per la città e quindi la migliore candidata che le veniva in mente per la carica di senatrice. Gli occhi di Selvala si spalancarono dalla sorpresa e prima che potesse dire qualcosa, Adriana le chiese se l'avrebbe aiutata a fondare la Repubblica di Paliano.

Proclama di Adriana, capitana della guardiaModifica

Come Marchesa, anche Adriana fece un discorso ai cittadini di Paliano. Disse loro che quando si erano addormentanti erano ancora fedeli servitori del vero re Brago, forse non lo amavano, farsi amare non era uno dei compiti di un sovrano, ma lo avevano rispettato e gli avevano ubbidito come ogni cittadino era chiamato a fare. Il giorno dopo si erano risvegliati inconsapevoli traditori sotto lo stendardo insanguinato della regina usurpatrice Marchesa, una criminale assassina e complottista, sfuggita per troppo tempo alla giustizia di Paliano grazie alle sue velate minacce. Lei li aveva resi dei traditori issando la sua bandiera e ottenendo la corona con l'inganno; li aveva obbligati a compiere una scelta tra la lealtà alla corona e la lealtà alla città. Era stata la falsa regina a uccidere re Brago e aveva pianificato i documenti per la sua successione al trono, poichè il loro re non aveva bisogno di fare un testamento e non avrebbe mai scelto la figlia omicida di una casa caduta che, in qualche modo, si era assicurata la fedeltà dei Custodi. Marchesa affermava di essere salita al trono in maniera legittima e di avere a cuore gli interessi della città, ma la bandiera che aveva sventolato sopra le loro teste per tutti quegli anni non c'era più e spiegò che il motivo della sua assenza era semplice: Marchesa sapeva bene di non avere alcun diritto di fregiarsi del simbolo della storia della loro città. La regina indossava la corona e siedeva sul trono, ma non impugnava la spada di Brago, la lama su cui è presente il simbolo della città. Adriana disse che ne era consapevole perchè ora era lei a impugnare quella spada e con essa ad avere la responsabilità di applicare le leggi e mantenere l'ordine di Paliano. Le era stato strappato il suo titolo dalla regina traditrice, ma non aveva alcuna intenzione di lasciarlo: possedeva quella spada, quel simbolo e il compito di difendere la città da tutti i suoi nemici, soprattutto da colei che si trovava sul trono. Lei non aveva alcun desiderio di comandare, bensì solo di destituire l'usurpatrice. Terminò chiedendo agli abitanti di Paliano da che parte stessero, se fossero con la città o con la sua autoproclamata regina, se fossero leali ribelli oppure ubbidienti traditori, poichè ogni giorno, finchè Marchesa avrebbe continuato a sedere sul trono, loro sarebbero stati l'uno oppure l'altro e quindi dovevano fare una scelta.

I dossier di LeovoldModifica

Adriana liberò alcune delle sue guardie che erano state imprigionate e continuò i suoi sforzi per deporre la falsa regina.

ReferenzeModifica

Rappresentata inModifica

Testi di coloreModifica

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